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domenica 21 novembre 2010

2000 feti umani trovati in un tempio buddista

Video shock



I resti di 2000 feti umani sono stati rinvenuti dalla polizia thailandese in tre containers all'interno di un tempio buddista, nel cuore di Bangkok. I feti, provenienti secondo gli investigatori da cliniche per gli aborti illegali, erano chiusi in sacchetti di plastica.
Dovevano essere bruciati, per far scomparire ogni traccia, ma un guasto al forno crematorio lo ha impedito, favorendo l'accumulo dei resti dei corpicini e la macabra scoperta. Le indagini erano cominciate dopo la denuncia di alcuni operai al lavoro nella zona, infastiditi dal terribile olezzo. Una donna, responsabile di una delle cliniche sotto inchiesta, ha confessato ed è stata arrestata.
La notizia ha avuto grande risalto sui media locali destando scalpore nell'opinione pubblica. L'aborto è illegale in Thailandia, tranne nei casi in cui la gravidanza è frutto di violenza o incesto o quando la salute della madre è a rischio. Le autorità hanno ordinato un giro di vite contro l'aborto e le cliniche che lo praticano illegalmente.
Agr


[Fonte http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=599330&idsezione=9&idsito=1&idtipo=2]

Arresto a luci rosse per 14enne - Sfruttava prostituzione amiche

E' stata arrestata con l'accusa di prostituzione e di sfruttamento della prostituzione di altre ragazze, e ha soltanto 14 anni. La ragazzina è canadese, vive nella British Columbia e, secondo l'accusa, avrebbe offerto i suoi servizi erotici sul discusso sito Craigslist, già pesantemente criticato in passato dal ministro della Giustizia canadese, Rob Nicholson.

Sembra che la quattordicenne si sia "esibita" sul sito Web esponendo pose da diciottenne, mostrando di essere disponibile ad avere rapporti sessuali con clienti occasionali. E, oltre a prostituirsi, la ragazza faceva anche da "protettrice" ad alcune amiche della sua stessa età.

Il caporale Lea-Anne Dunlop, portavoce della Rcmp, la polizia canadese, ha definito le foto "sgradevoli" da guardare e ha fatto sapere che potrebbero esserci ulteriori accuse se vengono scoperti eventuali clienti della giovane.

Intanto David Hilpert, 51 anni, di Chilliwack, un piccolo paese di agricoltori, ha già ricevuto due capi di accusa legati a questo caso. Il ministro Nicholson all'inizio di questo mese aveva già inviato una lettera al sito Craigslist, esprimendo la sua preoccupazione sul fatto che i servizi erotici online in esso presentati potessero incoraggiare lo sfruttamento dei bambini.

[Fonte http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo496305.shtml]

sabato 6 novembre 2010

Separazioni consensuali non omologate secondo quanto previsto dalla Legge 54/2006 (affidamento condiviso): ADIANTUM prepara una nuova diffida

Se è vero che il dettato del Legislatore, relativamente all'affido condiviso, è rimasto lettera morta, il medesimo problema, quello della mancata applicazione dei suoi principi, si riverbera e trova conferme anche in gran parte degli accordi consensuali.

Tali accordi, secondo le statistiche ISTAT, rappresentano la stragrande maggioranza delle modalità con cui le separazioni vengono disciplinate in Italia e, come tutti sanno, essi hanno diversa natura rispetto alle separazioni giudiziali, in quanto si realizzano con un comune accordo tra i coniugi. La separazione consensuale non è quindi possibile in mancanza di una disciplina condivisa che investa i diritti patrimoniali, i tempi di permanenza con i figli, il mantenimento della prole e l'assegnazione della casa coniugale. 

Fin dalla sua entrata in vigore, secondo una opinione universalmente condivisa e largamente accettata, il volere del Legislatore che promulgò la Riforma è stato aggirato, dalla magistratura di merito, attraverso l'invenzione del c.d. domicilio prevalente e attraverso la conservazione dell'istituto del mantenimento indiretto. Ciò riproponendo, nei fatti, il vecchio regime dell'affidamento monogenitoriale. 

E se i giudici non avevano diritto di violare la nostra Costituzione ("i giudici sono soggetti alla legge") mancando di applicare la norma, allo stesso modo non avevano e non hanno il diritto di omologare accordi contrari alla legge, che prevedano, appunto, il collocamento prevalente e l'assegno di mantenimento a parità di reddito. 

A ben vedere, la questione nasce dalle norme del nostro codice civile, il quale recita, all'art. 158, che "quando l'accordo dei coniugi relativamente all'affidamento e al mantenimento dei figli è in contrasto con l'interesse di questi, il giudice riconvoca i coniugi indicando ad essi le modificazioni da adottare nell'interesse dei figli e, in caso di inidonea soluzione, può rifiutare allo stato l'omologazione". Il Tribunale effettua, pertanto, un controllo di conformità tra quanto richiesto nel ricorso e la normativa vigente, e questo esame viene effettuato d'ufficio, senza la necessità di alcuna specifica domanda da parte dei coniugi. 

Ebbene, alla luce delle centinaia di segnalazioni, ricevute in questi quattro anni e mezzo dall'entrata in vigore della L. 54/2006, relative ad accordi consensuali omologati in difformità della legge in vigore, è pacifico ritenere che per la maggior parte di tali accordi i magistrati avrebbero dovuto opporre il rifiuto previsto dall'art. 158 c.c. . 

E' per questo motivo che ADIANTUM, come si legge in una nota del suo Ufficio Stampa, sta preparando una diffida formale da rivolgere ai medesimi organi istituzionali - Ministero della Giustizia e CSM - destinatari del precedente atto di diffida collettiva presentato a Roma lo scorso 15 Ottobre. 

"Chi vorrà aderire", recita la nota del Segretario, "potrà segnalare il proprio caso all'indirizzo mail info@adiantum.it . Non avendo potuto includere, nella Class Action in corso, coloro che hanno firmato accordi consensuali, abbiamo deciso di valutare una procedura collettiva specifica, aperta a tutti i genitori, papà e mamme, che oggi vedono i propri figli patire le conseguenze di accordi scellerati, presi in gran fretta e senza la dovuta riflessione che una decisione così importante deve sempre comportare. Il rifiuto dell'omologazione da parte del magistrato", prosegue la nota, "serve proprio a questo, è un ultimo controllo di legittimità e di opportunità sulle scelte di famiglie in evidente difficoltà. Questo aiuto non c'è stato, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti tranne che dei tribunali, dove peraltro, ancora oggi, non viene effettuato alcuna verifica d'ufficio sulla esecuzione puntuale dei provvedimenti adottati". 

E proprio su quest'ultimo aspetto (il controllo sulla esecuzione delle sentenze), ADIANTUM sta preparando un ulteriore atto di diffida, nonchè il testo di una interrogazione parlamentare. 

[Fonte adiantum.it]

Bambino italiano sottratto in Olanda, on. Bernardini: tempestivo l´intervento del nostro consolato

Desta sconcerto la decisione con la quale negli scorsi giorni le autorità olandesi hanno sottratto un minore alla custodia della madre affidandolo ad una comunità senza nulla comunicare al padre. Il bimbo, di quattro anni, figlio di una donna svedese e di un uomo di nazionalità italiana che non stanno più insieme da circa tre anni, viveva insieme alla donna alla quale era stato dato in custodia. 

Il 29 ottobre scorso l'uomo viene a sapere che suo figlio è stato preso in carico dai servizi sociali, senza alcun preavviso né spiegazione, e portato in una famiglia di cui non gli è stato comunicato né il nome né il luogo di ubicazione. Vista la gravità della situazione, ho subito investito della questione la Farnesina sollecitando un intervento della nostra autorità consolare ad Amsterdam affinché la stessa assumesse le opportune informazioni presso le autorità olandesi. 

Grazie all'intervento tempestivo ed efficace del nostro Consolato, che si è immediatamente messo in contatto con il servizio di assistenza sociale olandese, il padre è finalmente riuscito, dopo giorni di angoscia e preoccupazione, a ricevere alcune notizie sul conto del figlio. Il mio augurio è che questo impegno prosegua non solo per il bimbo figlio della coppia italo-svedese (che ora dovrà affrontare il calvario delle udienze che ne decideranno la destinazione) ma per tutti i minori italiani sottratti ai loro genitori. 

Purtroppo i casi di minori italiani contesi fra due genitori continuano ad essere numerosissimi, non solo in Olanda, ma anche in molti altri Stati dell'Unione europea, per questo lo scorso 12 ottobre ho presentato una interrogazione parlamentare a risposta scritta nella quale ho chiesto al Governo di attivarsi immediatamente al fine di rafforzare il rispetto dell'autorità genitoriale degli italiani residenti all'estero nonché di sostenere il principio della bigenitorialità e di tutelare i diritti dei bambini italiani residenti all’estero. 

[Fonte adiantum.it]

La responsabilita´ dei giudici in Italia: un fatto imbarazzante per un Paese civile

Nel 1987, i Radicali furono promotori di un referendum che, sulla scia del caso Tortora, intendesse riformare la responsabilità civile dei magistrati. L'appello per la riforma della giustizia fu sottoscritto anche da diversi giudici. Quel referendum fu un’occasione unica offerta ai cittadini, improvvisamente destati su un problema che fino ad allora aveva covato sotto le ceneri, per abolire inaccettabili privilegi e un regime di irresponsabilità di cui gli operatori della giustizia godevano, oggi come allora. In quei giorni fu chiaro a tutti, sull’onda emotiva suscitata dalla vicenda di Enzo Tortora, che quel sistema non era più accettabile. 

La battaglia per l'introduzione del principio di responsabilità vide fra i promotori anche personaggi come Leonardo Sciascia, Mario Soldati, Umberto Veronesi e Gianni Vattimo, nonché alcuni fra gli stessi magistrati considerati di ultrasinistra, come Franco Marrone che affermava: “...in questo referendum non c’è nulla contro noi giudici. Esiste nel nostro Paese un principio generale, per cui tutti quelli che producono un danno per colpa debbono risponderne e conseguentemente risarcirlo...”. 

Il referendum fu approvato a grande maggioranza, ma la volontà popolare fu tradita dal voto di DC, PSI e PCI, che si affrettarono a varare la legge 13 aprile 1988 nr. 117, la celebre legge Vassalli. 

Secondo quel testo "Chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale" (art.2 comma 1). In questo enunciato si sostanzia il “grande tradimento” che i maggiori partiti di allora, peraltro notoriamente avversari (DC e PSI al governo, PCI all’opposizione), perpetrarono agli italiani, consentendo così di liberare i magistrati della responsabilità personale per il proprio operato, salvo prevedere una blanda azione di rivalsa da parte dello Stato. Quest'ultima azione, prevista all'art. 7 di quella stessa legge, deve essere proposta dal Presidente del Consiglio dei ministri presso gli uffici del tribunale di competenza e non può superare una somma pari ad un terzo di una annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l'azione di risarcimento é proposta. Anche l'eventuale azione disciplinare viene delegata ai giudici (art.9). 

Questa legge, di fatto e di diritto, fa sì che la magistratura resti l'unica classe di lavoratori esclusa da una vera responsabilità civile personale, in barba al principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sancito dall'art. 3 della Costituzione italiana. 

Una situazione che provocherebbe imbarazzo in ogni paese civile, ma non in Italia. 

La sezione disciplinare del Csm è una fiera dell’Impunità. Le possibilità di incappare in una sanzione sono pari al 2,1%. In otto anni i magistrati che hanno perso la poltrona sono stati lo 0,07% del totale. 

E allora, perché qualsiasi professionista dello Stato – si pensi ai medici di ospedale -, nello svolgimento della sua attività tipica, risponde dei propri errori mentre il magistrato no ? 
 
E’ urgente riproporre la questione oggi, e sollecitare una riflessione già nella prossima riforma della giustizia. A pensarci bene, poi, rispondere dei propri sbagli restituirebbe alla stessa Magistratura la fiducia dei cittadini.
L’attuale Governo, nel programma elettorale sottoposto agli elettori nel 2008, aveva espressamente indicato tra le proprie missioni “la riforma della normativa anche costituzionale in tema di responsabilità penale, civile e disciplinare dei magistrati, al fine di aumentare le garanzie per i cittadini”. 

Sin dal febbraio del 2009 la Commissione Europea aveva scritto alle autorità italiane chiedendo di indicare le misure adottate dalla Repubblica italiana per conformarsi all’interpretazione del diritto dell’Unione fornita dalla Corte nella “sentenza Traghetti”, resa proprio in relazione alla normativa italiana. In assenza di alcun riscontro, nell’ottobre 2009 la Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora, rimasta anch’essa senza risposta. Il 22 marzo 2010 la Commissione ha emesso un parere motivato al quale ha fatto seguito, nel perdurante e inspiegabile silenzio delle autorità italiane, la decisione del 24 giugno 2010 di proporre ricorso per inadempimento ex art. 258 Trattato. E infine, come si prevedeva, L’Italia è stata deferita alla Corte UE di Giustizia per non aver modificato la sua legge sulle responsabilità dei giudici nell’applicazione del diritto dell’Unione Europea. 

Non è facile comprendere le ragioni per la quali i governi che si sono succeduti abbiano scelto questa strada così priva di senso dello Stato e di farsi deferire. La procedura di infrazione, oltre alla condanna alle spese del giudizio, può comportare sanzioni pecuniarie molto gravose se l’Italia dovesse perseverare, per cui è forte il richiamo al Parlamento nel senso di approvare un regime della responsabilità dei magistrati che, da un lato, accolga il richiamo europeista e, dall’altro, dia attuazione al disegno referendario di fine anni ‘80, che non trova alcuna traccia nella legge ora in vigore.  

[Fonte adiantum.it]

Tiberio Timperi: affido condiviso legge dello Stato, disapplicata da funzionari dello Stato

A Roma si è svolta la conferenza stampa del gruppo radicale che ha presentato il disegno di legge regionale "Norme a tutela dei genitori separati in difficoltà”. I principali interventi - quelli di Tiziana Arsenti di ADIANTUM, Tiberio Timperi e Rita Bernardini, oltre al consigliere regionale radicale Giuseppe Rossodivita - si sono concentrati principalmente sulla mancata applicazione della legge sull'affido condiviso e sulla necessità di cambiare l'attuale normativa. Più volte è stato detto che il problema è eminentemente di tipo culturale, ma anche politico, perchè nel bicottaggio sistematico della L. 54/2006 da parte della Magistratura di merito non c'è niente che si possa definire come un problema "semplicemente culturale". 

La proposta di legge regionale dei radicali ha la finalità di tamponare l'emergenza innanzitutto abitativa che affligge - qui e ora - molti padri separati in seguito alla separazione e al divorzio, ma ciò non può né deve diventare l'unica risposta alla situazione attuale. 

"Dopo la diffusione sul web di quest disegno di legge", ha affermato Tiziana Arsenti (Presidente Turnario di ADIANTUM), "abbiamo ricevuto in redazione critiche e osservazioni. Secondo le più frequenti, questi supporti ai genitori separati in difficoltà costituirebbero una sconfitta per gli stessi padri, che sarebbero incapaci di arrangiarsi, e per lo Stato, che non ha saputo dare sostegni concreti ai genitori. Sulla seconda affermazione potremmo anche essere d'accordo, ma non certo sulla prima. Un padre che, improvvisamente, si vede privato della famiglia e della casa, gravato come sarà di un assegno mensile che lo ridurrà in povertà, non potrà mai essere in grado di rialzarsi da zero. Se accettassimo questo assunto, allora avremmo dovuto dire la medesima cosa alle donne vittime di violenza, sul cui supporto - si pensi ai centri antiviolenza - nessuno ha mai avuto niente da ridire. Quando c'è da gestire una emergenza, bisogna approntare mezzi di sostegno che diano un risultato temporaneo ma immediato". 

Tiberio Timperi ha ribadito che "...la legge 54 viene ignorata dai giudici nel silenzio più totale e fragoroso, non è più accettabile, dopo quattro anni e mezzo dall'entrata in vigore del condiviso, che una legge dello Stato venga disapplicata proprio da funzionari dello Stato....", gli stessi che, invece, secondo la Costituzione, dovrebbero garantire la sua applicazione puntuale. "...Le lungaggini giudiziarie a cui un genitore separato deve far fronte per potersi presentare alla Corte Europea sono pari  a 10 anni - solo per completare i tre gradi di giudizio -, e nel frattempo un figlio diventa maggiorenne, col risultato che i nostri figli vengono educati dai servizi sociali, che non hanno alcun titolo per poterlo fare. In più, una volta preso un provvedimento, i giudici non si prendono le responsabilità delle scelte adottate". "..i figli dei nostri figli, prosegue Timperi, non dovranno assistere ancora all'esproprio dei beni paterni da parte delle madri. Sembra che, al momento della separazione, i giudici si lavino la coscienza proteggendo a prescindere le donne. Questo disegno di legge è una di accusa violento e doloroso contro i giudici che non applicano la legge". 
 
La deputata radicale Rita Bernardini parte da lontano: "il Parlamento è fermo e non legifera, e gli sprechi di sistema sono sempre all'ordine del giorno. Oggi è presente un disegno di legge di riforma della responsabilità civile dei magistrati, ma pare che questo Governo non sia in grado di fare le riforme, nonostante il ministro Alfano dica il contrario. Ma a parte le leggi che si devono ancora fare, abbiamo leggi che sono in vigore e che non vengono applicate. Abbiamo ascoltato con piacere le dichiarazioni della Casellati, ma adesso vogliamo i fatti. Il problema è che oggi l'attenzione dell'esecutivo è concentrata sulla tutela di un singolo, il Presidente del Consiglio, e questo si riverbera anche sulla visione che questo Governo ha sulla famiglia. Prova ne sia la Conferenza nazionale che si terrà a breve a Milano, dalla quale sono state ignorate tutte quelle nuove forme familiari - le famiglie gay, per esempio -che rappresentano ormai, in Italia, una realtà tutt'altro che marginale".
 


[Fonte adiantum.it]

Fa sesso con 999 uomini per beneficienza

Shannya Tweeks, pornostar di fama internazione, lancia la sfida: fare sesso con 999 uomini.
La donna avrebbe dichiarato di volerlo fare solo per una giusta causa, raccogliere fondi per combattere l'Aids. "A Cap d'Agde tenterò di battere il record mondiale di Gang Bang con 999 uomini, il cui ricavato sarà devoluto a favore della lotta contro l'AIDS", dichiarò la pornostar francese, lo scorso 13 agosto.
Ben 400 uomini oltre quelli che, la mente straordinariamente immaginativa dello scrittore di "Fight Club" . La realtà oggi supera la fantasia.

Shannya ha avviato la sua carriera nel mondo dell'hard da qualche tempo nonostante sia nata solo il 12 maggio 1980 a Parigi. Padre israeliano e madre francese. La donna ha raccolto le adesioni sulla sua pagina facebook attraverso un solo messaggio: "Tutti quelli che vogliono essere informati sul progetto, sponsorizzarlo, o semplicemente partecipare possono aggiungermi anche su Messenger ".

L'evento, se così può essere definito,  è stato definito gang bang. Termine che indica una situazione in cui un soggetto, di sesso maschile o femminile, svolge attività sessuali, di vario tipo con una moltitudine di partner. Non necessariamente i partecipanti devono essere di sesso opposto. Si differenzia dall'orgia perché  la relazione è uno-a-molti.

Inutile dire che la bellissima ragazza ha avuto migliaia e migliaia di contatti...impossibile sapere realmente come sia andata a finire. Di sicuro la giovane ha una carriera assicurata...nel porno!

A.C

[ Fonte http://www.newnotizie.it/2010/11/05/fa-sesso-con-999-uomini-per-beneficienza/  ]

Amore: cinque tipi di corteggiamento per una storia duratura

Volete un amore duraturo? Sulla storia d'amore influisce il tipo di corteggiamento utilizzato dal partner. Questa è la conclusione di una ricerca dell'Università del Kansas, diretta dal professor Jeffery Hall e che sarà pubblicata a breve su "Communication Quarterly".
La squadra del professor Hall ha esaminato 5.100 volontari, sia uomini che donne. Il gruppo preso in esame è stato intervistato su temi specifici, come i metodi del corteggiamento, la presenza o meno di galanteria, l'interesse sessuale, le aspettative del rapporto e la sicurezza cercata nei rapporti interpersonali. Dalle risposte, sono stati identificati 5 diversi tipi di corteggiamento, incorciando l'età e il sesso dei partecipanti al questionario.
Il corteggiamento "fisico" si basa sull'apprezzamento del corpo del partner, di solito rapido e potente emozionalmente.
Il secondo tipo è quello "sincero" e si basa sulla correttezza: fin dai primi contatti, i soggetti mettono in chiaro le loro intenzioni.
Invece, il corteggiamento "educato", come dice il termine, si basa sui modi gentili, anche se le buone maniere tendono a marginalizzare l'aspetto della sessualità riducendo le possibilità di creare un legame emotivo.
Si ha corteggiamento "giocoso" quando gli aspetti ludici e la volontà di divertirsi hanno un peso fondamentale e il corteggiamento inizia come se si volesse istaurare un rapporto d'amicizia.
Infine, il corteggiamento "tradizionale" è costruito sulle regole della società patriarcale: è l'uomo che corteggia la donna che aspetta la prima mossa.
In base ai risultati, il team del professor Hall ritiene che i sistemi migliori siano il corteggiamento "fisico", perchè si pongono delle basi solide su cui costruire un futuro, e quello "sincero", perchè si mette l'onestà come principio base della relazione.
Al terzo posto, il metodo "gentile" anche se i tempi lunghi e la messa in secondo piano dell'aspetto sessuale del corteggiamento sono impicci potenziali.
Una critica, invece, ba fatta per il sistema "scherzoso": esso implica divertimento e zero pensieri, tutte caratteristiche positive che però rendono difficile la nascita di un rapporto di lunga durata

Daniela Ciranni

[Fonte http://www.newnotizie.it/2010/11/06/amore-cinque-tipo-di-corteggiamento-per-una-storia-duratura/]

GERMANIA: MINISTRO DONNA CONTRO FEMMINISTA, LESBICHE NON LIBERE

(AGI) – Berlino, 6 nov. – Sostenere che solo le lesbiche sono libere, mentre le donne eterosessuali sarebbero oppresse e’ un’assurdita’. A polemizzare duramente con la leader storica del femminismo tedesco, Alice Schwarzer, e’ il ministro per la Famiglia, Kristina Schroeder (Cdu) che, in un’intervista allo “Spiegel’, condanna le posizioni estremiste espresse dalla giornalista-scrittrice. “Le femministe della prima ora non si sono accorte che una coppia (eterosessuale, ndr) e i figli danno felicita’”, spiega il ministro, che considera pericolosamente radicali le posizioni della Schwarzer. “Mi dispiace, ma e’ sbagliato sostenere che un rapporto eterosessuale non e’ possibile senza che vi sia oppressione della donna”, dichiara la signora Schroeder, poiche’ e’ “assurdo definire sottomissione qualcosa che e’ fondamentale per l’esistenza del genere umano. Cio’ equivale a sostenere che senza la sottomissione della donna la societa’ non potrebbe esistere”. Il ministro rincara la dose aggiungendo di trovare “non convincente il fatto che l’omosessualita’ debba essere la soluzione alla discriminazione della donna”. Nell’intervista la signora Schroeder ribadisce la propria ostilita’ all’introduzione di quote riservate alle donne nel mondo del lavoro, poiche’ a suo avviso la colpa per il divario salariale tra maschi e femmine e’ anche colpa delle rappresentanti del sesso debole, che all’universita’ scelgono corsi di studio con poche prospettive di successo economico. “La verita’ e’ che molte donne studiano letteratura tedesca e scienze umane”, spiega il ministro, “mentre gli uomini preferiscono elettrotecnica ed hanno di conseguenza stipendi piu’ elevati. Non possiamo vietare alle aziende di retribuire gli ingegneri elettrotecnici meglio dei germanisti”. (AGI)
Cle/Tig

MUORE DOPO PARTO/ Donna polacca sospende la chemioterapia per partorire

MUORE DOPO PARTO – Ha sospeso le cure chemioterapiche per portare a termine la gravidanza. Malgorzata Burakowska, 39 anni, è morta a Reggio Emilia. Ma, come dice il marito Adelmo Stefanelli, 66 anni, “di fronte all'alternativa mia moglie non ha avuto dubbi: ha immediatamente sospeso ogni cura chemioterapica pensando al figlio che doveva nascere''.

Ha preferito cioè rischiare la morte pur di portare sano e salvo alla luce il figlio. Sacrificando sé stessa. Dopo il parto ha ripreso le cure, ma non c’è stato nulla da fare. La storia della coraggiosa donna è stata ripresa a Il resto del Carlino, quotidiano emiliano: “'Ultimamente le cure la facevano stare male'', racconta il marito, ''Mangiava pochissimo e si era indebolita parecchio''. Il tumore era al seno, la donna se n’era accorta per via di una ghiandola circa quattro anni fa. '

'Successivamente andammo all'Istituto dei tumori a Milano dove avemmo la tremenda sentenza: si trattava di un tumore al seno'', dice il marito. Nel 2008 la donna seppe della gravidanza. ''Purtroppo il medico fu chiaro: o l'una o l'altra cosa, ossia o curare la mamma o salvare il bambino'', ricorda il marito.


[Fonte http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2010/11/6/MUORE-DOPO-PARTO-Donna-polacca-sospende-la-chemioterapia-per-partorire/124962/]

Scoperti venti cani in condizioni critiche: denunciata una 61enne

Quattro erano malati di rogna e tre legati con la catena

CAPRANICA - Scoperti 20 cani, tutti meticci di varie taglie, custoditi all’interno di una proprietà privata in condizioni igienico-sanitarie precarie.
Oggi (6 novembre), nella località  “Caporipa” di Capranica gli uomini del Comando Stazione Forestale di Ronciglione con i carabinieri di Capranica ed il Servizio Veterinario della ASL VT/4 di Vetralla, hanno scoperto i 20 cani, quattro dei quali erano malati di rogna e tre legati con la catena, di cui uno è stato affidato al canile convenzionato con la ASL “La Quercia Rossa” di Viterbo perché ferito al collo.
Degli altri cani il medico veterinario ha disposto tutte le visite mediche necessarie.
La proprietaria, una donna di 61 anni, è stata denuciata per maltrattamento di animali.

[Fonte http://www.viterbooggi.it/index.php?tipo=contenuto&ID=21482&categoria=pagine ]

Florida: colta in flagrante mentre cerca di vendere il nipotino

Patty Bigbee, 45 anni, è stata arrestata dalla polizia con la pesante accusa di aver cercato di vendere il nipotino di tre mesi, riporta il West Orlando News.
Gli investigatori del Dipartimento della Florida hanno colto la donna in flagrante mentre stava consegnando il piccolo a Lawrence Works, 42 anni, a cui aveva dato appuntamento a Daytona Beach venerdì alle 4.
Gli investigatori riferiscono che la donna aveva chiesto $75000 in cambio del nipotino ma il potenziale acquirente era riuscito ad abbassare il prezzo a $ 30000.
John Harrel, portavoce del Dipartimento che si occupa della tutela dei bambini e delle famiglie, ha riferito che il piccolo non mostra segni di abuso ma verrà comunque sottoposto ad un accertamento fisico completo
La madre del bambino è attualmente in carcere per complicità.

[Fonte http://www.agoravox.it/Florida-colta-in-flagrante-mentre.html]

domenica 31 ottobre 2010

Il pensiero della Arditi rappresenta la posizione di Avvocatura e Ordine avv di Roma?

Di Tiziana Arsenti*. Sentire, ancora oggi, affermazioni astruse, fuorvianti e affatto supportate da dati statistici oggettivi, come quelle espresse dall’Avv. Cristiana Arditi, Consigliere  dell’Ordine degli Avvocati di Roma durante la trasmissione radiofonica di Radio Radicale sul tema dell’affido condiviso,  ci rende consapevoli a malincuore che il Diritto di Famiglia ha fallito.

Ha fallito principalmente per il modo in cui continua ad essere propagandato ed applicato dal Sistema Giustizia ad opera di molti ostinati operatori del settore che, in assenza di qualsiasi parvenza di obiettività,  tentano di convincere la Società Civile che il Sistema Giustizia operi sempre al meglio per gli utenti e che, nel caso di specie, l’affido condiviso dei figli “…è poco realizzabile sul piano pratico in quanto il genitore-padre deve essere in grado di dimostrare la propria disponibilità pratica a prendersi cura dei figli al pari della madre”.

Non ravvediamo  un solo motivo logico per il quale soltanto un genitore (il padre) abbia l’onere di dimostrare la propria disponibilità ed idoneità ai compiti di cura quotidiana dei propri figli e non ci sia un contraltare per la madre, magari lavoratrice a tempo pieno. Si continuano a supportare tesi anacronistiche utilizzando il dogma per cui “la madre è sempre la madre”, la migliore persona al mondo a crescere meglio i propri figli in attesa della definizione della causa di separazione. Dogmi, pregiudizi, non verità scientifiche. Tutto questo  in barba ad un modello deontologico che, piuttosto, miri a stemperare il conflitto, quel conflitto che il Sistema stesso crea ed esaspera per poi derimere ope legis, penalizzando un genitore rispetto all’altro.

Contrariamente a quanto affermato dall’avv. Arditi, già nel 2008, a due anni dal varo della legge 54/2006, autorevoli rappresentanti della Magistratura e dell’Avvocatura avevano espressoopinioni fortemente criticheriguardo l’inapplicazione sostanziale della legge ed auspicavano interventi legislativi finalizzati alla concreta attuazione della legge. Oggi, a quattro anni e mezzo dalla sua entrata in vigore si continua a registrare, attraverso i dati forniti dall’Osservatorio Permanente sull’applicazione dell’affido condiviso, la disapplicazione della legge 54/2006 in termini sostanziali e non puramente nominali.

Riteniamo legittimo, pertanto, chiederci se l’intervento dell’avv. Arditi, nel perfetto stile della logica giuridica che crea giurisprudenza su concetti puramente propagandistici, rispecchi il suo personale intimo convincimento professionale o, di contro, esso rappresenti il “sentire comune” dell’Avvocatura e dell’Ordine Professionale di cui fa parte. 

Se così fosse, ovvero che l’ Avvocatura e la Magistratura condividono siffatti principi in base ai quali esiste ed esisterà sempre un “genitore prevalente” rispetto all’altro, la Società civile dovrà prendere atto, al di là del concetto discriminatorio racchiuso in questa definizione, che l’affrancamento femminile dal modello stereotipato ed anacronistico in ambito familiare è ancora ben lungi da venire. Non ci saranno mai pari opportunità tra madri e padri di buona volontà se questo Sistema, nella perseveranza di far credere di tutelare le donne, in realtà continua ad usarle, ghettizzandole nel loro ruolo arcaico di depositarie dell’accudimento esclusivo dei figli.

Questa non è giustizia, non è pari opportunità tra genitori, non è bi-genitorialità garantita ai minori.
Cogliamo l’occasione per ringraziare Tiberio Timperi per il suo intervento ed in particolare per le proposte interessanti che ha presentato e che, sicuramente, saranno oggetto di futuro approfondimento e condivisione di ADIANTUM.
 
* Presidente Turnario di ADIANTUM

[Fonte adiantum.it]

Marinella Colombo: per i tedeschi la madre italiana ha rapito i suoi figli

"I miei figli sono stati rapiti in Italia", Tobias Ritter guarda il lettore da una fotografia mentre si tiene stretti i suoi bambini. Sotto il pezzo inizia nel più tradizionale stile della Bild, il popolare quotidano tedesco specializzato in grandi affreschi sentimentali, "Davanti al tribunale dei minori di Milano si trova un padre disperato che implora:' Vostro Onore, voglio solo sapere dove si trovano i miei bambini e se stanno bene'. L'ex moglie risponde con un filo di voce Stanno bene".
Questo è il modo in cui la storia di Marinella Colombo, la donna arrestata e poi rilasciata per aver riportato in Italia i figli affidati all'ex marito in Germania, viene raccontata dalla stampa tedesca. Sì, perché mentre in Italia i quotidiani si concentrano soprattutto nel dramma di una madre che teme di non rivedere i suoi figli, al di là delle Alpi si racconta di un padre che non si vede riconosciuto un diritto stabilito dalla sentenza di un tribunale.
Certi toni da melodramma si trovano soltanto sulla Bild, ma anche gli altri quotidiani nel riportare semplicemente i fatti, sottolineano il fastidio di una vicenda in cui si rischia di privilegiare gli umori piuttosto che i diritti. La Abendzeitung, il giornale di Monaco di Baviera, la città in cui la coppia viveva prima di separarsi, ricostruisce la vicenda nelle sue tappe fondamentali senza esprimere giudizi o prendere parte. Un certo fastidio emerge però alla fine del pezzo, quando si osserva come la stampa italiana abbia preso le difese della madre spesso lanciando accuse anche pesanti e ingiustificate alle autorità tedesche.
Anche la Süddeutsche Zeitung, giornale nazionale ma pubblicato a Monaco, nel ricostruire la vicenda, sottolinea come i media italiani prendano le parti della madre ignorando che esiste una sentenza che dà ragione al padre. Nei commenti agli articoli i lettori si mostrano abbastanza equilibrati.
Alcuni lamentano che spesso, soprattutto in Italia secondo loro, nei casi di separazione si tende a privilegiare la madre a prescindere da altre considerazioni, ma la maggior parte si augura che entrambi i genitori facciano un passo indietro e trovino un accordo per il bene dei bambini.

Fonte: skytg24.it - David Saltuari

Anti femministe alla riscossa "Basta carriera, torniamo dai mariti"

La provocazione di una scrittrice americana: meglio stare a casa, così aiutiamo gli uomini a guadagnare di più. Fiona May: "Io lavoro anche con il pancione" 


Milano - Fuori moda. È la parola d’ordine: il vanto delle anti femministe, quelle che amano fare un tuffo nel passato, col salvagente. Che sono orgogliose di sbandierare l’amore per i figli, le manie casalinghe, la devozione al marito, il disinteresse per il lavoro. Anzi, un mestiere l’hanno pure trovato: stare a casa e aiutare il compagno a fare carriera. Un sacrificio, quindi, ma fino a un certo punto, perché il ritorno alla famiglia vecchio stile aiuterebbe le finanze di tutti. Megan Basham, americana, ne ha fatto una tesi e un libro, Beside every successful man: a woman’s guide to having it all, che, più o meno, è l’antico detto: dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna. Lei, Basham, si vede proprio così: la Lady Macbeth non sanguinaria dietro ai successi del marito, che ha aiutato a diventare un volto televisivo nel campo delle previsioni meteorologiche.
La carriera di Mr Basham sarà forse discutibile ma, intanto, Beside every successful man è diventato, appunto, un successo. Piace alle donne stufe degli slogan femministi, alle carrieriste pentite, alle aspiranti casalinghe. Perché, in fondo, stare fra le mura domestiche è ormai un lusso: chi può permettersi di vivere con un solo stipendio e pagare l’affitto, l’asilo, la scuola, la spesa, le vacanze e gli extra? Megan Basham ha le cifre: gli uomini le cui mogli non lavorano guadagnano il 31 per cento in media in più dei single; un valore che scende al 3,4 per cento se la donna lavora. Per non parlare di cura dei figli e stabilità della relazione: se lei se ne sta a casa, la probabilità che il matrimonio finisca in divorzio è molto inferiore. 

Jemima Lewis, opinionista del Guardian, ieri insinuava che la signora Basham sia molto più in carriera del marito. E che il suo look abbia poco da spartire con quello di una donna di casa quanto, piuttosto, con lo stile hollywoodiano di una casalinga disperata. Ma l’anti femminismo è ormai un fiume che raccoglie di tutto. C’è la corrente di sapore biblico che si è raccolta a Chicago lo scorso autunno, per la True Women Conference, il «convegno delle donne vere», sostenitrici della società patriarcale; c’è quella cinico-politica alla Ann Coulter, polemica di mestiere; quella sacrificale delle Taken in hand («prese per mano»), che teorizzano la sottomissione totale. C’è Laura Doyle, che si proclama femminista, ma ha scritto The surrendered wife, cioè la donna arrendevole, che consegna il controllo della vita domestica al marito per garantire l’armonia. Anche Doyle è bionda, elegante e scrittrice di successo. In nome dell’anti femminismo sono nate associazioni e riviste, sono state recuperate vecchie icone, ben ripulite e lucidate: signore cotonate, massaie perfette, donnine bon ton. Sono riapparsi manuali dell’altro secolo, come la Grande enciclopedia della donna. Quando era comparsa, a fascicoli, negli anni Sessanta era stata travolta dalla storia, piccola e grande, della rivoluzione femminile. Oggi è guardata con curiosità, condiscendenza ma, anche, un pizzico di nostalgia: perché nessuna sarà mai più così perfetta, nemmeno le principesse sono più quelle di una volta. 

Basham sostiene di non essere proprio anti femminista: lei è per la «scelta», perché non tutte debbano seguire lo stesso percorso. Ricorda la retromarcia di un’ex paladina dell’emancipazione, Rosie Boycott: «Per il nostro modo di pensare cucinare era per persone frivole e politicamente pericoloso. Ma ci sbagliavamo». Forse Basham vuole solo provocare, perché le donne non si sentano più obbligate a essere lavoratrici in carriera, mogli inappuntabili, madri premurose, casalinghe efficienti, figlie attente, amiche presenti e, dopo tutto ciò, colpevoli se non ci riescono, o perdono senno e sonno per riuscirci. Forse, a mali estremi, estremi rimedi. Che guadagni lui, lei lo aiuterà. Anche se così, in fondo, sarà sempre lei il capo, sotto sotto. 

[Fonte ilgiornale.it]

sabato 30 ottobre 2010

Si è sparata sotto interrogatorio

Sulla ex miss e tenente dell'Arma Racciatti erano stati aperti due fascicoli da Procura militare e civile. Accusata di furto da una collega. Il padre: episodio impossibile. Fare chiarezza.

 

Ci sarebbero due inchieste - della Procura civile e militare di Roma - dietro il suicidio del tenente dei carabinieri ed ex Miss Rocchetta Claudia Racciatti, 29 anni, di Vasto. La tragedia è avvenuta l'altro ieri mattina nella caserma allievi ufficiali «Carlo Alberto Dalla Chiesa»: la ragazza si è sparata un colpo al cuore con la pistola di ordinanza davanti a due colleghi che erano nel suo ufficio. I fascicoli sarebbero stati avviati dai magistrati pochi mesi fa ipotizzando il reato di furto.

Alla base i sospetti di una ufficiale collega di Claudia che l'avrebbe accusata della sparizione di alcuni oggetti. Non solo. Con l'avvio delle indagini erano partiti anche gli accertamenti. Uno di questi, la perquisizione dell'alloggio di Claudia Racciatti. E secondo indiscrezioni, durante i controlli i militari avrebbero trovato proprio gli oggetti mancanti alla collega che l'aveva denunciata. Una situazione che rischiava di offuscare la carriera da sempre luminosa della giovane: prima maresciallo dell'Arma, nel 2003 vincitrice del concorso per ufficiali, testimonial dei carabinieri sui manifesti per l'arruolamento, inserita nel calendario storico 2010, e con un passato da Miss Rocchetta a Miss Italia '99. Un macigno che ha fatto crollare nervi e speranze della bella tenente.

La mattina della tragedia, infatti, pare che i due carabinieri presenti nell'ufficio di Claudia fossero lì per l'inchiesta, per dirle che le cose si stavano mettendo male. «A noi sembra strano e impossibile quello che è successo - dice il padre di Claudia, Domenico, comandante della stazione della Forestale a Vasto - Spero che si riesca a fare chiarezza, ora so solo che avevo una figlia e adesso non c'è più». Per un assurdo disegno del destino, a Vasto è in servizio il tenente Emanuela Cervellera, comandante del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri. A Modena, per gli anni del corso ufficiali le due hanno diviso la stessa stanza.

[Fonte iltempo.it]

AMALFI AVVOCATESSA SENZA TITOLO DENUNCIATA DURANTE CAUSA IN TRIBUNALE

Durante una causa nel tribunale di Amalfi competente  della costiera amalfitana (il circondario del Tribunale comprende Positano, Praiano, Amalfi, Ravello, Atrani, Minori, Maiori e Cetara) una donna è stata denunciata perchè avrebbe esercitato la professione di avvocato senza titolo. Il fatto è avvenuto circa due settimane fa durante un'udienza civile che nel frattempo è stata interrotta dal Giudice per accertamenti. 

L'avvocatessa a quanto pare (ma la redazione di positanonews non ha avuto altri elementi) esercitava anche a Sorrento. Dunque non si sa se l'ordine interessato sia quello di Salerno, Torre Annunziata o Napoli. Essendo le notizie imprecise e precarie preferiamo non andar oltre queste sommarie informazie dovute in quanto sono state fatte varie segnalazioni al nostro giornale. 

[Fonte positanonews.it]

Stalking tra donne - Arrestata

Ennesimo caso di stalking nella nostra provincia, al quale hanno messo la parola fine i Carabinieri della stazione di Spilinga, guidati da Vincenzo Boerio. Questa volta, però, sono due donne le protagoniste del fatto di cronaca. L’altro ieri, nel primo pomeriggio, gli uomini dell’arma hanno messo agli arresti una donna del luogo, F.M., casalinga di anni 57, in ottemperanza all’ordine di custodia cautelare emesso dal G.i.p. del Tribunale di Vibo Valentia, perché ritenuta responsabile dei reati di stalking, violenza privata, minaccia grave, ingiuria e danneggiamento a seguito incendio ai danni di una donna di 39 anni di Drapia.

L’arrestata si trova ora agli arresti domiciliari per come disposto dall’Autorità Giudiziaria.

Sempre nel pomeriggio dell’altro ieri, verso le 16, a Nicotera, i Carabinieri di Spilinga hanno tratto in arresto un disoccupato del luogo, D.G., di anni 31,  il quale dovrà anche pagare una multa ed espiare una pena residua di 1 anno e 3 mesi di reclusione per i reati di detenzione e spaccio di stupefacenti commessi nei dintorni di Nicotera tra il 1999 e il 2003. L’uomo si trova ora nella casa circondariale Vibo Valentia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

30 ottobre 2010

[Fonte tropeaedintorni.it]

Spaccia con la figlia di due anni in auto: arrestata marocchina

La donna è stata arrestata mentre l’amica, in macchina con lei, è stata denunciata per concorso in spaccio di stupefacenti. La bambina e un altro figlio, minorenne, della donna affidati ai servizi sociali

Modena, 30 ottobre 2010 - Una donna marocchina è stata sorpresa dalla polizia del commissariato di Sassuolo mentre, insieme a una connazionale, spacciava droga in auto, all’interno della quale c’era anche la figlia di circa due anni.
Nel corso di alcuni appostamenti, gli agenti hanno notato che la vettura alternava alla marcia brevi soste e, nel corso di una di queste, hanno assistito a uno scambio di droga. Gli agenti hanno seguito l’auto fino all’abitazione dove risiede la madre della bambina, a Casalgrande, nel Reggiano. Qui la donna ha ammesso di avere spacciato e ha consegnato due dosi di cocaina.
All’interno della casa sono stati trovati 2 grammi di cocaina, banconote di vario taglio nascoste in vari punti dell’appartamento per circa 5.000 euro e tre cellulari.
In casa c’era anche un clandestino noto alle forze dell’ordine come spacciatore, a carico del quale è stato emesso un provvedimento perchè venisse trattenuto nel Cie di Modena.
La spacciatrice è stata arrestata e condotta in carcere mentre l’amica è stata denunciata per concorso in spaccio di stupefacenti. La bambina e un altro figlio della donna, anche lui minorenne, sono stati affidati ai servizi sociali del Comune.

[Fonte ilrestodelcarlino.it]

venerdì 29 ottobre 2010

Uccide il figlio perché la disturba mentre gioca su Facebook‎

Usa,gioca su Facebook:uccide figlio

Donna confessa: "Mi stava disturbando"

Una donna della Florida ha ammesso di avere ucciso il figlio neonato, scuotendolo troppo violentemente, perché il suo pianto disturbava la sua attività su Facebook. Alexandra Tobias ha spiegato di avere avuto uno scatto di rabbia perché il pianto continuo del neonato le impediva di giocare a FarmVille sul popolare social network. L'imputata rischia fino a 25 anni di carcere.
Uno scatto d'ira e poi la tragedia. Il pianto del piccolo le ha fatto perdere la testa proprio mentre era di fronte al computer. Senza pensare a quello che stava facendo, Alexandra Tobias ha afferrato il figlio neonato e l'ha scosso con forza, uccidendolo. Tutto per un gioco online, a cui non riusciva a giocare proprio perché il bimbo continuava a disturbarla con le sue grida.

La donna è stata arrestata dalle forze dell'ordine, allertate subito dopo la tragedia. Ora rischia grosso. Per l'omicidio del piccolo, infatti, Alexandra potrebbe rimanere 25 anni dietro le sbarre.

 [Fonte tgcom.mediaset.it]

Incendiò auto: arrestata donna nel vibonese

Sarebbe stata individuata la responsabile dell'incendio dell'auto di Maria Rombolà, codiuvatrice scolastica di 50 anni. Il rogo, oltre a causare la distruzione del mezzo, aveva messo in pericolo la vita del marito della vittima, che si era ustionato nel tentativo di spegnere le fiamme. I carabinieri di Spilinga, diretti dal maresciallo Vincenzo Boerio, hanno tratto in arresto ed accompagnato ai domiciliari, Maria Rosa Famà, 57 anni, casalinga, del luogo. La donna oltre a rispondere del reato d'incendio, dovra' rispondere anche di stalking ed ingiurie. Infatti , nel corso delle indagini che hanno portato all'arresto, i militari dell'Arma del piccolo centro viboneseavrebberio accertato come la Famà perseguitasse la vittima credendola la causa della separazione dall'ex marito. Tutta una serie d'indagini che hanno convinto il Pm Fabrizio Garofalo a chiedere la misura cautelare che e' stata accolta dal Gip Gabriella Ruppoli ed eseguita dai militari della Benemerita di Spilinga coordinati dal tenente Francesco Dipinto comandante della Compagnia di Tropea.

[Fonte cn24.tv]

Padre paga per vedere figlioletta, madre arrestata per estorsione

Accusata di estorsione: Cc la fermano mentre prende 500 euro

(ANSA) - ANCONA, 29 OTT - Doveva versare denaro su una carta di credito ricariabile per vedere la figlia di 2 anni e mezzo, nata da una breve relazione con una sudamericana.

Ma all'ennesima richiesta della donna che pretendeva soldi per pagarsi un biglietto aereo, un artigiano di 46 anni della provincia di Pesaro si e' rivolto ai carabinieri che hanno arrestato la madre mentre prendeva 500 euro nei pressi di un centro commerciale a Civitanova Marche. Ora lei e' accusata di estorsione: in un anno sarebbe riuscita a intascare oltre 25.000 euro.(ANSA).

domenica 24 ottobre 2010

Bimba maltrattata dalla mamma : «La figlia è mia e con lei mi comporto come ritengo opportuno»

Novara - Il giudice ha disposto la misura cautelare del divieto di avvicinamento della giovane mamma a tutti i luoghi frequentati dalla bimba, ed ora la donna dovrà intraprendere, evidentemente, anche un percorso di sostegno psicologico e, come spiegano dalla Questura: “assumersi le proprie responsabilità e comprendere che, se vuole continuare a restare accanto alla propria figlia, deve mutare radicalmente il proprio approccio con la piccola”. Questo l’epilogo di una vicenda che, la scorsa domenica pomeriggio, era culminata con l’arresto per maltrattamenti e lesioni della 23enne novarese, madre di una bimba di tre anni. «La figlia è mia e con lei mi comporto come ritengo opportuno» avrebbe detto agli agenti di Polizia. (...)

[Fonte  corrieredinovara.it]

Valentina Misseri ha incontrato padre in carcere

(ANSA) - BARI, 24 OTT - Il 22 ottobre l'incontro nel penitenziario di Taranto secondo quanto ha riferito Daniele Galoppa, dicendo di averlo appreso dalla donna.

L'avvocato e' intervenuto al programma di Raiuno L'arena.


Si tratta della prima volta che una delle due figlie dell'uomo - l'altra, Sabrina, è in carcere con l'accusa del concorso nell'omicidio di Sara Scazzi - incontra il padre dopo l'arresto

venerdì 22 ottobre 2010

I segreti di casa Misseri nel letto di Cosima di Claudio Risé

I rapporti in una famiglia si capiscono di notte: a dormire insieme erano qui madre e figlia. Michele era escluso da affetti tutti matriarcali. In questa cultura arcaica e postmoderna insieme, il maschio è solo complice e vittima

Taranto - Per capire cosa bolle nella pentola (quasi mai trasparente) degli affetti familiari c’è una regola base, che ogni buon terapeuta conosce: guardare cosa succede di notte, chi dorme con chi, e dove. In casa Misseri, nella famiglia dove Sara avrebbe voluto vivere, nel letto coniugale dormiva la madre, Cosima, con la figlia Sabrina. Il padre, Michele, dormiva su una sedia a sdraio, in giro per la casa. Questa disposizione nel sonno, non parla tanto della sessualità, ma certamente dell’Eros, della tensione affettiva. Che in quella casa correva forte tra le donne. Michele era il costruttore della casa, costruita con una vita di lavoro, prima da muratore e operaio negli anni da emigrato in Germania, poi da padroncino di qualche campo a Avetrana. Ma l’amore, la fiducia, l’affetto, scorrevano altrove. Correvano nel progetto della casa comune che avrebbe accolto Sabrina e Sara, le due cuginette sempre appiccicate, non appena la più piccola avesse compiuto 18 anni. Riposavano, le pulsioni affettive, nel lettone dove l’inquieta Sabrina si acquietava accanto alla sagoma della grande madre Cosima, silenziosa, che sapeva tirar dritto senza scomporsi.
Il letto racconta la qualità dell’Eros, del sentimento d’amore, che qui (come in moltissime famiglie della Penisola), è tutto interno al mondo femminile. Ci parla anche, il letto, della fiducia. Si dorme con chi ti ispira fiducia. Per questo, l’espropriazione dal proprio letto da parte dei bambini, che un esercito di mariti accetta quotidianamente come si trattasse di un evento non significativo, normale manifestazione di momentanee esigenze dei bambini, o della madre, è invece, in buona parte dei casi, ben più di un campanello di allarme di una crisi coniugale (e poi familiare), che rischia di scoppiare di lì a poco. Naturalmente poi la disposizione nei letti, la rete affettiva del «chi dorme con chi», illustra anche la geografia del potere nella famiglia. Una geografia che naturalmente ha il suo centro nei genitori, e nel loro letto, luogo reale e simbolico della generazione, dell’affetto e della fiducia. Ma in casa Misseri non era così. Lì, come in molte famiglie non solo del Sud Italia, il padre, rifornitore di denaro e lavoro, è il detentore di un potere il più delle volte di facciata, ma tutto ciò che conta sul piano affettivo e relazionale, gira intorno alla donna e alla madre. Nel bacino del Mediterraneo è così da tempo immemorabile, dai tempi delle prime narrazioni incise sulle tavolette di cotto, che raccontano le gesta della Dea Grande madre Ishtar, ai racconti di Brancati. Ma anche alle cronache di «nera» quotidiana, che raccontano di leggi violate e bocche cucite in nome di legami e alleanze di sangue. Mentre la legge viene, simbolicamente, dal padre. Certo che a volte viene fatta rispettare anche da Dee femminili, come Minerva Atena, fondatrice del Tribunale Ateniese: però è una vergine, uscita direttamente dalla testa del padre Giove, senza passare dai visceri, dagli affetti, dagli attaccamenti delle alleanze materne.
Insomma, lo spettacolo di fronte al quale si accalca un’opinione pubblica ipnotizzata dallo sguardo affascinante e orrendo della Medusa (altra Dea-Mostro-Madre mediterranea), di cui Sabrina ci sta forse offrendo un’interpretazione arcaica e insieme postmoderna, è quello rappresentato dalla forza dei legami familiari, centrati sui rapporti fra donne, che il sociologo canadese Banfield chiamò (ancora negli anni ’50 del ’900) il sistema del «familismo amorale», caratteristica centrale allora come oggi della società italiana (e delle sua economia, e non solo in senso negativo). I maschi, come Michele, o anche il «Mammasantissima» della famiglia mafiosa (che viene iniziato giurando su un’immagine di un’incolpevole Maria), sono complici e vittime, assieme alle stesse donne (Sara), di questo sistema di affettività e di potere intenso e spietato. Che ha resistito finora e, col caso Scazzi ed altri, si avvia a giocare un ruolo da protagonista anche nel sistema delle comunicazioni di massa, cavalcando internet e tv, come faceva la Dea Madre Ishtar coi suoi mostri primordiali. 

[Fonte ilgiornale.it]

 

Mimina, le sorelle e gli antichi rancori: «Solo da morta diranno bene di me»

Il personaggio La vita e i rapporti con la famiglia d'origine

Il presagio di Cosima: «Verranno a prendermi, mio marito è pazzo, non lo riconosco più»

AVETRANA (Taranto) - C'è questo rancore, tra loro sorelle Serrano. Dura da quarant'anni e passa. Faccende di quattrini più che di sentimenti: le cose importanti davvero in una terra depressa di ex pescatori che, come capitò al loro padre Antonio, non riuscendo a diventare contadini sono scivolati verso la povertà. Ma adesso il rancore sta diventando odio, per via di Sarah e di Sabrina, odio rappreso. «Non so come finirà...», sussurra Dora, la più giovane, davanti alla sua casa di San Pancrazio, a pochi chilometri da Avetrana.

L'ingresso dell'abitazione (Ansa)
L'ingresso dell'abitazione (Ansa)
Nella villetta di via Deledda
, Cosima, «Mimina», si tira su dalla poltrona arabescata del salotto come fanno a volte certi obesi: lasciando scivolare i fianchi fino al bordo del sedile e facendo forza sulle braccia. «Come mi sento? E come vuoi che mi senta, giornalista?». Non è così grassa, ma altri fardelli le gravano addosso. «Solo da morta diranno una parola buona su di me!», ripete da tempo. Il telefono squilla sempre. Tra mille insulti anonimi da tutta Italia, giorni fa chiamò dal Piemonte il papà di Erika De Nardo per darle solidarietà: adesso che la procura la sta tirando dentro, adesso che tutti pensano a lei come alla marescialla di questa casa e di questo orrore, pure certe solidarietà sembrano tanto lontane. C'è da andare dagli avvocati a Taranto, altro calvario nella ressa di telecamere. Emma, la sorella maggiore, la più decisa, la accompagna e prende a sberle un operatore della Rai davanti al cancello: «Noi non c'entriamo!», strilla. «E si figuri io», risponde quello, massaggiandosi la faccia. Sa e prevede molte cose Mimina, questa contadina che tiene segreti e palpiti sigillati nel cuore: sapeva, per esempio, che sarebbe stata risucchiata nei pasticci, «verranno a prendermi, mio marito è pazzo, non lo riconosco più». Se mamma Concetta era un sasso senza espressione, ostaggio delle telecamere nei primi 42 giorni del reality horror - finché non hanno ritrovato il cadavere di Sarah - Mimina pare una tartaruga dolente, il suo carapace è il villino della morte, la casa di via Deledda costata due decenni di fatica in Germania a lei e al marito Michele, lo zio Miche' passato per orco e ora, forse, assassino part-time.


È sempre stata ossessionata dai soldi, Mimina, da piccola ha patito la fame con le sorelle nella casa di famiglia di Avetrana, un basso in via Martiri d'Ungheria che sta proprio in mezzo all'ultimo tragitto fatto da Sarah il 26 agosto andando incontro alla morte. «Adesso dove li prendo i quattrini, io? Questa faccenda ci rovinerà, dovremo venderci la casa...», s'è sfogata con qualcuna di loro, sempre tenendo però a freno le emozioni dietro gli occhiali spessi da miope. È stata bella da ragazza: pareva Sarah, e questa somiglianza stava diventando quasi un capo d'accusa per Miche'. Ora è una donna che mostra più dei suoi 55 anni, coi capelli grigi e arruffati sotto il cerchietto, l'abito nero sempre addosso.

Forse è una donna che ha dovuto scegliere tra la figlia e il marito e alla fine li sta perdendo entrambi. Una che scaccia il fantasma di Sarah come scacciava Sarah da viva, con fastidio: «Che ci fai sempre qui da noi? Non ce l'hai una casa? Vattene». Ma in certe storie dannate non bastano gli esorcismi. Le sorelle Serrano (Concetta, Mimina, Emma e Dora) portano il lutto già da un anno, da quando è morta la loro mamma, la vecchia Oronza. Ora lo porteranno per Sarah ancora a lungo, e forse, se le accuse della procura sono fondate, questo lutto sarà l'unico legame ancora possibile tra la mamma della vittima e la mamma della sua carnefice. Essere sorelle non conta più. Non ha mai contato, del resto, perché Cosima e Concetta hanno avuto la stessa mamma e lo stesso padre solo per poco. Oronza era fredda e dura, capita quando hai troppi figli e pochi mezzi. Capitava che la femmina più piccola andasse in adozione. Comincia così la storia dei Serrano e degli Spagnolo, dei Misseri e degli Scazzi, l'amore ai tempi dell'indigenza. La fine di Sarah sta in quest'inizio.

«La miseria era tanta», racconta Dora: «Mio padre e sua sorella, zia Nena, fecero un accordo». Nena «la Pescatora» non poteva avere figli, ma si era presa un marito meno disperato di lei e dei suoi fratelli: Cosimino Spagnolo, che aveva una cava e faceva la guardia forestale, insomma era quasi un nababbo per loro. Vollero Concetta, rispettando il patto col padre le fecero prendere il diploma di terza media (che allora quaggiù faceva del diplomato un bizzarro intellettuale) ma non riuscirono mai a sentirla figlia. Concetta cresceva solitaria e cupa, le sorelle rimaste in via Martiri d'Ungheria assieme all'unico maschio, Giuseppe, sempre più povere e affamate.

«Io ero piccola, ma loro hanno faticato durissimo per sopravvivere». Questa è gente partita tutta per la Germania, tornata con due marchi tedeschi buoni per sentirsi padroncini d'un pezzo di terra. Ancora qualche settimana fa, quando a Sabrina ricordavano che la mamma di Sarah aveva patito l'allontanamento dalla famiglia naturale, lei s'inalberava, cambiava faccia: «Macché, è mia madre che ha sofferto! La fame!». «Io vedevo Concetta da mia zia Nena e non sapevo che fosse mia sorella», dice Dora. Concetta stava talmente male dai genitori adottivi che a diciott'anni se n'era tornata a morire di fame nella casa di Martiri d'Ungheria. Non l'avevano accolta bene. E lei aveva acchiappato il primo che passava, quel povero diavolo di Giacomo Scazzi, un manovale di San Pancrazio, e ci aveva fatto la fuitina. «Il matrimonio, poi, sembrò un funerale, nostro padre Antonio era umiliato», dice Dora. Con Giacomo se n'era andata a Milano, Concetta. Quaggiù i sentimenti non hanno parole per essere raccontati, la gente china la testa s'arrende a chi brandisce una penna. Dora era troppo piccola, Giuseppe da maschio era fuori da simili faccende, ma Concetta non ha mai trovato le parole per spiegarsi con Cosima e con Emma, nemmeno quando è tornata da Milano, con Sarah appresso, per curare Nena e Cosimino ormai alla fine. C'era in ballo l'eredità, s'è detto con livore: centomila euro, cifra inimmaginabile. Sabrina e Sarah se ne fregavano, erano l'una per l'altra: potevano spezzarla, la catena del rancore. Poi, il passato ha preso anche loro.

Goffredo Buccini

[Fonte corriere.it]

 

 

giovedì 21 ottobre 2010

Guerre dimenticate: le torture agli indigeni della Papua

Una strage che dura da 40 anni

Giacarta – Sono passati più di 40 anni da quando l’Olanda cedette buona parte delle proprie colonie orientali all’Indonesia, escludendo l’isola di Papua con l’intento di prepararla e avviarla verso una serena indipendenza politica ma con una pesante influenza europea. Papua è un’isola praticamente indigena, economicamente allo stato brado: il suo più grande difetto? La straordinaria ricchezza delle sue risorse naturali.

Papua è la parte occidentale della celebre isola che comprende anche la Nuova Guinea. Abitata da quasi due milioni di persone, è da quel lontano 1963 che è martoriata dalle violenze e dai soprusi dell’esercito indonesiano. Nonostante abbia rinunciato all’invasione militare l’Indonesia occupa letteralmente il Paese quando ne ha bisogno.

La costante e brutale violazione dei diritti umani degli autoctoni e degli indigeni è stata denunciata dall’associazione umanitaria Survival International. Il Corriere della Sera è stato il primo quotidiano italiano a ripercorrere la triste storia dell’isola e dei suoi abitanti.

“Quando le compagnie internazionali sbarcano a Papua – racconta un portavoce di Survival – l’esercito indonesiano le scorta per proteggere progetti di importanza vitale. La presenza dell’esercito è sempre accompagnata da violazioni dei diritti umani”.

Un Paese emergente come l’Indonesia, che cresce a ritmi di Pil vicini alle due cifre e con una popolazione che supera i 200milioni di abitanti, non guarda in faccia a nessuno, in nome del progresso economico che non può e non deve fermarsi.

Nessuno interviene e nessuno mai interverrà. Come ha ricordato Stefano Rodi, un diplomatico britannico negli anni ’70 liquidò la questione da vero gentleman: “Non posso immaginare che i governi di Stati Uniti, Australia, Giappone, Olanda, Cina o Urss possano mettere a rischio le loro relazioni con l’Indonesia per una questione che riguarda un numero relativamente piccolo di uomini, molto primitivi”.

Alessandro Gatta
 
[Fonte voceditalia.it]

Ha abbandonato sei cuccioli di cane. Denunciata

FORLI' - Ha abbandonato sei cuccioli di cane. La padrone, una forlivese, è stata denunciata dal Corpo della guardia zoofila ambientale con l'accusa di abbandono e maltrattamento di animali. Il primo articolo prevede anche l'arresto fino ad un anno o una maxi punta da 1000 a 10mila euro; mentre il secondo è punito con una detenzione che può andare dai tre mesi ad un anno o con una sanzione fino a 15mila euro. Ora i cagnolini insieme alla mamma si trovano al Canile.

La vicenda è stata ricostruita dal "Corriere Romagna" con un articolo a firma di Raffaella Tassinari. Tutto ha avuto inizio il 18 settembre scorso quando una passante ha trovato in strada due cagnolini in via Celletta dei Passeri. Dopo averli portati dal veterinario ha avvertito il Canile. Altri due cuccioli sono stati recuperati pochi giorni dopo in via Firenze. Il resto dei fratellini sono stati trovati ancora una volta in via Celletta dei Passeri. Subito sono partite le indagini della Guardia zoofila.

In poco tempo il personale della struttura di via Bassetta ha individuato la padrona dei cani. Messa alle strette ha confessato. La cucciolata, insieme alla madre, si trovano al Canile in attesa di trovare una casa. Per la donna si profilano le accuse di abbandono e maltrattamenti di animali.

[Fonte romagnaoggi.it]

Vuole tutta l'eredità, assolda un killer per uccidere la sorella: arrestata

La donna di Castel Goffredo ha contattato un disoccupato, che non si è rivelato però uno spietato assassino: ha infatti raccontato tutto alla vittima predestinata, una professionista, che ha fatto arrestare la sorella maggiore

CASTEL GOFFREDO. Ha tentato di assoldare un killer per ammazzare la sorella e incassare così tutta l'eredità lasciata dal padre. Ma non ha scelto l'uomo giusto: anziché un assassino spietato, l'uomo contattato per eliminare la concorrente alla divisione dei beni si è rivelato il buono della storia.

Il disoccupato anziché agire e incassare la somma pattuita, 30-40mila euro, è andato a raccontare tutto alla vittima predestinata - una professionista che abita nell'Alto Mantovano, 43 anni, sposata, con figli - la quale, sebbene scioccata dalla notizia, ha fatto arrestare la sorella andando a denunciarla ai carabinieri. Il fatto è venuto alla luce pochi giorni fa, l'11 ottobre.

Dopo la verifica delle accuse, i carabinieri hanno arrestato la mandante dell'omicidio, Giulia Morbini, 46 anni, di Castel Goffredo, da qualche tempo residente a Peschiera del Garda. La donna è finita in manette per estorsione continuata. Quando i carabinieri sono entrati in casa, dormiva tranquillamente. Poi, letto l'ordine di arresto della Procura, è scoppiata in un pianto a dirotto.

Il killer prescelto è un cinquantenne di Peschiera, padre di famiglia, al momento disoccupato. Non aveva alcuna intenzione di diventare un assassino, nonostante le ristrettezze economiche, e avverte la vittima designata. Con un certo imbarazzo le racconta di essere stato ingaggiato da sua sorella per ucciderla, con la promessa di ricevere in cambio trenta-quarantamila euro.

Confessa anche di non essere affatto un assassino e di non aver alcuna intenzione di far del male. «Però - la avverte - se non lo faccio io, potrebbe farlo qualcun'altro. E' meglio che lei corra ai ripari». Da tempo i rapporti tra le due sorelle erano a brandelli.


[Fonte gazzettadimantova.gelocal.it]

DONNA ARRESTATA PER MALTRATTAMENTI ALLA FIGLIA / A denunciare la 23enne gli stessi nonni della piccola

DONNA ARRESTATA PER MALTRATTAMENTI ALLA FIGLIA – Una mamma di 23 anni e’ stata arrestata da una ‘volante’ della Polizia per maltrattamenti nei confronti della figlia di 3 anni. L’intervento era stato richiesto dagli stessi nonni della piccola, rimasti choccati dalle botte rifilate dalla mamma alla piccola per una banale mancanza: ai poliziotti intervenuti era poi stato raccontato di ripetute ed abituali vessazioni da parte della giovane madre. Vista la gravita’ dei fatti e, in particolare, l’abitualita’ e la gratuita’ dei maltrattamenti alla bambina, gli agenti hanno arrestato la donna con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni. Il Gip ha convalidato l’arresto e scarcerato la mamma che tuttavia ha l’obbligo di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla bambina.


[Fonte ansa.it]

SABRINA MISSERI DAL CARCERE UN BEST-SELLER CON BARBARA PALOMBELLI.

Sabrina Misseri ha una sua speech-writer, ha ingaggiato una delle migliori sceneggiatrici di Cinecittà, anzi dei teatri della televisione Barbara Palombelli.Un legame stretto attraverso i media, un'amicizia istintiva che unisce la protagonista di una storia delittuosa alla sua narratrice.Insieme scriveranno un libro,  un best-seller.

Barbara le ha  tratteggiato anche i contorni della protagonista morta e dimenticata,  la cugina Sarah Scazzi,  di cui contribuisce a rallegrarne il ricordo,  definita "sfigurata e putrefatta", in una...

....lettera che nono aveva nulla di commovente e che suonaba come una parodia della disgrazia e della morte prematura, violenta, i toni erano macabri.

Si difenderà Sabrina Misseri, con le unghie e i denti, dalle accuse del padre e degli inquirenti e sarà molto difficile inchiodarla alle sue resposabilità, ove mai saranno dimostrate sia chiaro.Sabrina Misseri diventa una star della televisione e del giornalismo investigativo, una star mediatica che ha conquistato telegiornali e programmi televisivi.Una sfida a se stessa e al mondo, una sfida all'incubo del carcere.

Sabrina Misseri rimane in carcere, l'ordinanza del GIP parla chiaro: "decisivo contributo all'omicidio." Il padre Michele Misseri l'ha inchiodata,  è il suo accusatore principale, sebbene le contraddizioni riscontrate dalle sue stesse dichiarazioni hanno giocato un ruolo determinante.Parole spese in pubblico che confliggevano con le dichiarazioni rese agli inquirenti.

Abbiamo tutti compreso, che il delitto di Sarah Scazzi è forse il primo grande enigma omicidiario completamente consumatosi dentro la  televisione.Il suo interesse è proprio questo, i protagonisti sono gli attori di un immenso reality.La prima attrice oggi è Sabrina Misseri, ragazzona del sud con orecchino al naso e carattere dominante.E' lei che ha scippato il posto da protagonista all'esile cugina che forse ha contribuito ad uccidere e per 42 lunghi giorni ha tenuto banco in televisione, informandosi dei suoi "Numeri " dell'audience dei programmi dove era invitata a parlare.

Famosa, al centro dell'attenzione, protagonista del suo reality.Forse un giorno faranno un film su di lei, colpevole o innocente, quella di Sabrina Misseri è la storia di una diva della televisione.Intepreta il ruolo di se stessa, una giovane annoiata della vita di provincia, che sfonda i parametri del quotidiano e irrompe in quelli irregolari dell'eccesso e dell'enfasi mediatica.Cosa attenderci di meglio dalla vita? Sabrina come Amanda Knox, colpevole ma dichiaratasi sempre innocente, chi conoscerà mai la verità oltre quella processuale? Non ci sono immagini dell'omicidio, quindi nessuno è colpevole.Avete mai visto Amanda Knox nei panni dell'assassina? I giornali parlano di lei guardando quello che indossa, e' protagonista anche nel male della parossistica curiosità del pubblico senza identità.La realtà televisiva si accontenta di quello che appare, anche se dietro vi sono le mani orribili di un'assassina, almeno non in via definitiva.Perchè l'unica identità sociale nel mondo moderno è quella televisiva, uomini e donne che non siano famose non hanno alcuna identità riconoscibile e che senso avrebbe vivere?Amanda Knox dunque paradigma di una gioventù bruciata, che corre dietro alla celebrità televisiva, unica vera maschera che conta, tutto il resto è noia, anzi anonimato, peggio della povertà e del male.

Reality, talk show, interviste, giochi a Qui, tutto trasforma l'uomo in qualcosa che ha un barlume di speranza e di luce.UNa volta qualcuno la indicava come cultura di massa dove i valori dell'esistenza sono scomparsi.

Sabrina Misseri deve oggi affrontare il carcere e lo farà da protagonista, da innocente, studierà le mosse degli inquirenti e con il suo avvocato cercherà di venirne fuori, diventerà la protagonista del lungo processo, la sua vita sarà piena di occasioni di celebrità.Ironia della sorta esce di scena proprio la cugina Sarah Scazzi , quella di cui forse era gelosa, che le rubava la scena.

Sabrina cerca prorio la Barbara Palombelli, è la giornalista scrittrice di fumetti noir e macabri, che potrà esaltare le sue azioni, le sue scene, i suoi ricordi e le parole.Palombelli Misseri, come la scenaggiatura di un film horror, sanguinolente, dove dovranno prevalere le sensazioni alla effettiva cronologia e consistenza dei fatti.

(CORSERA.IT)

mercoledì 20 ottobre 2010

La crisi di mezza età inizia a 30 anni

La crisi di mezza età? Accelera il passo e anticipa i tempi. A sorpresa si fa largo già a 30 anni, causata da pressioni sul lavoro, ammesso che ce ne sia uno, e da relazioni che iniziano a 'scricchiolarè presto rivelandosi sempre meno longeve.

Un sondaggio targato 'Relatè e condotto in Inghilterra ha infatti rilevato come la fascia d'età più smarrita sia quella che va dai 35 ai 44 anni. Così, se un tempo la crisi di mezza età era considerata un infausto patrimonio dei 50enni, oggi i 30enni sembrano appropriarsene e farla loro.

A metterli in crisi, spiega il sondaggio, il desiderio di rapporti migliori in famiglia (22%) e più veri con gli amici (22%), un tradimento in amore (40%) o una relazione finita male con straschichi che hanno aperto la strada al mal di vivere (22%). Emerge, inoltre, la percezione di un tempo che viene vissuto non come si vorrebbe, mentre la giovinezza sembra scivolare via. Il 25%, infatti, vorrebbe avere più tempo da dedicare alla famiglia o agli amici (23%), e il 30% crede che ridurre l'orario in ufficio avrebbe effetti positivi sulle proprie relazioni familiari. Il 21% non nasconde di sentirsi solo.

Il lavoro appare come una delle noti più dolenti, con il 28% costretto addirittura a lasciarne uno a causa di cattivi rapporti con colleghi. La fotografia scattata dal sondaggio mostra 30enni che annaspano sempre più, alle prese con lavori che assorbono troppo tempo e rapporti sempre più malconci.

Tant'è che sono in molti ad ammettere di usare Facebook e altri social network per avere una possibilità in più per avere contatti con i propri figli. «Tradizionalmente - sottolinea Claire Tyler, chief executive di Relate - la crisi di mezza età si associa ai 50 anni o tutt'al più alla fine dei 40. Ma il Rapporto rileva che questo periodo di smarrimento sembra investire le persone molto prima di quanto ci si aspetterebbe.

Del resto - fa notare - è questa la fase in cui si hanno le più alte aspettative, e si cominciano a tirare le somme sulla propria carriera e vita familiare». Cary Cooper, un ricercatore dell'ateneo di Lancaster impegnato a studiare lo stress legato al mondo del lavoro, ammette che le cose sembrerebbero destinate a peggiorare ulteriormente, a causa della difficile congiuntura economica che stiamo vivendo. E invita a non sottovalutare le conseguenze di questa infelicità diffusa.

«I costi annuali dei problemi mentali legati al lavoro - avverte - sono stimati in 28 miliardi di sterline. È un problema enorme».

[Fonte leggo.it]

UOMINI PIÙ OBESI DELLE DONNE

La 'rivincità delle donne passa anche per la dieta. In un paese dove 1 persona su 3 è in sovrappeso e 1 su 10 è obesa, le donne sembrano aver preso consapevolezza del proprio fisico più dei coetanei maschi, che invece vivono un rapporto più difficile con l'ago della bilancia. A certificarlo è il rapporto redatto dall'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), secondo il quale negli ultimi 10 anni, in un'età compresa tra i 35 e i 74 anni, ovvero l'età ritenuta 'più pesantè, le donne obese sono rimaste 24 su 100, in sostanza non sono dimagrite ma neppure cresciute di peso, mentre gli uomini obesi sono passati dal 19% al 25%. Un sorpasso, quello maschile, dovuto in particolare al troppo stress da lavoro, al poco tempo libero e ai pranzi non sempre dietetici consumati fuori casa. 

«È un'Italia a macchia di leopardo quella che emerge da questo rapporto frutto di dieci anni di incontri, anche se adesso la buona notizia è che gli italiani stanno iniziando a prendere coscienza dell'importanza di una buona alimentazione», spiega Giuseppe Fatati, presente Adi, secondo il quale il dato femminile, «anche se sempre molto alto, quasi drammatico, ci dice che hanno recuperato il gap rispetto alla popolazione maschile grazie a una maggiore consapevolezza del proprio fisico e ad un impegno sempre più grande nel mondo del lavoro. Il che ha comportato anche una maggiore disponibilità finanziaria per tutti quegli accorgimenti che hanno a che fare con la linea, a cominciare dalla palestra». E per chi è continuamente 'in guerrà con la bilancia l'Adi questa mattina ha presentato «L'obesity day», che si svolgerà il 10 e l'11 ottobre. Una due giorni per sensibilizzare l'opinione pubblica grazie ad incontri con esperti che saranno a disposizione per consigli e informazioni gratuite. Per conoscere i centri dove si svolgeranno le iniziative si può consultare il sito internet www.obesityday.org.

MAGLIA NERA IN CAMPANIA Se da un lato migliora il rapporto della popolazione italiana con il cibo e il proprio corpo, a preoccupare sono ancora una volta le condizioni dei bambini, oramai arrivate a livelli di guardia. A dirlo è il rapporto redatto dall'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), e presentato questa mattina a Roma, secondo il quale fra i bambini dai 6 agli 11 anni 24 su 100 sono sovrappeso e 12 su 100 obesi. 


In sostanza un esercito di 138 mila piccoli in eccesso sulla bilancia, come se Milano e Trieste fossero popolate solo da bambini grassi. E se ci sono Regioni che migliorano, come la Basilicata, dove i bambini in sovrappeso sono il 6% fra i 7 e i 10 anni, la maglia nera, addirittura europea, spetta alla Campania, dove 18 bambini su 100 sono in sovrappeso e 21 obesi. Ma il dato sorprendente, spiega Giuseppe Fatati, presente Adi, è che «4 mamme su 10 non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo e solo il 23% delle donne con figli in sovrappeso e il 49% di quelle con figli obesi pensano che il proprio figli mangi troppo». 

[Fonte leggo.it]

RAGAZZI DAL CHIRURGO PER CORREGGERE I GENITALI

Non sono più solo le ragazze a essere condizionate dalle 'maggioratè della Tv e a voler andare per un ritocco dal chirurgo estetico. 

Adesso anche i ragazzi, a causa di leggende metropolitane e al materiale pornografico su internet, incorrono in un nuovo disturbo psicologico, la dismorfofobia, chiedono al chirurgo di 'correggerè i loro genitali. A dirlo sono gli urologi riuniti oggi a Milano per presentare il Convegno nazionale della Società italiana di urologia (Siu) che si aprirà domenica. 

La dismorfofobia, spiegano gli esperti, è vero e proprio disturbo psicologico che porta i giovani a credere i propri genitali inadeguati proprio perchè si confrontano con modelli 'oversizè. «Dieci anni fa questo problema non esisteva - spiega Vincenzo Mirone, segretario generale Siu - mentre adesso sono molti i ragazzi sui 18 anni che, per insicurezza e per una mancata educazione sessuale nelle scuole, richiedono al medico un intervento di chirurgia estetica ai genitali. 

Ma poichè questo va fatto solo nei casi di reale necessità, sono pochissimi i veri candidati: la maggior parte delle volte si tratta invece di un disturbo psicologico, una neo-patologia psicosociale data forse dal fatto che i ragazzi, a differenza delle ragazze che hanno mamma e ginecologo con cui confrontarsi, sono più soli e disinformati». 

Proprio per questo la Siu «sente fortemente la necessità di una corretta informazione sulle problematiche che affliggono la vita sessuale», tanto che per l'anno prossimo, prosegue Mirone, «è in cantiere un progetto di educazione sessuale nelle scuole medie inferiori, e la Siu sta pensando una campagna da proporre ai ministeri competenti». 

Infine, attenzione anche alla prevenzione: «con la scomparsa della visita di leva - concludono gli esperti - i giovani non vengono più controllati, e sono quindi in aumento le patologie a carico dei testicoli, come tumori e varicocele», prevenibili con semplice auto-palpazione. 

[Fonte leggo.it]