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domenica 31 ottobre 2010

Il pensiero della Arditi rappresenta la posizione di Avvocatura e Ordine avv di Roma?

Di Tiziana Arsenti*. Sentire, ancora oggi, affermazioni astruse, fuorvianti e affatto supportate da dati statistici oggettivi, come quelle espresse dall’Avv. Cristiana Arditi, Consigliere  dell’Ordine degli Avvocati di Roma durante la trasmissione radiofonica di Radio Radicale sul tema dell’affido condiviso,  ci rende consapevoli a malincuore che il Diritto di Famiglia ha fallito.

Ha fallito principalmente per il modo in cui continua ad essere propagandato ed applicato dal Sistema Giustizia ad opera di molti ostinati operatori del settore che, in assenza di qualsiasi parvenza di obiettività,  tentano di convincere la Società Civile che il Sistema Giustizia operi sempre al meglio per gli utenti e che, nel caso di specie, l’affido condiviso dei figli “…è poco realizzabile sul piano pratico in quanto il genitore-padre deve essere in grado di dimostrare la propria disponibilità pratica a prendersi cura dei figli al pari della madre”.

Non ravvediamo  un solo motivo logico per il quale soltanto un genitore (il padre) abbia l’onere di dimostrare la propria disponibilità ed idoneità ai compiti di cura quotidiana dei propri figli e non ci sia un contraltare per la madre, magari lavoratrice a tempo pieno. Si continuano a supportare tesi anacronistiche utilizzando il dogma per cui “la madre è sempre la madre”, la migliore persona al mondo a crescere meglio i propri figli in attesa della definizione della causa di separazione. Dogmi, pregiudizi, non verità scientifiche. Tutto questo  in barba ad un modello deontologico che, piuttosto, miri a stemperare il conflitto, quel conflitto che il Sistema stesso crea ed esaspera per poi derimere ope legis, penalizzando un genitore rispetto all’altro.

Contrariamente a quanto affermato dall’avv. Arditi, già nel 2008, a due anni dal varo della legge 54/2006, autorevoli rappresentanti della Magistratura e dell’Avvocatura avevano espressoopinioni fortemente criticheriguardo l’inapplicazione sostanziale della legge ed auspicavano interventi legislativi finalizzati alla concreta attuazione della legge. Oggi, a quattro anni e mezzo dalla sua entrata in vigore si continua a registrare, attraverso i dati forniti dall’Osservatorio Permanente sull’applicazione dell’affido condiviso, la disapplicazione della legge 54/2006 in termini sostanziali e non puramente nominali.

Riteniamo legittimo, pertanto, chiederci se l’intervento dell’avv. Arditi, nel perfetto stile della logica giuridica che crea giurisprudenza su concetti puramente propagandistici, rispecchi il suo personale intimo convincimento professionale o, di contro, esso rappresenti il “sentire comune” dell’Avvocatura e dell’Ordine Professionale di cui fa parte. 

Se così fosse, ovvero che l’ Avvocatura e la Magistratura condividono siffatti principi in base ai quali esiste ed esisterà sempre un “genitore prevalente” rispetto all’altro, la Società civile dovrà prendere atto, al di là del concetto discriminatorio racchiuso in questa definizione, che l’affrancamento femminile dal modello stereotipato ed anacronistico in ambito familiare è ancora ben lungi da venire. Non ci saranno mai pari opportunità tra madri e padri di buona volontà se questo Sistema, nella perseveranza di far credere di tutelare le donne, in realtà continua ad usarle, ghettizzandole nel loro ruolo arcaico di depositarie dell’accudimento esclusivo dei figli.

Questa non è giustizia, non è pari opportunità tra genitori, non è bi-genitorialità garantita ai minori.
Cogliamo l’occasione per ringraziare Tiberio Timperi per il suo intervento ed in particolare per le proposte interessanti che ha presentato e che, sicuramente, saranno oggetto di futuro approfondimento e condivisione di ADIANTUM.
 
* Presidente Turnario di ADIANTUM

[Fonte adiantum.it]

Marinella Colombo: per i tedeschi la madre italiana ha rapito i suoi figli

"I miei figli sono stati rapiti in Italia", Tobias Ritter guarda il lettore da una fotografia mentre si tiene stretti i suoi bambini. Sotto il pezzo inizia nel più tradizionale stile della Bild, il popolare quotidano tedesco specializzato in grandi affreschi sentimentali, "Davanti al tribunale dei minori di Milano si trova un padre disperato che implora:' Vostro Onore, voglio solo sapere dove si trovano i miei bambini e se stanno bene'. L'ex moglie risponde con un filo di voce Stanno bene".
Questo è il modo in cui la storia di Marinella Colombo, la donna arrestata e poi rilasciata per aver riportato in Italia i figli affidati all'ex marito in Germania, viene raccontata dalla stampa tedesca. Sì, perché mentre in Italia i quotidiani si concentrano soprattutto nel dramma di una madre che teme di non rivedere i suoi figli, al di là delle Alpi si racconta di un padre che non si vede riconosciuto un diritto stabilito dalla sentenza di un tribunale.
Certi toni da melodramma si trovano soltanto sulla Bild, ma anche gli altri quotidiani nel riportare semplicemente i fatti, sottolineano il fastidio di una vicenda in cui si rischia di privilegiare gli umori piuttosto che i diritti. La Abendzeitung, il giornale di Monaco di Baviera, la città in cui la coppia viveva prima di separarsi, ricostruisce la vicenda nelle sue tappe fondamentali senza esprimere giudizi o prendere parte. Un certo fastidio emerge però alla fine del pezzo, quando si osserva come la stampa italiana abbia preso le difese della madre spesso lanciando accuse anche pesanti e ingiustificate alle autorità tedesche.
Anche la Süddeutsche Zeitung, giornale nazionale ma pubblicato a Monaco, nel ricostruire la vicenda, sottolinea come i media italiani prendano le parti della madre ignorando che esiste una sentenza che dà ragione al padre. Nei commenti agli articoli i lettori si mostrano abbastanza equilibrati.
Alcuni lamentano che spesso, soprattutto in Italia secondo loro, nei casi di separazione si tende a privilegiare la madre a prescindere da altre considerazioni, ma la maggior parte si augura che entrambi i genitori facciano un passo indietro e trovino un accordo per il bene dei bambini.

Fonte: skytg24.it - David Saltuari

Anti femministe alla riscossa "Basta carriera, torniamo dai mariti"

La provocazione di una scrittrice americana: meglio stare a casa, così aiutiamo gli uomini a guadagnare di più. Fiona May: "Io lavoro anche con il pancione" 


Milano - Fuori moda. È la parola d’ordine: il vanto delle anti femministe, quelle che amano fare un tuffo nel passato, col salvagente. Che sono orgogliose di sbandierare l’amore per i figli, le manie casalinghe, la devozione al marito, il disinteresse per il lavoro. Anzi, un mestiere l’hanno pure trovato: stare a casa e aiutare il compagno a fare carriera. Un sacrificio, quindi, ma fino a un certo punto, perché il ritorno alla famiglia vecchio stile aiuterebbe le finanze di tutti. Megan Basham, americana, ne ha fatto una tesi e un libro, Beside every successful man: a woman’s guide to having it all, che, più o meno, è l’antico detto: dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna. Lei, Basham, si vede proprio così: la Lady Macbeth non sanguinaria dietro ai successi del marito, che ha aiutato a diventare un volto televisivo nel campo delle previsioni meteorologiche.
La carriera di Mr Basham sarà forse discutibile ma, intanto, Beside every successful man è diventato, appunto, un successo. Piace alle donne stufe degli slogan femministi, alle carrieriste pentite, alle aspiranti casalinghe. Perché, in fondo, stare fra le mura domestiche è ormai un lusso: chi può permettersi di vivere con un solo stipendio e pagare l’affitto, l’asilo, la scuola, la spesa, le vacanze e gli extra? Megan Basham ha le cifre: gli uomini le cui mogli non lavorano guadagnano il 31 per cento in media in più dei single; un valore che scende al 3,4 per cento se la donna lavora. Per non parlare di cura dei figli e stabilità della relazione: se lei se ne sta a casa, la probabilità che il matrimonio finisca in divorzio è molto inferiore. 

Jemima Lewis, opinionista del Guardian, ieri insinuava che la signora Basham sia molto più in carriera del marito. E che il suo look abbia poco da spartire con quello di una donna di casa quanto, piuttosto, con lo stile hollywoodiano di una casalinga disperata. Ma l’anti femminismo è ormai un fiume che raccoglie di tutto. C’è la corrente di sapore biblico che si è raccolta a Chicago lo scorso autunno, per la True Women Conference, il «convegno delle donne vere», sostenitrici della società patriarcale; c’è quella cinico-politica alla Ann Coulter, polemica di mestiere; quella sacrificale delle Taken in hand («prese per mano»), che teorizzano la sottomissione totale. C’è Laura Doyle, che si proclama femminista, ma ha scritto The surrendered wife, cioè la donna arrendevole, che consegna il controllo della vita domestica al marito per garantire l’armonia. Anche Doyle è bionda, elegante e scrittrice di successo. In nome dell’anti femminismo sono nate associazioni e riviste, sono state recuperate vecchie icone, ben ripulite e lucidate: signore cotonate, massaie perfette, donnine bon ton. Sono riapparsi manuali dell’altro secolo, come la Grande enciclopedia della donna. Quando era comparsa, a fascicoli, negli anni Sessanta era stata travolta dalla storia, piccola e grande, della rivoluzione femminile. Oggi è guardata con curiosità, condiscendenza ma, anche, un pizzico di nostalgia: perché nessuna sarà mai più così perfetta, nemmeno le principesse sono più quelle di una volta. 

Basham sostiene di non essere proprio anti femminista: lei è per la «scelta», perché non tutte debbano seguire lo stesso percorso. Ricorda la retromarcia di un’ex paladina dell’emancipazione, Rosie Boycott: «Per il nostro modo di pensare cucinare era per persone frivole e politicamente pericoloso. Ma ci sbagliavamo». Forse Basham vuole solo provocare, perché le donne non si sentano più obbligate a essere lavoratrici in carriera, mogli inappuntabili, madri premurose, casalinghe efficienti, figlie attente, amiche presenti e, dopo tutto ciò, colpevoli se non ci riescono, o perdono senno e sonno per riuscirci. Forse, a mali estremi, estremi rimedi. Che guadagni lui, lei lo aiuterà. Anche se così, in fondo, sarà sempre lei il capo, sotto sotto. 

[Fonte ilgiornale.it]

sabato 30 ottobre 2010

Si è sparata sotto interrogatorio

Sulla ex miss e tenente dell'Arma Racciatti erano stati aperti due fascicoli da Procura militare e civile. Accusata di furto da una collega. Il padre: episodio impossibile. Fare chiarezza.

 

Ci sarebbero due inchieste - della Procura civile e militare di Roma - dietro il suicidio del tenente dei carabinieri ed ex Miss Rocchetta Claudia Racciatti, 29 anni, di Vasto. La tragedia è avvenuta l'altro ieri mattina nella caserma allievi ufficiali «Carlo Alberto Dalla Chiesa»: la ragazza si è sparata un colpo al cuore con la pistola di ordinanza davanti a due colleghi che erano nel suo ufficio. I fascicoli sarebbero stati avviati dai magistrati pochi mesi fa ipotizzando il reato di furto.

Alla base i sospetti di una ufficiale collega di Claudia che l'avrebbe accusata della sparizione di alcuni oggetti. Non solo. Con l'avvio delle indagini erano partiti anche gli accertamenti. Uno di questi, la perquisizione dell'alloggio di Claudia Racciatti. E secondo indiscrezioni, durante i controlli i militari avrebbero trovato proprio gli oggetti mancanti alla collega che l'aveva denunciata. Una situazione che rischiava di offuscare la carriera da sempre luminosa della giovane: prima maresciallo dell'Arma, nel 2003 vincitrice del concorso per ufficiali, testimonial dei carabinieri sui manifesti per l'arruolamento, inserita nel calendario storico 2010, e con un passato da Miss Rocchetta a Miss Italia '99. Un macigno che ha fatto crollare nervi e speranze della bella tenente.

La mattina della tragedia, infatti, pare che i due carabinieri presenti nell'ufficio di Claudia fossero lì per l'inchiesta, per dirle che le cose si stavano mettendo male. «A noi sembra strano e impossibile quello che è successo - dice il padre di Claudia, Domenico, comandante della stazione della Forestale a Vasto - Spero che si riesca a fare chiarezza, ora so solo che avevo una figlia e adesso non c'è più». Per un assurdo disegno del destino, a Vasto è in servizio il tenente Emanuela Cervellera, comandante del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri. A Modena, per gli anni del corso ufficiali le due hanno diviso la stessa stanza.

[Fonte iltempo.it]

AMALFI AVVOCATESSA SENZA TITOLO DENUNCIATA DURANTE CAUSA IN TRIBUNALE

Durante una causa nel tribunale di Amalfi competente  della costiera amalfitana (il circondario del Tribunale comprende Positano, Praiano, Amalfi, Ravello, Atrani, Minori, Maiori e Cetara) una donna è stata denunciata perchè avrebbe esercitato la professione di avvocato senza titolo. Il fatto è avvenuto circa due settimane fa durante un'udienza civile che nel frattempo è stata interrotta dal Giudice per accertamenti. 

L'avvocatessa a quanto pare (ma la redazione di positanonews non ha avuto altri elementi) esercitava anche a Sorrento. Dunque non si sa se l'ordine interessato sia quello di Salerno, Torre Annunziata o Napoli. Essendo le notizie imprecise e precarie preferiamo non andar oltre queste sommarie informazie dovute in quanto sono state fatte varie segnalazioni al nostro giornale. 

[Fonte positanonews.it]

Stalking tra donne - Arrestata

Ennesimo caso di stalking nella nostra provincia, al quale hanno messo la parola fine i Carabinieri della stazione di Spilinga, guidati da Vincenzo Boerio. Questa volta, però, sono due donne le protagoniste del fatto di cronaca. L’altro ieri, nel primo pomeriggio, gli uomini dell’arma hanno messo agli arresti una donna del luogo, F.M., casalinga di anni 57, in ottemperanza all’ordine di custodia cautelare emesso dal G.i.p. del Tribunale di Vibo Valentia, perché ritenuta responsabile dei reati di stalking, violenza privata, minaccia grave, ingiuria e danneggiamento a seguito incendio ai danni di una donna di 39 anni di Drapia.

L’arrestata si trova ora agli arresti domiciliari per come disposto dall’Autorità Giudiziaria.

Sempre nel pomeriggio dell’altro ieri, verso le 16, a Nicotera, i Carabinieri di Spilinga hanno tratto in arresto un disoccupato del luogo, D.G., di anni 31,  il quale dovrà anche pagare una multa ed espiare una pena residua di 1 anno e 3 mesi di reclusione per i reati di detenzione e spaccio di stupefacenti commessi nei dintorni di Nicotera tra il 1999 e il 2003. L’uomo si trova ora nella casa circondariale Vibo Valentia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

30 ottobre 2010

[Fonte tropeaedintorni.it]

Spaccia con la figlia di due anni in auto: arrestata marocchina

La donna è stata arrestata mentre l’amica, in macchina con lei, è stata denunciata per concorso in spaccio di stupefacenti. La bambina e un altro figlio, minorenne, della donna affidati ai servizi sociali

Modena, 30 ottobre 2010 - Una donna marocchina è stata sorpresa dalla polizia del commissariato di Sassuolo mentre, insieme a una connazionale, spacciava droga in auto, all’interno della quale c’era anche la figlia di circa due anni.
Nel corso di alcuni appostamenti, gli agenti hanno notato che la vettura alternava alla marcia brevi soste e, nel corso di una di queste, hanno assistito a uno scambio di droga. Gli agenti hanno seguito l’auto fino all’abitazione dove risiede la madre della bambina, a Casalgrande, nel Reggiano. Qui la donna ha ammesso di avere spacciato e ha consegnato due dosi di cocaina.
All’interno della casa sono stati trovati 2 grammi di cocaina, banconote di vario taglio nascoste in vari punti dell’appartamento per circa 5.000 euro e tre cellulari.
In casa c’era anche un clandestino noto alle forze dell’ordine come spacciatore, a carico del quale è stato emesso un provvedimento perchè venisse trattenuto nel Cie di Modena.
La spacciatrice è stata arrestata e condotta in carcere mentre l’amica è stata denunciata per concorso in spaccio di stupefacenti. La bambina e un altro figlio della donna, anche lui minorenne, sono stati affidati ai servizi sociali del Comune.

[Fonte ilrestodelcarlino.it]

venerdì 29 ottobre 2010

Uccide il figlio perché la disturba mentre gioca su Facebook‎

Usa,gioca su Facebook:uccide figlio

Donna confessa: "Mi stava disturbando"

Una donna della Florida ha ammesso di avere ucciso il figlio neonato, scuotendolo troppo violentemente, perché il suo pianto disturbava la sua attività su Facebook. Alexandra Tobias ha spiegato di avere avuto uno scatto di rabbia perché il pianto continuo del neonato le impediva di giocare a FarmVille sul popolare social network. L'imputata rischia fino a 25 anni di carcere.
Uno scatto d'ira e poi la tragedia. Il pianto del piccolo le ha fatto perdere la testa proprio mentre era di fronte al computer. Senza pensare a quello che stava facendo, Alexandra Tobias ha afferrato il figlio neonato e l'ha scosso con forza, uccidendolo. Tutto per un gioco online, a cui non riusciva a giocare proprio perché il bimbo continuava a disturbarla con le sue grida.

La donna è stata arrestata dalle forze dell'ordine, allertate subito dopo la tragedia. Ora rischia grosso. Per l'omicidio del piccolo, infatti, Alexandra potrebbe rimanere 25 anni dietro le sbarre.

 [Fonte tgcom.mediaset.it]

Incendiò auto: arrestata donna nel vibonese

Sarebbe stata individuata la responsabile dell'incendio dell'auto di Maria Rombolà, codiuvatrice scolastica di 50 anni. Il rogo, oltre a causare la distruzione del mezzo, aveva messo in pericolo la vita del marito della vittima, che si era ustionato nel tentativo di spegnere le fiamme. I carabinieri di Spilinga, diretti dal maresciallo Vincenzo Boerio, hanno tratto in arresto ed accompagnato ai domiciliari, Maria Rosa Famà, 57 anni, casalinga, del luogo. La donna oltre a rispondere del reato d'incendio, dovra' rispondere anche di stalking ed ingiurie. Infatti , nel corso delle indagini che hanno portato all'arresto, i militari dell'Arma del piccolo centro viboneseavrebberio accertato come la Famà perseguitasse la vittima credendola la causa della separazione dall'ex marito. Tutta una serie d'indagini che hanno convinto il Pm Fabrizio Garofalo a chiedere la misura cautelare che e' stata accolta dal Gip Gabriella Ruppoli ed eseguita dai militari della Benemerita di Spilinga coordinati dal tenente Francesco Dipinto comandante della Compagnia di Tropea.

[Fonte cn24.tv]

Padre paga per vedere figlioletta, madre arrestata per estorsione

Accusata di estorsione: Cc la fermano mentre prende 500 euro

(ANSA) - ANCONA, 29 OTT - Doveva versare denaro su una carta di credito ricariabile per vedere la figlia di 2 anni e mezzo, nata da una breve relazione con una sudamericana.

Ma all'ennesima richiesta della donna che pretendeva soldi per pagarsi un biglietto aereo, un artigiano di 46 anni della provincia di Pesaro si e' rivolto ai carabinieri che hanno arrestato la madre mentre prendeva 500 euro nei pressi di un centro commerciale a Civitanova Marche. Ora lei e' accusata di estorsione: in un anno sarebbe riuscita a intascare oltre 25.000 euro.(ANSA).

domenica 24 ottobre 2010

Bimba maltrattata dalla mamma : «La figlia è mia e con lei mi comporto come ritengo opportuno»

Novara - Il giudice ha disposto la misura cautelare del divieto di avvicinamento della giovane mamma a tutti i luoghi frequentati dalla bimba, ed ora la donna dovrà intraprendere, evidentemente, anche un percorso di sostegno psicologico e, come spiegano dalla Questura: “assumersi le proprie responsabilità e comprendere che, se vuole continuare a restare accanto alla propria figlia, deve mutare radicalmente il proprio approccio con la piccola”. Questo l’epilogo di una vicenda che, la scorsa domenica pomeriggio, era culminata con l’arresto per maltrattamenti e lesioni della 23enne novarese, madre di una bimba di tre anni. «La figlia è mia e con lei mi comporto come ritengo opportuno» avrebbe detto agli agenti di Polizia. (...)

[Fonte  corrieredinovara.it]

Valentina Misseri ha incontrato padre in carcere

(ANSA) - BARI, 24 OTT - Il 22 ottobre l'incontro nel penitenziario di Taranto secondo quanto ha riferito Daniele Galoppa, dicendo di averlo appreso dalla donna.

L'avvocato e' intervenuto al programma di Raiuno L'arena.


Si tratta della prima volta che una delle due figlie dell'uomo - l'altra, Sabrina, è in carcere con l'accusa del concorso nell'omicidio di Sara Scazzi - incontra il padre dopo l'arresto

venerdì 22 ottobre 2010

I segreti di casa Misseri nel letto di Cosima di Claudio Risé

I rapporti in una famiglia si capiscono di notte: a dormire insieme erano qui madre e figlia. Michele era escluso da affetti tutti matriarcali. In questa cultura arcaica e postmoderna insieme, il maschio è solo complice e vittima

Taranto - Per capire cosa bolle nella pentola (quasi mai trasparente) degli affetti familiari c’è una regola base, che ogni buon terapeuta conosce: guardare cosa succede di notte, chi dorme con chi, e dove. In casa Misseri, nella famiglia dove Sara avrebbe voluto vivere, nel letto coniugale dormiva la madre, Cosima, con la figlia Sabrina. Il padre, Michele, dormiva su una sedia a sdraio, in giro per la casa. Questa disposizione nel sonno, non parla tanto della sessualità, ma certamente dell’Eros, della tensione affettiva. Che in quella casa correva forte tra le donne. Michele era il costruttore della casa, costruita con una vita di lavoro, prima da muratore e operaio negli anni da emigrato in Germania, poi da padroncino di qualche campo a Avetrana. Ma l’amore, la fiducia, l’affetto, scorrevano altrove. Correvano nel progetto della casa comune che avrebbe accolto Sabrina e Sara, le due cuginette sempre appiccicate, non appena la più piccola avesse compiuto 18 anni. Riposavano, le pulsioni affettive, nel lettone dove l’inquieta Sabrina si acquietava accanto alla sagoma della grande madre Cosima, silenziosa, che sapeva tirar dritto senza scomporsi.
Il letto racconta la qualità dell’Eros, del sentimento d’amore, che qui (come in moltissime famiglie della Penisola), è tutto interno al mondo femminile. Ci parla anche, il letto, della fiducia. Si dorme con chi ti ispira fiducia. Per questo, l’espropriazione dal proprio letto da parte dei bambini, che un esercito di mariti accetta quotidianamente come si trattasse di un evento non significativo, normale manifestazione di momentanee esigenze dei bambini, o della madre, è invece, in buona parte dei casi, ben più di un campanello di allarme di una crisi coniugale (e poi familiare), che rischia di scoppiare di lì a poco. Naturalmente poi la disposizione nei letti, la rete affettiva del «chi dorme con chi», illustra anche la geografia del potere nella famiglia. Una geografia che naturalmente ha il suo centro nei genitori, e nel loro letto, luogo reale e simbolico della generazione, dell’affetto e della fiducia. Ma in casa Misseri non era così. Lì, come in molte famiglie non solo del Sud Italia, il padre, rifornitore di denaro e lavoro, è il detentore di un potere il più delle volte di facciata, ma tutto ciò che conta sul piano affettivo e relazionale, gira intorno alla donna e alla madre. Nel bacino del Mediterraneo è così da tempo immemorabile, dai tempi delle prime narrazioni incise sulle tavolette di cotto, che raccontano le gesta della Dea Grande madre Ishtar, ai racconti di Brancati. Ma anche alle cronache di «nera» quotidiana, che raccontano di leggi violate e bocche cucite in nome di legami e alleanze di sangue. Mentre la legge viene, simbolicamente, dal padre. Certo che a volte viene fatta rispettare anche da Dee femminili, come Minerva Atena, fondatrice del Tribunale Ateniese: però è una vergine, uscita direttamente dalla testa del padre Giove, senza passare dai visceri, dagli affetti, dagli attaccamenti delle alleanze materne.
Insomma, lo spettacolo di fronte al quale si accalca un’opinione pubblica ipnotizzata dallo sguardo affascinante e orrendo della Medusa (altra Dea-Mostro-Madre mediterranea), di cui Sabrina ci sta forse offrendo un’interpretazione arcaica e insieme postmoderna, è quello rappresentato dalla forza dei legami familiari, centrati sui rapporti fra donne, che il sociologo canadese Banfield chiamò (ancora negli anni ’50 del ’900) il sistema del «familismo amorale», caratteristica centrale allora come oggi della società italiana (e delle sua economia, e non solo in senso negativo). I maschi, come Michele, o anche il «Mammasantissima» della famiglia mafiosa (che viene iniziato giurando su un’immagine di un’incolpevole Maria), sono complici e vittime, assieme alle stesse donne (Sara), di questo sistema di affettività e di potere intenso e spietato. Che ha resistito finora e, col caso Scazzi ed altri, si avvia a giocare un ruolo da protagonista anche nel sistema delle comunicazioni di massa, cavalcando internet e tv, come faceva la Dea Madre Ishtar coi suoi mostri primordiali. 

[Fonte ilgiornale.it]

 

Mimina, le sorelle e gli antichi rancori: «Solo da morta diranno bene di me»

Il personaggio La vita e i rapporti con la famiglia d'origine

Il presagio di Cosima: «Verranno a prendermi, mio marito è pazzo, non lo riconosco più»

AVETRANA (Taranto) - C'è questo rancore, tra loro sorelle Serrano. Dura da quarant'anni e passa. Faccende di quattrini più che di sentimenti: le cose importanti davvero in una terra depressa di ex pescatori che, come capitò al loro padre Antonio, non riuscendo a diventare contadini sono scivolati verso la povertà. Ma adesso il rancore sta diventando odio, per via di Sarah e di Sabrina, odio rappreso. «Non so come finirà...», sussurra Dora, la più giovane, davanti alla sua casa di San Pancrazio, a pochi chilometri da Avetrana.

L'ingresso dell'abitazione (Ansa)
L'ingresso dell'abitazione (Ansa)
Nella villetta di via Deledda
, Cosima, «Mimina», si tira su dalla poltrona arabescata del salotto come fanno a volte certi obesi: lasciando scivolare i fianchi fino al bordo del sedile e facendo forza sulle braccia. «Come mi sento? E come vuoi che mi senta, giornalista?». Non è così grassa, ma altri fardelli le gravano addosso. «Solo da morta diranno una parola buona su di me!», ripete da tempo. Il telefono squilla sempre. Tra mille insulti anonimi da tutta Italia, giorni fa chiamò dal Piemonte il papà di Erika De Nardo per darle solidarietà: adesso che la procura la sta tirando dentro, adesso che tutti pensano a lei come alla marescialla di questa casa e di questo orrore, pure certe solidarietà sembrano tanto lontane. C'è da andare dagli avvocati a Taranto, altro calvario nella ressa di telecamere. Emma, la sorella maggiore, la più decisa, la accompagna e prende a sberle un operatore della Rai davanti al cancello: «Noi non c'entriamo!», strilla. «E si figuri io», risponde quello, massaggiandosi la faccia. Sa e prevede molte cose Mimina, questa contadina che tiene segreti e palpiti sigillati nel cuore: sapeva, per esempio, che sarebbe stata risucchiata nei pasticci, «verranno a prendermi, mio marito è pazzo, non lo riconosco più». Se mamma Concetta era un sasso senza espressione, ostaggio delle telecamere nei primi 42 giorni del reality horror - finché non hanno ritrovato il cadavere di Sarah - Mimina pare una tartaruga dolente, il suo carapace è il villino della morte, la casa di via Deledda costata due decenni di fatica in Germania a lei e al marito Michele, lo zio Miche' passato per orco e ora, forse, assassino part-time.


È sempre stata ossessionata dai soldi, Mimina, da piccola ha patito la fame con le sorelle nella casa di famiglia di Avetrana, un basso in via Martiri d'Ungheria che sta proprio in mezzo all'ultimo tragitto fatto da Sarah il 26 agosto andando incontro alla morte. «Adesso dove li prendo i quattrini, io? Questa faccenda ci rovinerà, dovremo venderci la casa...», s'è sfogata con qualcuna di loro, sempre tenendo però a freno le emozioni dietro gli occhiali spessi da miope. È stata bella da ragazza: pareva Sarah, e questa somiglianza stava diventando quasi un capo d'accusa per Miche'. Ora è una donna che mostra più dei suoi 55 anni, coi capelli grigi e arruffati sotto il cerchietto, l'abito nero sempre addosso.

Forse è una donna che ha dovuto scegliere tra la figlia e il marito e alla fine li sta perdendo entrambi. Una che scaccia il fantasma di Sarah come scacciava Sarah da viva, con fastidio: «Che ci fai sempre qui da noi? Non ce l'hai una casa? Vattene». Ma in certe storie dannate non bastano gli esorcismi. Le sorelle Serrano (Concetta, Mimina, Emma e Dora) portano il lutto già da un anno, da quando è morta la loro mamma, la vecchia Oronza. Ora lo porteranno per Sarah ancora a lungo, e forse, se le accuse della procura sono fondate, questo lutto sarà l'unico legame ancora possibile tra la mamma della vittima e la mamma della sua carnefice. Essere sorelle non conta più. Non ha mai contato, del resto, perché Cosima e Concetta hanno avuto la stessa mamma e lo stesso padre solo per poco. Oronza era fredda e dura, capita quando hai troppi figli e pochi mezzi. Capitava che la femmina più piccola andasse in adozione. Comincia così la storia dei Serrano e degli Spagnolo, dei Misseri e degli Scazzi, l'amore ai tempi dell'indigenza. La fine di Sarah sta in quest'inizio.

«La miseria era tanta», racconta Dora: «Mio padre e sua sorella, zia Nena, fecero un accordo». Nena «la Pescatora» non poteva avere figli, ma si era presa un marito meno disperato di lei e dei suoi fratelli: Cosimino Spagnolo, che aveva una cava e faceva la guardia forestale, insomma era quasi un nababbo per loro. Vollero Concetta, rispettando il patto col padre le fecero prendere il diploma di terza media (che allora quaggiù faceva del diplomato un bizzarro intellettuale) ma non riuscirono mai a sentirla figlia. Concetta cresceva solitaria e cupa, le sorelle rimaste in via Martiri d'Ungheria assieme all'unico maschio, Giuseppe, sempre più povere e affamate.

«Io ero piccola, ma loro hanno faticato durissimo per sopravvivere». Questa è gente partita tutta per la Germania, tornata con due marchi tedeschi buoni per sentirsi padroncini d'un pezzo di terra. Ancora qualche settimana fa, quando a Sabrina ricordavano che la mamma di Sarah aveva patito l'allontanamento dalla famiglia naturale, lei s'inalberava, cambiava faccia: «Macché, è mia madre che ha sofferto! La fame!». «Io vedevo Concetta da mia zia Nena e non sapevo che fosse mia sorella», dice Dora. Concetta stava talmente male dai genitori adottivi che a diciott'anni se n'era tornata a morire di fame nella casa di Martiri d'Ungheria. Non l'avevano accolta bene. E lei aveva acchiappato il primo che passava, quel povero diavolo di Giacomo Scazzi, un manovale di San Pancrazio, e ci aveva fatto la fuitina. «Il matrimonio, poi, sembrò un funerale, nostro padre Antonio era umiliato», dice Dora. Con Giacomo se n'era andata a Milano, Concetta. Quaggiù i sentimenti non hanno parole per essere raccontati, la gente china la testa s'arrende a chi brandisce una penna. Dora era troppo piccola, Giuseppe da maschio era fuori da simili faccende, ma Concetta non ha mai trovato le parole per spiegarsi con Cosima e con Emma, nemmeno quando è tornata da Milano, con Sarah appresso, per curare Nena e Cosimino ormai alla fine. C'era in ballo l'eredità, s'è detto con livore: centomila euro, cifra inimmaginabile. Sabrina e Sarah se ne fregavano, erano l'una per l'altra: potevano spezzarla, la catena del rancore. Poi, il passato ha preso anche loro.

Goffredo Buccini

[Fonte corriere.it]

 

 

giovedì 21 ottobre 2010

Guerre dimenticate: le torture agli indigeni della Papua

Una strage che dura da 40 anni

Giacarta – Sono passati più di 40 anni da quando l’Olanda cedette buona parte delle proprie colonie orientali all’Indonesia, escludendo l’isola di Papua con l’intento di prepararla e avviarla verso una serena indipendenza politica ma con una pesante influenza europea. Papua è un’isola praticamente indigena, economicamente allo stato brado: il suo più grande difetto? La straordinaria ricchezza delle sue risorse naturali.

Papua è la parte occidentale della celebre isola che comprende anche la Nuova Guinea. Abitata da quasi due milioni di persone, è da quel lontano 1963 che è martoriata dalle violenze e dai soprusi dell’esercito indonesiano. Nonostante abbia rinunciato all’invasione militare l’Indonesia occupa letteralmente il Paese quando ne ha bisogno.

La costante e brutale violazione dei diritti umani degli autoctoni e degli indigeni è stata denunciata dall’associazione umanitaria Survival International. Il Corriere della Sera è stato il primo quotidiano italiano a ripercorrere la triste storia dell’isola e dei suoi abitanti.

“Quando le compagnie internazionali sbarcano a Papua – racconta un portavoce di Survival – l’esercito indonesiano le scorta per proteggere progetti di importanza vitale. La presenza dell’esercito è sempre accompagnata da violazioni dei diritti umani”.

Un Paese emergente come l’Indonesia, che cresce a ritmi di Pil vicini alle due cifre e con una popolazione che supera i 200milioni di abitanti, non guarda in faccia a nessuno, in nome del progresso economico che non può e non deve fermarsi.

Nessuno interviene e nessuno mai interverrà. Come ha ricordato Stefano Rodi, un diplomatico britannico negli anni ’70 liquidò la questione da vero gentleman: “Non posso immaginare che i governi di Stati Uniti, Australia, Giappone, Olanda, Cina o Urss possano mettere a rischio le loro relazioni con l’Indonesia per una questione che riguarda un numero relativamente piccolo di uomini, molto primitivi”.

Alessandro Gatta
 
[Fonte voceditalia.it]

Ha abbandonato sei cuccioli di cane. Denunciata

FORLI' - Ha abbandonato sei cuccioli di cane. La padrone, una forlivese, è stata denunciata dal Corpo della guardia zoofila ambientale con l'accusa di abbandono e maltrattamento di animali. Il primo articolo prevede anche l'arresto fino ad un anno o una maxi punta da 1000 a 10mila euro; mentre il secondo è punito con una detenzione che può andare dai tre mesi ad un anno o con una sanzione fino a 15mila euro. Ora i cagnolini insieme alla mamma si trovano al Canile.

La vicenda è stata ricostruita dal "Corriere Romagna" con un articolo a firma di Raffaella Tassinari. Tutto ha avuto inizio il 18 settembre scorso quando una passante ha trovato in strada due cagnolini in via Celletta dei Passeri. Dopo averli portati dal veterinario ha avvertito il Canile. Altri due cuccioli sono stati recuperati pochi giorni dopo in via Firenze. Il resto dei fratellini sono stati trovati ancora una volta in via Celletta dei Passeri. Subito sono partite le indagini della Guardia zoofila.

In poco tempo il personale della struttura di via Bassetta ha individuato la padrona dei cani. Messa alle strette ha confessato. La cucciolata, insieme alla madre, si trovano al Canile in attesa di trovare una casa. Per la donna si profilano le accuse di abbandono e maltrattamenti di animali.

[Fonte romagnaoggi.it]

Vuole tutta l'eredità, assolda un killer per uccidere la sorella: arrestata

La donna di Castel Goffredo ha contattato un disoccupato, che non si è rivelato però uno spietato assassino: ha infatti raccontato tutto alla vittima predestinata, una professionista, che ha fatto arrestare la sorella maggiore

CASTEL GOFFREDO. Ha tentato di assoldare un killer per ammazzare la sorella e incassare così tutta l'eredità lasciata dal padre. Ma non ha scelto l'uomo giusto: anziché un assassino spietato, l'uomo contattato per eliminare la concorrente alla divisione dei beni si è rivelato il buono della storia.

Il disoccupato anziché agire e incassare la somma pattuita, 30-40mila euro, è andato a raccontare tutto alla vittima predestinata - una professionista che abita nell'Alto Mantovano, 43 anni, sposata, con figli - la quale, sebbene scioccata dalla notizia, ha fatto arrestare la sorella andando a denunciarla ai carabinieri. Il fatto è venuto alla luce pochi giorni fa, l'11 ottobre.

Dopo la verifica delle accuse, i carabinieri hanno arrestato la mandante dell'omicidio, Giulia Morbini, 46 anni, di Castel Goffredo, da qualche tempo residente a Peschiera del Garda. La donna è finita in manette per estorsione continuata. Quando i carabinieri sono entrati in casa, dormiva tranquillamente. Poi, letto l'ordine di arresto della Procura, è scoppiata in un pianto a dirotto.

Il killer prescelto è un cinquantenne di Peschiera, padre di famiglia, al momento disoccupato. Non aveva alcuna intenzione di diventare un assassino, nonostante le ristrettezze economiche, e avverte la vittima designata. Con un certo imbarazzo le racconta di essere stato ingaggiato da sua sorella per ucciderla, con la promessa di ricevere in cambio trenta-quarantamila euro.

Confessa anche di non essere affatto un assassino e di non aver alcuna intenzione di far del male. «Però - la avverte - se non lo faccio io, potrebbe farlo qualcun'altro. E' meglio che lei corra ai ripari». Da tempo i rapporti tra le due sorelle erano a brandelli.


[Fonte gazzettadimantova.gelocal.it]

DONNA ARRESTATA PER MALTRATTAMENTI ALLA FIGLIA / A denunciare la 23enne gli stessi nonni della piccola

DONNA ARRESTATA PER MALTRATTAMENTI ALLA FIGLIA – Una mamma di 23 anni e’ stata arrestata da una ‘volante’ della Polizia per maltrattamenti nei confronti della figlia di 3 anni. L’intervento era stato richiesto dagli stessi nonni della piccola, rimasti choccati dalle botte rifilate dalla mamma alla piccola per una banale mancanza: ai poliziotti intervenuti era poi stato raccontato di ripetute ed abituali vessazioni da parte della giovane madre. Vista la gravita’ dei fatti e, in particolare, l’abitualita’ e la gratuita’ dei maltrattamenti alla bambina, gli agenti hanno arrestato la donna con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni. Il Gip ha convalidato l’arresto e scarcerato la mamma che tuttavia ha l’obbligo di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla bambina.


[Fonte ansa.it]

SABRINA MISSERI DAL CARCERE UN BEST-SELLER CON BARBARA PALOMBELLI.

Sabrina Misseri ha una sua speech-writer, ha ingaggiato una delle migliori sceneggiatrici di Cinecittà, anzi dei teatri della televisione Barbara Palombelli.Un legame stretto attraverso i media, un'amicizia istintiva che unisce la protagonista di una storia delittuosa alla sua narratrice.Insieme scriveranno un libro,  un best-seller.

Barbara le ha  tratteggiato anche i contorni della protagonista morta e dimenticata,  la cugina Sarah Scazzi,  di cui contribuisce a rallegrarne il ricordo,  definita "sfigurata e putrefatta", in una...

....lettera che nono aveva nulla di commovente e che suonaba come una parodia della disgrazia e della morte prematura, violenta, i toni erano macabri.

Si difenderà Sabrina Misseri, con le unghie e i denti, dalle accuse del padre e degli inquirenti e sarà molto difficile inchiodarla alle sue resposabilità, ove mai saranno dimostrate sia chiaro.Sabrina Misseri diventa una star della televisione e del giornalismo investigativo, una star mediatica che ha conquistato telegiornali e programmi televisivi.Una sfida a se stessa e al mondo, una sfida all'incubo del carcere.

Sabrina Misseri rimane in carcere, l'ordinanza del GIP parla chiaro: "decisivo contributo all'omicidio." Il padre Michele Misseri l'ha inchiodata,  è il suo accusatore principale, sebbene le contraddizioni riscontrate dalle sue stesse dichiarazioni hanno giocato un ruolo determinante.Parole spese in pubblico che confliggevano con le dichiarazioni rese agli inquirenti.

Abbiamo tutti compreso, che il delitto di Sarah Scazzi è forse il primo grande enigma omicidiario completamente consumatosi dentro la  televisione.Il suo interesse è proprio questo, i protagonisti sono gli attori di un immenso reality.La prima attrice oggi è Sabrina Misseri, ragazzona del sud con orecchino al naso e carattere dominante.E' lei che ha scippato il posto da protagonista all'esile cugina che forse ha contribuito ad uccidere e per 42 lunghi giorni ha tenuto banco in televisione, informandosi dei suoi "Numeri " dell'audience dei programmi dove era invitata a parlare.

Famosa, al centro dell'attenzione, protagonista del suo reality.Forse un giorno faranno un film su di lei, colpevole o innocente, quella di Sabrina Misseri è la storia di una diva della televisione.Intepreta il ruolo di se stessa, una giovane annoiata della vita di provincia, che sfonda i parametri del quotidiano e irrompe in quelli irregolari dell'eccesso e dell'enfasi mediatica.Cosa attenderci di meglio dalla vita? Sabrina come Amanda Knox, colpevole ma dichiaratasi sempre innocente, chi conoscerà mai la verità oltre quella processuale? Non ci sono immagini dell'omicidio, quindi nessuno è colpevole.Avete mai visto Amanda Knox nei panni dell'assassina? I giornali parlano di lei guardando quello che indossa, e' protagonista anche nel male della parossistica curiosità del pubblico senza identità.La realtà televisiva si accontenta di quello che appare, anche se dietro vi sono le mani orribili di un'assassina, almeno non in via definitiva.Perchè l'unica identità sociale nel mondo moderno è quella televisiva, uomini e donne che non siano famose non hanno alcuna identità riconoscibile e che senso avrebbe vivere?Amanda Knox dunque paradigma di una gioventù bruciata, che corre dietro alla celebrità televisiva, unica vera maschera che conta, tutto il resto è noia, anzi anonimato, peggio della povertà e del male.

Reality, talk show, interviste, giochi a Qui, tutto trasforma l'uomo in qualcosa che ha un barlume di speranza e di luce.UNa volta qualcuno la indicava come cultura di massa dove i valori dell'esistenza sono scomparsi.

Sabrina Misseri deve oggi affrontare il carcere e lo farà da protagonista, da innocente, studierà le mosse degli inquirenti e con il suo avvocato cercherà di venirne fuori, diventerà la protagonista del lungo processo, la sua vita sarà piena di occasioni di celebrità.Ironia della sorta esce di scena proprio la cugina Sarah Scazzi , quella di cui forse era gelosa, che le rubava la scena.

Sabrina cerca prorio la Barbara Palombelli, è la giornalista scrittrice di fumetti noir e macabri, che potrà esaltare le sue azioni, le sue scene, i suoi ricordi e le parole.Palombelli Misseri, come la scenaggiatura di un film horror, sanguinolente, dove dovranno prevalere le sensazioni alla effettiva cronologia e consistenza dei fatti.

(CORSERA.IT)

mercoledì 20 ottobre 2010

La crisi di mezza età inizia a 30 anni

La crisi di mezza età? Accelera il passo e anticipa i tempi. A sorpresa si fa largo già a 30 anni, causata da pressioni sul lavoro, ammesso che ce ne sia uno, e da relazioni che iniziano a 'scricchiolarè presto rivelandosi sempre meno longeve.

Un sondaggio targato 'Relatè e condotto in Inghilterra ha infatti rilevato come la fascia d'età più smarrita sia quella che va dai 35 ai 44 anni. Così, se un tempo la crisi di mezza età era considerata un infausto patrimonio dei 50enni, oggi i 30enni sembrano appropriarsene e farla loro.

A metterli in crisi, spiega il sondaggio, il desiderio di rapporti migliori in famiglia (22%) e più veri con gli amici (22%), un tradimento in amore (40%) o una relazione finita male con straschichi che hanno aperto la strada al mal di vivere (22%). Emerge, inoltre, la percezione di un tempo che viene vissuto non come si vorrebbe, mentre la giovinezza sembra scivolare via. Il 25%, infatti, vorrebbe avere più tempo da dedicare alla famiglia o agli amici (23%), e il 30% crede che ridurre l'orario in ufficio avrebbe effetti positivi sulle proprie relazioni familiari. Il 21% non nasconde di sentirsi solo.

Il lavoro appare come una delle noti più dolenti, con il 28% costretto addirittura a lasciarne uno a causa di cattivi rapporti con colleghi. La fotografia scattata dal sondaggio mostra 30enni che annaspano sempre più, alle prese con lavori che assorbono troppo tempo e rapporti sempre più malconci.

Tant'è che sono in molti ad ammettere di usare Facebook e altri social network per avere una possibilità in più per avere contatti con i propri figli. «Tradizionalmente - sottolinea Claire Tyler, chief executive di Relate - la crisi di mezza età si associa ai 50 anni o tutt'al più alla fine dei 40. Ma il Rapporto rileva che questo periodo di smarrimento sembra investire le persone molto prima di quanto ci si aspetterebbe.

Del resto - fa notare - è questa la fase in cui si hanno le più alte aspettative, e si cominciano a tirare le somme sulla propria carriera e vita familiare». Cary Cooper, un ricercatore dell'ateneo di Lancaster impegnato a studiare lo stress legato al mondo del lavoro, ammette che le cose sembrerebbero destinate a peggiorare ulteriormente, a causa della difficile congiuntura economica che stiamo vivendo. E invita a non sottovalutare le conseguenze di questa infelicità diffusa.

«I costi annuali dei problemi mentali legati al lavoro - avverte - sono stimati in 28 miliardi di sterline. È un problema enorme».

[Fonte leggo.it]

UOMINI PIÙ OBESI DELLE DONNE

La 'rivincità delle donne passa anche per la dieta. In un paese dove 1 persona su 3 è in sovrappeso e 1 su 10 è obesa, le donne sembrano aver preso consapevolezza del proprio fisico più dei coetanei maschi, che invece vivono un rapporto più difficile con l'ago della bilancia. A certificarlo è il rapporto redatto dall'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), secondo il quale negli ultimi 10 anni, in un'età compresa tra i 35 e i 74 anni, ovvero l'età ritenuta 'più pesantè, le donne obese sono rimaste 24 su 100, in sostanza non sono dimagrite ma neppure cresciute di peso, mentre gli uomini obesi sono passati dal 19% al 25%. Un sorpasso, quello maschile, dovuto in particolare al troppo stress da lavoro, al poco tempo libero e ai pranzi non sempre dietetici consumati fuori casa. 

«È un'Italia a macchia di leopardo quella che emerge da questo rapporto frutto di dieci anni di incontri, anche se adesso la buona notizia è che gli italiani stanno iniziando a prendere coscienza dell'importanza di una buona alimentazione», spiega Giuseppe Fatati, presente Adi, secondo il quale il dato femminile, «anche se sempre molto alto, quasi drammatico, ci dice che hanno recuperato il gap rispetto alla popolazione maschile grazie a una maggiore consapevolezza del proprio fisico e ad un impegno sempre più grande nel mondo del lavoro. Il che ha comportato anche una maggiore disponibilità finanziaria per tutti quegli accorgimenti che hanno a che fare con la linea, a cominciare dalla palestra». E per chi è continuamente 'in guerrà con la bilancia l'Adi questa mattina ha presentato «L'obesity day», che si svolgerà il 10 e l'11 ottobre. Una due giorni per sensibilizzare l'opinione pubblica grazie ad incontri con esperti che saranno a disposizione per consigli e informazioni gratuite. Per conoscere i centri dove si svolgeranno le iniziative si può consultare il sito internet www.obesityday.org.

MAGLIA NERA IN CAMPANIA Se da un lato migliora il rapporto della popolazione italiana con il cibo e il proprio corpo, a preoccupare sono ancora una volta le condizioni dei bambini, oramai arrivate a livelli di guardia. A dirlo è il rapporto redatto dall'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), e presentato questa mattina a Roma, secondo il quale fra i bambini dai 6 agli 11 anni 24 su 100 sono sovrappeso e 12 su 100 obesi. 


In sostanza un esercito di 138 mila piccoli in eccesso sulla bilancia, come se Milano e Trieste fossero popolate solo da bambini grassi. E se ci sono Regioni che migliorano, come la Basilicata, dove i bambini in sovrappeso sono il 6% fra i 7 e i 10 anni, la maglia nera, addirittura europea, spetta alla Campania, dove 18 bambini su 100 sono in sovrappeso e 21 obesi. Ma il dato sorprendente, spiega Giuseppe Fatati, presente Adi, è che «4 mamme su 10 non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo e solo il 23% delle donne con figli in sovrappeso e il 49% di quelle con figli obesi pensano che il proprio figli mangi troppo». 

[Fonte leggo.it]

RAGAZZI DAL CHIRURGO PER CORREGGERE I GENITALI

Non sono più solo le ragazze a essere condizionate dalle 'maggioratè della Tv e a voler andare per un ritocco dal chirurgo estetico. 

Adesso anche i ragazzi, a causa di leggende metropolitane e al materiale pornografico su internet, incorrono in un nuovo disturbo psicologico, la dismorfofobia, chiedono al chirurgo di 'correggerè i loro genitali. A dirlo sono gli urologi riuniti oggi a Milano per presentare il Convegno nazionale della Società italiana di urologia (Siu) che si aprirà domenica. 

La dismorfofobia, spiegano gli esperti, è vero e proprio disturbo psicologico che porta i giovani a credere i propri genitali inadeguati proprio perchè si confrontano con modelli 'oversizè. «Dieci anni fa questo problema non esisteva - spiega Vincenzo Mirone, segretario generale Siu - mentre adesso sono molti i ragazzi sui 18 anni che, per insicurezza e per una mancata educazione sessuale nelle scuole, richiedono al medico un intervento di chirurgia estetica ai genitali. 

Ma poichè questo va fatto solo nei casi di reale necessità, sono pochissimi i veri candidati: la maggior parte delle volte si tratta invece di un disturbo psicologico, una neo-patologia psicosociale data forse dal fatto che i ragazzi, a differenza delle ragazze che hanno mamma e ginecologo con cui confrontarsi, sono più soli e disinformati». 

Proprio per questo la Siu «sente fortemente la necessità di una corretta informazione sulle problematiche che affliggono la vita sessuale», tanto che per l'anno prossimo, prosegue Mirone, «è in cantiere un progetto di educazione sessuale nelle scuole medie inferiori, e la Siu sta pensando una campagna da proporre ai ministeri competenti». 

Infine, attenzione anche alla prevenzione: «con la scomparsa della visita di leva - concludono gli esperti - i giovani non vengono più controllati, e sono quindi in aumento le patologie a carico dei testicoli, come tumori e varicocele», prevenibili con semplice auto-palpazione. 

[Fonte leggo.it]

PAPÀ IN CONGEDO 15 GIORNI: ARRIVA IL SÌ DELL'EUROPA

Le mamme di tutta Europa dovranno avere diritto a 20 settimane di congedo retribuito al 100%. E i papà potranno stare con il loro neonato per almeno due settimane, anch'essi a pieno stipendio. È il risultato del voto sugli emendamenti alla proposta di direttiva sui congedi parentali della Commissione europea. In Italia i cinque mesi di congedo per le madri sono già garantiti per legge, ma non in tutti i casi la paga è al 100%. Il nostro Paese è all'avanguardia in Europa. L'emendamento che innalza la soglia minima di permesso per le mamme è passato per appena sette voti: 327 sì, 320 no e 30 astenuti. Sarà invece una novità per i padri italiani quella di poter usufruire di due settimane pagate di permesso di paternità. L'intero testo della cosiddetta relazione Estrela è stato approvato con 390 voti a favore, 192 contrari e 59 astenuti. 

[Fonte leggo.it]

LA MAESTRA È TROPPO SEXY: BUFERA A MILANO

Ex Miss Abruzzo, ex concorrente di Miss Italia, ma soprattutto maestra con un curriculum di tutto rispetto. Ma la laurea triennale allo Iulm e la specializzazione non bastano ad Ileana Tacconelli per far dimenticare di essere una donna sexy.

L'insegnante del collegio San Carlo di Milano è stata travolta da una bufera dopo che una mamma ha ritirato la figlia dai corsi a causa di alcuni precedenti 'hot' della 28enne. Ileana nel 2001 Ilena ha girato però alcuni spot pubblicitari e brevi video con il comico satirico Maccio Capatonda, trasmesse durante 'Mai dire gol'.

Le immagini dell'insegnante in bikini e in tenuta non monacale hanno fatto scoppiare la polemica. L'istituto la difende:  "Ileana ha superato tutte le nostre più severe selezioni, ha affiancato alcune maestre prima della conclusione del passato anno scolasticoper conoscere ed entrare in sintonia con i nostri metodi didattici ed è stata seguita da un tutor che ha supervisionato il suo lavoro - spiega Giornale" il preside Osvaldo Songini -. Per noi è un'ottima insegnante con tutti i requisiti che noi esigiamo". E aggiunge: "Sapevamo dei suoi trascorsi perché anche lei non ne ha mai fatto mistero.

Ma non siamo degli ottusi paolotti che arrivanoa prendere provvedimenti punitivi sulla base di qualche pettegolezzo. Anche se rispettiamo la scelta dei genitori dei bambini, che sono i primi artefici dell'educazione dei loro figli". La madre 'offesa' dichiara: "Mi sono sentita tradita, persino sulle due presunte lauree di Ileana mi hanno mentito. Ha solo una triennale conseguita allo Iulm e poi ha fatto un corso di specializzazione. Un istituto come il San Carlo non può permettersi di trattare così dei genitori che volevano chiarezza e correttezza".

E Ileana, con la coscienza pulita, si fa scivolare addosso le critiche: "Io resto al mio posto, non ho mai fatto niente di cui vergognarmi e poi al San Carlo mi trovo benissimo" dice. La sexy maestra restà lì, per la gioia dei suoi alunni.


[Fonte leggo.it]

Donna accusa la madre: «Non posso vedere mia figlia di 6 anni»

IL CASO. La mamma denuncia la genitrice, infermiera in pensione. Il tribunale dei minori deve pronunciarsi su chi affidare la bimba. «In 3 mesi l'ho visto poco e non posso portarla a casa»

Vicenza. Accusa la madre di non farle vedere la figlioletta. Soprattutto di non consentirle di portarla a casa dove abita col nuovo compagno. Indesiderato. La nonna che sta a Grancona tiene in casa la nipotina perché non giudica colui che nel frattempo è diventato suo genero. Di figli contesi dai genitori separati, purtroppo, sono piene le cronache. A farne le spese sono i minori perché sono utilizzati spesso come arma di ricatto, alimentando quella sindrome che gli psicologi chiamano "alienazione genitoriale". Gli esperti dicono che tra le ripercussioni c'è la denigrazione agli occhi dei minori attuata da un genitore verso l'altro con la conseguenza che il figlio, proprio per la sua immaturità, a forza di sentirne di tutti i colori sull'altro arriva a mancargli di rispetto perché non lo "riconosce" più. Ma che una figlia denunci la madre per sottrazione di minore perché tiene in casa la bimba, è una clamorosa variante a un canovaccio giudiziario con il quale le procure e i tribunali dei minori si confrontano quasi ogni giorno.

«Da alcuni mesi mia madre non mi consente di portare a casa la bambina - spiega la donna di 28 anni che abita a Mossano - perché si è alleata con il mio ex compagno, che è il padre naturale, contro colui che nel frattempo è diventato mio marito. Questi è un carabiniere, dunque una persona seria e per bene, ma agli occhi di mia madre questo non basta, perché si è schierata col mio ex ostacolando le mie visite. È una situazione assurda».

La versione della madre di 59 anni, denunciata a piede libero assieme al "genero" D.D., di 37 anni, di Villaga, è agli antipodi e rivolta la frittata affettiva contro la figlia che a suo dire si è comportata in maniera scorretta.
La dolorosa vicenda vede da un lato un'inchiesta aperta dal pm Claudia Dal Martello alla quale si è rivolta la madre della bimba, M.L., e dall'altro il tribunale dei minori che tra qualche settimana si pronuncerà sul ricorso presentato dall'avv. Daniele Accebbi per conto della madre che chiede l'affidamento della figlia di 6 anni.
Sul fronte avverso l'avv. Paola Ciarocchi per conto del padre D.D. sollecita i giudici a mantenere l'affidamento al genitore - finora non c'è stato alcun pronunciamento giudiziale - perché fin qui si è dimostrato più responsabile.

La convivenza di fatto tra i genitori della bimba, alunna di prima elementare, si è interrotta nel febbraio 2009. A quel punto madre e figlia si sono trasferite a casa di C.S., rispettivamente madre e nonna, e il padre ha concordato di versarle 300 euro mensili per il mantenimento. Fino a marzo l'equilibrio è stato mantenuto, anche se nel frattempo M.L. aveva allacciato una nuova relazione con il militare dell'Arma in servizio a Montecchio Maggiore.

Il quadro famigliare è radicalmente cambiato in primavera quando i rapporti tra i due uomini si sono guastati. Attorno a Pasqua anche quelli tra "suocera" e carabiniere hanno preso una brutta china dopo uno scherzo del militare che non è stato gradito dalla donna.

Da quel momento le cortesie tra i vari attori della complessa vicenda si sono sprecate. Per due volte la figlia ha denunciato la madre perché non gli consegnava più la figlia e il pm Dal Martello ha incaricato i carabinieri della procura di approfondire le responsabilità. Non è facile, però.

A luglio la madre della bimba si è sposata ed è andata in viaggio di nozze. La minore è rimasta con la nonna. «Quando le fa comodo me la lascia tranquillamente», si è sfogata la nonna, infermiera in pensione. Da agosto i canali della comunicazione si sono rarefatti. «Ho visto mia figlia per poche ore - spiega M.L. - e non me la lascia portare a casa perché c'è mio marito, che pur essendo un'ottima persona è giudicata non idonea perché è descritta come violenta. In realtà il suo stato di servizio è ineccepibile ed è soltanto una ripicca».

All'inizio di novembre il tribunale dei minori, nel frattempo i servizi sociali dell'Ulss 5 si sono mossi con una prima relazione, descrivendo un "vissuto di confusione e precarietà della bimba" - non potrebbe essere diversamente - deciderà per l'affido. La triste battaglia giudiziaria intanto continua a suon di carte bollate.
Ivano Tolettini
[Fonte http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/193367_accusa_la_madre_non_posso_vedere_mia_figlia_di_6_anni/ ]

Molestie al prete. Donna denunciata per stalking.

Nei guai un 42enne accusata di aver importunato per mesi il religioso di 87 anni. A suo carico verte già un processo per truffa nei confronti di un altro prelato

IMOLA - (lor.gal) Una telefonata dopo l’altra, sempre allo stesso numero, quello della parrocchia. E così via, per diversi mesi. Ad avere sporto denuncia contro ignoti era stato un parroco oggi 87enne, ex economo della Diocesi. Dal lavoro della Procura di Bologna (pm Lazzarini) si è risaliti al “disturbatore”: si tratterebbe di una 42enne di Mordano, che dovrà quindi rispondere di molestie telefoniche (l’udienza è fissata il 12 dicembre).

E’ questo solo il filone di un caso molto più ampio che riguarda la donna, già condannata nel 2008 per aver truffato insieme alla madre circa 300mila euro a un altro prete. La stessa 42enne, infatti, è tuttora sotto processo per estorsione proprio nei confronti dell’anziano sacerdote. Nel mirino della Procura sono finiti quei 150mila euro complessivi che il prete aveva consegnato alla signora, la quale aveva affermato di trovarsi in forti difficoltà economiche. La prossima udienza è fissata per domani pomeriggio.

[Fonte romagnanoi.it]

«Dormivo su una sdraio, mi alzavo di notte per lavare i piatti che loro avevano usato. Io mangiavo con le mani»

L'ultima versione dello zio di Sarah Scazzi

Michele Misseri: "Usato dalle mie donne"

La famiglia Misseri secondo il capofamiglia: «Dormivo su una sdraio, mi alzavo di notte per lavare i piatti che loro avevano usato. Io mangiavo con le mani»

MILANO - Michele Misseri tra le mura domestiche «non contava nulla», anzi veniva utilizzato dai familiari tanto che il suo ruolo era assolutamente marginale: a dirlo è lo stesso contadino di Avetrana, reo confesso dell'omicidio di Sara Scazzi.

MINORANZA - Misseri lo ha raccontato al suo legale e lo ha detto anche nel corso degli interrogatori ai quali è stato sottoposto a partire dal 6 ottobre. «Dormivo su una sdraio, mi alzavo presto di notte per lavare i piatti che loro avevano usato, io mangiavo con le mani»: questo ha detto anche Michele Misseri per far intendere agli inquirenti lo scenario familiare nel quale viveva. Dunque, il mostro, lo zio orco che ha strangolato Sara, sarebbe la stessa persona che veniva quotidianamente messa in un angolo dai suoi stessi congiunti, madre e figlia? Per l'avvocato Daniele Galoppa, suo difensore, era una situazione che Misseri «accettava» più che subirla. Anzi, «accettava qualsiasi cosa». Misseri che, a detta ancora del suo legale, avrebbe sempre avuto «un trascinamento» per la figlia Sabrina, la cui personalità «ha sempre prevalso» su di lui.

UN GINECEO DECISO - È uno scenario familiare singolare quello che si ritrovano a costruire gli inquirenti sulla base delle dichiarazioni di Misseri. Fra le donne della famiglia - mamma Cosima, le figlie Sabrina e Valentina, anche se quest'ultima vive e lavora a Roma con il marito - ci sarebbe un legame molto forte, fanno intendere gli inquirenti, e questo avrebbe portato quasi a mettere in minoranza il capofamiglia sulle scelte gestionali di casa. Donne unite anche da un carattere comune molto deciso.

IL CARATTERE DI SABRINA - La stessa Sabrina lo starebbe dimostrando in questi giorni di detenzione nel carcere di Taranto. Da venerdì è tenuta in stretta vigilanza in cella, da sola, 24 ore su 24 , sotto controllo di psicologi. A quanto si è appreso, legge vecchie riviste femminili, ma ogni tanto darebbe sfogo al suo desiderio di libertà affacciandosi al finestrino e gridando attraverso le sbarre «Sono innocente, aiutatemi». Una Sabrina molto diversa da quella descritta dai suoi amici, che la ricordano come una persona «allegra, solare, caciaronà, autoironica e persino imbranata. E allora:

GLI ULTIMI INTERROGATIVI - Cosima, Sabrina e Valentina decidevano davvero tutto in casa, sovrastando e annullando le volontà di Michele Misseri, o lo zio omicida ha parlato di una famiglia che in realtà non esiste?

(Fonte Ansa).

[http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_19/famiglia-misseri-secondo-michele_ebb3bbf0-dbbf-11df-a6e9-00144f02aabc.shtml]

Ucciso per la bimba contesa «A giudizio la moglie polacca» - Angelo Ogliari

Cremona Ogliari, processo anche per il nuovo compagno della donna




CREMA - È a una svolta l' inchiesta sul delitto Ogliari.
Dopo quasi tre anni di indagini il procuratore Daniela Borgonovo ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per la moglie separata di Ogliari, la ex ballerina Jolanta Lewandowska, polacca di 43 anni e del suo nuovo compagno, il tassista cinquantenne di origine uruguaiana Edgard Fagraldines.

I due sono gli unici indagati per il delitto. Edgard e Jolanta in tutti questi anni, non sono mai stati sottoposti ad alcuna misura cautelare. La magistratura inquirente ha ipotizzato per loro il reato di «concorso in omicidio volontario». Il possibile movente era quello di impedire che la figlia della coppia, Diana, fosse riconsegnata al padre come stabilito da due sentenze. Angelo Ogliari, morì massacrato a calci e pugni nella sua abitazione di Cremosano, la notte del 30 ottobre 2007. Angelo e Jolanta si erano conosciuti nel 2000 in un night. Lui, commerciante di auto, se ne innamorò follemente. La sposò e dalla loro relazione era nata una bella bambina, Diana.

Una storia quella tra il cremasco e la polacca, travagliatissima, tanto che finì inesorabilmente in una separazione. E subito iniziò la contesa per l' affidamento di Diana, che la madre aveva portato in Polonia. Ma che una sentenza definitiva aveva invece affidata al padre. Ogliari pur di vedere la bimba aveva fatto anche un viaggio in Polonia. Ma madre e figlia erano sparite. Iniziò così una serie di esposti e denunce. Ogliari non rivide più la sua bimba. Venne trovato massacrato. Almeno due persone l' avrebbero atteso nel giardino della sua villetta. Appena varcò il cancello, l' uomo venne aggredito e finito con delle sprangate. Il legale dei due indagati l' avvocato Martino Boschiroli, ha ribadito da sempre che non vi sono prove del coinvolgimento dei suoi assistiti.

Galli Silvia

[Fonte http://archiviostorico.corriere.it/2010/agosto/28/Ucciso_per_bimba_contesa_giudizio_co_7_100828025.shtml]

sabato 16 ottobre 2010

CARFAGNA "LEGGE SU VIOLENZA DA SOLA NON BASTA, SERVE FAMIGLIA E SCUOLA"

MILANO (ITALPRESS) – Che cosa lega una donna presa a pugni alla metro di Roma, un taxista ridotto in fin di vita a Milano, uno stadio, a Genova, che diventa teatro di lancio di razzi, fumogeni, contestazioni violente? Al termine di una settimana di violenze da dimenticare, il ministro per le Pari Opportunita’ Mara Carfagna lo spiega ai lettori di “Gente”, il settimanale Hachette-Rusconi diretto da Monica Mosca in edicola da lunedi’. “La legge da sola non puo’ bastare, la lotta contro ogni forma di violenza, la battaglia per la legalita’ e il rispetto, non puo’ che essere condotta sul piano dell’educazione”. Per questo la Carfagna, insieme con il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha lanciato la “Settimana contro la violenza”. “Siamo entrati nelle scuole, aprendo le aule a lezioni di tolleranza e rispetto”, dice il ministro Carfagna. Si tratta di lezioni che continueranno per tutto l’anno scolastico, “realizzate da insegnanti d’eccezione come gli uomini delle Forze dell’ordine e gli esperti di associazioni come Acli, Agedo, Arcigay, Enar, Fish, Telefono Azzurro e Telefono Rosa”. Ad aderire molti istituti, in particolare quelli situati in territori che sono stati teatro di episodi di discriminazione: “Da Abbiategrasso, per dire, dove un ragazzino e’ stato picchiato per il colore della sua pelle, a Sora, dove una coppia gay e’ stata aggredita, o nel pieno centro di Milano, dove un docente ha evocato il ritorno alla Rupe Tarpea per gli alunni disabili”.
(ITALPRESS).

TRIESTE: CHIUSO CENTRO MASSAGGI A LUCI ROSSE, DENUNCIATA CINESE

(AGI) - Trieste, 16 ott. - La Squadra Mobile di Trieste, nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste, ha proceduto al sequestro preventivo di un centro massaggi situato nel nel capoluogo giuliano, dove giovani ragazze cinesi fornivano prestazioni sessuali a pagamento. L'operazione - come ha confermato il vicedirigente della Squadra Mobile Leonardo Boido - e' avvenuta a seguito di numerose segnalazioni dei residenti infastiditi dal continuo andirivieni dalle dieci di mattina fino a tarda sera. Sono stati fermati numerosi clienti di tutti i ceti sociali che hanno confermato di aver ricevuto prestazioni sessuali a pagamento e di aver contattato telefonicamente il gestore del centro per accordarsi sulla tariffa. La titolare - una donna cinese di 35 anni - e' stata indagata per il reato di favoreggiamento della prostituzione e sono in corso i controlli delegati dal P.M. Federico Frezza nell'abitazione triestina delle giovani massaggiatrici. Tre di queste saranno probabilmente espulse dall'Italia in quanto trovate con permessi di soggiorno non rinnovati. Nei confronti dell'indagata scatteranno altri accertamenti sull'impiego di manodopera illegale e sulla gestione 'in nero' della attivita' che ha fruttato alla donna circa mille euro al giorno. (AGI) Cli/Ts

Venezuelano violentò un disabile: condannato a 9 anni

Dal 2007 al 2009 aveva abusato di un down di 40 anni ospite di una cooperativa, lui, un imbianchino venezuelano di 59 anni è stato condannato a nove anni di reclusione.

Lissone, 16 ottobre 2010 - Era stato assegnato a una cooperativa di Lissone a lavorare come giardiniere per un percorso di recupero dopo avere scontato la condanna a 8 anni di reclusione per avere abusato di 10 donne e lì ha violentato per un anno e mezzo un quarantenne affetto dalla sindrome di down e con un ritardo mentale che lo rende simile a un bambino di 5 anni, che era ospite del centro diurno di riabilitazione.   

Un imbianchino venezuelano di 59 anni, P.M.A.C., che risulta residente a Lissone ma è di fatto latitante, sposato e padre di un figlio, è stato condannato ieri dal Tribunale di Monza a 9 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti del quarantenne. Nel ‘97 l’imbianchino era stato condannato a 8 anni di carcere per 2 violenze sessuali e 8 «atti di libidine» contro ragazze o signore di zona Vittoria-Monforte o San Siro a Milano. L’uomo era stato arrestato la sera del 4 ottobre ‘95 dopo una tentata rapina vicino a piazza Cinque Giornate. Le urla di una quarantenne, assalita sotto casa con un coltello, avevano richiamato un vicino, che faceva il vigile e che aveva arrestato l’aggressore. Quindi la foto di quell’uomo alto un metro e 80, carnagione scura, capelli lunghi con il codino, spesso coperti da un berretto da baseball, aveva fatto il giro dei commissariati di Milano, dove si era scoperto che quel volto corrispondeva all’identikit del sospettato per una decina di stupri con la stessa tecnica: una donna sola pedinata (anche in auto) fino al portone di casa e poi rapinata e violentata, in genere mentre prende l’ascensore.

Dopo avere scontato la condanna il venezuelano era stato assegnato a una comunità di recupero per un percorso rieducativo e messo a lavorare come giardiniere in una cooperativa di Lissone che si trovava nella stessa sede. è lì che nel 2007 P.M.A.C. aveva conosciuto il quarantenne disabile, che era ospite del centro diurno di riabilitazione della comunità. Le violenze e gli abusi sessuali sarebbero iniziati nell’estate del 2007 fino al marzo del 2009 quando gli educatori del centro si erano accorti di alcuni atteggiamenti «particolari» del quarantenne e lo avevano interrogato, scoprendo che il giardiniere venezuelano, con la promessa che lo avrebbe portato a donne, lo violentava negli spogliatoi del centro oppure nella sua abitazione lissonese.

Circostanze che il quarantenne aveva confermato anche nell’audizione protetta davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, che aveva firmato nel 2009 un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il violentatore. Il venezuelano, che sembra abbia sempre sostenuto di avere talvolta questi istinti irrefrenabili perchè a sua volta da ragazzino vittima di abusi sessuali, nel frattempo aveva però lasciato la sua casa e il suo lavoro di giardiniere e si è dato alla latitanza, che persiste tuttora, tanto che ieri è stato condannato in contumacia con un difensore di ufficio.

Stefania Totaro

[Fonte ilgiorno.it]

Madre di Sarah: Sabrina, una seconda Franzoni

La signora Concetta ha dichiarato:

  • SABRINA SECONDA FRANZONI, NEGHERA’ SEMPRE

L’ho avuta accanto tutti questi giorni. Ha ripetuto le stesse cose come leggendo un copione. Sarà la seconda Franzoni perché negherà sempre“. Lo ha detto la mamma di Sarah Scazzi, Concetta, al giornalista di Chi l’ha visto, Maurizio Amici, che ha aggiunto che “la donna é sconvolta, oggi è veramente provata“.
Mentre tra i giornalisti corre voce che per Sabrina Misseri apprendere che sia stata arrestata è sconvolgente, la madre di Sarah ha sempre manifestato incredulità e sgomento per aver appreso che l’omicida è proprio zio Michele, un insospettabile, un cognato che non aveva mai dato segni di squilibrio. Ma pare che già avesse manifestato qualche perplessità circa l’eventualità che l’uomo avesse commesso il tutto da solo.

La signora Concetta, testimone di Geova, crede che Sarah “risorgerà“, confidando nella giustizia divina più che in quella umana. Il giornalista di Chi l’ha Visto, l’unico che ha potuto parlare con la famiglia Scazzi, ha dichiarato che Concetta non ha nessun interesse per la sorte di queste persone, ciò che c’è di certo, per la donna, è che Sarah non c’é più e dubita dell’unica grande colpevolezza di Michele Misseri, suo cognato. Sta vicino alla moglie il padre di Sarah. Lui punta l’attenzione sulle circostanze riguardanti il rinvenimento del cellulare della figlia: secondo il suo parere, l’apparecchio non è caduto per terra come raccontato da Michele Misseri ma è stato prelevato dalle mani della ragazzina, dato che se fosse caduto risulterebbe ammaccato. Entrambi sono convinti che Michele Misseri ha esternato le sue verità e continuerà a parlare, “mentre Sabrina non parlerà“.


[Fonte: Ansa - notiziefresche.info]

Non abusò di una sua dipendente, assolto direttore del patronato Epas

Era finito sotto processo con l’accusa di avere abusato sessualmente di una sua collaboratrice dopo averla percossa contro il muro. La presunta vittima aveva anche denunciato ritorsioni, a causa del suo rifiuto, consistenti nel licenziamento. Il processo, invece, ha dimostrato l’innocenza dell’imputato. Il direttore provinciale del patronato Epas Carmelo Traina, 55 anni, originario di Bivona, è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale e lesioni. La sentenza dei giudici della prima sezione penale  mette la parola fine (almeno per quanto riguarda il primo grado di giudizio) a una vicenda iniziata nel 2006. La donna, vedova e con figli, aveva presentato una querela alla polizia diversi giorni dopo i fatti. Disse che aveva bisogno di lavorare e di avere ricevuto la proposta di collaborare col patronato Epas. La presunta vittima raccontò di avere ricevuto attenzioni particolari da parte del direttore dell’ufficio. Avances e tentativi di avviare una relazione che la donna avrebbe respinto con fermezza. Il responsabile le avrebbe anche prospettato la possibilità di una sistemazione sicura facendo leva sulle sue difficoltà economiche. Un giorno, sempre secondo il suo racconto, l’avrebbe sbattuta contro il muro dell’ufficio e le avrebbe toccato il seno mettendo una mano sotto la maglietta. Nel farlo le avrebbe anche provocato un ematoma al braccio che la donna si fece refertare, seppure diversi giorni dopo. Dopo il rifiuto, secondo la versione dell’accusa, sarebbe scattata la ritorsione del licenziamento. Il dibattimento durato quasi tre anni, nel corso del quale l’accusa è stata rappresentata da diversi pubblici ministeri, non ha però provato le accuse. La Procura aveva comunque chiesto la condanna. La donna si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Sabrina Rondelli e ha confermato in aula la sua versione. Traina, difeso dall’avvocato Giovanni Augello, si è sempre difeso sostenendo la sua innocenza. I testimoni, chiamati in causa dalla stessa donna, non hanno confermato di avere assistito a scene di inquietudine o di avere raccolto confidenze particolari in tal senso.

[Fonte agrigentoweb.it]

venerdì 15 ottobre 2010

Sarah, indagata la cugina Sabrina "Aiutò a nascondere il cadavere"

Il reo confesso Michele Misseri potrebbe aver avuto un faccia a faccia con la figlia per spiegare le numerose contraddizioni, almeno cinque, che ci sono nella ricostruzione dei fatti

TARANTO - Michele Misseri ha lasciato la caserma dei carabinieri di Manduria alle 16,10. Dopo circa tre ore dall'arrivo. Sua figlia Sabrina uscita di casa incappucciata per evitare fotografi e cameramen, invece è rimasta dentro. Sarebbe indagata non per aver avuto un ruolo nell'omicidio, ma nella fase legata all'occultamento del cadavere. L'avvocato di famiglia Vito Russo però nega: "'E' una follia mediatica". Alla ragazza non può essere comunque contestato il reato di favoreggiamento personale dal momento che il coniuge o i parenti stretti non sono punibili per aver aiutato sia pur illecitamente un congiunto.

Padre e figlia in caserma potrebbero aver avuto un faccia a faccia 1, ma a casa Misseri, ad Avetrana, sarebbe arrivata una telefonata della stessa Sabrina che ha negato il confronto con il padre. L'interrogatorio insieme sarebbe utile per spiegare le numerose contraddizioni, almeno cinque, che ci sono nella ricostruzione di quei minuti del 26 agosto in cui è avvenuto il delitto. Le dichiarazioni di Michele Misseri, quelle di Sabrina e della sua amica Mariangela non coincidono: si gioca sul filo dei minuti e delle posizioni dei protagonisti. Il 30 settembre, per esempio, subito dopo il ritrovamento del telefonino di Sarah, Sabrina fu messa tutto il giorno sotto interrogatorio per farle ripetere il suo racconto incrociandolo con quello di Mariangela con cui le ragazze sarebbero dovute andare al mare.

Nella caserma ci sono il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio e il comandante provinciale dei carabinieri, Giovanni Di Blasio che si sono uniti al procuratore aggiunto Pietro Argentino. Per la famiglia Misseri ci sono gli avvocati Emilia Velletri, che non ha voluto fornire alcuna informazione ai giornalisti assiepati davanti alla sede della compagnia dei carabinieri, e il legale Vito Russo.

La loro presenza può significare che Sabrina, cugina 22enne di Sarah Scazzi, è indagata ma anche solo che le prestano assistenza in una fase delicata della sua testimonianza come 'persona informata dei fatti'. Poco prima di entrare nella sede della compagnia dei carabinieri, l'avvocato Russo ha detto ai cronisti: "Non sono l'avvocato di nessuno". Ad incastrare Sabrina sarebbero state alcune microspie piazzate nella sua casa: "se l'è portata lui...", avrebbe detto Sabrina che però pubblicamente ha sempre scaricato tutte le responsabilità: "Mio padre ha preso in giro tutta l'Italia. Noi non avevamo alcun sospetto... Mio padre deve pagare per quello che ha fatto". Dall'intercettazione ambientale sono partiti questa mattina i sopralluoghi e le perquisizioni a casa Misseri che hanno portato al nuovo interrogatorio, questa volta alla presenza dei legali.

Oggi i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) hanno anche eseguito i rilievi sulla Seat Marbella di Michele Misseri. Nella sua confessione l'uomo ha detto di aver caricato il corpo di Sarah nel bagagliaio della vettura, trasportandolo in campagna dove, in due terreni diversi, avrebbe violentato il cadavere nascondendolo poi in un pozzo pieno d'acqua. Dal momento del fermo, poi tramutato in arresto, di Misseri, l'auto è stata posta sotto sequestro ed è custodita nel cortile della caserma dei carabinieri di Manduria.


[Fonte repubblica.it]

USA: la psicologa Mary Hein cerca di manipolare un paziente per spingerlo ad uccidere suo marito. Rischia 20 anni di carcere

Mary Hein

La donna che vedete in foto si chiama Mary Hein, ha 45 anni e fino a poco tempo fa era impiegata come psicologa presso la Oakwood Clinical Associates di Kenosha, nello stato del Wisconsin. Ora rischia una condanna a 20 di carcere.

Per comprendere i fatti che hanno portato a questa situazione dobbiamo tornare indietro di qualche mese, per la precisione al novembre 2009.

Un uomo, la cui identità non è stata resa nota, viene arrestato con l’accusa di guida in stato d’ebbrezza e viene invitato a fare terapia con la Hein.

La donna, però, ha un piano: far uccidere suo marito e l’uomo inviatole dalle autorità sembra essere il sicario perfetto.

Così, tra il novembre 2009 e il gennaio 2010, la Hein, grazie alle sue abilità, le prova tutte per convincere l’uomo ad uccidere suo marito.

Inizia un percorso di ipnosi e di lavaggio del cervello che va avanti per mesi: c’è di mezzo anche il sesso, la droga e la promessa di dividere con l’uomo i 500 mila dollari dell’assicurazione sulla vita del marito.

L’uomo, alla fine, capisce qual è il piano della Hein e denuncia il tutto alle autorità.

La Hein viene arrestata ed ora rischia una condanna a 20 anni di carcere.

[Fonte crimeblog.it]