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domenica 31 ottobre 2010

Il pensiero della Arditi rappresenta la posizione di Avvocatura e Ordine avv di Roma?

Di Tiziana Arsenti*. Sentire, ancora oggi, affermazioni astruse, fuorvianti e affatto supportate da dati statistici oggettivi, come quelle espresse dall’Avv. Cristiana Arditi, Consigliere  dell’Ordine degli Avvocati di Roma durante la trasmissione radiofonica di Radio Radicale sul tema dell’affido condiviso,  ci rende consapevoli a malincuore che il Diritto di Famiglia ha fallito.

Ha fallito principalmente per il modo in cui continua ad essere propagandato ed applicato dal Sistema Giustizia ad opera di molti ostinati operatori del settore che, in assenza di qualsiasi parvenza di obiettività,  tentano di convincere la Società Civile che il Sistema Giustizia operi sempre al meglio per gli utenti e che, nel caso di specie, l’affido condiviso dei figli “…è poco realizzabile sul piano pratico in quanto il genitore-padre deve essere in grado di dimostrare la propria disponibilità pratica a prendersi cura dei figli al pari della madre”.

Non ravvediamo  un solo motivo logico per il quale soltanto un genitore (il padre) abbia l’onere di dimostrare la propria disponibilità ed idoneità ai compiti di cura quotidiana dei propri figli e non ci sia un contraltare per la madre, magari lavoratrice a tempo pieno. Si continuano a supportare tesi anacronistiche utilizzando il dogma per cui “la madre è sempre la madre”, la migliore persona al mondo a crescere meglio i propri figli in attesa della definizione della causa di separazione. Dogmi, pregiudizi, non verità scientifiche. Tutto questo  in barba ad un modello deontologico che, piuttosto, miri a stemperare il conflitto, quel conflitto che il Sistema stesso crea ed esaspera per poi derimere ope legis, penalizzando un genitore rispetto all’altro.

Contrariamente a quanto affermato dall’avv. Arditi, già nel 2008, a due anni dal varo della legge 54/2006, autorevoli rappresentanti della Magistratura e dell’Avvocatura avevano espressoopinioni fortemente criticheriguardo l’inapplicazione sostanziale della legge ed auspicavano interventi legislativi finalizzati alla concreta attuazione della legge. Oggi, a quattro anni e mezzo dalla sua entrata in vigore si continua a registrare, attraverso i dati forniti dall’Osservatorio Permanente sull’applicazione dell’affido condiviso, la disapplicazione della legge 54/2006 in termini sostanziali e non puramente nominali.

Riteniamo legittimo, pertanto, chiederci se l’intervento dell’avv. Arditi, nel perfetto stile della logica giuridica che crea giurisprudenza su concetti puramente propagandistici, rispecchi il suo personale intimo convincimento professionale o, di contro, esso rappresenti il “sentire comune” dell’Avvocatura e dell’Ordine Professionale di cui fa parte. 

Se così fosse, ovvero che l’ Avvocatura e la Magistratura condividono siffatti principi in base ai quali esiste ed esisterà sempre un “genitore prevalente” rispetto all’altro, la Società civile dovrà prendere atto, al di là del concetto discriminatorio racchiuso in questa definizione, che l’affrancamento femminile dal modello stereotipato ed anacronistico in ambito familiare è ancora ben lungi da venire. Non ci saranno mai pari opportunità tra madri e padri di buona volontà se questo Sistema, nella perseveranza di far credere di tutelare le donne, in realtà continua ad usarle, ghettizzandole nel loro ruolo arcaico di depositarie dell’accudimento esclusivo dei figli.

Questa non è giustizia, non è pari opportunità tra genitori, non è bi-genitorialità garantita ai minori.
Cogliamo l’occasione per ringraziare Tiberio Timperi per il suo intervento ed in particolare per le proposte interessanti che ha presentato e che, sicuramente, saranno oggetto di futuro approfondimento e condivisione di ADIANTUM.
 
* Presidente Turnario di ADIANTUM

[Fonte adiantum.it]

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