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venerdì 25 novembre 2011

Insegnante lesbica condannata a 15 mesi e radiata a vita dall'incarico scolastico

Avevamo già parlato di Helen Goddard (foto), ai tempi dell’accusa che le era stata mossa contro: l’aver irretito e fatto sesso con una ragazzina, sua studentessa nell’istituto dove insegnava. E ora è arrivato il verdetto del processo, in Gran Bretagna: la donna è stata condannata a 15 mesi di prigione e all’impossibilità di poter insegnare ancora in qualsiasi scuola.

Durante il processo, è risultato che la donna e la sua alunna avevano stretto amicizia dopo la scuola, durante un incontro in un bar della zona. Dopo una simpatia e un feeling iniziale, tra la quindicenne e la giovane insegnante di 26 anni è nata una relazione sessuale che ha portato ad una segnalazione anonima per informare l’istituto di ciò che stava accadendo.

La ragazzina ha anche confermato e testimoniato di essere stata lei ad irretire e sedurre la professoressa e che il rapporto era assolutamente consenziente e quindi non si è trattato di violenza. Parole e rassicurazione che comunque non hanno convinto e hanno portato alla condanna dell’insegnante, che, di fronte alla sentenza è scoppiata in lacrime, ammettendo di essere colpevole di tutti e sei i capi d’accusa.

 http://www.queerblog.it/post/6122/insegnante-condannata-a-15-mesi-e-radiata-a-vita-dallincarico-scolastico

domenica 13 novembre 2011

Uomo trovato morto accoltellato. Si interroga la compagna

Il corpo senza vita di un uomo è stato scoperto tra le mura di casa sua, a Roma in via Francesco Tovaglieri in zona Casilina.

Sul suo cadavere era riportate ferite di arma da taglio alla schiena.

In casa, con l'uomo,  un operaio di 58 anni, c'era la compagna, di 34 anni, con la quale la vittima aveva avuto in passato delle liti domestiche.

A dare l'allarme sono stati i vicini di casa della coppia e la stessa convivente.

Inutili però i soccorsi.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia Casilina e del Nucleo investigativo di via Inselci che stanno interrogando la donna.

giovedì 10 novembre 2011

PINGUINI GAY SEPARATI: "SPECIE A RISCHIO"

Due pinguini sono stati separati perché non attratti dalle femmine, in nome della "salvezza della specie". 

E’ la strana storia riportata dal National Post di Toronto, Canada. I due pinguini africani maschi Pedro e Buddy, che il quotidiano etichetta come gay, sono stati separati perchè non dedicavano attenzione ai pinguini femmina, rischiando così di far passare la stagione degli amori senza accoppiarsi.

I due animali erano stati trasferiti allo zoo di Toronto dal Pittsburgh National Aviary, proprio al fine di consentire i loro accoppiamenti. Ma i due hanno preferito la reciproca compagnia a quella degli esemlari femmina dello zoo.

Fin dal loro arrivo, i due maschi avevano cominciato a comportarsi come una coppia, destando curiosità e portando i responsabili alla decisione, discussa, di separarli. Tom Mason, uno dei responsabili dello zoo ha dichiarato: “Le due femmine li hanno seguiti, dobbiamo semplicemente far in modo che i due maschi mostrino interesse nei loro confronti.Se Pedro e Buddy non fossero geneticamente così importanti allora li lasceremmo fare”. 


"DROGAVA E STUPRAVA 11 ALUNNI": PROFESSORESSA PEDOFILA IN MANETTE

Ha fatto sesso con 11 dei suoi studenti dopo averli storditi appositamente con sostanze alcoliche. 

Cindy Clifton, insegnante statunitense di 60 anni, adesso è veramente nei guai.


La donna rischia fino a 60 anni di carcere.


Le vittime dell'abuso sono tutti ragazzini fra i 14 e i 17 anni, dettaglio che aggrava la posizione dell'educatrice di Covington, Tennessee (Usa). 

Il suo avvocato l'ha descritta come una "moglie devota, laboriosa insegnante e membro fedele della sua chiesa".


Descrizione che non combacia per nulla con le tesi dell'accusa, che la ritiene respondabile di numerosi abusi su minorenni.

venerdì 4 novembre 2011

E' nato il serpente a due teste


Un uovo di serpente, sottoposto all'incubazione al Sunshine Serpent della Florida, ha dato vita ad un rarissimo esemplare a due teste. 

La nascita di questo animale ha lasciato esterefatti i presenti e Daniel Parker, biologo dell'Università della Florida ha detto: «Non potevo credere ai miei occhi, è straordinario». 

Questo particolare rettile ha due cervelli differenti che inviano segnali ad un unico corpo, non è velenoso e di solito si nutre di insetti, lucertole e piccoli mammiferi.

martedì 1 novembre 2011

Halloween, troppo alcol: 15enne va in coma etilico

È pesante il bilancio degli eccessi registrati nella scorsa notte, per Halloween, in provincia di Lecco.

Tre giovanissimi d'età compresa tra i 15 e i 16 anni, in particolare, sono stati soccorsi per intossicazione alcolica dopo aver partecipato a una festa in discoteca lungo il fiume Adda e uno di loro è stato soccorso in coma etilico.

Due ventenni sono venuti alle mani in un'altra discoteca e una ventisettenne è rimasta ferita a sua volta in un litigio.

A Oggiono un bambino di 11 anni è rimasto ustionato a una mano dallo scoppio di un petardo. Registrati anche alcuni vandalismi.

giovedì 27 ottobre 2011

Caccia allo stupratore di "sorelle". Nella violenza delle sorority. In Texas.



La Sorority ha esortato i suoi ex allievi a rimuovere il marchio della “sorellanza”


TEXAS (USA) – La polizia del Texas sta dando la caccia allo stupratore seriale che sembra scelga le sue vittime tra le ex affiliate delle associazioni universitarie Sorority. Stando a quello che la polizia crede si tratterebbe dello stesso uomo che ha generato il panico tra i membri della Delta Sigma Theta, la più grande confraternita di neri negli Stati Uniti. Nessuna delle donne – che hanno frequentato diversi college – conosceva le altre vittime o il loro aggressore. Ma lui ha rivelato loro di essere in possesso di un bel po’ di particolari e informazioni personali sul loro conto.

“Pensare che i nostri membri vengono presi di mira è inquietante ed estremamente sconfortante”,scrive Cynthia Butler-McIntyre, presidente nazionale di Delta Sigma Theta, in un comunicato. “Incoraggiamo i membri di stare attenti, essere consapevoli del loro ambiente e di chiamare la polizia se vedono qualcosa di sospetto o si sentono minacciati.”

La Sorority ha esortato i suoi ex allievi a rimuovere il marchio della “sorellanza” dai loro veicoli, portachiavi, case, uffici, evitare di indossare abiti o accessori che li identificano come membri, rimuovere le informazioni personali dai social network ed evitare di andare fuori o stare in casa da soli.

Il primo assalto è stato nel mese di novembre. Nel momento in cui è stata attaccata la seconda donna nel mese di aprile, la polizia ha cominciato a preoccuparsi di avere un violentatore seriale per le mani. La terza donna è stata aggredita nel mese di settembre e la quarta all’inizio di questo mese.Tutte assalite quando erano sole nelle loro case e gli stupri sono stati consumati tra le ore 9:00 e le 4:00 am.


Fonte http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/texas-stupratore-seriale-sorority-997315/

giovedì 20 ottobre 2011

Mamma fa girare film porno alla figlia di 6 anni

Una donna di ventiquattro anni è stata accusata dalle autorità in Texas per aver costretto la figlia di soli sei anni a partecipare a sesso di gruppo e per aver filmato il tutto con una telecamera.


Il compagno che all'epoca dei fatti viveva con lei era lontano da casa quando la donna girava queste scene, di cui lui era all'oscuro. L'uomo ha convissuto con la donna per due anni e non era il padre biologico della piccola.


Al momento i video sono al vaglio della polizia, che sta cercando di risalire da quelle immagini all'identità dei partecipanti. Le indagini saranno volte anche ad accertare se la bambina è stata vittima di abusi.


Alla madre della piccola, che ora è stata data in affidamento, è stato contestato il reato di atti osceni in presenza di un bambino, che prevede una pena massima di dicei anni di carcere, ed una multa di 10.000 dollari, mentre la cauzione per il suo rilascio ammonta a 50.000 dollari.


La bambina ora “fisicamente sta bene”, ha dichiarato Marissa Gonzales, portavoce della Child Protective Services agency del Texas, “ma in situazioni come queste il bambino potrebbe aver bisogno di una terapia”

http://www.huffingtonpost.com/2011/08/10/texas-mother-alleged-crime-group-sex-act_n_922897.html

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2051220/Dallas-mother-daughter-6-video-tape-group-sex-gang-bangs.html?ito=feeds-newsxml

mercoledì 19 ottobre 2011

“Sono madre e incazzata”: giusto spaccare tutto

ROMA - Sono in programma oggi gli interrogatori di convalida per i dodici arrestati durante gli scontri avvenuti sabato a Roma. Il gip Elvira Tamburelli ascolterà i fermati per i quali la procura ha chiesto la convalida e la conferma delle custodie in carcere con l'accusa di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Gli interrogatori sono previsti presso il carcere di Regina Coeli.

MADRE DI UNA RAGAZZA FERMATA: "SI VESTE SEMPRE DI NERO" «Mia figlia mi ha raccontato che nel corteo ha sfilato con il gruppo dei pacifisti, veste di nero ma non è black bloc». A parlare è la madre di Ilaria Ciancamerla, la 21enne di Sora fermata sabato a Roma dopo gli scontri a piazza San Giovanni. La donna ha incontrato ieri la figlia nel carcere di Rebibbia, reparto femminile. «Ilaria mi ha spiegato che si è trovata in mezzo al caos ed è stata bloccata dalle forze dell'ordine -dice la donna- Lei veste sempre di nero, come spesso capita anche a me ma questo non vuol dire certo essere un black bloc».

MADRE PRECARIA: "GIUSTO INCENDIARE I SUV" «Non siamo certo venuti a fare una passeggiatina, a Roma. Con i cartelli, a ballare e cantare. A fare gli indignati con la puzza sotto il naso. Sono una cittadina incazzata». A parlare è una trentenne romana precaria, intervistata da Repubblica, che sabato scorso ha partecipato attivamente agli scontri di piazza e si definisce una black bloc.
«Io sono una ragazza madre, non riesco ad arrivare a fine mese - prosegue - non trovo un lavoro e le istituzioni mi hanno abbandonata. Non mi rappresentano e sono corrotte». La sua rabbia, durante la manifestazione, l'ha sfogata anche con la violenza. «Abbiamo il diritto di protestare. E distruggere le vetrine ha un senso - dice - Ma solo se rappresentano dei simboli. Simboli del potere finanziario, come le banche. E ha senso incendiare un suv, simbolo del lusso. Bruciare una Fiat Punto non significa niente. Chi l'ha fatto ha sbagliato».

La ragazza racconta come è andata alla manifestazione e dice che «alla fine di via Merulana la polizia stava caricando. Ho iniziato a lanciare sassi verso le barricate dei celerini. E poi qualunque cosa trovavo per terra. Anche un casco pieno di sassi. Davo bastonate per cercare di allontanarli. Ho lanciato sassi anche verso i blindati che facevano dei testacoda in mezzo alla gente».
«Tutta la mia violenza e quella dei miei compagni - aggiunge - era rivolta verso la polizia, contro le forze armate e tutto ciò che ci impediva di andare a protestare al Parlamento».
E poi, sui poliziotti, aggiunge:
«Sono ragazzi come me, guadagnano poco ma non ci permettono di manifestare dove vogliamo. E comunque rappresentano lo Stato. E io sono anarchica».

sabato 15 ottobre 2011

Fuggì con la bimba in Polonia, condannato a tre anni

Il tribunale monocratico di Catanzaro ha inflitto all'uomo una condanna ben piu' pesante di quella richiesta dal pubblico ministero

Si e' concluso con una condanna a tre anni di reclusione il processo per sottrazione di minore a carico del lametino Giuseppe Massimo Natale, di Nicastro, seguito ad una vicenda che, circa quattro anni fa, riempi' le cronache locali ed anche nazionali. 

La vicenda della piccola Gaia, la piccola di appena due anni che suo padre porto' fuori dall'Italia illegalmente, tenendola con se' in Polonia senza dare alcuna notizia alla madre della bimba, prima che la Polizia riuscisse a ritrovarla. Il tribunale monocratico di Catanzaro, oggi, ha inflitto all'uomo una condanna ben piu' pesante di quella richiesta dal pubblico ministero, che aveva sollecitato una condanna ad un anno di reclusione. 

Ha chiesto che l'imputato fosse dichiarato colpevole, oltre al risarcimento del danno, anche l'avvocato Ennio Curcio, difensore di Savina Curulla, mamma della piccola Gaia costituitasi parte civile. La vicenda giudiziaria relativa al caso di Gaia - nata a giugno del 2002 - ha avuto inizio quando la bambina aveva poco piu' di due anni, e precisamente il 21 agosto 2005, quando lei ando' a trascorrere con il padre i 5 giorni mensili che il tribunale aveva concesso all'uomo, e non fece piu' ritorno a casa per venti lunghissimi mesi, senza che nessuno avesse piu' notizie di lei.

Giuseppe Massimo Natale, che viveva a Catanzaro facendo lavori saltuari, si era separato da Savina Curulla, e, all'inizio, "si dividevano" la figlia equamente. Quando lui comincio' a trasgredire gli accordi il Tribunale ridusse sempre piu' il suo tempo con la figlia, fino a 5 giorni al mese. 

Lui, probabilmente non tollerando la cosa, quell'estate prese Gaia e ando' all'estero. Abbandono' un suo cellulare in un'aiuola, un secondo telefono lo regalo' perche' qualcuno altro lo usasse portandosi dietro gli investigatori. 

La Polizia lo cerco' ovunque, in ogni modo, ma lui fece perdere ogni traccia, non consentendo di rintracciarlo neppure seguendo i flussi bancari dei soldi che il padre gli mandava, perche' lui trovava sempre qualcuno disposto a riceverli ed a darglieli a mano. 

Natale si sposto' spesso da una cittadina all'altra, usando schede telefoniche estere che cambiava di continuo, finche' alla fine i poliziotti polacchi ebbero la meglio e, su indicazione dei colleghi catanzaresi lo scovarono in un piccolo paesino del sud-ovest della Polonia, dove vivono tanti lametini. 

La Polizia prese Gaia in custodia, in attesa che la madre la raggiungesse, mentre Natale, che non era in arresto, si allontano' nuovamente. La piccola, assieme a sua madre, fece rientro a Catanzaro in aereo la notte del 10 marzo 2007, scortata dagli uomini della sezione della Squadra mobile che si occupa della ricerca di minori scomparsi, che avevano operato in sinergia con il Servizio centrale operativo della Polizia e l'Interpol, con il coordinamento del sostituto procuratore della Repubblica Simona Rossi.


http://www.catanzaroinforma.it/pgn/news.php?id=35617

Bimbo morto per un calcio al fegato: madre e convivente condannati a 16 anni

E' scoppiata a piangere Elizabete Petersone, lettone di 22 anni, quando il presidente della Corte d'assise d'appello di Genova, Maria Rosaria D'Angelo, ha letto il dispositivo della sentenza che ha condannato lei e l'ex convivente Paolo Arrigo, commerciante imperiese di 25 anni, a 16 anni ciascuno per la morte del piccolo Gabriel, il suo figlioletto di 17 mesi morto nel 2009 per un calcio che gli spappolò il fegato.


Un aumento di pena di cinque anni rispetto alla sentenza di primo grado emessa con rito abbreviato dal gup di Imperia, che aveva condannato i due a 11 anni. I giudici d'appello hanno accolto la richiesta del pg Luigi Cavadini Lenuzza che aveva chiesto 16 anni considerando l'esistenza dell'aggravante dei futili motivi esclusa in primo grado. Per la donna, nell'udienza a porte chiuse, i giudici hanno anche dichiarato la decadenza della potestà genitoriale e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. 

Scortata dagli agenti penitenziari, la Petersone si è allontanata senza dire una parola, per tornare nel convento dell'imperiese dove è agli arresti domiciliari. Anche Paolo Arrigo, che è a piede libero, non ha voluto parlare con i giornalisti che lo rincorrevano. I suoi difensori, Nicola Ditta, di Imperia e Maurizio De Nardo, di Torino, hanno solo annunciato che ricorreranno in Cassazione. Alla Corte Suprema si rivolgeranno anche i legali che assistono la donna, Gianmaria Fusetti, di Milano, e Cosimo Maggiore, di Torino. 

I giudici sono rimasti in camera di consiglio circa due ore. Elizabete Petersone, oggi in tenuta casual con pullover nero su una t-shirt bianca e pantaloni scuri, durante l'udienza è stata affiancata da una rappresentante per gli affari legali e consolari che era stata richiesta dall'ambasciata della repubblica di Lettonia in Italia. L'accusa nei confronti di lei e dell'ex convivente era quella di maltrattamenti, seguiti dalla morte del bimbo. 

Il piccolo Gabriel morì il 14 maggio del 2009. La Petersone, quel giorno, chiamò il 118 riferendo che il suo bambino aveva difficoltà respiratorie. Gli operatori medici arrivarono subito ma il piccolo morì prima di giungere in ospedale. L'autopsia accertò lo spappolamento del fegato (a causa di un calcio) e gravi lesioni alla milza, cui seguì uno choc emorragico che gli causò un arresto cardiocircolatorio dopo un'agonia durata circa 20 minuti. 

Il medico legale riscontrò poi numerosi lividi nella parte alta del corpicino, ben 21 lesioni collocate nel tempo a partire dal 4-5 maggio 2009, con una tolleranza di qualche decina di ore, sostenendo che le più numerose sarebbero risalite a uno-due giorni prima della morte del piccino. La Petersone e Arrigo furono arrestati due giorni dopo con l'accusa di concorso in omicidio preterintenzionale, poi derubricato in concorso in maltrattamenti seguiti dalla morte di Gabriel. Nel processo con rito abbreviato il gup Fabio Favalli di Imperia li condannò a 11 anni ciascuno. 

Nell'udienza scorsa il pg Lenuzza aveva sostenuto che i maltrattamenti ci sono stati da parte di entrambi gli imputati e che sono stati la causa della morte. "E' un delitto aggravato dall'evento - aveva detto nella sua requisitoria - e, quindi, ne rispondono tutti e due a prescindere da chi abbia dato il colpo di grazia. Questo vale soprattutto per la donna, che aveva l'obbligo giuridico di intervenire nel caso fosse stato l'uomo a maltrattare il piccino".


http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/238748

lunedì 26 settembre 2011

Affido condiviso: riforma ostaggio delle lobby di avvocatura e magistratura



- Non fa passi avanti la nuova legge sull’affido condiviso dei minori in caso di separazione (DDL 957 e 2454) che da troppo tempo giace in un cassetto al Senato.

Dopo la chiusura dei termini di iscrizione per le audizioni, il 16 marzo scorso, non ci sono stati fatti nuovi: a questo punto risulta fortemente a rischio la conclusione dell’iter entro questa legislatura.
Questa “legge bis” sull’affido si è resa necessaria dopo che il precedente testo approvato nel 2006 è stato sistematicamente forzato dalla magistratura nella fase applicativa, fino a tradire completamente lo spirito del dispositivo e perpetuare de facto nella maggior parte dei casi un affidamento monogenitoriale – quasi sempre alla madre.

Da un lato assistiamo ad una percentuale già di per sé bassa di concessioni “nominali” dell’affido condiviso – considerando che si dovrebbe poter escludere un genitore solo nei rari casi in cui questo sia potenzialmente pericoloso per il bambino. Dall’altro ci troviamo di fronte ad un sostanziale svuotamento del concetto di affido condiviso che viene ricondotto negli effetti pratici all’affidamento esclusivo ad un solo genitore attraverso l’invenzione ad hoc di figure giuridiche non previste, come il “genitore collocatario” o “prevalente”, e attraverso la sistematica adozione di soluzioni, come la “residenza privilegiata” o il mantenimento dei figli mediante assegno, che la riforma invece intenzionalmente superava.

Nei fatti, i nuovi DDL con relatrice la sen.Gallone ribadiscono e rendono vincolanti i principi del doppio domicilio e del mantenimento diretto.

Si prevede, in altre parole, che entrambi i genitori siano chiamati ad oneri diretti di cura del minore e che possano trascorrere con lui, flessibilmente, un tempo comparabile. Inoltre il padre e la madre mantengono direttamente il figlio per i capitoli di spesa che sono loro assegnati e dunque si fuoriesce dalla logica attuale in cui il genitore non affidatario (o “non collocatario”) deve trasferire un assegno all’altro genitore che dispone in pieno dell’effettiva spesa del denaro.

Il principio del diritto dei figli a fruire dell’apporto dei genitori in condizioni di parità nei doveri e nelle opportunità è un concetto moderno, avanzato ed evidentemente fair, tanto che pubblicamente è molto più facile per i politici dirsi favorevoli che contrari, prova ne sia il fatto che, alla fine, la prima legge sull’affido condiviso è stata approvata dal parlamento pressoché unanimemente. Tuttavia i contrari ci sono eccome, e la loro strategia in questa legislatura, così come lo era stata nella legislatura 2001-2006, è quella di tentare di insabbiare la riforma e poi, quando questa arriva effettivamente in discussione, di introdurvi emendamenti in apparenza innocui, ma che hanno lo scopo di introdurre teste di ponte che consentono la continuazione di prassi applicative contra legem, ostili all’affidamento condiviso.

Contro la nuova legge militano oggi da un lato un malinteso femminismo che preferisce l’obiettivo di un sindacalismo di genere (in questo caso figli e soldi alle donne) a quello del superamento dei ruoli sessuali tradizionali, dall’altro l’atteggiamento corporativo dell’avvocatura e della magistratura che si sentono sminuite nelle loro prerogative dal progetto di riforma – e non bisogna dimenticare che avvocati e magistrati sono due categorie ampiamente “sovrarappresentate” all’interno delle aule parlamentari.

E’ chiaro, infatti, che l’affermazione del diritto soggettivo del minore ad un rapporto continuativo con entrambi i genitori toglie margini di discrezionalità e quindi in definitiva potere ai giudici ed al tempo stesso va a disinnescare il conflitto tra i coniugi per ottenere l’affidamento esclusivo del figlio (e con esso l’assegno di mantenimento e l’assegnazione della casa), privando gli avvocati di uno spazio lucrativo di azione professionale.

Proprio alcune associazioni di avvocati e di magistrati hanno portato in queste ultime settimane un attacco frontale al “condiviso bis”. E’ il caso dell’OUA (Organismo Unitario dell’Avvocatura), dell’AIAF (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori), dell’UNCM (Unione Nazionale Camere Minorili) e dell’AIMMF (Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia).

Le critiche di queste associazioni alla riforma sono in gran parte fuori bersaglio, al punto che – come notanol’associazione Crescere Insieme ed il Centro studi e ricerche sul diritto della famiglia e dei minori spesso si riducono ad illazioni relative ad aspetti che neppure sono contenuti nel DDL. Nella maggior parte dei casi, si afferma in pratica che la legge sull’affido va bene così com’è, purché non venga applicata, e si sostiene come un “condiviso” effettivo andrebbe a detrimento del bambino e della donna.

In realtà il minore ha solo da guadagnare dal mantenimento di un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, tanto dal punto di vista del suo sviluppo psicologico ed emozionale, tanto da quello dell’effettivo tenore di vita – in quanto, quando i padri sono coinvolti direttamente nella cura dei figli, la loro predisposizione a spendere per loro si accresce.

Sostenere, invece, che il passaggio dall’assegno al mantenimento diretto “indebolisca” economicamente le donne rappresenta un’insinuazione alla quale le madri dovrebbero essere le prime a ribellarsi, dato che può implicare che esse attualmente spenderebbero per loro stesse il denaro che ricevono dall’ex-marito per il mantenimento dei figli. E non è un caso che proprio da associazioni di donne come la Federcasalinghe – espressione della categoria in teoria più “debole” – venga invece un vigoroso sostegno ai due DDL in nome di effettive pari opportunità.

Evidentemente ha del surreale il tentativo di giustificare l’affidamento esclusivo del figlio alla madre come forma di perequazione del gap economico e sociale tra uomini e donne, anche perché in caso di significativo squilibrio di reddito tra i due ex-coniugi sussistono altri strumenti compensativi (come l’assegno per il mantenimento del coniuge) che però devono collocarsi su un piano assolutamente distinto rispetto a quello dei rapporti dei genitori con il minore.

E malgrado le forze di centro-destra si mostrino in generale culturalmente aperte alla riforma dell’affido, non manca purtroppo anche chi preferisce rappresentare un anello di collegamento con gli interessi organizzati di giudici ed avvocati. E’ il caso, in gran parte, del sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati che si sta producendo in inverosimili difese d’ufficio dell’operato della magistratura e delle attuali forme di applicazione dell’affidamento.

Non è escluso, peraltro, che dietro all’atteggiamento molto critico di alcune lobby nei confronti del “condiviso bis” vi siano anche questioni collaterali rispetto all’oggetto principale della riforma. Ad esempio, se la magistratura minorile appare particolarmente bellicosa è forse anche perché i DDL in esame prevedono l’unificazione delle competenze nei giudizi di affidamento, con l’equiparazione della filiazione naturale e legittima, attribuendole a sezioni specializzate del tribunale ordinario e non a forme riorganizzate del tribunale per i minorenni.

Allo stato attuale delle cose l’azione di lobbying degli avversari del “condiviso” pare destinata al successo e può essere contrastata solo dal prevalere di una chiara determinazione politica da parte dei maggiori partiti in favore della bigenitorialità.

Fin dai prossimi giorni occorrerà accrescere la pressione per addivenire ad una rapida calendarizzazione delle audizioni ed a seguire per portare la nuova proposta in aula.

Anche la legge del 2006 fu approvata in extremis, appena prima della conclusione del mandato delle due Camere: questo fa sperare che anche questa volta si sia ancora in tempo per portare il nuovo dispositivo al traguardo. Serve, però, un’effettiva volontà.


Fonte: http://www.libertiamo.it/2011/06/21/affido-condiviso-riforma-ostaggio-delle-lobby/

venerdì 23 settembre 2011

Figlio di separati si getta dal ponte per un rimprovero dell'insegnante

Tragedia a Caserta dove stamattina un ragazzo di 14 anni che aveva marinato la scuola, scoperto da un insegnante si e' lanciato nel vuoto da un ponte situato nei pressi della reggia Vanvitelliana. 

Il ragazzo e' caduto sull'asfalto tra le auto che sono miracolosamente riuscite ad evitare di schiacciarlo. 

Il giovanissimo e' stato portato all'ospedale civile e si trova in gravi condizioni con fratture in varie parti del corpo. 

Dall'ambulanza che lo trasportava in ospedale il ragazzo, figlio di genitori separati, ha telefonato alla madre spiegando i motivi del grave gesto.



http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Caserta-marina-la-scuola-insegnante-lo-vede-e-lui-si-lancia-nel-vuoto_312481787776.html

giovedì 1 settembre 2011

CAMBIA SESSO A DIECI ANNI: GENITORI D'ACCORDO

COLUMBUS – Jackie è un maschietto di 10 anni che vive in Ohio, negli Stati Uniti. Come tutti i bambini ha dei desideri, che spesso i genitori cercano di accontare. Ma il desiderio di Jakie è un po' particolare: vuole diventare una bambina. E i genitori hanno accettato la sua scelta. "La tendenza di Jackie ha iniziato a manifestarsi a 18 mesi - ha raccontato la madre Jennifer all'Huffington Post - quando ha cominciato a ballare vestita da ballerina e ad indossare abiti da femminuccia rosa con lustrini".

La madre allora iniziò ad informarsi attraverso internet, per capire cosa stesse attraversando il figlio e, dalle sue ricerche, ha capito che il bambino fosse transessuale e che volesse cambiare sesso. La sorella di Jackie, Sagan, gli chiese se volesse essere una bambina e il bambino disse "Sì". A soli 10 anni Jackie andò dalla madre e si sfogò piangendo: "Sono una bambina e non ne posso più di fingere di essere un maschietto”.
”Se vuoi essere una bambina, per me e tuo padre non ci sono problemi", fu la risposta della donna. Jackie ha iniziato così a vestirsi e comportarsi come una femmina e se al padre John viene chiesto quanti figli ha, l'uomo risponde "Due bambine". Solo il nonno è fermamente contrario: ”Non posso accettare che a un bambino di nove o dieci anni sia consentito di prendere riguardo a se stesso decisioni che dureranno per tutta la vita”.

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http://www.leggo.it/articolo.php?id=137011

martedì 30 agosto 2011

Vicenza, lei tronca la relazione clandestina, lui distribuisce foto hard per vendetta

Le foto hard. Marito, vicini di casa, medico di base, amici, parenti, insomma, un po' tutto il paese ha ricevuto in bustine anonime le foto hard di una bella quarantenne vittima di una diabolica vendetta attuata da un amante che non accettava l'addio della donna. È successo a Porto Mantovano, in provincia di Mantova. Protagonista di questa vicenda, che sembra più un film che la realtà, è Marcella, le cui foto osè sono finite nelle mani di tutto il paese.

La storia con l'amante. La storia prende le mosse circa due anni fa, quando Marcella, una donna molto focosa e attraente, stanca del rapporto di coppia col marito, conosce su internet un uomo, Alberto. I due trasformano l'amicizia virtuale in una storia vera e propria. Ma dopo qualche tempo, senza spiegazioni, Alberto scompare: Marcella non soffre, perché gli aveva esplicitamente detto di stare con lui per gioco e mai l'uomo avrebbe dovuto entrare nella sua vita seriamente.
Dopo due anni l'uomo si rifà vivo e ricomincia la storia. Senonché, Marcella scopre che Alberto aveva chiamato una sua amica. La donna va su tutte le furie: «Doveva stare fuori dalla mia vita, come si permette di chiamare persone che mi sono vicine?». Decide quindi di troncare questa storia segreta.

La vendetta e la denuncia. L'uomo, però, non desiste e cerca di convincere in tutti i modi Marcella. Quando, però, capisce che non c'è niente da fare, passa all'attacco, e mette in atto la vendetta: realizza dei fotomontaggi, recupera dei video (che aveva girato all'insaputa dell'amante) in cui loro due entrano a braccetto in un motel e altre immagini esplicite dei loro rapporti sessuali. Infine, ha a disposizione anche un audio con i gemiti inequivocabili di Marcella. Riproduce questo materiale in centinaia di copie e il gioco è fatto: spedisce le buste contenenti questo materiale agli abitanti di Porto Mantovano.
La donna è messa in seria difficoltà. Ottenuto il perdono del marito sporge denuncia contro l'ex amante. In tutto cinque le querele a carico del vicentino, sporte anche dal marito e da amici di Marcella. Parte del materiale è stata raccolta dalla famiglia della donna per farla sparire.


http://www.newnotizie.it/2011/07/04/vicenza-lei-tronca-la-relazione-clandestina-lui-distribuisce-foto-hard-per-vendetta/

Il marito la tradisce, lei invia a tutti le foto hard

ROMA - Scopre che il marito la tradisce e per vendetta invia centinaia di mail con foto e video hard del fedifrago. Protagonista della vicenda è una addetta all'amministrazione di una delle più importanti industrie di Civitavecchia.

«Foto e video spediti da lei al suo amante (mio marito) da me scoperti e divulgati».
Questo l'oggetto della mail - con tanto di firma - che, alla riapertura della ferie, si sono viste recapitare tutte le fabbriche di ceramiche di Civita Castellana, in provincia di Viterbo, e il relativo indotto, oltre duecento indirizzi.

Quando i colleghi, per la maggior parte donne, hanno aperto i file allegati, sui monitor si sono materializzate decine di foto e filmati della rivale in posizioni osè e seminuda. Il loro stupore è aumentato quando si sono rese conto che la protagonista è conosciutissima nell'ambiente, così come il marito infedele al quale inviava le immagini.

La donna tradita, nell'email, spiega anche le ragioni della divulgazione della grande mole di materiale: «Stanca di subire - scrive -, finalmente ho deciso di far vedere a tutti l'altra faccia di questa nobildonna, una strega con gli atteggiamenti da signora, meschina, priva di ogni senso del pudore.

Dopo che ha distrutto la mia famiglia intendo ripagarla con la stessa moneta». Ora è in attesa delle reazioni dell'ormai quasi ex marito e della rivale. Alle amiche avrebbe confidato di non temere le conseguenze di eventuali azioni penali in cui potrebbe incappare. Per il momento pensa solo a godersi la vendetta.

http://www.leggo.it

lunedì 29 agosto 2011

Allarme morti sul lavoro: il 3% sono donne !

Una tragedia di classe e di genere, quella dei morti sul lavoro, di cui si parla ipocritamente in modo generico, soffermandosi, quando va bene, solo sul primo aspetto, occultando scientemente il secondo. Evitando cioè di specificare che la quasi totalità delle vittime sono uomini, appartenenti al genere maschile, e poveri, appartenenti alla classe lavoratrice.

Perché non si ha notizia di un notaio o di un commercialista rimasti uccisi precipitando dalla loro scrivania, né di un parlamentare o di un giudice cadendo dal loro scranno, né tanto meno di un industriale schiacciato sotto una pressa.

Questi sono i dati tratti dal sito dell’Inail per quanto riguarda l’Italia (verificati nel 2008):


Nel 2004 i morti totali furono 1328 di cui 1225 maschi e 103 femmine.

Dei 1225 maschi, 438 morirono a causa di infortuni stradali (di questi 251 erano infortuni in itinere e gli altri inerenti la tipologia di lavoro)

Delle 103 femmine 62 morirono per incidenti stradali (di cui 54 in itinere)

Nel 2005 i morti furono 1280 (di cui 1193 maschi e 87 femmine)

Dei 1193 maschi 612 morirono per incidenti stradali (di cui 235 in itinere); delle 87 femmine 66 morirono in incidenti stradali (di cui 44 in itinere)

Nel 2006 i morti furono 1341 (1242 maschi e 99 femmine)

Dei 1242 maschi 603 morirono in incidenti stradali di cui 214 in itinere); delle 99 femmine 85 morirono in incidenti stradali di cui 52 in itinere.

Quindi gli infortuni in itinere sono circa il 20% per maschi mentre salgono al 50% per le femmine. Se consideriamo che la quasi totalità degli autotrasportatori, degli autisti e in generale di coloro che svolgono una professione che prevede lo stare lunghe ore alla guida di un mezzo, sono uomini, è facile capire come in realtà si arriva alla percentuale del 98% di vittime maschili.

Le percentuali sono pressochè le stesse relativamente all’Unione Europea. Paradossale il fatto che, sullo stesso sito dell’Inail (www.inail.it “banca dati al femminile”), viene citata la percentuale di infortuni mortali  femminile e non quella maschile che si evince ovviamente sottraendo la prima al totale…

Pensate cosa succederebbe e sarebbe già successo se questa ecatombe sociale e di genere, con cifre paragonabili a quelle di una guerra civile neanche tanto strisciante, fosse stata e fosse a parti invertite. Se cioè a morire sul posto di lavoro fossero le donne e in quella percentuale.

Campagne mediatiche fino all’inverosimile, tuoni e fulmini scagliati contro una insopportabile e vergognosa discriminazione, leggi speciali per evitare alle donne i lavori più pesanti, faticosi e rischiosi. E sarebbe sacrosanto. Guai se non fosse così.

E invece in questo caso c’è un silenzio assordante, come si suol dire. E’ come se tutto questo fosse dato per scontato. E suonano beffardi i titoli dei giornali che mettono in risalto l’aumento degli infortuni sul lavoro per le donne, in percentuale.

Su questo dramma sociale e umano (e maschile) cala il sipario dell’oblio e dell’ipocrisia. Non una parola in tal senso. Se ne guardano bene tutti: politici, media, sindacati, associazioni degli industriali.

La domanda sorge spontanea? Perché? Forse perché questa verità è insopportabilmente vera al punto di spazzare via una “verità” fasulla, quella  del privilegio e dell’oppressione maschile sulle donne, sempre, comunque e dovunque? Forse perché questa verità è talmente vera che metterebbe in crisi la vulgata dominante e “politicamente corretta” che racconta di una oppressione a senso unico dell’intero genere maschile su quello femminile?

Noi non abbiamo paura della verità che qualcuno,una volta, sosteneva essere rivoluzionaria. Noi, la pensiamo come lui. Qualcun altro/a ne ha paura.

http://www.uominibeta.org/2011/05/24/morti-sul-lavoro-l8-sono-donne/#more

sabato 20 agosto 2011

Le Donne domineranno il mondo.

E' solo una questione di tempo. Tra un secolo, forse anche tra pochi decenni, le redini della nostra società verranno prese in mano da coloro che daranno vita a un nuovo mondo di pace e serenità, le Donne.
Tutti i maschi del pianeta devono capirlo. E' solo l'ordine naturale delle cose. E' giusto che chi è superiore abbia diritto ad assumere il comando.

Sì, perché il Sesso Femminile è superiore in ogni campo: biologia, abilità cognitive, comunicazione, genetica.

Le Donne resistono meglio alle malattie e vivono più a lungo. Inoltre riescono a resistere al dolore del parto, cosa che ucciderebbe il cervello maschile.

Il cromosoma Y non è che una deformazione del Cromosoma X. Una deformazione/mutazione in continuo decadimento, nata per un "disguido" evolutivo. Anche fuori dal campo umano, in natura, la Femmina è la forma biologica animale primaria. 
In definitiva, I maschi non sono altro che "Donne mutanti", un sottoprodotto imperfetto a cui, sfortunatamente, le Donne si sono dovute adattare per evitare l'estinzione del genere umano. 
Ma ora, grazie alla scienza, tutto questo non è più necessario. 
Lo sperma artificiale ricavato dalle cellule staminali renderà lo sperma maschile inutile. e, ovviamente, diventerà inutile la sua fonte. La popolazione maschile diminuirà progressivamente fino a scomparire.
Per i lavori più pesanti e logoranti verranno impiegati macchine e robot intelligenti. 

Ovviamente, tutto questo avverrà in modo graduale e in metodi non violenti. Nessun maschio verrà spedito in gulag o campi di sterminio.
La millenaria violenza maschile che ha oppresso la Donna non verrà ripagata con la stessa moneta. L'indole Femminile è per natura avversa alla violenza e alla vendetta, esatto opposto di quella maschile. Non sono state certo le donne a creare il Nazismo, il fondamentalismo religioso, o ad aver iniziato ben DUE guerre mondiali. 

Come detto prima, il maschio si estinguerà in modo completamente pacifico. I maschi capiranno da soli (con l'aiuto di un'adeguata educazione in apposite istituzioni) che il loro ruolo nella storia dell'umanità è terminato, e che la loro esistenza non è più necessaria per il pianeta e per la società. Per proteggere il futuro del mondo, servono valori Femminili di compassione, non-violenza e saggezza, che devono sostituire il Patriarcato.
E quando questo sarà chiaro a tutti, la maggior parte dei maschi smetterà di causare danno e coopererà, nella fase iniziale, nel processo di Purificazione della Terra, per il bene del nostro futuro. I restanti nuclei di resistenza si autodistruggeranno, sotto il peso della loro stessa natura violenta, nel giro di poco tempo. L'esecuzione sarà impiegata esclusivamente come ultima risorsa per i gruppi più socialmente distruttivi.

Quando il sesso Femminile otterrà la supremazia nei governi, ci sarà una ridefinizione radicale del sistema di meritocrazia della politica.
In futuro le Donne otterranno il monopolio nelle scuole e nell'educazione di alto livello, un cambiamento che sta già avvenendo. A un certo punto otterranno l'accesso esclusivo a istituzioni dedicate all'informazione e allo sviluppo delle abilità decisionali e amministrative.
Il voto maschile avrà un importanza sempre minore... e molto probabilmente alla fine anche il dovere-diritto di voto verrà lasciato solo alle Donne.

Con la riduzione della popolazione maschile, anche il tasso di criminalità diminuirà di conseguenza, e aumenterà il grado di benessere e sicurezza economica. 

In aggiunta a quanto scritto in precedenza, per velocizzare il processo di Purificazione, potrà essere pianificato un progetto di castrazione chimica mandatoria per tutti i maschi che hanno raggiunto i 18 anni. La mancanza di testosterone li renderà più propensi ad un comportamento Femminile e ad una maggiore collaborazione.

E' alle Donne che spetta il faticoso compito di instaurare un futuro perfetto, poiché solo loro ne hanno la capacità. E, alla fine, saranno solo loro, le loro figlie, le loro nipoti, a raccogliere i meritati frutti del loro lavoro. L'antica malattia dell'umanità, il maschio, sarà solo un lontano ricordo.

Troppo tempo è durato il Grande Stupro ai danni della Terra.
Rivoluzione è la parola d'ordine.
Ora lasciate che la Donna si prenda cura del Pianeta.
Lasciate che il maschio affondi nel nulla.
Lasciate che l'armonia regni nell'universo.



fonte: http://www.metromaschile.it/forum/una-risata/bisogna-accettare-la-verita/

venerdì 12 agosto 2011

La lettera di uno stupratore pentito

Care Sorelle,

grazie al vostro blog mi sono pentito di aver stuprato.

Non una volta sola, tante. Non ho nessuna scusa per le mie azioni: avevo subito il lavaggio del cervello dalla cultura patriarcale dello stupro, ed il vostro blog femminista mi ha aperto la mente. Grazie al vostro blog, mentre stavo stuprando mia moglie ho avuto una crisi morale. Le ho detto di vestirsi, che dovevamo fare un discorso serio.

La Titti mi ha risposto non ora, ho ancora voglia di scopare.
Ho insistito è importante”.
Anche lei insisteva: dai, prima finisci di scoparmi”.
Rispondo: no, non posso prima finire di stupraaaaaa.....” .
Non mi riusciva dire quella parola.
Dice: ho capito, hai bisogno che te lo faccia rizzare con un pom...”.
No, cara, c'è qualcosa che devi sapere, ed è una cosa seria”.

Si è vestita e siamo scesi a parlare:
Non avevo capito quello che stavo facendo mentre lo facevo, fino a quando ho letto questo sito di pensieri femministi”.
Che minchiata è? Sei ubriaco? Dai, torniamo a letto e fai l'uomo”.
È esattamente quello che voglio fare ora. Titti, voglio dirti che mi sento un verme, vorrei morire per averti stuprata”. L'onestà delle mie parole pulsava elettricamente attraverso i circuiti celebrali della mia dolce metà.

Cosa? Quando mi hai stuprata?
Ogni volta. È sempre stato stupro, e ora che lo ho capito voglio fermarmi”.
Non mi hai stuprata”.
Sì, lo ho fatto”.
Penso che me ne sarei accorta, se mi avessi stuprata”.
No, non funziona in questo modo. Leggi cosa scrivono grandi femministe come la Dworkin e la Kinnon:
Il matrimonio è un’istituzione che si è sviluppata dalla pratica dello stupro.
Qualsiasi rapporto sessuale è un atto di violenza perpetrato contro una donna.
Sotto il patriarcato il sesso consensuale fra uomini e donne non esiste. Sotto il patriarcato, la nozione di consenso è, per le donne, non sostanziale, una finzione, una disperata fantasia inventata per oscurare la natura della donna come classe sessuale. La vera natura del nostro stato è che siamo imprigionate in un continuum di stupri

Vedi, il patriarcato ti ha levato il tuo diritto ad essere consenziente, e mi sento molto dispiaciuto, molto dispiaciuto, molto dispiaciuto”. Mentre parlavo, gesticolavo indicando le malvagie luci del patriarcato ed i palazzi lontani, per aiutarla a capire il femminismo.

Hai preso qualche fungo allucinogeno senza dirmelo?
No”. Le spiegai del continuum di stupri.
In questo caso, torniamo a letto che ho voglia di venire stuprata”.
Cara, questa è una cosa orribile da dire... (bisbigliai) ...cosa penserebbero le femministe, se ti sentissero”.
Me ne fotto. Ho voglia di scopare”.
Povera cara, il patriarcato ti ha fatto il lavaggio il cervello. Non posso continuate a fare l'amore con te, voglio redimermi e diventare un essere umano decente. Domani mattina ho appuntamento per l'operazione al Collettivo Maschile Femminista per l'AutoCastrazione”.
La Titti si mise a piangere: poverina, iniziava a capire l'oppressione patriarcale subita.


L'indomani, quando rientrai a casa, trovai la polizia. Mia moglie mi disse di essere andata a vedere cosa era questo femminismo, e che le avevano fatto un certificato con 12 giorni di prognosi. Una donna bassa e grassa la interruppe:

Signora, lasci parlare me. Sono Vajassa Faldocci, avvocata divorzista. Rappresento sua moglie. La signora è disposta a ritirare la denuncia di violenza domestica, se lei firma una separazione consensuale. Alla signora vanno la casa, il conto in banca, la macchina, i figli, e 2000€ di mantenimento mensile”.

Dissi che non capivo, ma volevano arrestarmi, così firmai la consensuale.

Chiedendo l'elemosina riesco a pagare il mantenimento. Vedo i miei figli il giovedì dalle 18 alle 19, ma spesso la mia cara ex-moglie mi dice che sono malati, vivo sotto un ponte e mangio alla Caritas. Una associazione di padri separati mi ha offerto una stanza, ma ho rifiutato perché ho letto sul vostro blog che si tratta di una organizzazione del patriarcato.

E io sono felice di essere femminista.


martedì 9 agosto 2011

Piromane dà fuoco ai genitali dell'ex marito

La vendetta è un piatto che va consumato freddo, e una donna ferita ed esasperata può diventare molto crudele. Lo ha constatato sulla sua pelle - anzi sul suo pene - un moscovita. 


L' ex moglie gli ha dato fuoco alle parti intime proprio quando, inconsapevole di quanto stava per accadergli, l'uomo guardava la televisione nudo sul letto e tenendo un bicchiere di vodka in mano.


Secondo quanto dichiarato da una portavoce della polizia di Mosca, è "molto difficile da prevedere" se l'uomo potrà riprendersi pienamente dalla ferita. La coppia aveva divorziato tre anni fa ma ha continuato a convivere, una situazione abbastanza comune in Russia a causa del costo proibitivo delle abitazioni.


"E' stato tremendamente doloroso - ha detto l'uomo al quotidiano russo Tvoi Den - bruciavo come una torcia. Non riesco a capire cosa ho fatto per meritarmi una cosa simile". 


Al momento la piromane non ha voluto rivelare i motivi del suo insano, quanto insolito gesto.


http://notizie.tiscali.it/stranomavero/articoli/07/agosto/fuoco_pene.html

Da bambine lo stesso bambolotto, da ragazzine un bebè a testa.

Parola di scienziati, la gravidanza in età adolescenziale è 'contagiosa'.


O almeno lo è in famiglia: per una teenager, infatti, sarebbe molto più probabile restare incinta se la sorella maggiore ha avuto a sua volta 'il pancione'.


Lo dimostra uno studio condotto in Norvegia con la collaborazione dell'università di Bristol (Gb). Diventare 'baby-zià, insomma, aumenta le chance di ritrovarsi 'baby-mamma' qualche anno dopo.


E l'impatto dell'esempio ricevuto, spiegano i ricercatori, pesa soprattutto se le sorelle sono vicine d'età e se la famiglia ha un livello sociale basso. Lo studio, riportato sulla Bbc online, ha coinvolto oltre 42 mila teenager femmine norvegesi. Analizzando i dati relativi alle nascite registrate fra il 1947 e il 1958, gli autori hanno confrontato famiglie di estrazione sociale simile in diverse regioni della Norvegia.


Così è stato osservato l'effetto-sorella: per la più piccola, la probabilità di una gravidanza 'teen' passa da 1 su 5 a 2 su 5 se anche la più grande ha avuto un bambino da adolescente.


Dalla ricerca emerge anche che andare a scuola per più anni riduce il rischio di restare incinte da giovanissime, ma l'effetto-istruzione è comunque inferiore all'effetto-sorella, puntualizzano gli studiosi.


Infine, la sorella maggiore condiziona la minore anche sotto un altro punto di vista: se ha avuto il coraggio di tenere il suo bimbo nonostante la giovane età, è più facile che la minore farà lo stesso nel caso si ritrovasse anche lei in dolce attesa.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=134897

venerdì 5 agosto 2011

Le responsabilità delle femministe

Il movente del caso "REA"

Ci sono delle novità. Non fondamentali perché in realtà non si tratta di nulla di nuovo. Noi è infatti da tempo che stiamo cercando di spiegare come dietro la falsa rivendicazione di parita' del femminismo piu' estremo, si nasconda invece una pericolosa ideologia propugnata con violenza da personaggi  che, attraverso azioni di depistaggio multilivello, intendono continuare a negare l'evidenza ossia che l'attuale sistema delle separazioni basato sulle discriminazione di genere è la vera causa di tantissimi fatti di sangue che potrebbero essere evitati semplicemente restituendo vera parita' e autentica dignità sia agli uomini che alle donne. Ma le femministe non ci stanno. Continuano a contare solo i morti femmina, dimenticano i morti maschi e, dulcis in fundo, stilano statistiche su una pretesa violenza di genere che non stanno né in cielo né in terra.



la follia femminista del sistema delle separazioni


Secondo la ricostruzione accusatoria della magistratura (che potrebbe essere completamente sbagliata, ed il caporale potrebbe essere completamente innocente) il movente dell'omicidio sarebbe stato il sistema iniquo delle separazioni in base al quale "croce vinci tu, testa perdo io". 

Infatti:
- Se un marito ha l’amante, il marito perde la casa ed i figli e deve mantenerli versando soldi alla ex-moglie;
- Se una moglie ha l’amante, il marito perde la casa ed i figli e deve mantenerli versando soldi alla ex-moglie.


Funziona così: i figli vengono affidati quasi automaticamente alla madre, fregandosene di stabilire per il loro bene quale è il genitore migliore, ed ignorando che la legge sull’affido condiviso prevederebbe il mantenimento diretto ed il diritto dei bambini ad un rapporto significativo con entrambi i loro genitori. 


Adottando poi la formula dell’“interesse supremo del minore” si arriva all’esproprio femminista: la casa va ai figli cioè alla madre. Non sono rari i casi di mogli che in questo modo si sono portate l’amante nella casa coniugale, mentre l’ex marito, cornuto e mazziato, paga il mutuo e mantiene tutti.

Ciò che ha mosso la ferocia di Parolisi contro la moglie sembra quindi realisticamente essere stata la follia femminista del sistema delle separazioni che distrugge uomini e bambini e che è causa di tante inutili tragedie. Anche la magistratura ritene realistico che un uomo possa uccidere la moglie invece di chiedere il divorzio e finire distrutto dalle iniquità del sistema.


Sic et simpliciter



http://www.youtube.com/watch?v=0USnDL1faBM

http://femminismo-a-sud.blogspot.com/2011/07/non-dimentichiamo-le-responsabilita.html

Lavati o ti mando in galera! Lo stupro con "puzzo" del pecoraio siciliano.

Se il marito puzzolente non si fa la doccia è stupro

 

ROMA – Il marito puzzolente non si fa la doccia e pretende di fare sesso? Per la Cassazione è stupro. Commette violenza sessuale il marito “puzzolente” che impone alla moglie rapporti sessuali senza rispettare la richiesta della donna di farsi prima una bella doccia. E’ questo il punto di vista della Procura della Cassazione che ha chiesto ed ottenuto il nuovo rinvio a giudizio nei confronti di un pastore siciliano restio all’uso del sapone e solito a fare sesso con la moglie appena rientrato dal pascolo delle pecore, senza provvedere a farsi almeno una rapida toeletta preliminare. 





Dall’accusa di stupro, Mario C. di 51 anni, era stato prosciolto dalla Corte di Appello di Catania nel 2008 in quanto “pur essendo la moglie Lucia G. contraria ai rapporti sessuali, perchè l’uomo era solito consumarli al rientro dalla propria attività di pastore, senza praticare alcuna igiene e pulizia del proprio corpo, finiva poi per accettare volontariamente i rapporti”.

Alla moglie, restia agli amplessi nauseabondi, il pastore immobilizzava le mani e procedeva nei suoi intenti “senza aderire affatto alle richieste del coniuge di effettuare la necessaria igiene corporale”. Ad avviso della Cassazione, quindi, si trattava di rapporti “imposti coattivamente”.

“La peculiarità dei motivi del dissenso – hanno rilevato i supremi giudici nella sentenza 30364 bacchettando i colleghi siciliani – non eliminava il dissenso medesimo, per cui i rapporti sessuali, laddove imposti con la forza dall’uomo, erano e restavano violenti”.

Ora i giudici catanesi dovranno rivedere il loro verdetto senza fare sconti perchè la contrarietà all’adempimento del debito coniugale, anche se motivata solo dal mancato utilizzo del sapone, rimane pur sempre un bel ‘no’. In primo grado il pastore era stato condannato a nove anni di reclusione, nel 2007, dal Tribunale di Caltagirone che aveva considerato stupro gli assalti sferrati alla povera moglie per lunghi anni, dal febbraio 1992 all’agosto del 2006.

Ma poi la Corte di Appello aveva ridotto la condanna a Mario C. ad appena due anni, ritenendolo colpevole solo di maltrattamenti e comportamenti un po’ violenti, facendo sparire la violenza sessuale. Il caso è approdato in Cassazione su ricorso della Procura della Corte di Appello di Catania.



http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/cassazione-marito-puzza-doccia-stupro-931965/

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo.aspx?id=231007&paging=2

giovedì 4 agosto 2011

Moglie e figli spariscono, uomo "denuncia" lo Stato

BARI - È stato abbandonato da sua moglie e dai suoi tre figli, di cui non ha più notizie perché vivono ora in una località segreta.

Per questo un trentunenne di Bari, disperato, ha raccontato la sua storia al settimanale Gente, dopo che la consorte lo ha lasciato per un 'pentito' della criminalità organizzata che usufruisce di un programma di protezione: l'uomo ha deciso di rivolgersi ad un avvocato, Fabio Campese, che ha depositato un ricorso al tribunale civile per separazione con richiesta di addebito e un ricorso al tribunale dei minorenni, chiedendo l'affidamento dei figli.

«Quella mattina mia moglie mi aveva preparato il caffè, come sempre, alle 5.30. Sono uscito per andare al lavoro, poi mi hanno avvertito: 'Guarda che la tua famiglia sta andando via di casa scortata da poliziotti in borghese.


Ci sono tua moglie e i tuoi tre figli'». Dopo 13 anni di matrimonio, la decisione della moglie è un fulmine a ciel sereno. «Mia moglie ha portato via anche i miei figli di 14, 10 e 6 anni. 

È una cosa folle, sono distrutto. I miei bambini mi hanno telefonato dicendomi: 'Papà, non possiamo dirti dove siamo'. 

Mi chiedo se questa è davvero giustizia. Com'è possibile che lo Stato faccia una cosa simile?».
 

L'avvocato dell'uomo, di cui Gente rende nota l'identità. sostiene che c'è «un'evidente lesione all'unità familiare che qualcuno ha autorizzato». 


http://www.leggo.it

Paura a Roma. Un pitone scappa per strada

È scappato dalla teca dove il suo proprietario lo aveva sistemato e, dopo essere uscito dall'appartamento, se ne è andato in giro per il palazzo arrotolondasi proprio al centro dell'androne. 

Quando hanno visto il serpente lungo circa tre metri e mezzo andare a spasso nello stabile, i residenti spaventati hanno chiamato i carabinieri. 

È accaduto intorno alla mezzanotte in via del Grano nel quartiere Alessandrino. Giunti sul posto i militari della stazione Alessandrina hanno contattato il veterinario del canile comunale che ha recuperato il serpente e rimesso nella teca. 

I carabinieri hanno rintracciato la persona a cui il proprietario, che è in ferie, aveva affidato il compito di controllare il pitone. 

Verranno effettuati tutti gli accertamenti per stabilire se il serpente sia detenuto correttamente. 

mercoledì 27 luglio 2011

Non dimentichiamo le responsabilita' della sub-cultura femminista.

Dobbiamo fare in fretta a togliere di mezzo pericolosi focolai di femminismo estremo.
E dobbiamo fare in fretta a togliere di mezzo la disuguaglianza criminale responsabile di infinite sofferenze alla società civile. Alla quale non importa niente né di maschilisti né di femministe né di altri estremismi di sorta.



Non dimentichiamo cosa ha recentemente prodotto la disuguaglianza sul piano genitoriale di stampo femminista.

Vogliamo che le stragi familiari proseguano a devastare la nostra societa' vessata da un clima di disuguaglianza di genere che stupra ogni giorno il senso della genitorialità delle persone?






Abbiamo più volte avvisato circa il fatto che esiste una corrente forte femminista, nazista, anti-uomo, razzista, estremista, eterofoba, androfoba, violenta, degna del peggior incubo e della follia nazista, che non solo fa politica in europa ma diffonde continua istigazione all’odio contro uomini e bambini. Celebra assassine di uomini, di bambini, di anti-femministi, di antirazzisti veri come eroine.


Facciamo attenzione.... ;-)

lunedì 25 luglio 2011

"VUOI SPOSARMI?". "NO, NO!"


ROMA - Sta facendo impazzire il web un video di due bambini, un maschio e una femmina, che discutono sulla possibilità o meno di sposarsi.

I due, che hanno tra i 5 e i 7 anni, vengono ripresi da una donna in una lotta verbale. La femminuccia grida che lo sposerà e lui la rifiuta gridando e piangendo con i suoi "No! No! No!".

Il filmato inizia con la mamma dietro la telecamera che chiede alla piccola Christina se ha intenzione di sposare il bambino. La bambina sorride e dice "Sì, lo voglio. Voglio sposarti", dice al ragazzino seduto su uno sgabello. La donna allora chiede al bambino se lui vuole e lui inzia ad urlare il suo dissenso, arrivando alle lacrime.

La femmina gli urla che lei lo sposerà e che lui non può urlarle contro di lei, perché lei è il capo. Il video ha ottenuto 131.604 visite da quando è stato pubblicato su Youtube il 17 luglio. "Non c'è nulla di divertente in questo filmato", ha commentato qualcuno. "Litigano come se fossero già marito e moglie", ha commentato un altro utente.

"Forse questa donna che riprende ha problemi con gli uomini, è straziante quello che fa al bambino", ha commentato un altro.



 



http://www.leggo.it

MODELLE ESCORT A MILANO, 2.000 EURO A "PRESTAZIONE"

MILANO - Un giro di escort si nascondeva e si sviluppava sotto le mentite spoglie della "Mgc Sas", agenzie di modelle di Milano.

Un ampio e remunerativo giro di escort, disponibili a intrattenersi con ricchi imprenditori, manager e personaggi del mondo dello sport, è stato smascherato nelle ultime ore dai carabinieri al termine di un'indagine scattata a partire dallo scorso ottobre e relativa ad episodi ricontrati negli ultimi due anni.

Le donne venivano «offerte» a chi ne faceva richiesta tra i clienti di discoteche, locali alla moda, ma anche di lussuosi alberghi milanesi.

I militari della prima sezione del Nucleo Investigativo hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione nei confronti di Giovanna C., 41 anni, titolare dell'agenzia di modelle e ragazze immagine «Mgc Sas», con sede in zona corso Vercelli a Milano, alle cui dipendenze c'erano diverse giovani che partecipavano regolarmente a convention, fiere, aperture di show room e serate in cui veniva richiesta la loro presenza.

Tra le ragazze, bulgare, ucraine, serbe, russe e brasiliane, alcune erano disposte anche a incontri «extra», concordati tra la 41enne e gli stessi clienti. In qualche occasione erano gli intermediari a chiedere e contrattare la prestazione di quelle che alcuni contatti definivano in gergo «modelle sbagliate». È questo il caso del 37enne milanese, Enzo F., e del 32enne napoletano, Crescenzo M., rispettivamente addetto alla sicurezza e addetto alla reception dell'albergo Principe di Savoia. Il primo è già stato bloccato dai carabinieri con le stesse accuse rivolte alla 41enne, mentre il secondo è tuttora latitante all'estero, dove si è spostato per lavoro negli ultimi mesi.

Il gip, Laura Anna Marchiondelli, su richiesta del pm, Antonio Sangermano, ha emesso per entrambi un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Crescenzo M. è accusato soltanto di favoreggiamento della prostituzione. Le prestazioni venivano pagate da un minimo di 500 euro fino anche a 2mila euro.

Giovanna C. si intascava dai 100 ai 150 euro per i diritti di immagine sulle ragazze alle sue dipendenze, mentre la somma per l'eventuale rapporto sessuale veniva pattuita direttamente tra cliente e prostituta. Secondo il gip, la titolare dell'agenzia, sebbene le sue dipendenti fossero consenzienti e non chiedesse nient'altro oltre ai canonici 150 euro per i diritti di immagine, traeva vantaggio economico dal giro di prostituzione, poichè i clienti erano stati per questo motivo fidelizzati. L'addetto alla sicurezza, invece, chiedeva in cambio soltanto regali.

Gli episodi accertati dai carabinieri sono in tutto 12, di cui per il momento nessuno consumato all'interno del Principe di Savoia. Il noto albergo milanese, come sottolineato dagli inquirenti, risulta estraneo ai fatti e aveva anzi intensificato i controlli dopo aver notato l'eccessivo andirivieni negli orari notturni.

In un'intercettazione si può ascoltare l'addetto alla reception contrattare la prestazione di una giovane insieme a Giovanna C. per soddisfare le richieste di un cliente. L'incontro era tuttavia saltato a causa del ritardo della ragazza.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=133181

domenica 24 luglio 2011

Madri & maestre: troppo spesso un mondo di donne & violenza

 Maestre che sfogano la loro violenza sui bambini


PALERMO - MAESTRA ARRESTATA HA PICCHIATO UN SUO ALUNNO

E' finita in carcere perché si è scagliata contro un suo alunno, un bambino di 11 anni, pestandolo con i tacchi delle scarpe, graffiandogli il collo con le unghie, riempendolo di lividi e di ecchimosi. Dopo un notte trascorsa in commissariato per Maria Rita Fiumefreddo, 60 anni, insegnante elementare da 25, è arrivato il mandato di cattura firmato dal pretore Vincenzo Mirotta: i poliziotti l' hanno prelevata nella sua abitazione di via Lancia di Brolo 183 e adesso la donna si trova rinchiusa nel carcere femminile di Termini Imerese. Per maltrattamenti, lesioni e minacce rischia sino a 6 anni di galera. La vicenda è accaduta il 2 giugno scorso e si è svolta in un' aula della scuola elementare comunale annessa all' istituto religioso Croce e misericordia, nel popolare quartiere della Noce. All' inizio sembra un banalissimo scherzo tra bambini di quinta elementare che vanno a scuola al secondo turno e a fine pomeriggio sono sufficientemente stanchi. Una ragazzina fa circolare un biglietto con parole volgari scritte in siciliano. Il foglietto arriva nelle mani di Flavio Bonomolo, 11 anni: la prima intenzione di Flavio è quella di mostrare il pezzo di carta alla maestra, ma non fa in tempo perché la bambina glielo strappa di mano distruggendolo. Allora Flavio (è questa la sua versione raccontata ai genitori, alla polizia e al magistrato) lo riscrive tra le risate dei compagni. Intanto la maestra gli si avvicina, gli prende il biglietto, lo legge, diventa rossa, crede che quelle parolacce fossero state scritte per lei e monta su tutte le furie. Controlla la grafia e si scaglia contro Flavio Bonomolo.
Mi ha preso per un braccio e mi ha buttato per terra, ha raccontato il bambino al magistrato e agli agenti del commissariato Zisa. Poi mi ha riempito di schiaffi e di calci colpendomi col tacco della scarpa. Io piangevo, dicevo che non c' entravo nulla con quel biglietto, che lo avevo riscritto proprio per mostrarlo alla maestra. Ma lei non voleva crederci. Mi ha trascinato nel corridoio dove non c' era nessuno e ha continuato a darmi botte. Alla fine è tornata in classe e se l' è presa anche con una mia compagna e mi ha detto: "bada bene a non raccontare nulla ai tuoi genitori. Altrimenti ti boccio, ti faccio ripetere la quinta".
Una vicenda incredibile, conferma il magistrato. Una violenza assolutamente ingiustificata. Io non ho ancora interrogato la maestra ma ho visto l' effetto delle sue mani. Il bambino era pieno di ecchimosi alle braccia, alle spalle, qualche livido era grosso come un' arancia color rosso-vinaccia. Aveva anche graffi sul collo. In queste condizioni il mandato di cattura era inevitabile.
E così Maria Rita Fiumefreddo è stata prelevata nell' abitazione dove vive con la sorella e condotta in carcere. L' insegnante ha cercato di giustificarsi: "Ho perso il controllo di me stessa. E' stato un raptus e l' ho picchiato".

Due giorni fa era andata anche in casa di Flavio e aveva chiesto scusa. Ma la denuncia era stata già presentata. No, altre volte avevamo fatto finta di niente, ma quando lunedì ho visto mio figlio tornare da scuola in quelle condizioni abbiamo deciso di andare fino in fondo, afferma Alfredo Bonomolo, padre del bambino della quinta C, impiegato in una salumeria di via Giovanni Bonanno. Non era la prima volta che Flavio ritornava da scuola con piccolissime tumefazioni, con graffi provocati dai metodi troppo decisi dell' insegnante. Pensavo, beh qualche ceffone se lo sarà pur meritato. Escludevo che la maestra potesse agire con cattiveria. Di recente le avevamo anche detto di non esagerare, di tenere conto che si trattava sempre di bambini. Ma lunedì ha superato ogni limite. Così ho preso Flavio, sono andato al pronto soccorso dell' ospedale civico e ho chiesto il referto ai sanitari. Un medico ha anche detto che c' erano tracce di morsi sul corpo di mio figlio. Poi sono andato in commissariato e ho presentato la denuncia. - di GIUSEPPE CERASA


Udine - Direttrice d'asilo colpiva i bimbi: arrestata

16 dicembre 2002 - Bimbi di meno di tre colpiti con tovaglioli (a volte, apparentemente, annodati) dalla direttrice dell'asilo materno privato al quale erano stati affidati dai genitori: è quanto si vede - stando ad alcune fonti vicine all'inchiesta - nei filmati che i Carabinieri dei Nas di hanno registrato, nei giorni scorsi, nella ludoteca «Giardino dell'infanzia» di Feletto Umberto, una frazione di Tavagnacco, a pochi chilometri da Udine.
La direttrice dell' asilo - Luciana Poggioni, di 47 anni, di Feletto Umberto, che è anche presidente della cooperativa che gestisce la struttura - è stata arrestata dagli stessi Carabinieri del Nas per le ipotesi di reato di lesioni e maltrattamenti a minorenni. Nell'asilo - si è saputo nel pomeriggio, a Udine - da due-tre giorni gli investigatori avevano piazzato delle microscopiche telecamere e altri apparati per registrare quanto avveniva, in particolare prima e durante i pasti. Proprio nell'angolo dove i bambini (in tutto una diecina, secondo quanto si è saputo finora) venivano riuniti per mangiare sono state concentrate le telecamere e gli altri apparati. Alla sola vista della direttrice - sempre stando agli elementi raccolti finora dagli investigatori - alcuni dei bambini cominciavano a piangere.
Dopo l'arresto della direttrice, avvenuto stamani, in flagranza, poco prima di mezzogiorno, i Carabinieri sono rimasti nella struttura e - si è saputo da fonti investigative - alcuni si sono anche fermati a giocare con i piccoli in attesa dell'arrivo di altro personale o dei genitori. Sempre oggi, gli investigatori hanno ascoltato la più stretta collaboratrice della direttrice, una donna che - da quanto si è potuto sapere - non è al momento coinvolta nell'inchiesta, scattata dopo l'arrivo di una serie di lamentele ai militari dei Nas. Nei prossimi giorni, gli stessi Carabinieri ascolteranno tutte le persone che, a vario titolo, hanno lavorato o prestato la loro opera nella ludoteca. Fra queste, vi sono anche alcuni volontari.

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Acireale (CT) - Suora 74enne maltratta 18 bambini
16 febbraio 2007 - Bacchettate alle mani, punizioni in ripostigli bui o dentro un piccolo pozzo. Una suora di 74 anni, Tindara Amato, e’ stata condannata dal tribunale di Acireale, in provincia di Catania, a due anni di reclusione, con pena sospesa, e al risarcimento dei danni alle famiglie di 13 dei 18 minori implicati.

Nardò (LE) - Maestra scrive la nota sulla faccia dell'alunno
9 marzo 2007 - Una nota scritta sulla faccia di un giovanissimo studente. Il fatto risale al 9 marzo ed è avvenuto in una scuola elementare di Nardò; la vittima è un bambino di sette anni. Ora la maestra è indagata con l’accusa di abuso di mezzi di correzione o di disciplina. Quel giorno, il bambino, che frequenta la seconda, aveva dimenticato il quaderno a casa e probabilmente non era la prima volta che accadeva; per questo motivo l’insegnante ha pensato di scrivergli il giudizio sulla faccia, davanti ai compagni di classe. Al rientro a casa, i genitori hanno voluto sapere cosa fosse successo e si sono confrontati con la scuola, con scarsi risultati, decidendo di rivolgersi alla magistratura.

Milano - Nido-lager, arrestate due insegnanti
15 ottobre 2007 - Sentenza esemplare per due giovani insegnanti di un nido milanese accusate di aver trasformato il nido in un lager. Hanno preso due anni e 6 mesi per i maltrattamenti aggravati subiti da 9 piccoli, insultati, chiusi al buio in uno sgabuzzino, costretti ad ingoiare cibo sputato e finito a terra.

Rovetta (BG) - Maestra condannata per maltrattamenti e lesioni nei confronti di alunno
14/01/2009 - Una maestra d'asilo è stata condannata dal tribunale di Bergamo a nove mesi di carcere con la condizionale e al pagamento di 45 mila euro di risarcimento per maltrattamenti e lesioni nei confronti di un alunno della materna parrocchiale di Rovetta (Bergamo). I fatti risalgono al 24 gennaio 2002: quel giorno il bambino di quattro anni tornò a casa con un livido sul collo. In un primo momento raccontò ai genitori di essere stato colpito da un compagno di giochi.
Interpellata dai genitori, la maestra dell'alunno che era stato indicato come autore delle lesioni, escluse che il bimbo potesse aver commesso un fatto simile e indicò la collega, come presunta responsabile dell'episodio. Dopo che il piccolo fu medicato in ospedale, scattò una denuncia contro ignoti. Successivamente è stato proprio il bambino a raccontare la verità ai genitori.
Da lì, l'insegnante, che ha sempre respinto le accuse, finì sotto inchiesta. La donna fu sospesa per qualche tempo, poi era tornata all'asilo e dopo poco si era trasferita in un'altra scuola. Il pubblico ministero Maria Cristina Rota aveva chiesto la condanna a un anno con la sospensione della pena, così come l'avvocato di parte civile Marco Zambelli.
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www.unimagazine.it/index.php/it/nazionale/prima_pagina/attualita/5572_maestra_condannata_per_maltrattamenti

Rimini - Maltrattamenti all'asilo: 3 anni di carcere alla maestra 'orco'
7 novembre 2008

Udienza preliminare per l'insegnante di scuola materna M.D.O. le sue iniziali, 60enne di Urbino, accusata di lesioni, maltrattamenti ai fanciulli e abuso di mezzi di correzione. Trentadue genitori hanno accusato l'insegnate di severe punizioni ai danni dei propri figli, impedendogli talvolta di andare anche in bagno. Gli episodi di violenza si sarebbero verificati in due scuole materne statali di Rimini tra il 2000 e il 2006. Prossima udienza il 5 marzo 2009. I bambini vivevano l'asilo con il terrore per un colpa della maestra sin troppo aggressiva la quale, anziché rivolgersi a loro come una mamma, aveva imposto un vero e proprio regime, costringendoli a star in silenzio e a non andare in bagno durante l'ora di pranzo. E qualora non avessero rispettato gli ordini sarebbero piovuti schiaffi e urla. L'incubo, durato circa 6 anni alla scuola materna del distretto 3, è terminato il 16 ottobre dello scorso anno. A presentare la denuncia è stata una madre di una piccola di tre anni che fu colpita dall'insegnante con un giocattolo sulla fronte, mandandola all'ospedale. La docente venne denunciata per maltrattamenti su minori, abusi dei mezzi di disciplina e lesioni personali. In realtà, dal 2000 al 2006, numerosi genitori si sono lamentati della violenza della donna, ma i dirigenti scolastici avevano preso sotto gamba la questione. Quest'ultimi, un 47enne riminese ed un 57enne di Bellaria, sono stati denunciati per omissione di atti d'ufficio in quanto non avevano fornito elementi alla Procura. Del caso se ne sono occupati i Carabinieri della Polizia Giudiziaria che hanno ricostruito gli anni in cui la maestra ha prestato servizio, dal 2000 al 2006. Anni di incubo per i centinaia di bambini che incontrava ogni mattina. A costituirsi parte civile, assistiti dall'avvocato Piero Venturi, saranno solo due famiglie: si tratta dei genitori della bimba colpita al volto, e di un'altra bimba, figlia di un rappresentante delle forze dell'ordine.

19 giugno 2009

Maltrattamenti all'asilo
Tre anni di carcere alla maestra 'orco'

Schiaffi, tirate d'orecchie, pizzicotti e pannoloni lasciati sporchi per ore: queste ed altre angherie dovevano essere sopportate dai piccoli alunni di una scuola per l'infanzia di Rimini
Rimini, 19 giugno 2009 - Maltrattamenti, abuso di mezzi di coercizione e lesioni volontarie. Queste accuse costano tre anni di reclusione a una maestra di Rimini. L'insegnante è sulla sessantina ed è originaria di Urbino. Vittime dei suoi metodi poco ortodossi d'insegnamento erano i piccoli bimbi dell'asilo, terrorizzati da schiaffoni, pizzichi, tirate d'orecchie e di capelli, pressioni sui polsi. C'erano persino piccoli lasciati col pannolone sporco sino al termine dell'orario scolastico.
Gli investigatori (le indagini partirono nel 2005) scoprirono che in sei anni i bimbi maltrattati tra i tre e cinque anni erano stati trentadue. Le indagini partirono quando una bimba tornò a casa con un grosso bernoccolo in testa. Si scoprì che a procurarglielo era stata la maestra, che le aveva lanciato lanciandole un gioco di legno.
L'insegnante ha sempre scelto il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Assolto invece il dirigente scolastico, imputato di omessa denuncia.


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http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rimini/2009/06/19/193884-maltrattamenti_asilo.shtml

Annone Brianza - Maltrattò bambini scuola infanzia: condannata insegnante
22 aprile 2009
Il pm Masini chiede la pena di un anno e 8 mesi

«Condannate la maestra»

di ANDREA MORLEO
— ANNONE BRIANZA —
UN ANNO E OTTO MESI. È la pena richiesta dal pm Luca Masini al termine della propria requisitoria al processo contro Annamaria D’Orso
2009-04-22

UN ANNO E OTTO MESI. È la pena richiesta dal pm Luca Masini al termine della propria requisitoria al processo contro Annamaria D’Orso, la maestra 47enne accusata di di maltrattamenti nei confronti dei propri bimbi all’asilo di Annone Brianza. Nell’aula al primo piano del tribunale di Lecco, davanti al giudice Paolo Salvatore, ieri mattina il pm ha ricostruito l’impianto accusatorio nei confronti della maestra citando soprattutto le deposizioni di molti dei suoi stessi bimbi, ascoltati alla presenza di psicologi.

TESTIMONIANZE che - ha precisato l’accusa - sono state ritenute attendibili dagli stessi psicologi che hanno definito conforme il profilo clinico dei bimbi. In sostanza, le loro dichiarazioni non sono frutto di fantasie nè tantomeno indotte dagli adulti. Masini cita in aula testualmente le testimonianze, spesso davvero toccanti. Come quella di Angela che racconta di come «la maestra ci metteva spesso in castigo». Tommaso, un compagno di classe, è ancora più esplicito nella sua versione: «Ci picchiava con gli schiaffi e ci chiudeva in bagno». Anche Letizia conferma che volavano gli sberloni. E poi ancora: «Strappava i fogli da disegno quando si usciva dai bordi». Pure Beatrice si lamentava. Qualcuno ricorda anche che una punizione consisteva nell’abbassare le tapparelle dell’aula per spaventarli. Dai racconti dei bimbi, che spesso il pm ha definito «cuccioli», emerge insomma un clima di terrore che si è respirava all’asilo dal 2004 al 2006. Volavano gli «scappellotti» e più di un bambino racconta di essere stato costretto addirittura a mangiare con forza. La maestra esercitava tutto il proprio potere, minacciando anche i piccoli «affinché non raccontassero nulla ai propri genitori», spiega il sostituto procuratore in aula. Nella sua requisitoria Masini avvalora la sua tesi raccontando l’episodio della testimonianza di una bambina di quell’asilo. Inizialmente, interrogata sui comportamenti della sua maestra, nega tutto. Successivamente ritratta e si sfoga quando la maestra è già stata allontanata.

«GLI STESSI PSICOLOGI che l’hanno ascoltata - spiega il pm al giudice Salvatore - hanno detto che si è trattato di un atteggiamento difensivo. La bimba non ha confessato per proteggersi. E questo la dice lunga sulla paura che avessero nei confronti della maestra». Sentita anche una collega della maestra, Maria Brusadelli, che ricorda di non aver «mai assistito - si legge nella sua testimonianza - a scappellotti di questo tipo». Il processo è stato rinviato al 14 luglio prossimo per le conclusioni della parte civile e della difesa.

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LECCO, 16 luglio 2009 - Il Tribunale di Lecco ha condannato stamani a un anno e 6 mesi di reclusione una maestra della scuola dell'infanzia statale di Annone (Lecco) accusata di maltrattamenti nei confronti dei bambini. L'accusa aveva chiesto per lei la condanna a un anno e 8 mesi. Il difensore della donna ha annunciato appello. La sentenza è arrivata a oltre 3 anni dai fatti, tanto che la donna è andata in pensione.

Il caso era scoppiato ad Annone nel marzo di tre anni fa quando una mamma aveva denunciato la maestra perché "aveva l'abitudine di dare botte in testa ai bambini". Il caso aveva diviso le mamme alcune schierate a difesa della maestra, altre invece contro. Alcune avevano anche tolto i loro bambini dalla scuola dell'infanzia. La maestra era stata sospesa dall'insegnamento, provvedimento poi revocato ma l'insegnante non era tornata, pur potendo, e aveva scelto di andare in pensione.
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Rovigo - Bambino chiuso al buio all'asilo: arrestata la maestra

Traumatizzao per due mesi
Fino a pochi anni fa, i genitori giustificavano ogni gesto delle maestre dei loro figli, anche quando questi gesti erano davvero troppo esagerati rispetto alla gravità della marachella combinata dai bambini. Ignoranza delle famiglie che si sentivano inadeguate ad educare i figli e che cercavano una legittimazione della disciplina nella scuola. Abuso di potere delle maestre che dal canto loro si lavavano la bocca con parole tipo psicologia e pedagogia (che probabilmente avevano sentito nominare solo una volta nella vita) e si sentivano arbitri in terra del bene e del male. Una statistica dice che in un campione di italiani di età compresa fra i 20 e i 35 anni, frequentanti la scuola materna, uno su 2 ha un brutto ricordo della maestra d'asilo. Ma fortunatamente l'epoca della pacchia per le baby sitter istituzionalizzate è finita, finalmente alcuni genitori hanno capito che la scuola non sempre, anzi quasi mai è maestra di vita. Ce lo dimostra una notizia che ci giunge da Rovigo: una maestra d'asilo ha rinchiuso per due ore un bambino di 4 anni al buio nel dormitorio senza lasciargli nemmeno tenere il foulard che gli ricordava il padre che era morto da pochi mesi. Il bambino è uscito traumatizzato, e per due mesi non è più riuscito a dormire e non ha più voluto mettere piede all'asilo. La madre ha coraggiosamente denunciato la maestra strega per abuso di mezzi di correzione. Dal canto suo la maestra si è difesa dicendo che il bimbo si era comportato male e che non sapeva del lutto che aveva colpito la famiglia...( cosa quasi impossibile) Due consulenti neuropsichiatri dell'accusa hanno sostenuto l'esistenza di un danno biologico nel piccolo, in seguito al trauma ricevuto. Nel processo, che riprenderà il primo febbraio con la testimonianza di un'altra maestra d'asilo che aveva soccorso il bimbo impaurito, è imputato per minacce anche il marito dell'insegnante 36enne, che avrebbe avvicinato la madre del piccolo per «consigliarle» di non presentare querela. Chi vi scrive si augura vivamente che le mamme inizino a ribellarsi. E' inammissibile che lasciamo i nostri figli nelle mani di perfette sconosciute e diamo loro carta bianca. E' finita l'epoca in cui "la maestra ha sempre ragione".
Greta Crestani

Torino - "Quella maestra picchia i bambini"
13 novembre 2009 - Strattoni, lividi e uno schiaffo - Per protesta da oggi a casa gli alunni della quarta

Torino - Maria Teresa Martinengo

«Una maestra che alza le mani sui suoi piccoli alunni per mantenere la disciplina non è accettabile, non ha scusanti. Non importa se nell’aria c’è un generale auspicio di ritorno alla severità: la violenza fisica e verbale non può essere un metodo educativo né può portare risultati dal punto di vista didattico». Ne sono convinti i genitori di una classe quarta della scuola elementare statale Beata Vergine di Campagna, di via Cardinal Massaia, succursale della Sibilla Aleramo. Dall’inizio di questo anno scolastico sono precipitati in un incubo: sono bastati solo pochi giorni di lezioni per rendersi conto che la nuova maestra di italiano, subentrata in settembre all’insegnante di ruolo che i bambini avevano avuto in seconda e in terza e che aveva chiesto il trasferimento, non era in grado di condurre la classe.
«Era un ottimo gruppo di bambini, negli anni passati», spiegano le famiglie. «Certo, con alcuni magari un po’ più agitati di altri, ma come è normale a quell’età e in ogni classe. Tant’è che con le maestre precedenti e con la maestra di matematica non hanno mai dato particolari problemi», dicono le mamme. Che hanno deciso di fare «lo sciopero del bambino» nel senso che oggi e lunedì non lasceranno a scuola i figli nelle ore di italiano.
La supplente annuale nominata a fine estate - cinquantenne, al terzo anno di servizio - è stata un problema fin dall’inizio. Un problema che, col passare dei giorni, è diventato inquietante e capace di creare ansie nelle famiglie. «Una bambina è uscita da scuola con un livido su un braccio perché la maestra l’ha strattonata, un maschietto ha detto di essere stato sculacciato e un altro ancora di aver ricevuto uno schiaffo dall’insegnante. Venerdì scorso, poi, un alunno è finito al pronto soccorso perché è caduto e un compagno gli è passato e ripassato sopra. Lei non è stata in grado di impedirlo», spiegano i genitori che da settimane sono mobilitati affinché si individui una soluzione capace di far ritrovare la serenità. «Ci sono stati incontri, assemblee di classe. E in una riunioni straordinaria la maestra, presenti noi genitori e anche una collega, ha ammesso di aver alzato le mani perché non c’era altra soluzione per riportare la calma nell’aula. Noi abbiamo fatto il verbale di quella riunione», raccontano le mamme.
Oggi pomeriggio, in vista di un incontro che la dirigente reggente Marcellina Longhi (da lunghi anni alla guida dell’elementare Dogliotti) ha concesso per lunedì, i genitori si ritroveranno a discutere nella vicina parrocchia Madonna di Campagna. Ieri, poi, davanti alla scuola, le mamme si sono ancora una volta interrogate sul perché la situazione non sia stata affrontata con più determinazione non appena denunciata. «Siamo anche andati in Provveditorato, ma ci è stato spiegato che prima di tutto è la scuola a doversi muovere. Purtroppo non siamo mai riusciti a sapere dalla dirigente quali provvedimenti volesse adottare, con la dirigente è stato praticamente impossibile comunicare. Ci siamo visti con il vicario, ma senza risultati concreti». Ancora: «Non mandare a scuola i nostri figli non ci piace, siamo consapevoli del loro diritto all’istruzione. Ma siamo esasperati e lo sarebbe chiunque nella nostra situazione. La dirigente ha affiancato un’altra insegnante alla nostra, ma non ci pare una soluzione che possa durare nel tempo».
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Volla (NA) - Maltrattamenti in aula: maestra denunciata 2 volte in 20 gg
27 febbraio 2010 -
La seconda denuncia nel giro di 20 giorni per abuso dei mezzi di correzione e disciplina nei confronti di una 50enne, insegnante nella scuola elementare Antonio Manzoni di Volla, in provincia di Napoli. A denunciarla la madre di un bimbo di 10 anni, che l'insegnante avrebbe picchiato. L'otto febbraio scorso un'altra denuncia alla stessa insegnante, sempre per lo stesso motivo. Da quanto raccontato dal bambino, il piccolo durante lo svolgimento di una lezione di "convivenza civile" si stava difendendo da accuse false rivoltegli da alcuni compagni parlandone con la maestra che, forse infastidita, avrebbe dato dei piccoli calci al minorenne allungando le gambe sotto la cattedra. Alle rimostranze del piccolo sarebbe intervenuta l'insegnante di sostegno che era in aula per un altro alunno, che dopo aver assistito ai fatti è uscita per chiamare il responsabile del plesso scolastico. Nel frattempo, l'insegnante avrebbe strattonato per i capelli e le orecchie il minore, che spaventato si è allontanato dall'aula in lacrime nascondendosi e passando sotto i banchi. All'uscita da scuola ha raccontato l'episodio alla madre, che ha sporto denuncia.

Briona (NO) - La bidella fu arrestata per tentata estorsione ai danni del nipote
4 marzo 2010 - La bidella di Briona fu arrestata per tentata estorsione ai danni del nipote
BRIONA, (ANSA) La bidella che ha fatto scoppiare il ‘caso’ delle scuole elementari ‘Rodari’ (con una decina di bambini costretti a calarsi pantaloni e mutandine per verificare chi avesse ‘sporcato’ il bagno con una scarica di dissenteria) aveva già avuto guai con la giustizia. Maura Mossotti nel luglio del 2002 era stata arrestata con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un suo nipote. ‘’Il fatto e’ particolarmente significativo – ricordano ora a Carpignano - perche’ la minaccia con quale la donna voleva ottenere soldi dalla sua vittima era riferita proprio alle bambine dell’uomo: se non voleva che capitasse loro qualcosa, doveva pagare 10 mila euro’’.
La donna era stata arrestata mentre si apprestava a ritirare i soldi del ricatto e poi rimessa in liberta’ in attesa del processo: in quell’occasione, era il 2004, patteggio’ una condanna a 10 mesi e 20 giorni con il beneficio della condizionale. E aveva continuato a lavorare come bidella senza soluzione di continuita’.
‘’Mi ero consultato con l’Ufficio scolastico regionale – spiega il dirigente scolastico Renato Schettini, che gia’ allora era al guida del distretto comprendente, appunto, Carpignano e Briona – E mi era stato detto che non si poteva prendere alcun provvedimento, visto che la bidella non aveva avuto alcun tipo di interdizione o sospensione dai pubblici uffici. Autonomamente avevo pero’ deciso di spostarla di sede: l’avevo trasferita a Briona, dove e’ rimasta fino all’altro giorno’’.
E ora, dopo il fattaccio di cui Maura Mossotti si e’ resa protagonista, ecco arrivare un altro trasferimento e il ritorno a Carpignano.
Questa volta per lei, come per le tre maestre coinvolte, ci potrebbero essere delle conseguenze disciplinari. (ANSA)

Bambini denudati in classe:

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Barge (TO) - La bimba non era composta e la maestra la strattona
17 marzo 2010

«È di nuovo successo», lo dice così, quasi se lo aspettasse. «La maestra d'inglese ha di nuovo strattonato mia figlia». E la piccola, sette anni compiuti a dicembre, questa volta è stata portata dalla mamma all'ospedale di Saluzzo. Ne è uscita con un referto che parla chiaro: contusione alla mano sinistra, giudicata guaribile in cinque giorni.
Cinque giorni di prognosi al termine di una lezione di inglese, fanno pensare che qualche problema c'è. Anche se l'argomento merita grande cautela ed altrettanta delicatezza. Si parla di minori e di presunte percosse da parte di un'insegnante. Starà ai magistrati indagare e dire se ci sono o meno gli estremi del reato.
Per ora c'è una circostanziata denuncia presentata venerdì 12 dalla signora O.P. ai Carabinieri di Barge. Qui si ipotizzano le lesioni personali e l'abuso dei mezzi di correzione. E non è la prima volta: «Un fatto analogo era successo ad ottobre e già avevamo denunciato la maestra». In quell'occasione la bimba aveva colorato di nero, e non di giallo, il naso di un'ape. Un "errore" che le è costato caro. La maestra l'aveva strattonata con forza: le aveva preso il braccio scaraventandolo sul banco. Da allora la piccola è seguita da una psicologa, che pian piano era riuscita a riconciliarla con la scuola.
Giovedì 11, di nuovo. «Questa volta perché non era seduta composta. Ma un motivo per sgridarla la maestra lo trova sempre! Le ha preso il polso, strattonandola malamente». A differenza di quanto avvenuto ad ottobre, la bimba questa volta le lacrime le ha tenute dentro, ma a scapparle è stata la pipì.
La famiglia, seguita dall'avv. Marco Laratore, ora non vuol più avere rapporti con la direzione se non tramite il proprio legale. «È inutile: non ci ascoltano». Forse ora, visto che la maestra sembra far fatica a moderare le intemperanze del proprio carattere, potrebbe essere il caso che la scuola prenda qualche provvedimento. A caldo, la dirigente scolastica Patrizia Revello si limita a dire: «In questo momento non rilascio dichiarazioni perché non ne sapevo nulla: apprendo i fatti da lei».

Ferrara - Violenze all'asilo: maestra denudava bimbo, amici costretti a picchiarlo
26 marzo 2010

Ferrara, violenze all'asilo: maestra denudava bimbo, amici costretti a picchiarlo


Nudo in classe, colpito dai compagni: era la punizione riservata dalla maestra a un bimbo di sei anni quando faceva i capricci. Ora è indagata per maltrattamenti: a denunciarla i genitori del bimbo


Ferrara - Un bambino di sei anni sarebbe stato costretto a subire punizioni dai suoi compagni di un asilo pubblico in provincia di Ferrara, su decisione della maestra che poi lo denudava lasciandolo al centro della classe. Il piccolo è ora in un’altra scuola materna, mentre l’insegnante si è dimessa ed è indagata dalla procura minorile per maltrattamenti verso fanciulli.
Le violenze in classe Il terribile fatto, riferito oggi dal Resto del Carlino, sarebbe avvenuto all’inizio dell’anno. Il bambino pare fosse particolarmente irrequieto e il 5 marzo i genitori sono stati convocati d’urgenza dall’asilo per parlare del figlio. Avrebbero ricevuto un documento che attestava l'"estrema difficoltà" del piccolo "a gestire i suoi stati emotivi", con comportamenti aggressivi verso i compagni e atteggiamenti "di sfida, anche a livello fisico" rispetto alle maestre. Ai genitori fu poi chiesto di concordare una visita da un neuropsichiatra infantile. Tre giorni dopo la famiglia chiese al dirigente del circolo didattico il trasferimento in un’altra materna, scoprendo allora, proprio dal dirigente, le punizioni a cui era sottoposto il figlio. A parlare dei fatti per la prima volta era stato il migliore amico del bambino.

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http://www.ilgiornale.it/interni/ferrara_violenze_allasilo_maestra_denudava_bimbo_amici_costretti_picchiarlo/cronaca-ferrara-asilo-violenze-maestra/26-03-2010/articolo-id=432737-page=0-comments=1

Militello (CT) - Schiaffi e spintoni ai bimbi dell'asilo: arrestata una maestra
29 aprile 2010


Schiaffi e spintoni ai bimbi dell'asilo
Arrestata una maestra nel Catanese

La donna scoperta grazie a telecamere nascoste nell'aula. Le indagini avviate dopo le denunce dei genitori

Insegnante 40enne in manette a Militello in Val di Catania
Schiaffi e spintoni ai bimbi dell'asilo
Arrestata una maestra nel Catanese
La donna scoperta grazie a telecamere nascoste nell'aula. Le indagini avviate dopo le denunce dei genitori
MILITELLO (Catania) - Un'insegnante d'asilo quarantenne di Militello in Val di Catania è stata arrestata in flagranza di reato da carabinieri della compagnia di Palagonia per maltrattamenti su bambini della sua classe. Le indagini erano state avviate nel marzo scorso dopo le denunce di alcuni genitori che si erano recati in caserma dopo avere appreso dai figli cosa accadeva in classe. Gli investigatori hanno "piazzato" delle telecamere nascoste nell'aula e hanno ripreso l'atteggiamento aggressivo della maestra d'asilo che, secondo l'accusa, prendeva a schiaffi e spintonava a i suoi alunni, che a volte trascinava tirandoli per i capelli, senza nessun apparente motivo scatenante. La violenza mostrata dalle immagini ha convinto i carabinieri a intervenire e a eseguire l'arresto della maestra d'asilo su disposizione del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano.

«MASSIMA CAUTELA» - L'insegnante è stata bloccata dai carabinieri della compagnia di Palagonia mercoledì mentre era a scuola, ma la notizia si è appresa ora. I militari sarebbero intervenuti per la «ritualità della condotta» dell'indagata: la sua aula era da una ventina di giorni sotto osservazione da parte dei militari dell'Arma che, all'insaputa di tutti, avevano piazzato delle telecamere e dei microfoni. Alla maestra, su disposizione del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano, e del sostituto Sabrina Gambino, sono stati concessi gli arresti domiciliari. Nei prossimi giorni si terrà l'interrogatorio di garanzia da parte del Gip. Le indagini erano state avviate le denunce presentate dai genitori di 7-8 alunni dell'insegnante ai carabinieri della compagnia di Palagonia. «Massima cautela e mantenimento del diritto della privacy, sopratutto per i minorenni»: questo l'invito ai giornalisti del procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano. «Questa vicenda - ha detto il magistrato - è molto delicata e va trattata con la massima attenzione perchè ci sono persone da tutelare, soprattutto le presunti parte offese che sono dei bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni».

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USA - Pestato selvaggiamente dalla insegnante
Picchiato dall'insegnante
13 maggio 2010 — Un'insegnante di Huston è stata sospesa dal servizio dopo che le riprese di questo video sono diventate pubbliche.


Usa: video choc, docente picchia selvaggiamente alunno
WASHINGTON - Un'insegnante nera di un liceo di Houston ha picchiato selvaggiamente un suo alunno adolescente, anche lui afro-americano, sbattendolo ripetutamente prima per terra, poi sul muro, mentre lo riempie di calci e pugni. E' accaduto ad aprile alla Jamiés House Charter School di Houston, in Texas, ma solo ora la vicenda è emersa grazie alla diffusione di un video choc registrato da un cellulare di un compagno di scuola della vittima, che ha fatto il giro delle tv americane ed è cliccatissimo su Youtube. Non è chiaro cosa ha spinto la donna, Sheri Lynn Davis, 40 anni che insegna scienze, a colpire in modo così violento un ragazzo di 13 anni. Dalle prime indagini, sembra che la professoressa volesse punirlo perché poco prima aveva preso in giro alcuni compagni. Dal video, lungo una ventina si secondi e ambientato in un'aula spoglia, si capisce che i ragazzi presenti all'inizio pensavano fosse uno scherzo, tanto che durante i primi colpi si sentono alcune risate di sottofondo.

La docente è stata comunque licenziata in tronco da David Jones, il preside dell'istituto: "Non c'é nessuna scusa - ha detto Jones - che possa autorizzare un'insegnante a comportarsi in questo modo nei confronti di un ragazzo". Sulla vicenda ora indaga la Polizia del Texas. La madre della vittima, Alesha Johnson ha raccontato ai media locali che il figlio Isaiah quel giorno tornò a casa con un occhio nero e ferite e lividi in tutto il corpo senza dare spiegazioni dell'accaduto. Ma pochi giorni dopo, esattamente il 5 maggio, la donna ha deciso di rivolgersi alla scuola per capire cosa fosse successo al figlio. Dopo le prime verifiche è spuntato il video che ha inchiodato l'insegnante e ne ha determinato la cacciata dalla scuola.

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Pistoia - Ad arresti domiciliari maestre del Cip e Ciop
2 dicembre 2009

PISTOIA - Bambini picchiati, chiusi nel bagno al buio per ore, fuori dalle aule al freddo, costretti a stare immobili e in silenzio e addirittura a mangiare il cibo vomitato. E' quello che, secondo la procura di Pistoia, accadeva da tempo all'asilo nido privato «Cip e Ciop» gestito dalla società «Il Giardino dell’Infanzia» a Pistoia. Con l'accusa di maltrattamenti, la titolare dell'asilo, Anna Scuderi, 41 anni, e una giovane maestra, Elena Pesce, 28 anni, sono state arrestate questa mattina dagli agenti della squadra mobile per presunti maltrattamenti sui bambini dell'asilo. A far scattare gli arresti, l'ultimo episodio verificatosi stamani: un bambino di otto mesi ha vomitato, e le maestre lo hanno preso a pacche sulla nuca, facendolo cadere sul suo stesso vomito.
FILMATE DALLE TELECAMERE - Gli arresti delle due donne sono stati eseguiti dopo «una complessa attività di indagine», iniziata nell’agosto scorso dopo le segnalazioni e le denunce presentate dai genitori di alcuni bambini che in passato avevano frequentato l’asilo nido. I riscontri sono stati possibili anche grazie all’utilizzo di telecamere di videosorveglianza installate dalla squadra mobile nei locali dell’asilo da almeno una settimana. «Per la violenza delle immagini - ha detto il procuratore capo di Pistoia, Renzo Dell'Anno - non vogliamo divulgarle per rispetto dei genitori e dei piccoli».
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24 maggio 2010

(ANSA) - GENOVA, 24 MAG - Il gip Fucigna ha concesso gli arresti domiciliari alle due maestre arrestate per i maltrattamenti ai bambini dell'asilo di Pistoia.
Le due donne sono uscite dal carcere femminile di Pontedecimo (Genova) alle 14. Davanti al gup Fucigna e' cominciato giovedi' scorso il processo con rito abbreviato alle due maestre, che hanno proposto un risarcimento di 23 mila euro ai genitori dei bimbi maltrattati, che si sono costituiti parti civili.

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Roma - Bimbi al buio e calpestati: condannata maestra d'asilo
4 giugno 2010

Due mesi di reclusione alla donna per l'accusa di abuso di mezzi di correzione. A chi non voleva mangiare gettava cucchiaiate di cibo in faccia. E a chi non finiva presto la pappa, sottraeva il pasto mangiandoselo

Li terrorizzava lasciandoli spesso al buio, a chi non voleva mangiare spesso gettava cucchiaiate in faccia con il cibo o, a chi non finiva presto la pappa, sottraeva il pasto mangiandoselo lei. Per alcuni bambini dell'asilo nido Mameli di Roma andare a scuola era diventato un incubo: la maestra, oggi condannata dal tribunale a due mesi di reclusione per l'accusa di abuso di mezzi di correzione, li perseguitava arrivando a mettergli letteralmente i piedi in testa "perché non erano attenti". Per Giulia Nicastro, 60 anni, il pm aveva chiesto quattro mesi di reclusione. La maestra in separata sede dovrà anche risarcire i danni ai famigliari dei bambini.
I fatti avvennero tra il settembre del 2003 e l'aprile del 2004, a denunciarli furono i genitori di tre bambini dell'asilo che assistiti dagli avvocati Alessandra Batassa, Luca Montanari e Valerio Spigarelli raccontarono alle forze dell'ordine quanto avveniva nella classe della maestra Licastro. Gli inquirenti hanno accertato che la donna metteva in atto anche comportamenti esibizionistici e del tutto bizzarri. Spesso ballava con le scarpe sul tavolo destinato alla consumazione dei pasti per i bambini o si poneva verso i piccoli con atteggiamenti provocanti ed allusivi.
La maestra, stando al capo di imputazione, avrebbe «instaurato un clima di disagio e paura nei confronti dei bambini» ponendo in essere «condotte invadenti l'intimità dei piccoli» o atteggiamenti aggressivi. Spesso urlava creando nell'aula un clima di costante paura e soggezione, non solo psicologica, nei confronti dei giovanissimi alunni. Per terrorizzarli, convinta che la "luce eccitasse i bambini", spegneva le lampade dell'aula producendo poi anche dei rumori molesti per far accrescere ulteriormente la paura tra i bambini. Secondo il pm Nunzia D'Elia, titolare dell'inchiesta, la maestra in una occasione avrebbe lanciato un cucchiaio di pasta contro una bimba "rea" di non volerla mangiare. Nella galleria dei comportamenti strani anche baci dati sulle labbra dei piccoli o abbracci dati con "troppa intensità". La donna metteva in atto anche azioni punitive e in una circostanza fece sedere un bambino sul vasino con la faccia rivolta contro il muro.

Roma - Schiaffi e punizioni ad alunno autistico, maestra denunciata
8 giugno 2010
Il papà di un bambino di 8 anni, affetto da autismo, ha presentato questa mattina una denuncia presso la Procura di Roma contro una maestra del figlio rea di "gravi violenze psicologiche e fisiche" subite dal piccolo "durante l'ultimo anno scolastico". I fatti sarebbero avvenuti in una scuola elementare a Spinaceto, quartiere della periferia romana. "I problemi per il bambino - spiega l'avvocato Maria Carsana, presidente dell'Associazione per la Tutela del Minore e legale della famiglia - sono iniziati quando a dicembre è tornata a scuola l'insegnante titolare di lettere sino ad allora assente per infortunio. Dal suo arrivo il bambino ha iniziato a manifestare disagio, diceva di avere paura dell'insegnante, aveva crisi di pianto, si rifiutava di andare a scuola. I genitori hanno interpellato l'insegnante di sostegno e la terapeuta della Asl Rmc, le quali pensando ad una stanchezza del bambino, hanno consigliato di tenerlo a casa per alcuni giorni".
Al rientro le cose, però, non sono cambiate. "Solo verso la fine dell'anno scolastico - prosegue l'avvocato - l'insegnante di sostegno ha rotto l'omertà e ha consigliato di ritirare il bambino da scuola in quanto la situazione in classe, a causa dei comportamenti dell'insegnante di lettere era divenuta insostenibile". I genitori hanno quindi effettuato una sorta di indagine tra gli altri docenti e genitori, scoprendo che maestra di lettere infliggeva al piccolo delle vere e proprie violenze. "Lo costringeva - spiega Carsana - a scrivere pagine del quaderno con frasi del tipo "Non devi dare calci". Durante le lezioni, poi, gli scagliava il banco contro, per farlo stare fermo si sedeva sulle ginocchia del bambino arrivando a schiaffeggiarlo e a sculacciarlo causandogli forti danni, soprattutto sotto il profilo psicologico".
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/06/08/visualizza_new.html_1820633960.html%20

Treviso - Ceffoni violenti a bambini disabili di fronte ad altri terrorizzati: denunciate due operatrici
25 giugno 2010


Tradite da telecamere nascoste, le due donne, di 32 e 35 anni, picchiavano abitualmente i piccoli ospiti di un centro gestito dall'ente ecclesiastico "La nostra famiglia". Denunciate dai carabinieri, sono accusate di maltrattamenti aggravati. Disposto il divieto di dimora.
TREVISO - Ceffoni violenti a bambini disabili fra i quattro e i sei anni, mentre gli altri piccoli guardavano, terrorizzati. Sono state le telecamere nascoste a tradire due operatrici che, nella mensa di un centro di assistenza gestito dall'ente ecclesiastico "La nostra famiglia", a Treviso, picchiavano abitualmente i piccoli ospiti. Le due donne, di 32 e 35 anni, sono state denunciate dai carabinieri che hanno vagliato i video, inequivocabili, che mostrano come il loro comportamento violento fosse praticamente un'abitudine.
Un episodio sconcertante su cui ora sta indagando la Procura. Le due operatrici, qualificate come "educatrici", sono state denunciate con divieto di dimora a Treviso e sono accusate di maltrattamenti aggravati da motivili abbietti e futili. Una vicenda che ricorda da vicino quella dell'asilo "Cip e Ciop" di Pistoia 1, venuta alla luce nel dicembre 2009.
Secondo gli inquirenti, gli schiaffi erano destinati soprattutto a tre di questi bimbi mentre gli altri piccoli assistevano impauriti. Prova ulteriore, il fatto che dalle immagini appare evidente come i bambini colpiti abbiano un atteggiamento di difesa, come se aspettino da un momento all'altro di essere nuovamente picchiati.
"La nostra famiglia" è presente nel Veneto con una decina di sedi, una trentina in Italia, e ha ramificazioni anche in alcuni paesi
dele Terzo Mondo e del Medio Oriente.
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Bolzano - Due educatrici di asilo privavano i bimbi del cibo e li immobilizzavano
3 luglio 2010

Bambini di tre anni che sarebbero stati trattati in maniera brusca e violenta; in alcuni casi, per castigo, sarebbe stato loro rifiutato anche il cibo: a Bolzano la procura ha aperto un'inchiesta su due operatrici di un asilo nido. Gli episodi - scrive oggi il quotidiano Alto Adige - sono stati segnalati in un esposto presentato ai carabinieri da una famiglia ed altri nove genitori sono stati convocati dal magistrato, confermando le circostanze.
Alcuni dei bambini - così la denuncia - se non prendevano sonno sarebbero stati rinchiusi in una stanza al buio o obbligati a stare fermi su lettini con una copertina tirata sopra i capelli. In altri casi alcuni bambini sarebbero stati costretti a rimanere per ore su una sedia con il viso rivolto contro un muro. Ad altri ancora le operatrici avrebbero tirato le orecchie con continue minacce di castighi più pesanti. Le due maestre sono state per ora sospese dal servizio.

Crotone - Maestra picchia bimbo autistico: arrestata
8 luglio 2010

Maestra picchia bimbo autistico

Crotone, la donna è stata arrestata

Un'insegnante di un asilo di Crotone è stata posta agli arresti domiciliari con l'accusa di maltrattamenti su un bambino autistico di cinque anni. Alla donna è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Crotone. Dalle indagini, compiute dagli agenti dall'ufficio minori della Questura, è emerso che l'insegnante ha picchiato e morso a un braccio il bimbo che le era stato affidato.

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Almenno S. Salvatore (BG) - Bimbo disabile maltrattato: 2 anni all'educatrice
18 ottobre 2009

A smascherarla sono state le telecamere a circuito chiuso della cooperativa, dove presta servizio come educatrice: l'hanno colta mentre maltrattava un bimbo di nove anni affetto da una grave malformazione genetica (a causa del suo handicap, il piccolo non è in grado di parlare, nè di muoversi ed è costretto a vivere su un passeggino). Per questo, una ragazza bergamasca di 29 anni residente ad Almenno San Salvatore (Bergamo) è finita agli arresti domiciliari.
Dopo la denuncia dei genitori, i carabinieri hanno installato un altro occhio elettronico nella stanza del bambino, e i filmati hanno confermato i sospetti del papù e della mamma del piccolo paziente: la telecamera ha ripreso la giovane donna mentre esercitava violenza nei confronti del bimbo di nove anni. Il giudice per le indagini preliminari di Bergamo Giovanni Petillo ha emesso dunque un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, che i carabinieri hanno eseguito nelle scorse ore.
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14 luglio 2010

Ha patteggiato due anni di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale della pena la trentenne educatrice della Bassa Valle Imagna che, a ottobre del 2009, era stata arrestata per maltrattamenti nei confronti di un bambino disabile. Il bimbo, di 9 anni e del tutto non autosufficiente, residente nell'hinterland di Bergamo, le era stato affidato proprio per il suo ruolo di educatrice.
La scelta processuale della giovane, incensurata e assistita dall'avvocato Emilio Gueli, è arrivata nel corso delle indagini preliminari, dopo che la trentenne, già durante l'interrogatorio di fronte al giudice delle indagini preliminari Giovanni Petillo, di fatto aveva già ammesso le proprie responsabilità nella vicenda contestata, dichiarandosi pentita dell'accaduto e mostrando commozione di fronte ai filmati degli episodi contestati.
A denunciare i fatti e a farla finire nel registro degli indagati erano stati proprio i genitori del bimbo disabile: avendo casualmente notato da parte dell'educatrice dei comportamenti piuttosto insoliti e poco chiari nei confronti del bambino, avevano deciso di provare a filmare di nascosto come la trentenne si comportava con lui in momenti diversi e in varie giornate, essendo loro figlio impossibilitato a parlare a causa della sua grave patologia.
Il risultato delle registrazioni li aveva portati poi direttamente in Procura a denunciare tutta la vicenda: l'educatrice infatti era stata chiaramente filmata mentre maltrattava in modo del tutto ingiustificato il bimbo, in diverse occasioni. In un momento gli avrebbe perfino messo un lenzuolo in bocca, forse con l'intento di farlo smettere di piangere. Il sostituto procuratore Giancarlo Mancusi, titolare del fascicolo, sulla base dei filmati e della denuncia aveva chiesto subito un'ordinanza di custodia in carcere, ma il gip, valutata anche l'incensuratezza della ragazza, aveva disposto invece gli arresti domiciliari, revocati poi in un secondo momento.
Qualche giorno dopo, durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip Petillo, alla trentenne erano stati mostrati i filmati che la accusavano, e lei aveva pianto, dicendosi dispiaciuta. Aveva anche escluso di aver mai voluto far del male al bambino, pur prendendo atto di quanto le veniva contestato proprio sulla base dei filmati. Non aveva però fornito agli inquirenti chiare spiegazioni sui motivi del suo comportamento nei confronti del bimbo.

Treviso - Dopo l'istituto "Nostra famiglia", ancora bambini maltrattati: indagata la responsabile
30 luglio 2010
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=112814

Un'altra storia di maltrattamenti, abusi, piccole ingiustizie nei confronti dei minori. Ancora una volta, dopo il caso della Nostra Famiglia, nell'occhio del ciclone finisce un istituto trevigiano che i ragazzi dovrebbe aiutarli ed educarli. I carabinieri hanno messo sotto inchiesta per abuso di metodi di correzione Elda Masi, la responsabile dell'Opera PJ, istituto di via Zermanese che si occupa del recupero di adolescenti con forti problemi caratteriali, di comportamento e di devianza. Una storia con molti punti oscuri, ancora tutta da verificare, su cui l'attenzione dei militari dell'arma e del pubblico ministero Barbara Sabattini, che coordina l'inchiesta, è massima.
Tutto è partito da una denuncia presentata dalla famiglia di uno dei piccoli ospiti. Lo scorso marzo un giovane, in lacrime, si è sfogato con la madre rivelando i metodi durissimi utilizzati nell'istituto. I genitori hanno quindi rivelato ai carabinieri una realtà fatta di punizioni eccessive, durissime, a volte umilianti. I ragazzi sarebbero stati schiaffeggiati per cose di poco conto, insultati e sbeffeggiati. I castighi inflitti a chi sgarrava erano, seconda l'accusa, incredibili: bambini costretti a restare in piedi per ore con le posture più scomode, spinte e offese. Il campionario di presunte nefandezze è vasto e comprende un periodo di tempo molto lungo: dal dicembre 2007 a pochi giorni fa. Immediate le indagini che hanno portato all'accusa nei confronti della responsabile dell'Opera PJ.
Ieri, sotto una pioggia battente, la sede dell'associazione è rimasta immersa nel silenzio. Sette minori, di età compresa tra gli otto e i quattordici anni, sono già stati allontanati da qualche giorno con un provvedimento firmato dalla Procura dei minori di Venezia. Il cancello d'ingresso è stato chiuso. Al citofono ha risposto una voce di donna che si è limitata a ripetere: «Non abbiamo nessun commento da fare». Poi tutto è tornato a tacere. Negli uffici della Procura trevigiana e nella caserma dei Carabinieri di via Cornarotta si lavora invece a pieno ritmo. L'obiettivo è quello di fare chiarezza in tempi brevi. Il pubblico ministero ha chiesto un incidente probatorio per cristallizzare la situazione, prima che venga inquinata o stravolta da fattori esterni, e portare le prove raccolte direttamente in giudizio. I ragazzini verranno quindi sentiti con l'ausilio di uno psico-pedagogo in tempi molto stretti in modo da limitare i condizionamenti esterni dovuti all'eco che questa vicenda sta avendo su televisioni e giornali.

28 luglio 2010
Genova - 3 maestre dell'asilo indagate x maltrattamenti

Botte e umiliazioni ai bimbi dell'asilo che venivano loro affidati dai genitori ignari. Sono accusate di maltrattamenti su minori, bimbi da tre a cinque anni, tre maestre della scuola statale per l'infanzia dell'Istituto comprensivo San Gottardo di via Giulia De Vincenzi, a Genova. In totale il pm Stefano Puppo, della procura genovese, ha contestato loro diciannove episodi, filmati negli ultimi mesi di permanenza dei bimbi a scuola, da telecamere installate segretamente nelle aule dai carabinieri della stazione di Genova Molassana che avevano raccolto la denuncia di alcuni genitori. Per le tre donne, di cui due hanno una lunga esperienza ed una è appena passata di ruolo, il pubblico ministero ha chiesto l'interdizione dal lavoro per due mesi.
L'udienza di fronte al gip Silvia Carpanini si è svolta ieri. Il giudice si è riservato di decidere se applicare la misura richiesta dal pm. Alle maestre più anziane sono contestati 8 episodi ciascuna. Avrebbero usato metodi bruschi, dando sberle, strattoni, in un caso calci ai bimbi. La più giovane deve rispondere di tre episodi, nei quali la presunta vittima è un bimbo di tre anni che in un caso sarebbe stato anche costretto a una posizione innaturale dalla donna per impedirgli di svegliare gli altri bimbi assopiti per il riposino pomeridiano.
Le donne ieri, secondo quanto trapelato, di fronte al gip hanno rigettato tutte le accuse, sostenendo di non avere mai sottoposto i bambini a violenze. I video, secondo loro, sarebbero stati male interpretati e le violenze sarebbero invero frutto di metodi educativi ben collaudati.

 

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17 settembre 2010

Genova, asilo San Gottardo: indagate per violenze altre 4 maestre

Sale a 7 numero insegnanti accusate di maltrattamenti su minori

24 settembre 2010

SIRIA, MAESTRE PICCHIANO I
BIMBI A SCUOLA -VIDEO CHOC

La vita quotidiana in una scuola elementare della Siria, tra violenza, lacrime e dolore. E' il contenuto di un video choc, postato su YouTube qualche giorno fa, nel quale si vedono due insegnanti che picchiano su mani e piedi i loro giovanissimi alunni. I bambini, costretti a sedersi su una sedia di plastica, sono costretti ad aprire le mani ed una delle insegnanti li picchia fortissimo con un bastone di legno. Sebbene le punizioni corporali siano la normalità in Siria, il video sul web ha suscitato l'indignazione degli internauti siriani e non solo: su Facebook è stato anche creato un gruppo per identificare le autrici delle violenze. "In Siria questa violenza non sciocca nessuno. Le due istitutrici sapevano di essere filmate, ma non cercano di nascondere nulla perché per loro è una cosa normale", ha detto a France 24 Bassam Alkadi, direttore dell'Osservatorio sulle donne siriane. "Bisogna al più presto trovarle e punirle, ma la cosa più importante è riorganizzare il sistema scolastico - ha detto Alkadi - bisogna educare gli insegnanti a far capire le conseguenze che producono le loro violenze sui bambini".

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Pinerolo (TO) - Denunciate tre donne che lo gestivano: sequestrato l'asilo nido degli orrori
11 novembre 2010
Picchiano, insultano, maltrattano i bambini. Li chiudono per punizione dietro a una grata nel camino. Li costringono a dormire in bagno e a mangiare il cibo che hanno prima vomitato. L'asilo nido il Paese delle Meraviglie di Pinerolo, è stato sequestrato oggi pomeriggio per ordine del gip Alberto Giannone e denunciate a piede libero per maltrattamenti le tre donne che lo gestiscono Francesca Panfili, di 36 anni, Elisa Griotti di 43 1977, e Di Maria Stefania, di 28 anni.
L'indagine, iniziata nel febbraio scorso, e coordinata dal pm di Pinerolo Ciro Santoriello, è partita dalla denuncia di un privato cittadino ed è stata supportata da personale tutt'oggi impiegato nella struttura, da un ex dipendente e da un genitore di uno dei piccoli ospiti dell'asilo nido. Gli inservienti avrebbero anche fornito alla Procura filmati dei maltrattamenti. Negli ultimi mesi proprio perché si era diffusa la notizia che nell'asilo nido i bambini venivano maltrattati, 12 di questi erano stati ritirati.
Gli inquirenti hanno verificato che le tre donne che in società gestivano l'istituto "maltrattavano ripetutamente la maggior parte dei suddetti bambini - scrive il gip nell'ordinanza - picchiandoli con oggetti sulla nuca, insultandoli, dicendo frasi tipo 'puttana, puzzi come tua madre' sottoponendoli a vessazioni, costringendoli a mangiare il cibo che avevano prima vomitato a dormire in stanze al buio e in condizioni di assoluto isolamento. Facendoli piangere per lungo tempo senza informarsi del loro stato di salute e lasciandoli senza custodia per lungo tempo così che i bambini finivano per farsi male perché si aggredivano tra loro o in ragione della loro comprensibile incapacità di provvedere a se stessi".
Le tre donne non sono state arrestate perché il giudice non ritiene che esista pericolo di inquinamento delle prove né di reiterazione del reato.
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Trento - Punizione violenta: maestra condannata
16 novembre 2010

Il piccolo alunno era troppo indisciplinato, ma la punizione è stata evidentemente troppo dura. Lo ha stabilito il Tribunale dei minori di Trento, condannando un'insegnante di religione di una scuola elementare per maltrattamenti.
L'episodio, risalente a due anni fa, ha visto coinvolta la maestra la quale, per punire il bambino, lo avrebbe preso per l'orecchio e per i capelli.
Denunciata dai genitori, i quali avevano anche raccolto le testimonianze di due compagni di classe del figlio, la donna ha patteggiato un mese di reclusione ed una multa di 1.140 euro.

Elmas (CA) - La maestra istigò gli alunni a picchiare un compagno
24 novembre 2010

Quell'alunno di prima era troppo turbolento. Così, per dargli una lezione, la maestra avrebbe ordinato ai compagnetti di classe di picchiarlo. E, mentre l'aggressione andava in scena, lei l'avrebbe deriso, impedendogli di uscire dall'aula e dicendogli che era un «moscerino» e che da quel momento sarebbe stato trattato come un «fantasma». L'incredibile episodio, che pare uscito da un racconto sulla scuola dei primi del Novecento ma sarebbe invece accaduto il 27 gennaio di tre anni fa nelle elementari di via Bruscaglia a Elmas, è stato rievocato ieri in aula al processo che vede la presunta responsabile - la maestra cagliaritana Luisella Miranda Cixi - accusata di violenza privata davanti al giudice monocratico di Cagliari Giovanna Deriu.
A raccontarlo, tra i singhiozzi, stretto alla mamma, è stato lo stesso bambino (assistito dall'avvocato Francesco Spiga) che sarebbe stato vittima della spedizione punitiva e che ora frequenta la quinta. Una testimonianza drammatica, resasi necessaria perché nessuno in questi anni ha pensato a interrogare il piccolo prima del processo con la formula dell'incidente probatorio e l'assistenza di uno psicologo. «La maestra Luisella si è arrabbiata e ha detto ai miei compagni di picchiarmi», ha spiegato l'alunno tra le lacrime. «Tutti mi si sono avventati addosso e hanno iniziato a colpirmi, meno che due miei amici. Una delle bambine aveva anche delle forbici in mano. Mentre tutto questo accadeva la maestra rideva divertita. Io ho provato a scappare ma lei si è messa davanti alla porta e mi ha detto che ero un moscerino e che da quel momento sarei stato per tutti un fantasma perché nessuno mi avrebbe più rivolto la parola. Alla fine i miei compagni si misero a urlare in coro sconfitto-sconfitto».
Un fatto sconcertante, che da lì a qualche settimana, al termine di un'indagine degli ispettori del provveditorato, portò al trasferimento della maestra (difesa dagli avvocati Carlo Fanari e Francesco Cixi) per incompatibilità ambientale e all'avvio di un'inchiesta penale. Ma che in quella classe la mattina del 27 gennaio 2007 fosse accaduto qualcosa di strano era cosa nota a tanti già qualche ora dopo il fatto. Una volta a casa i bambini ne parlarono coi genitori e la notizia si diffuse alla velocità della luce.
Inoltre, mentre il pestaggio andava in scena sotto - almeno stando all'accusa - la regia compiaciuta dell'imputata, nella classe affianco la maestra Maria Lucia Moica, che aveva fatto lezione in quella stessa classe l'ora precedente, e della scuola di via Bruscaglia era vicepreside, aveva intuito che qualcosa non andava. «Mentre facevo ascoltare musica ai miei ragazzi», ha spiegato ieri in aula, «ho sentito provenire dall'aula affianco degli strani rumori, come di spostamento di mobili e di bambini che correvano. Poi delle voci molto forti, come un coro. I miei alunni mi hanno detto che dicevano: sconfitto, sconfitto».
Un trambusto che non sfuggì neanche alla bidella, che bussò alla porta della maestra Moica: «Mi disse: ma ha sentito? Poi aggiunse: poverino, è vivace ma non è giusto fare così». A quel punto la maestra bussò alla porta della classe in cui c'era la collega: «Era chiusa dall'interno, poi dopo che bussai la seconda volta mi aprirono. Ricordo che notai molti bambini che si muovevano. La collega disse che era tutto a posto». Il lunedì successivo (la presunta aggressione si verificò il sabato all'ultima ora) i genitori andarono a parlare con la preside Gabriella Cuccu: «Mi dissero quanto aveva detto loro il figlio, feci un'indagine e interrogai bidella, maestre e anche la Cixi, lei però negò tutto». Il processo riprenderà il 20 dicembre: in quella data dovrebbe essere sentita l'imputata.

Modugno (BA) - Madre denuncia due maestre per sospetti maltrattamenti
28 novembre 2010
Due maestre dell'asilo nido comunale di Modugno, nel Barese, sono state denunciate dalla mamma di una bambina di due anni per maltrattamenti. La donna ha raccontato ai carabinieri di sospettare da tempo che la piccola venisse maltrattata.
La bambina infatti - secondo quanto ha denunciato la donna - piangeva quando l'auto della mamma imboccava la strada dell'asilo e cominciava a dire "male, male". Fino ad oggi, quando la donna, di 35 anni, è andata a prendere la piccola al nido e ha notato un raschio, come un'unghiata, sulla guancia. Ha chiesto spiegazioni a una delle maestre che le ha detto che la bimba poteva esserselo procurato da sola giocando. La donna poi, una volta a casa, ha notato che la piccola aveva tutta la spalla arrossata e ha fatto denuncia ai carabinieri. Si è anche rivolta al sindaco che ha annunciato che avvierà un'indagine amministrativa "attraverso tutti gli organi di controllo comunali".

Folignano (AP) - Schiaffeggiò alunno di 3 anni: maestra a processo
15 dicembre 2010
Sarà ascoltata il prossimo 18 febbraio davanti al Giudice di Pace la maestra di 59 anni della scuola Monti di Folignano per rispondere dell’imputazione di lesioni personali ai danni di un piccolo alunno di 5 anni, che all’epoca dei fatti ne aveva appena tre. La madre del piccolo, ascolana di 27 anni, si è costituita parte civile ed è difesa dall’avvocato Fabrizio De Vecchis.
I fatti risalgono al 29 settembre del 2008, quando la mamma del bambino va a riprendere il figlio nell’istituto. Il piccolo mostra un’escoriazione alla palpebra, per la quale gli sarà riscontrata una prognosi di due giorni, e la madre gli chiede come se la sia procurata. Il piccolo spiega a modo suo di aver ricevuto uno schiaffo dalla maestra. La mamma a questo punto va a chiedere lumi alla maestra, che gli risponde, secondo il racconto del genitore, di aver perso la pazienza perché il piccolo era eccessivamente eccitato e maleducato.
Successivamente, il bambino in un incontro con preside, direttrice del plesso scolastico, maestra e mamma conferma immediatamente la versione dello schiaffo dato dall’insegnante, e questa prontezza del piccolo nel raccontare la propria storia senza confusioni né ripensamento ha determinato il processo a carico della donna.
Donna che, al contrario di quanto raccontato dalla mamma, sostiene invece che la ferita il bimbo se la sia fatta giocando con un compagno. A sostegno di questo racconto la maestra ha portato la testimonianza delle bidelle che medicarono il piccolo.
Ma le due collaboratrici, interrogate sull’argomento, hanno spiegato di aver sì curato il bimbo per le ferite superficiali che si era procurato giocando con un compagno, ma le medicazioni le fecero almeno dieci giorni prima di quel 29 settembre, data dell’ipotetico schiaffo.

Cina - Maestra ferisce a sprangate 7 bambini in un asilo
19 dicembre 2010
(AGI) Pechino - Una maestra ha ferito sette bambini con una mazza di ferro in un asilo dello Jiangsu, nell'est della Cina.
La donna, trentenne, e' stata arrestata e licenziata.
L'incidente e' avvenuto nella citta' di Xinghua. Nella primavera di quest'anno in paese e' stato scosso da una serie di aggressioni a bambini in scuole a asili, che hanno causato una ventina di morti e una ottantina di feriti, in gran parte minori.


Conselice (RA) - Due maestre ai domiciliari "Schiaffi, insulti e poi la testa nel water"
9 gennaio 2010
Due ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite nei confronti di altrettante educatrici in servizio in un asilo nido di Conselice. L’ipotesi di reato fa riferimento a maltrattamenti aggravati nei confronti di bimbi ospiti della struttura. La misura coercitiva è stata eseguita dai carabinieri nella serata di venerdì nei confronti di due educatrici di 41 e 48 anni. Contestualmente alla notifica delle ordinanze di custodia cautelare gli inquirenti hanno effettuato sequestri di documentazione presso gli uffici del Comune di Conselice, di cui è dipendente una delle educatrici e presso gli uffici della cooperativa ZeroCento di cui è dipendente l’altra educatrice. Entrambe si trovano ora nel carcere di Forlì.
Le due maestre hanno una esperienza pluridecennale nel settore educativo e il loro arresto ha destato notevole sorpresa e incredulità. A far scattare l’inchiesta della Procura di Ravenna è stato un esposto presentato verso metà ottobre dal sindaco di Conselice, Maurizio Filipucci. «Avevamo raccolto delle voci su situazioni poco chiare nelle condotte educative di uno o due insegnanti. Così abbiamo ritenuto opportuno informare la Procura con un esposto» ha dichiarato il sindaco. Secondo quanto risulta sembra che le due maestre si fossero scambiate vicendevoli accuse in pubblico su comportamenti non proprio corretti nei confronti dei bambini. Lo scambio di accuse è venuto a conoscenza dei responsabili dell’asilo, ovvero il ‘Mazzanti’, e così è stato informato il sindaco. Dopo una breve ‘istruttoria’ interna, è stato deciso di presentare l’esposto alla magistratura.
La Procura ha delegato le indagini ai carabinieri di Lugo. Indagini che sono state svolte in modo assolutamente discreto; verosimilmente è stato impiegato l’unico mezzo di ricerca della prova utilizzabile in questo contesto, ovvero le microcamere per riprendere l’attività all’interno delle aule. Gli inquirenti avrebbero comunque avuto conferme a quelle iniziali ‘voci’ indicate nell’esposto. Raccolti pertanto i gravi indizi di colpevolezza necessari per la misura cautelare, il pm ha avanzato al gip la relativa richiesta e il giudice l’ha accolta. Entro i primi giorni della settimana le due educatrici compariranno davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia.

14 gennaio 2010
Due educatrici di un asilo nido di Conselice finiscono ai domiciliari dopo l'inchiesta partita da un esposto del sindaco. Una terza è indagata per episodi minori. Pesantissime le accuse: una piccola è stata lasciata nuda perché si era fatta la pipì addosso, altri chiusi in bagno per punizione, uno costretto a mangiare il cibo che aveva rigurgitato. Sotto choc la metà dei genitori lascia i piccoli a casa
Due maestre di un asilo nido di Conselice, nel Ravennate, di 41 e 48 anni, sono agli arresti domiciliari per maltrattamenti aggravati ai danni di diversi bambini. Una terza maestra è indagata a piede libero ma solo per episodi minori. Le donne sono accusate di avere preso a spinte, schiaffi in testa e insulti i bambini, ma anche di avergli tirato i capelli. E' stato il sindaco Maurizio Filipucci, con un esposto, a far partire le indagini, a novembre scorso. ''Quell'asilo lo abbiamo fondato negli anni '70: è il nostro fiore all'occhiello. All'inizio pensavamo che tutto potesse essere ricondotto a screzi tra dipendenti che non andavano d'accordo. Poi però dalle prime verifiche ci siamo accorti che forse qualcosa c'era stato. E così a quel punto per tutelare i piccoli, dopo una riunione in Comune abbiamo coinvolto la magistratura''.
L'accusa. Il quadro che emerge dai primi accertamenti è ben più grave di quello che poteva sospettare il sindaco. Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge di un bimbo costretto a mangiare il rigurgito del cibo imposto e rifiutato. Un altro con la testa spinta a forza nel water o quello coperto con un cuscino perché piangeva troppo. Una bambina lasciata nuda perché aveva fatto la pipì addosso. E poi spinte, insulti razziali, bambini chiusi in bagno per punizione. Fatti di cui gli inquirenti avrebbero raccolto prove con microcamere e grazie al racconto di una ex dipendente dell'asilo. Gli episodi più gravi sarebbero stati descritti dalla donna, e non filmati dalle microcamere.
All'indomani dell'arresto delle due donne, a scuola si sono presentati solo 21 bambini su 52. ''Ditemi se mia figlia è in quei filmati'', ha chiesto ai carabinieri un padre arrivato all'asilo con la compagna e la bimba piccola. L'uomo ha poi detto di averla in passato ''trovata con unghie rotte e segni di morsi sulla faccia, ma - ha spiegato - avevamo lasciato correre''. Probabilmente pensando che il tutto fosse solo frutto di giochi tra bambini. Altri genitori invece hanno difeso le maestre: ''Mi sono sempre sembrate educatrici perbene e capaci'', ha detto una mamma.
La difesa. Oggi le due donne sono comparse davanti al Giudice delle indagini preliminari. L'educatrice (41 anni) ha risposto alle domande del giudice respingendo ogni accusa e chiedendo la revoca immediata della misura cautelare. La coordinatrice (48 anni) si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il suo legale, l'avvocato Andrea Visani, ha spiegato che la scelta della sua assistita è dovuta al fatto che, prima di rispondere alle domande, vuole potere visionare le intercettazioni video realizzate dai carabinieri della Compagnia di Lugo. I legali della 41enne, Filippo Poggi di Forlì e Mariagrazia Guardigli di Ravenna, hanno spiegato che la loro cliente ha ammesso qualche urlo, ma solo per impedire che i bimbi si mordessero o si picchiassero tra di loro. L'indagine, hanno poi fatto notare, sarebbe partita già un paio di mesi prima rispetto all' esposto presentato dal sindaco di Conselice Maurizio Filipucci e sulla base delle testimonianze di un'altra educatrice.
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Milano - La preside usa lo spray urticante: tre ragazze finiscono in ospedale
25 febbraio 2011
La vicenda all'istituto Besta, nella periferia est di Milano. Una studentessa spruzza per scherzo
e la dirigente la punisce con la stessa bomboletta: "L'ho fatto per farle capire la gravità del gesto"
La preside usa lo spray urticante tre ragazze finiscono in ospedale L'istituto Besta
Prima ha chiesto a tutti chi fosse il colpevole della bravata del giorno prima, lo studente che con lo spray al peperoncino aveva costretto all’evacuazione la sua classe e provocato irritazioni a volto a qualche compagno. Poi, individuata la responsabile, la preside si è diretta al suo banco, ha estratto la bomboletta e gliel’ha spruzzata sulla mano: «È per farti capire cos’hanno provato le tue compagne quando l’hai fatto tu». Bruciore, grida, panico. La mano della quindicenne s’arrossa e si gonfia, la nube di gas urticante si espande, la compagna di banco fatica a respirare. E ancora peggio per un’altra studentessa, asmatica.
Una spruzzata che voleva essere “educativa”, una legge del taglione alla buona, quella della preside dell’istituto Besta per le lingue e scienze sociali in via don Calabria, zona Palmanova, a Milano. Ma che ha mandato tre quindicenni all’ospedale e su tutte le furie le loro famiglie, che ora minacciano di denunciare la dirigente scolastica. L’antefatto risale a mercoledì. Alla prima ora un’alunna di prima estrae dalla borsa lo spray al peperoncino che la famiglia le ha dato per la sua sicurezza, quando la sera torna dalla palestra. La sicura salta, una prima spruzzata a terra. Un’altra sul giubbotto di uno studente, che poi si tocca la faccia e diventa un peperone. Altri ragazzi accusano bruciori.
Al Besta, una scuola difficile come altri istituti di periferia dove non mancano episodi di vandalismo e teppismo, scoppia il caos: dalla scuola chiamano l’ambulanza, un poliziotto del commissariato di Lambrate di pattuglia nella zona nota i mezzi di soccorso ed entra per capire. La faccenda sarebbe finita lì. Ma quel giorno la preside è assente per una riunione di lavoro. La informano al telefono, e quando ieri mattina rientra e trova sulla sua scrivania il verbale dell’episodio accanto alla bomboletta sequestrata, decide di passare ai fatti. Prende lo spray, va spedita nella classe dov’è successo l’incidente, sgrida tutti, i nervi forse saltano: spruzza. Un altro caos. Ma questa volta tre quindicenni finiscono al San Raffaele.
«In tanti sono scoppiati a piangere per la paura — racconta una studentessa — Pensavamo che la preside scherzasse, quando si è avvicinata dicendo “ora ti mostro cos’hai fatto ai tuoi compagni”». La famiglia della quindicenne che aveva lo spray con sé a scuola, difesa dall’avvocato Gianluca Minniti, annuncia che sporgerà denuncia contro la preside, e così forse gli altri genitori. «È un fatto gravissimo — spiega la mamma — mia figlia ha fatto una bravata, avrei accettato anche la sospensione. Ma non esiste che la preside compia un gesto simile: è educazione questa? Poi non si è neanche scusata, faremo denuncia». Intanto la ragazza la sospensione la rischia comunque, sarà il consiglio di classe nei prossimi giorni a decidere.
Paola Tieri, la preside dell’istituto, spiega così il suo punto di vista: «I ragazzi spesso non sono consapevoli delle conseguenze degli scherzi pesanti che fanno. Volevo fargliele capire». Del rigore della preside si era già avuta una prova a gennaio dell’anno scorso, quando aveva sospeso per due giorni e costretto a pulire il cortile un gruppo di ragazzine per i pesanti insulti rivolti a una compagna via Facebook.
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Casarile (PV) - Maltrattamenti sui bambini: arrestate due maestre
19 marzo 2011
(AGI) - La direttrice e una maestra dell'asilo nido privato 'Piccoli passi' di Casarile, nel milanese al confine con la provincia di Pavia, sono state arrestate e messe ai 'domiciliari' dai carabinieri con l'Accusa di maltrattamenti nei confronti dei piccoli ospiti della struttura.


Fasano (BR) - A processo la maestra che rubava le merendine e diceva "porci" ai bimbi
8 aprile 2011
Lesioni personali aggravate, violenza privata e furto di merendine ai danni dei piccoli allievi della scuola materna Barsento di Fasano. Sono queste le accuse per le quali una maestra 63enne di Fasano, A. R. M., è stata rinviata a giudizio dal giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Brindisi Giuseppe Licci. Il gup ha accolto la richiesta formulata dal pubblico ministero Pierpaolo Montinaro al termine delle indagini, concluse quindici giorni fa. Parte integrante dell'inchiesta i filmati registrati in aula da una microcamera piazzata dai carabinieri dietro al crocifisso alle spalle della scrivania, in cui pare che la maestra compaia più volte mentre inveisce contro i bambini: "Sporchi albanesi, lavatevi".
L'incredibile vicenda giudiziaria ha inizio nell'autunno dello scorso anno. I bimbi della scuola materna fasanese si rifiutano di andare a scuola, "la maestra ci da le botte e ci mette in castigo", raccontano ai genitori fino a quando mamme e papà, preoccupati e increduli, non pretendono di vederci chiaro. Parlano con la maestra che nega indignata ogni accusa, dopodiché chiedono l'intervento del dirigente scolastico.
La situazione rimane invariata, tanto quanto il rifiuto dei bimbi di tornare a scuola, fino a quando un gruppo di genitori non decide di denunciare chiedendo di verificare se i bambini mentano oppure no. E' a questo punto che il pm decide di piazzare in aula una microcamera nel più insospettabile dei posti, esattamente dietro il crocifisso. Le immagini ritratte dalla telecamera per quarantacinque giorni consecutivi, dall'inizio di ottobre fino a metà settembre dello scorso anno, a quanto pare non solo confermano i racconti dei bambini, ma aggravano ulteriormente l'impianto accusatorio fino a svelare le invettive razziste e gli incredibili furti di merendine.
Secondo l'accusa dopo aver messo in castigo i bimbi, rubava le brioche custodite nelle cartelle e le mangiava in aula sotto gli occhi degli scolaretti digiuni. Episodi ripetuti che avvenivano anche quando la 63enne imputata era in aula in compagnia di una collega. La maestra aveva messo a punto una vera e propria tecnica per sottrarre le merendine ai piccoli e ci riusciva senza far notare la cosa all'altra insegnante. Peccato veniale di fronte agli strattoni, pizzicotti e schiaffi, inflitti ai bimbi.
Ce n'è quanto basta per chiedere la sospensione d'urgenza della docente, richiesta formulata a fine novembre dal pm Montinaro, accolta senza indugio dal giudice per le indagini preliminari. Da allora la maestra 63enne a scuola non ci è mai più tornata.
I genitori denuncianti hanno annunciato nell'udienza preliminare di questa mattina che si costituiranno parte civile nel processo che verrà, al fianco dei legali Francesco Gentile e Nicola Matarrese. Il dibattimento inizia a settembre.
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S. Martino in Rio (RE) - Condannata la maestra che morse bimbo
29 maggio 2007
Il fatto è accaduto in provincia di Reggio Emilia, e Il reato ipotizzato è di abuso dei mezzi di correzione; si tratta di un morso al braccio di un alunno. La maestra è stata sospesa, dopo aver riprodotto sul braccio del suo alunno quanto questo aveva appena fatto sul braccio di una compagna. La maestra è stata denunciata per abuso di mezzi di correzione. Il bambino ha l'età di due anni e mezzo, e ha riportato un'ecchimosi da morsicatura giudicata guaribile in otto giorni. Il fatto risale a qualche giorno fa e vede protagonista una maestra 32enne dell'asilo nido comunale di S.Martino in Rio.

22 aprile 2011
La maestra d'asilo 36enne di Campogalliano (Modena), Rosa Basile, che nel maggio 2007 era stata accusata di aver morso un bambino di 2 anni in un asilo nido di San Martino in Rio, il Peter Pan, è stata condannata dal gip Cristina Beretti a un mese di reclusione sostituito da una multa di 1.140 euro, come da richiesta del Pm, con l'accusa di abuso di mezzi di correzione. Ora la difesa ha la possibilità di andare davanti al giudice per il processo penale. Se il decreto diventerà definitivo, invece, i genitori del bambino potranno rivolgersi al giudice civile per ottenere il risarcimento.
Secondo la ricostruzione dei fatti, quel giorno il bimbo, giocando, diede un morso a una bambina e l'insegnante a sua volta avrebbe morso il piccolo al braccio sinistro. Al pronto soccorso dell'ospedale di Correggio i medici rilevarono nel bambino un evidente ematoma con il segno della dentatura e stilarono una prognosi di 8 giorni. I genitori sporsero querela per lesioni e i carabinieri procedettero d'ufficio per abuso dei mezzi di correzione. La maestra, che era stata assunta a settembre dell'anno precedente con un contratto a tempo determinato, fu sospesa dal servizio e presentò le dimissioni.

Milano - Maestra "giocò" a tagliare lingua ad alunno: 2 mesi
27 febbraio 2007

5 punti di sutura. Il piccolo ha 7 anni: «Ho paura, non vado più a scuola»
(Corriere della Sera.it)

Un gioco. «Tira fuori la lingua, forza...»
. Un gioco? «Tira fuori la lingua che te la taglio, così non parli più». La maestra lo dice una, due volte. Alla terza l'alunno è a tiro. Sono già due volte che va al cestino a temperare la matita. «Ancora?». L'insegnante sorride, certo, ma adesso prende un paio di forbici e abbassa le lame sulla bocca. Un taglio netto. Il bimbo ha 7 anni e mezzo ed è vivace come vuole l'età. Ma ora sanguina a dirotto. Piange. Allora subito in bagno con la maestra a sciacquare, poi giù in segreteria, la telefonata alla mamma, al 118 e di corsa all'ospedale pediatrico «Vittore Buzzi». Il gioco finisce con cinque punti di sutura, lo docente sospesa «a titolo cautelativo», una denuncia per lesioni e una richiesta di danni. La famiglia contro scuola e insegnante. Che all'inizio, in bagno, avrebbe provato pure a convincere il bimbo: «Non dire alla mamma che sono stata io, ma che hai fatto tutto da solo». Ma poi monta in ambulanza e crolla: «Non volevo, signora, mi dispiace. Non so come sia potuto succedere».

Come sia, è successo. Sono le 16 di martedì 20 febbraio in una scuola elementare nella zona nord-ovest di Milano. Mezz'ora all'uscita. L'insegnante di ruolo è fuori aula. Chiede a R. S., 22 anni, docente di sostegno, di tenere calma la sua II per qualche minuto. È in quei minuti che Ahmed (lo chiameremo così) si alza per andare due volte al cestino. Poi, il gioco: «Non era la prima volta che la maestra lo faceva», racconta il bimbo. Ma stavolta finisce male. Venti giorni di prognosi per «una ferita a tutto spessore della lingua», è scritto nel referto. E dieta «semiliquida e semifredda». Yogurt e frullati.
Una settimana dopo, il bambino è ancora sotto choc. A scuola non ha messo piede e non vuole farlo: «Ho paura che mi facciano ancora male». Non dorme la notte, ha gl'incubi e scappa da tavola quando spuntano i coltelli. Per accudirlo, la madre ha lasciato il lavoro in una cooperativa. Sono giorni di visite, notti in bianco e burocrazia. La denuncia ai carabinieri e poi la causa affidata all'avvocato Piero Porciani. Ieri, la decisione: la famiglia si costituisce parte civile contro l'insegnante e denuncia l'istituto. La richiesta: un risarcimento per danni materiali e morali.
Siamo in una scuola «di frontiera», a Milano. Una tra tante. Un iscritto su due è figlio d'immigrati. Le circolari sono scritte persino in arabo e in cinese. Integrazione e polemiche. Che sia per il presepe o i canti di Natale. Ma in questi giorni a scuola non canta e non parla nessuno. Né i bidelli, né gli insegnanti. Il preside ha chiesto silenzio e riservatezza: «È in atto un'indagine, siamo ancora a metà percorso. La questione è seria». Si capisce dalla lettera inviata alla famiglia di Ahmed: «Dal colloquio avuto con la maestra emerge la necessità di avere ulteriori notizie». Per ora, R. S. è stata «allontanata dalla classe». Questa mattina, i genitori del piccolo hanno un incontro a scuola. Il preside ha chiesto di vedere «le forbici del bambino». Ha già fatto denuncia alla polizia e all'assicurazione.
La maestra ha già ammesso: «Voleva essere uno scherzo, è stato un incidente». Ma le scuse non bastano, incalza il direttore scolastico regionale, Anna Maria Dominici: «Ho mandato subito un ispettore per capire le responsabilità e fare proposte su come intervenire». Perché, insomma, «è una vicenda che ha davvero dell'incredibile». E però non si creda «che dipenda dall'inesperienza: queste cose non devono mai succedere».
Pagella di metà anno. Ahmed ha buono e distinto in tutte le materie, solo sufficiente in scienze («Non riesco a imparare le parti delle foglie..»). Buono anche in condotta: «Sono bravo, io...», sorride. Anche alla playstation. È da una settimana che sfida «La Gang nel Bosco». Questo sì, un gioco.
Annachiara Sacchi
Armando Stella 

7 giugno 2011
La Seconda Corte d'Appello ha confermato la condanna a due mesi di reclusione per lesioni colpose alla maestra Rosa Sciliberto.
La donna, in una seconda classe della scuola elementare Cadorna di Milano, aveva provocato una lesione guarita in 30 giorni alla lingua di un alunno di sette anni colpito con un paio di forbici. Oggi in Aula il sostituto procuratore generale Nunzia Gatto ha chiesto l'aggravamento dell'accusa in lesioni volontarie con aumento della condanna, ma il collegio giudicante ha confermato il verdetto. L'imputata dovra' risarcire il danno ai genitori del bimbo costituiti parte civile.
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Livorno - Insultava gli alunni in chat: maestra denunciata
17 giugno 2011
Insultava gli alunni di prima elementare parlando in chat su Facebook chiamandoli "Parac...", "rompic...". La chat tra maestre è stata scoperta da alcuni genitori di una scuola al centro di livorno, dove le insegnanti lavorano.
Papà e mamma di un bambino con problemi comportamentali si sono rivolti ad un avvocato per presentare una querela, perché. tra i comportamenti contestati, ci sarebbe anche un presunto percorso di esclusione di un bambino autistico. Le parole al centro della vicenda sarebbero state scritte a gennaio scorso dalla maestra su facebook durante alcune conversazioni con alcune colleghe.
I bambini sarebbero stati definiti con parole molto pesanti, mentre la maestra avrebbe anche sollecitato una collega a cambiare di posto un bambino autistico per ridimensionare alcune tensioni con la famiglia del ragazzino. I genitori di quest'ultimo si sono rivolti a uno studio legale che ha presentato querela alla Procura ipotizzando i reati di ingiurie e tentativo di maltrattamenti psicologici.
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Valbisagno - Maestra d'asilo sferra calcio a bimbo
7 luglio 2011
Una maestra, alle prese con 35 piccoli, avrebbe sferrato un calcio ad uno di loro.
Non è dato sapere, al momento, quale sia l'entità del colpo subito dal bimbo, né quali conseguenze egli abbia riportato. La maestra, però, è stata denunciata dalla madre del bambino colpito.
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Vibo Valentia - Arrestate quattro maestre: picchiavano bambino disabile
11 luglio 2011
Le insegnanti di asilo di Mileto sono finite ai domiciliari con l'accusa di aver maltrattato e vessato Domenico, bimbo iperattivo di 5 cinque anni. Le indagini erano state avviate ad aprile sulla base di informazioni confidenziali giunte ai carabinieri che hanno ricevuto anche un dvd con le immagini-prova.
Chissà se finirà come le tante storie di cronaca in cui, le lungaggini della giustizia annacquano l’orrore delle storie. Come Rignano Flaminio, dove a distanza di sei anni, le accuse si sono fatte incerte e, nonostante cinque imputati per maltrattamento, violenza sessuale e stupro di gruppo, non si è ancora arrivati ad alcun grado di giudizio. La storia di Domenico, bambino disabile di Mileto, in provincia di Vibo Valentia sembra troppo truce per essere reale. Le sue insegnanti di asilo – Adriana Mangone, di 50 anni; Elena Magliaro (38); Maria Teresa Spina (57), tutte di Mileto, e di Francesca Cimino De Liguori (46), di Vibo Valentia – sono state arrestate dai carabinieri con l’accusa di averlo maltrattato.
“Me ne hanno date tante. La maestra Adriana, ma anche tutte le altre”, ha raccontato il bambino al consulente tecnico nominato dalla Procura di Vibo che gli chiedeva “quante botte gli avessero dato”. Domenico, è iperattivo, ma cosciente di quello che gli è accaduto. Si indica la faccia come punto in cui veniva picchiato. E gli schiaffi, erano così violenti che il bambino spesso poggiava la faccia sul banco e sul pavimento per alleviare il calore che avvertiva. A percuoterlo non solo le maestre “normali”, ma anche quella di “sostegno”, Elena Magliaro. Non solo botte. Per spaventare il bambino, lo portavano in una stanza buia in cui gli facevano credere si trovasse, secondo il racconto del piccolo, “uno con la maschera tutto brutto e tutto nero che chiamavano Don Rodrigo”.
Le indagini si sono basate su videoriprese in cui sono documentati i maltrattamenti subiti dal bimbo. Le indagini erano state avviate nello scorso mese di aprile sulla base di informazioni confidenziali giunte ai carabinieri di Mileto. Ai militari, in forma anonima, è stato anche recapitato un dvd con le immagini registrate di alcune donne che rimproveravano un bambino che piangeva ininterrottamente. I carabinieri hanno scoperto successivamente che i maltrattamenti avvenivano all’interno dell’asilo dopo avere installato nell’istituto alcune telecamere.
Le quattro insegnanti sono state poste agli arresti domiciliari, mentre nei confronti di una quinta – Rosa Maria Riso, di 37 anni, di Vibo Valentia – indagata nella stessa vicenda, è stato emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dal bambino.
I maltrattamenti nei confronti del bambino finiscono nel momento stesso in cui cominciano le indagini dei carabinieri e le maestre vengono sentite dai militari. “Il bambino, fino a quel momento vessato ogni giorno dalle quattro donne – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – viene fatto oggetto di particolari premure e accortezze”.
link alla notizia:
www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/11/vibo-valentia-arrestate-quattro-maestrepicchiavano-bambino-disabile/144477/


Madri che sfogano la loro violenza sulle maestre
Ponticelli (NA) - Madre e sorella di alunno irrompono in classe e picchiano maestra
26 novembre 2006
Questa volta la vittima della violenza a scuola non è un alunno ma una maestra. Si chiama Maria, ha 26 anni, è un’insegnante precaria da tre anni. È stata insultata, aggredita, addirittura picchiata in classe davanti ai suoi bambini dalla madre e dalla sorella di un suo piccolo alunno disabile. È accaduto a Ponticelli, via Bartolo Longo al confine con il famigerato «Lotto Zero», plesso «G» del 70esimo circolo didattico. La maestra è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania, dove i medici le hanno diagnosticato contusioni con ecchimosi. Guarirà in cinque giorni.
Il preside della scuola ha presentato al commissariato di Ponticelli una denunzia di infortunio sul lavoro da trasmettere all’Inail, ma l’avvocato della maestra, Pasquale Spina, si è riservato di presentare una querela. Maria è stata colpita con un calcio al basso ventre dalla sorella di Daniele, 6 anni, un bambino di prima elementare affetto da una patologia che talvolta non gli consente di controllare le sue funzioni fisiologiche. Nulla di grave, normalmente. Ieri mattina, invece, le cose si sono improvvisamente complicate. Ecco com’è andata. Daniele se l’è fatta addosso. Maria si è accorta che doveva essere cambiato e ha chiamato un’assistente materiale per fare avvertire la famiglia del bambino. Poco dopo è arrivata a scuola la mamma di Daniele. Famiglia difficile, il padre del disabile è detenuto, già in passato la direzione aveva invitato la donna a tenere comportamenti adatti a un ambiente scolastico. Appena entrata in cortile, invece, la mamma del bambino ha cominciato a sbraitare contro le insegnanti. Era convinta che il piccolo fosse stato trascurato o maltrattato. Maria non ha esitato ad andarle incontro per spiegarle che si sbagliava, che lei, invece, tiene moltissimo a Daniele e che quel «bisognino» improvviso poteva essere conseguenza dei farmaci. Non è bastato. La donna, infatti, ha continuato a gridare fino a quando non ha ripreso suo figlio ed ha lasciato la scuola. Sembrava finita, ma il peggio doveva ancora venire. Maria, intanto, era rientrata in classe con gli altri bambini della prima elementare. Dieci minuti dopo - racconta la maestra nell’intervista che pubblichiamo qui accanto - la sorella di Daniele, una ragazza sui vent’anni, è entrata in classe superando inspiegabilmente tutti i controlli del personale. E anche lei ha cominciato a gridare contro Maria, accusata, questa volta, di non aver riposto nella zaino di Daniele il suo pupazzo preferito, il personaggio di un cartone animato che il bambino chiama «Crash». La maestra si è difesa. Tiene anche lei a quel pupazzo, perchè vuole bene a Daniele, e lo aveva rimesso personalmente nel suo zaino. Niente da fare. La sorella del piccolo disabile, anzi, nonostante fossero presenti gli altri bambini, ha sferrato con violenza un calcio a Maria, colpendola al basso ventre. Un dolore acuto. La maestra si è piegata su se stessa. Poi grida, confusione, bambini terrorizzati. Finalmente, una collega di Maria e un’assistente sono riuscite a bloccare l’intrusa e ad allontanarla dalla scuola. Il consigliere comunale di An, Marco Noto, che per primo ha riferito la notizia dell’aggressione, ha espresso solidarietà al corpo docente del circolo didattico ed ha annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione al sindaco.
linki alla notizia:
scuolaviolenta.blogspot.com/search/label/Campania


Civitavecchia - Alunna accusata di bullismo: la madre picchia la preside
13 febbraio 2007
da Repubblica
Da qualcuno doveva pur avere preso. L'aggressività, in questo caso, l'ha succhiata col latte materno, una ragazzina di una scuola media di Civitavecchia, vicino a Roma, responsabile di numerosi episodi di bullismo ai danni dei suoi compagni di scuola, la media inferiore "Flavioni". A tal punto insopportabili erano diventati i suoi atteggiamenti, che la preside aveva convovato un incontro con ragazzi e genitori per decidere il da farsi. Risultato: pure la preside è stata malmenata, ma dalla madre della ragazza. Alla quale non sono andate giù le accuse, a sua detta infondate, rivolte alla figliola.
L'episodio è accaduto nel pomeriggio. Il dirigente scolastico della "Flavioni", V. L. R., aveva indetto la riunione alla quale stavano partecipando gli insegnangi e i genitori degli alunni della classe frequentata dalla ragazza. L'incontro si era reso necessario dopo le numerose lamentele per atti di bullismo che sarebbero stati compiuti dalla giovane: in base a quanto sostenuto dai genitori, e confermato da alcuni docenti, la ragazzina infastidiva i compagni e aveva atteggiamenti aggressivi nei loro confronti. Inoltre, nel bel mezzo delle lezioni, lei passava il tempo a fare foto e girare filmati con il suo telefono cellulare.
Nell'incontro, com'era prevedibile, le accuse sono state ribadite. Proprio queste sarebbero all'origine della violenta reazione della madre: la donna ha prima insultato pesantemente la preside, poi è passata alle vie di fatto prendendola a pugni in testa e sulle spalle. La dirigente scolastica, che pochi mesi fa aveva anche avuto seri problemi di salute, è stata accompagnata presso l'ospedale San Paolo, dove è rimasta sotto osservazione precauzionale dei medici.


Siracusa - Madre e figlia picchiano insegnante per brutto voto
22 marzo 2007
Madre e figlia hanno aggredito e malmenato un’insegnate dopo che l’alunna si e’ trovata un brutto voto in pagella. E’ successo all’Istituto tecnico professionale (Itas) Giovanna di Savoia di Siracusa martedì scorso, ma si e’ saputo oggi. La professoressa e’ stata visitata al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I e dimessa con una prognosi di cinque giorni.
Fonte: http://www.psicologiaedintorni.com/2007/03/22/siracusa-picchiano-insegnante-per-brutto-voto/


Elmas (CA) - Picchia l'insegnante della figlia: denunciata madre
2 gennaio 2008
Avrebbe picchiato la maestra della figlia; concluse le indagini, e' stata denunciata per violenza e minacce aggravate a pubblico ufficiale.
La mattina del 5 novembre gli agenti erano intervenuti nella scuola elementare di Elmas dove una insegnante aveva subito una aggressione. Secondo quanto ricostruito, la bambina avrebbe confidato alla madre di essere stata maltrattata dall'insegnante, e la donna avrebbe reagito colpendo violentemente al volto la maestra
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Palermo - Madre e nonna di alunna pestano a calci e pugni la prof
12 febbraio 2008
di Salvo Intravaia
Una professoressa presa a calci e pugni dalla madre di un´alunna. È accaduto sabato scorso a Pallavicino. A scatenare l´ira della donna è stato un banale motivo: il tentativo di "sequestro" del telefonino che la ragazzina pretendeva di utilizzare in classe durante la lezione. «Abbiamo vissuto una giornata movimentata", ammette il preside della scuola media Borgese, Salvatore Pellitteri, che cerca però di gettare acqua sul fuoco parlando di «una situazione che stava per degenerare a causa di un equivoco. Per regolamento - spiega il capo d´istituto - è vietato usare il cellulare a scuola: quando i professori sono costretti a sequestrarlo, a fine giornata lo restituisco ai genitori raccomandando loro di non farlo più utilizzare ai figli in classe».
L´altro ieri però solo dopo l´intervento della polizia la malcapitata professoressa è riuscita a divincolarsi dalla morsa di mamma e nonna dell´alunna, letteralmente inferocite. I sanitari del pronto soccorso dove la docente è stata accompagnata l´hanno medicata, giudicandola guaribile in quattro giorni. «Sono ancora scioccata - racconta A.I. - non mi aspettavo una simile aggressione. Mi sono ritrovata addosso le due signore che mi prendevano a calci e pugni».
Ma perché è scattato il pestaggio? La prima parte della storia la racconta il preside. «L´insegnante, in classe per una supplenza, si è accorta che una ragazzina utilizzava il telefonino. Dopo averla ripresa più volte, invitandola a spegnerlo, ha chiesto all´alunna di consegnarglielo», dice Pellitteri.
Ma la ragazzina non ne vuole sentire di separarsi dal cellulare e aguzza l´ingegno: invece del suo, consegna alla prof il telefonino della compagna. «A questo punto - continua il dirigente scolastico - l´insegnante scrive sul registro una nota disciplinare a carico dell´alunna». La quale, per nulla intimorita, chiede di uscire dalla classe per andare in bagno e, col suo cellulare, chiama i rinforzi. Qualche momento dopo, si presentano a scuola la madre e la nonna, che inveiscono contro docenti, preside, bidelli. Cercano la professoressa "rea" di avere tentato di sottrarre il telefonino alla figlia.
Nel frattempo suona la campanella di mezzogiorno e arriva un´altra mamma che vorrebbe portarsi a casa la figlia disabile. Non appena l´insegnante di sostegno si avvia all´uscita con la ragazzina, credendo che sia lei la docente da colpire, le due donne scatenano la spedizione punitiva. «Ho cercato di difendermi come potevo - racconta A.I. - ma le due signore sembravano impazzite. Poi sono intervenuti i bidelli».
«Visto che la situazione era degenerata - dice il preside - sono stato costretto a chiamare la polizia». Mentre gli agenti verbalizzavano il tutto, la professoressa ancora dolorante usciva da un ingresso secondario. Ieri la ragazzina era normalmente in classe, mentre l´insegnante di sostegno si ritrova a casa con lividi dappertutto e un ginocchio gonfio. L´alunna verrà punita? «Sarà il consiglio di classe - dice il preside - a stabilire il da farsi».
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Statte (TA) - Due madri aggrediscono a pugni e calci una maestra fino a farla svenire
14 novembre 2008
All'assemblea, oltre al sindaco, hanno partecipato la dirigente della scuola, Linda Fasano, e il padre della maestra, il quale ha detto che già l'anno scorso la figlia aveva subito minacce dalle due donne che ieri l'hanno aggredita. La maestra è stata aggredita dalle due mamme perché, a loro dire, l'insegnante avrebbe maltrattato o discriminato le loro figlie. La maestra è stata colpita con calci e pugni ed è svenuta sotto gli occhi della figlia di 10 anni. Soccorsa e condotta in ospedale è stata giudicata guaribile in dieci giorni. Le due donne che l'hanno aggredita sono state denunciate in stato di libertà per lesioni personali.
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Napoli - Insegnante aggredita in classe dalla madre di un alunno
11 novembre 2009
(Adnkronos) - Aggredisce in classe l'insegnante del figlio 'colpevole' di aver adottato un provvedimento disciplinare nei confronti del ragazzino. E' successo a Napoli, dove I.O., 40anni, e' stata denunciata dagli agenti del Commissariato di Polizia ''Scampia'' per aver aggredito stamani un'insegnante della Scuola Media ''Moscati'' di via Lombardia, all'interno dell'istituto scolastico.
La vittima, una professoressa di 47 anni, era appunto 'colpevole' di aver adottato un provvedimento disciplinare nei confronti del figlio, un ragazzino di circa 11 anni, che frequenta il primo anno. I.O. l'ha prima insultata e minacciata e poi l'ha spintonata piu' volte, per far intendere il senso delle sue minacce. Un insegnante, accortosi di quanto stesse accadendo, ha chiamato la Polizia che, giunta sul posto, ha identificato la donna denunciandola in stato di liberta'. La malcapitata insegnante, per lo shock subito, e' ricorsa alle cure mediche.
link alla notizia:
www.libero-news.it/adnkronos/view/221864


Cingoli (MC) - Il figlio si chiude nel bagno della scuola e lei picchia la vicepreside
10 febbraio 2010
http://www.viverecivitanova.it/index.php?page=articolo&articolo_id=232187


Una donna ha mandato una professoressa all'ospedale. Il fatto è avvenuto a Cingoli dove la vice preside dell'istituto alberghiero è stata portata al pronto soccorso dopo essere stata aggredita dalla madre di un suo allievo.
Il fatto è avvenuto martedì mattina. Uno studente, pur di evitare una nota, si è rinchiuso in bagno senza volerne uscire. E' dovuta intervenire la vice preside che, dopo numerosi tentativi, ha allertato i genitori del ragazzo ma anche i carabinieri.
Una volta arrivati a scuola, i genitori, vista la presenza delle forze dell'ordine, hanno iniziato ad attaccare verbalmente la vice preside. La professoressa, per tutta risposta, nel pomeriggio si è recata dai carabinieri per sporgere denuncia.
Appena uscita dalla caserma però è stata aggredita dalla madre dello studente, finendo al pronto soccorso. La donna, si è scagliata anche contro alcuni militari intervenuti. Fermata ed arrestata, su di lei ora pende l'accusa di lesioni personali gravi, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.



Acerra (NA) - Madre picchia maestra, ma sbaglia persona
15 maggio 2010
Acerra - Isterica reazione di una madre che a causa di un rimprovero della figlia a scuola si presenta all'ingresso con l'intento di farsi giustizia da sola. Chiede ai bambini quale sia la maestra a la aggredisce, ma sbaglia persona. L'insegnante malmenata, spinta, ed aggredita verbalmente ha sporto denuncia.



Ostia - Prof sgrida allieva: madre la aggredisce con calci e pugni
21 maggio 2010
Botte da orbi in una scuola media di Ostia. Prende a parolacce una compagna di classe, viene rimproverata dall’insegnante. Ma è solo l’inizio: la madre dell’alunna si scaglia furiosamente contro la professoressa e i carabinieri intervenuti allo scoppiare della lite. È così che un’intera famiglia di Nuova Ostia, la zona più degradata del litorale romano, finisce in carcere per lesioni, aggressione e resistenza a pubblico ufficiale mentre professoressa e due militari vengono medicati al pronto soccorso dell’ospedale Grassi.
Un semplice diverbio, insomma, trasformato in pochi minuti in rissa quello accaduto mercoledì davanti la scuola media statale «Fratelli Garrone» di corso Duca di Genova. Siamo in una classe seconda. Francesca, chiamiamola così, se la prende con la vicina di banco. La insulta pesantemente nonostante i richiami dell’insegnante di turno. Come se non bastasse la ragazzina, a dir poco contrariata, se la prende anche con la donna di 55 anni. Una nota sul registro è la scintilla che scatena la reazione dell’allieva. Dallo zaino afferra il cellulare e chiama la madre. «La prof mi ha attaccato, vieni a prendermi». La madre si presenta all’uscita accompagnata dall’altra figlia, di 20 anni. Dalla docente non vuole sentir ragioni. «Tu a mia figlia non le dici nulla», urla la madre. Subito dopo partono schiaffi, calci e pugni. La poveretta, stordita, cade a terra. Dall’istituto viene allertato il 112. Arriva una pattuglia del nucleo radiomobile. È a quel punto che le due donne si avventano anche contro i carabinieri: tutti in caserma, manette ai polsi. Davanti la compagnia di via dei Fabbri Navali arrivano anche il fratello della mamma, un pregiudicato di 38 anni, e un terzo figlio di 18 anni. Vogliono sapere perché le due sono state fermate, gridando e prendendo a parolacce chiunque. Per i quattro, a quel punto, scatta l’arresto. Le donne vengono trasferite nel braccio femminile di Rebibbia, gli uomini a Regina Coeli.
«È imbarazzante - commenta Alessandro Onorato, capogruppo Udc in consiglio comunale - apprendere che, al giorno d’oggi, gli insegnanti siano sempre più in balia, trovandosi poi indifesi, delle violenze e dei capricci degli alunni e dei loro genitori».
link alla notizia
http://www.ilgiornale.it/roma/prof_sgrida_unallieva_madre_aggredisce_calci_e_pugni/21-05-2010/articolo-id=447095-page=0-comments=1


Milano - Prof picchiata per un rimprovero: condannate madre e nonna della ragazzina
21 gennaio 2010
Una professoressa rimprovera un'alunna di 10 anni e i parenti di quest'ultima la aggrediscono. E' successo in una scuola media inferiore di Milano, nel quartiere di Quarto Oggiaro. A quanto pare l'insegnante ha rimproverato la bambina, seguita dai servizi sociali, verso l'ora di pranzo. Quando la ragazza e' tornata a casa ha raccontato l'accaduto in famiglia e a quel punto la madre e la nonna si sono dirette verso la scuola e hanno picchiato l'insegnante che e' stata portata in ospedale, ma le sue condizioni non destano preoccupazione. (Agr)
link alla notizia:
http://www.corriere.it/ultima_ora/notizie.jsp?id=%7B59B0961D-C447-4019-822C-0FFE2D34DBD7%7D


12 luglio 2010
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=110288&sez=HOME_INITALIA


Avevano picchiato la professoressa di una alunna in una scuola media di Quarto Oggiaro, perché l'aveva rimproverata. Oggi la mamma e la nonna della bimba che avevano sbattuto la testa della prof sul pavimento del bagno lasciando sulle piastrelle ciocche di capelli strappate sono state condannate a pene fino a 2 anni e 4 mesi di reclusione per violenza privata, lesioni, ingiurie e minacce. La sentenza è stata emessa dal giudice della prima sezione penale su richiesta del pubblico ministero Marco Ghezzi che ha intenzione di trasmetterla al tribunale dei minori perché valuti se togliere la bimba ai genitori.
La vicenda, descritta dai testimoni come «allucinante», di una «violenza inaudita stile Shining», è accaduta il 21 gennaio 2009 in una scuola media in via Graf. In base a quanto ricostruito nel processo attraverso le testimonianze, durante il pranzo alla mensa scolastica la bimba, di 13 anni, ha preso in mano la brocca dell'acqua, rovesciandola in maniera provocatoria sul pavimento. E ha continuato a farlo, nonostante la professoressa la rimproverasse. Al punto che l'insegnante ha dovuto afferrarla per un polso e bloccarle il braccio.
Dopo la scuola, tornata a casa, la bambina ha raccontato ai familiari quanto accaduto, sostenendo di essere stata picchiata. Alle 15.30, quando la prof, 41 anni all'epoca, si è avviata verso l'uscita dall'edificio, ha quindi trovato nell'atrio la mamma 29enne e la nonna 51enne dell'allieva ad attenderla. Subito sono volati insulti e grida («Puttana, ti ammazziamo») e presto la nonna ha le ha sferrato il primo schiaffo. L'insegnante è fuggita, trovando rifugio nell'area della segreteria. Tuttavia la mamma della bambina è corsa in cortile ed è entrata in segreteria dalla finestra. Vedendola arrivate come una furia, la donna si è chiusa in bagno, ma l'altra ha sfondato la porta a calci, l'ha afferrata per i capelli e ha cominciato a sbatterle la testa sul pavimento finché i poliziotti intervenuti sul posto non sono riusciti a bloccarla. Le lesioni riportate erano tali che si è reso necessario portarla in ospedale.
Mamma e nonna sono poi finite a giudizio per concorso in violenza privata, lesioni personali con l'aggravante di averle commesse su una persona incaricata di pubblico servizio, violenza privata e ingiuria. La madre della ragazzina anche di danneggiamento. Oggi le condanne. Il giudice ha inflitto 2 anni e 4 mesi di carcere alla mamma, che ha precedenti per furto, invasione, rapina, armi. Ha inoltre comminato un anno e 8 mesi alla nonna, che invece ha precedenti per droga, furto, rapina ed emissione di assegni a vuoto. Nessuna delle due imputate ha mai reso dichiarazioni; mentre la vittima non ha voluto costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni parlando di una famiglia sfortunata e spiegando di non voler infierire sulla loro sfortuna.


Arzignano (VI) - Madre di alunna tempesta di pugni e calci la prof di sua figlia
16 gennaio 2011
Ieri mattina durante l'orario di ricevimento dei docenti
La vittima è la prof. Del Rosso, che è ricorsa al Pronto soccorso Presa a pugni e calci da una donna extracomunitaria.
«Mi ha aggredito come una furia, mi ha preso per il collo, mi ha tempestato di pugni e calci. Se non ci fossero state altre tre mamme, che l'hanno bloccata, non so davvero come sarebbe finita». Il racconto di Angela Del Rosso, docente di lettere alla media "Motterle" di Arzignano, è drammatico. Ieri mattina è stata aggredita a scuola dalla madre di un ragazzo, di origine extracomunitaria, che l'ha costretta a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso dell'ospedale di Arzignano: temeva soprattutto per gli occhi. Fortunatamente la visita medica ha escluso problemi particolari. La scuola è la stessa che qualche giorno fa è stata al centro delle cronache perché un genitore ha denunciato atti di bullismo subiti dal figlio, ma tra i due fatti non ci sono legami.
«Avevamo dato appuntamento ai genitori di questo ragazzo - racconta la professoressa Del Rosso, ancora piuttosto provata dalla brutta esperienza - perché non si sono mai presentati negli orari di ricevimento canonici. Subito lei era sulla difensiva, mi ha chiesto se questi colloqui fossero obbligatori. Le ho risposto di no, però è nell'interesse del ragazzo che ci sia un dialogo tra scuola e famiglia».
La Del Rosso ha parlato della situazione dello studente, che sta attraversando un periodo così così, ma non ha mai dato problemi particolari: «Quando ho finito - continua - la madre mi ha detto: adesso parlo io, e mi ha chiesto come mai il figlio fosse stato escluso dal concerto di Natale. Le ho detto che non lo sapevo, i corsi di musica si svolgono al pomeriggio e non me ne occupo direttamente. Lei insisteva, così lo ho fatto capire che ormai non avevo più tempo e dovevo andare in classe. Allora si è scatenata».
Alla docente, che insegna alla "Motterle" da 6 anni, viene meno la voce quando ricorda quei terribili momenti: «Mi ha spinto, poi mi ha preso per il collo, mi ha dato un pugno in faccia. Sono caduta e lei ha continuato a urlare e a colpirmi con pugni, calci, botte». Pare che il marito, che pure era presente, non abbia fatto nulla, mentre sono state altre tre mamme, che stavano aspettando il loro turno per parlare con i docenti, a fermare la donna.
Mentre i due si sono allontanati sono stati chiamati i carabinieri della stazione di Arzignano. Quando sono arrivati la situazione si era tranquillizzata. "Volevano chiamare l'ambulanza, ma ho detto di no - aggiunge la professoressa - sono andata al Pronto Soccorso accompagnata dalla vicepreside. Temevo per gli occhi, dato che porto le lenti a contatto e mi pareva di non vederci più tanto bene. Per fortuna non ci sono conseguenze gravi. Ho un labbro gonfio e qualche livido. Ma non mi spiego davvero il perché di tanta furia, possibile che il problema sia quel concerto?". Il ragazzo, è stato appurato in seguito, è stato sì escluso, ma perché non aveva partecipato alle prove. Cose che possono capitare e che non giustificano certo il ricorso alla violenza. "Mentre mi picchiava urlava delle frasi - dice ancora Del Rosso - mi pare di aver capito qualcosa come 'ti ucciderò prima che tu uccida mio figlio'. Queste sono minacce, intendo fare denuncia perché devo tutelare me stessa".
Anche la scuola, secondo quanto spiega la dirigente Donata Albiero, procederà con una querela: "Sono episodi gravissimi e la scuola sarà inflessibile - afferma la dirigente - Mi auguro solo che qualcuno non li strumentalizzi per altri scopi".
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http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Provincia/218382__mamma_picchia_uninsegnante_della_motterle/


Monfalcone - Maestra maltratta (forse) alunno: madre pesta maestra
21 gennaio 2011
Un alunno di una classe prima della scuola Duca d’Aosta di Monfalcone non frequenta le lezioni dal 17 dicembre. Secondo quanto riferisce la madre «ha paura della maestra che gli ha tirato i capelli». La dirigenza della scuola smentisce. In mezzo ci sono due denunce. Quella presentata alla polizia dalla madre del bambino ai danni della maestra e quella presentata dalla maestra ai carabinieri in cui lamenta di essere stata aggredita dalla mamma, in strada, davanti ai cancelli della scuola. Indaga la Procura della Repubblica di Gorizia.
Sono i contorni di una vicenda delicata che da alcuni giorni sta creando tensione nella scuola Duca d’Aosta. A tutti i livelli. Del caso sono a conoscenza la vicesindaco Altran e i dirigenti dell’U fficio scolastico regionale e provinciale Beltrame e Biasiol. Ecco cosa si legge nella denuncia presentata dalla mamma:«In data 17 dicembre mio figlio mi riferiva che aveva paura ad andare a scuola a causa del comportamento ed aggressività di una maestra. Gli chiedevo il motivo di tale disagio e lui mi riferiva che la maestra (omettiamo di specificare la materia ndr), una supplente, lo aveva preso per i capelli per farlo sedere. In altre occasioni l’i nsegnante avrebbe avuto comportamenti analoghi anche con altri ragazzi».
Nella denuncia si legge anche che la maestra ”griderebbe frequentemente”. Da quel giorno il bambino non è più andato a scuola. La mamma e buona parte degli altri genitori di questa classe speravano che la supplente non riprendesse le lezioni dopo le vacanze di Natale. Invece, resterà almeno fino al 28 gennaio. In seguito all’accaduto il bambino, sostiene la mamma, sarebbe rimasto vittima di uno stress psico- fisico tanto da essere sottoposto a ripetute visite pediatriche. La mamma ammette di aver insultato e tirato i capelli alla maestra.
«Ho fatto a lei quello che lei ha fatto a mio figlio», spiega. Nel pomeriggio di martedì 11 gennaio all’oratorio San Michele si è svolta un’assemblea dei genitori. Invitata, non si è presentata la preside Maria Raciti che pure in precedenza avrebbe garantito la propria disponibilità. Era presente invece la supplente che messa a confronto con la mamma ”nega i fatti asserendo di usare soltanto un tono più alto di voce per contenere la vivacità dei bambini”.
I genitori fanno presente che tutti i ”bambini affermano di aver visto l’episodio in questione e di aver notato scatti d’ira con conseguente perdita di controllo”. Realtà o fantasie dei bambini? Realtà, secondo le mamme. Non tutte, però. Nel periodo in cui è maturata questa vicenda le mamme hanno più volte chiesto un incontro con la preside.
«Ma la preside si concede con estrema riluttanza», sottolineano i genitori. La supplente, subentrata alla titolare - costretta a un periodo di malattia - presta servizio dal 2 novembre. I genitori non vogliono più quella supplente, ma il fronte non è compatto. Nel frattempo il bambino è ancora assente dalle lezioni. Ora la dirigenza della scuola ha assunto i primi provvedimenti ma nega decisamente la versione dei fatti delle mamme coinvolte.
«Oggi incontreremo la mamma del bambino e nei giorni successivi organizzeremo un incontro con i genitori della classe. Si sta ingigantendo un caso che non deve esistere. La scuola ha sempre operato nel massimo rispetto delle procedure. È assolutamente infondato quanto asserito dalle mamme. La scuola Duca d’Aosta è un’i stituzione seria, dove la qualità dell’insegnamento e la dedizione del corpo docente è a livello di eccellenza ». La vicaria della scuola Duca d’Aosta, Mara Grani, nega dunque categoricamente quanto asserito dalle mamme.
«La supplente è un insegnante con diversi anni di insegnamento alle spalle - spiega la dirigente -, brava e molto attaccata al suo lavoro che affronta con professionalità. Mai e poi mai si è resa protagonista dei fatti che le vengono attribuiti da alcuni genitori. Anzi. In ogni caso, proprio perché la nostra volontà è di rasserenare la situazione, da alcuni giorni alla supplente è stata garantita la compresenza, ovvero non sarà in classe da sola ma sarà affiancata da colleghi e procederà con i programmi didattici prestabiliti.
Mi appello dunque - aggiunge la dirigente vicaria - ai genitori affinché stemperino queste tensioni che si riflettono gravemente sui bambini, i quali - posso testimoniarlo io - quando vedono la supplente le corrono incontro per abbracciarla. Se un problema c’è stato non è certo suscitando un tale clamore che si risolve. Sia chiaro inoltre che in questa scuola nessun bambino è stato mai offeso né fatto oggetto di atteggiamenti aggressivi da parte degli insegnanti o di chiunque operi con loro. Non è vero inoltre come è stato riferito che i bambini per punizione siano allontanati dalla classe.
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Milano - Alunno dà in escandescenze, madre picchia la preside
5 febbraio 2011
Una lite scoppiata tra due bambini di quarta elementare della scuola omnicomprensiva Sorelle Agazzi, in piazza Gasparri, ha richiesto l’intervento prima della maestra, poi della preside, e, una volta arrivata la madre di uno degli alunni coinvolti, questa ha picchiato la dirigente scolastica che è finita in ospedale La donna è stata dimessa con un giorno di prognosi e tra la scuola e la famiglia dell’alunno è ora in corso un’azione legale.
All’origine del litigio il desiderio di un bambino di sedersi al posto di una sua compagna: questa non ha ceduto e l’alunno si è arrabbiato, iniziando a rovesciare banchi e lanciando libri e quaderni. La maestra ha chiamato la preside: entrambe hanno cercato di contenere la furia piccolo, trattenendolo per le spalle, ma questo ha iniziato a dare calci e pugni contro il muro. E’ quindi stata chiamata la madre del bimbo e il 118.
Quando, però, la madre è arrivata a scuola e ha incontrato la preside nel suo ufficio, è cominciata un'accesa discussione sfociata in una vera e propria zuffa: sono state lanciate aria carte e documenti e la preside è stata fatta cadere. Per questo, poi, è stata portata al pronto soccorso.
I dirigenti scolastici hanno fatto sapere di avere già avuto problemi in passato per l’esuberanza dello stesso ragazzino: già una volta era stato chiamato il padre per discutere del comportamento del figlio e anch’egli aveva dato in escandescenze che avevano portato poi ancora a una zuffa con la preside.
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Verona - Madre minaccia maestre con coltello
2 aprile 2011
Cerca di far uscire il figlio da scuola senza autorizzazione e senza avvisare le maestre. E quando viene scoperta e informata che ciò non è possibile, si scaglia contro le educatrici minacciandole con un coltello.
C'è voluto l'intervento della polizia e dei vigili per riportare la calma nell'istituto e far desistere la donna dai suoi malsani propositi. L'episodio, peraltro, non può considerarsi concluso dal momento che è già stata inoltrata una denuncia in procura.
Tutto è cominciato a metà mattinata in una scuola materna della periferia cittadina (il nome non lo indichiamo per tutelare i minori che sono coinvolti nell'episodio). È stata proprio una delle educatrici a contattare le forze dell'ordine in quanto, ha raccontato, era stata aggredita verbalmente e minacciata da una donna di origini straniere. In particolare, quest'ultima, si era presentata a scuola prima dell'orario previsto per l'uscita dei bambini e aveva cercato di prelevare la figlia di cinque anni attraverso la staccionata del giardino, approfittando del fatto che i bambini si trovavano all'esterno per giocare.
Una delle educatrici della scuola, accortasi di quanto stava accadendo, è intervenuta spiegandole che l'uscita dei bambini doveva essere autorizzata dalle insegnanti e che, comunque, non era possibile prelevare i bambini in quel modo.
A questo punto la mamma ha iniziato a inveire violentemente contro l'insegnante, richiamando peraltro l'attenzione delle altre insegnanti e dei bambini presenti.
Alcuni testimoni hanno anche notato che la donna aveva estratto una lama dalla borsetta con la quale minacciava le maestre.
Dopo l'intervento della volante della questura, è stata denunciata per minacce. L'episodio è stato segnalato anche al tribunale dei minori.
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