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sabato 6 novembre 2010

Separazioni consensuali non omologate secondo quanto previsto dalla Legge 54/2006 (affidamento condiviso): ADIANTUM prepara una nuova diffida

Se è vero che il dettato del Legislatore, relativamente all'affido condiviso, è rimasto lettera morta, il medesimo problema, quello della mancata applicazione dei suoi principi, si riverbera e trova conferme anche in gran parte degli accordi consensuali.

Tali accordi, secondo le statistiche ISTAT, rappresentano la stragrande maggioranza delle modalità con cui le separazioni vengono disciplinate in Italia e, come tutti sanno, essi hanno diversa natura rispetto alle separazioni giudiziali, in quanto si realizzano con un comune accordo tra i coniugi. La separazione consensuale non è quindi possibile in mancanza di una disciplina condivisa che investa i diritti patrimoniali, i tempi di permanenza con i figli, il mantenimento della prole e l'assegnazione della casa coniugale. 

Fin dalla sua entrata in vigore, secondo una opinione universalmente condivisa e largamente accettata, il volere del Legislatore che promulgò la Riforma è stato aggirato, dalla magistratura di merito, attraverso l'invenzione del c.d. domicilio prevalente e attraverso la conservazione dell'istituto del mantenimento indiretto. Ciò riproponendo, nei fatti, il vecchio regime dell'affidamento monogenitoriale. 

E se i giudici non avevano diritto di violare la nostra Costituzione ("i giudici sono soggetti alla legge") mancando di applicare la norma, allo stesso modo non avevano e non hanno il diritto di omologare accordi contrari alla legge, che prevedano, appunto, il collocamento prevalente e l'assegno di mantenimento a parità di reddito. 

A ben vedere, la questione nasce dalle norme del nostro codice civile, il quale recita, all'art. 158, che "quando l'accordo dei coniugi relativamente all'affidamento e al mantenimento dei figli è in contrasto con l'interesse di questi, il giudice riconvoca i coniugi indicando ad essi le modificazioni da adottare nell'interesse dei figli e, in caso di inidonea soluzione, può rifiutare allo stato l'omologazione". Il Tribunale effettua, pertanto, un controllo di conformità tra quanto richiesto nel ricorso e la normativa vigente, e questo esame viene effettuato d'ufficio, senza la necessità di alcuna specifica domanda da parte dei coniugi. 

Ebbene, alla luce delle centinaia di segnalazioni, ricevute in questi quattro anni e mezzo dall'entrata in vigore della L. 54/2006, relative ad accordi consensuali omologati in difformità della legge in vigore, è pacifico ritenere che per la maggior parte di tali accordi i magistrati avrebbero dovuto opporre il rifiuto previsto dall'art. 158 c.c. . 

E' per questo motivo che ADIANTUM, come si legge in una nota del suo Ufficio Stampa, sta preparando una diffida formale da rivolgere ai medesimi organi istituzionali - Ministero della Giustizia e CSM - destinatari del precedente atto di diffida collettiva presentato a Roma lo scorso 15 Ottobre. 

"Chi vorrà aderire", recita la nota del Segretario, "potrà segnalare il proprio caso all'indirizzo mail info@adiantum.it . Non avendo potuto includere, nella Class Action in corso, coloro che hanno firmato accordi consensuali, abbiamo deciso di valutare una procedura collettiva specifica, aperta a tutti i genitori, papà e mamme, che oggi vedono i propri figli patire le conseguenze di accordi scellerati, presi in gran fretta e senza la dovuta riflessione che una decisione così importante deve sempre comportare. Il rifiuto dell'omologazione da parte del magistrato", prosegue la nota, "serve proprio a questo, è un ultimo controllo di legittimità e di opportunità sulle scelte di famiglie in evidente difficoltà. Questo aiuto non c'è stato, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti tranne che dei tribunali, dove peraltro, ancora oggi, non viene effettuato alcuna verifica d'ufficio sulla esecuzione puntuale dei provvedimenti adottati". 

E proprio su quest'ultimo aspetto (il controllo sulla esecuzione delle sentenze), ADIANTUM sta preparando un ulteriore atto di diffida, nonchè il testo di una interrogazione parlamentare. 

[Fonte adiantum.it]

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