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lunedì 24 gennaio 2011

L'ultima spiaggia: il pasto nelle mense gratuite di Bologna

Chi sono le persone che si rivolgono alle mense gratuite di Bologna?

Antoniano Onlus ha promosso una ricerca dal titolo "L’ultima spiaggia: il pasto in mensa a Bologna. Una ricerca sui fruitori delle mense per le fasce deboli della popolazione”, coordinato da Maurizio Bergamaschi, professore dell'Università di Bologna.

Obiettivo della ricerca era quello di descrivere e comprendere i diversi profili che compongono l'utenza della mense, che si configura come eterogenea e fluttuante, nonché le condizioni e traiettorie di vita che la portano a usufruire di questo servizio.

La ricerca si è concentrata su tre strutture cittadine: la Mensa dell'Antoniano (via Guinizelli 3), la mensa della Caritas (via Santa Caterina 8) e la Distribuzione pasti presso il Centro Diurno (via del Porto 15).
I dati raccolti fanno riferimento all'intero universo dei fruitori delle tre strutture, ovvero tutti coloro che almeno una volta hanno utilizzato una delle tre mense nell'arco di un semestre: il secondo semestre 2007, il primo semestre 2008.

La ricerca ha messo in luce alcune differenze tra le tre strutture, oltre che tra cittadini italiani e stranieri che si rivolgono alle mense.

Nei semestri presi in esame sono stati distribuiti complessivamente 24.780 pasti. Antoniano e Caritas hanno ospitato un numero maggiore di fruitori rispetto via del Porto. La differenza si deve alle diverse modalità di accesso alle strutture: mentre gli utenti di via del Porto sono seguiti da una struttura pubblica di intervento sociale, quelli di Caritas e Antoniano hanno limitati rapporti con questo tipo di servizi.

Considerando il genere, si osserva che gli utenti sono prevalentemente uomini. La presenza di donne è intorno al 15%, sia tra italiani che stranieri. Per quanto riguarda l'età, invece, la popolazione straniera è più giovane rispetto quella italiana: per la prima la fascia è quella di 25-35 anni, per la seconda è quella 36-45.
Rispetto a un passato relativamente recente, la presenza di stranieri nelle mense è particolarmente significativa, appartenenti soprattutto ai gruppi nazionali ultimi arrivati in Italia.

La ricerca mostra che un segmento della popolazione straniera a Bologna trova in queste strutture un primo supporto nel percorso d inserimento sociale. Esiste poi un'altra fascia (oscillante tra il 20 e il 30%), composta da stranieri che si trovano a Bologna da oltre cinque anni e che utilizzano la mensa con regolarità: persone che non si sono mai inserite in città e continuano, dopo il primo inserimento, a trovarsi in una condizione di bisogno che non riescono a soddisfare autonomamente.

Gli utenti delle mense dichiarano una quasi totale esclusione dal mercato del lavoro. Gli autori della ricerca ipotizzano che, dietro tale dichiarazione, si nasconda in alcuni casi un'attività lavorativa non regolare e/o discontinua, che non viene dichiarata e rimane invisibile. Fra gli utenti del Porto il 21% si trova in borsa lavoro, che conferma il loro inserimento nel circuito assistenziale pubblico locale.

Tra gli utenti Caritas e Antoniano è rilevante il numero di coloro che utilizzano la mensa come un'ultima spiaggia, un'opportunità da sfruttare nel momento del bisogno, in mancanza di altre risorse. Esiste poi il nucleo (20% circa) di chi ha un rapporto "storico" e consolidato con la mensa, e si trova in una situazione di povertà permanente. Ancora limitata, invece, la presenza di "quelli che non arrivano a fine mese", che faticano a rivolgersi a questo servizio a causa dell'immagine che le mense ereditano dal passato, di "luogo degli ultimi della fila".

Sulla variabile istruzione si registrano nuove differenze tra italiani e stranieri: mentre la popolazione globale è mediamente istruita, gli stranieri posseggono un capitale culturale più elevato. La percentuale dei laureati stranieri è dieci volte superiore a quella degli italiani.

Anche sullo stato civile si riscontrano differenze. Fra gli italiani, sono di più i celibi/nubili e separati/divorziati, mentre tra gli stranieri è più alta la percentuale di coniugati. L'immagine complessiva è quella di persone che non hanno un solido tessuto famigliare alle spalle oppure che si trovano molto distanti geograficamente dalla propria famiglia.

Il dato preoccupante su cui gli autori invitano alla riflessione è il rapporto tra gli utenti e il circuito dell'assistenza. Gli utenti di Caritas e Antoniano ne sono infatti esclusi. Si pone un problema di accessibilità ai servizi su cui tutti gli attori sociali dovrebbero interrogarsi per trovare strumenti e soluzioni efficaci.

http://www.bandieragialla.it/node/6104

sabato 22 gennaio 2011

A Conegliano Veneto madre austriaca sotto processo per aver "rapito" la figlia al padre

Il caso dell'affidamento di una bimba nata da un legame tra un vittoriese ed un'austriaca finisce sino alla Corte di giustizia europea. Ieri nel tribunale di Conegliano si è aperto invece il processo nei confronti della madre, D.S. 32 anni di origini austriache, finita sotto indagine per l'accusa di sottrazione di minore, mancata esecuzione di un provvedimento del giudice e furto. 

La vicenda prende avvio all'inizio del 2008, quando il rapporto tra la donna ed il compagno, un 42enne vittoriese, finisce. La mamma decide di portare con sé in Austria la piccola, che all'epoca aveva poco più di due anni. Una vicenda intricata che ha visto nascere una battaglia legale tra i genitori, consumata in questi anni tra i tribunali italiani e quelli austriaci. 

Nel febbraio del 2008 un provvedimento urgente del tribunale dei minori di Venezia aveva negato alla donna di espatriare con la bimba. Era stato stabilito che il padre avrebbe potuto vedere la piccola con tempi e modi concordati tra i servizi sociali di Vittorio e quelli austriaci. L'uomo ha denunciato l'ex compagna per sottrazione di minore poiché aveva portato via la bimba. Il vittoriese l'aveva inoltre accusata del furto di un prezioso Rolex Daytona, monete antiche e un braccialetto d'oro. La donna è indagata anche perché aveva eluso il provvedimento del tribunale dei minori di Venezia. Ieri a Conegliano si è aperto il processo nei suoi confronti. 

La difesa della donna ha sollevato delle questioni preliminari che sono state respinte dal giudice Vitantonio Giuliano. L'avvocato difensore eccepiva, tra le altre cose, che le notifiche della Procura non erano state tradotte in tedesco. Il processo è stato rinviato al 25 luglio. La vicenda dell'affidamento della bimba lo scorso anno è arrivato fino alla Corte di giustizia europea in Lussemburgo, poiché l'Oberster Gerichtshof (la Corte di cassazione austriaca) aveva chiesto lumi. Il padre aveva fatto ricorso e voleva il ritorno della figlia in Italia come stabilito dai giudici. 

La Corte di giustizia europea lo scorso luglio ha stabilito che doveva essere eseguito il provvedimento della Procura dei minori di Venezia. (di.b.) 

Fonte: tribunatreviso.gelocal.it

venerdì 21 gennaio 2011

Pusher: arrestata un’intera famiglia a Roma tutta al femminile

Un’associazione a delinquere tutta al femminile quella di una famiglia di Roma. Ma davanti alla legge non siamo più brave degli uomini.

Sono state infatti arrestate il 20 gennaio 2011 una madre di 64 anni e le sue tre figlie che vanno dai 35 ai 41 anni per spaccio di stupefacenti.

Il blitz è partito dai Carabinieri della Stazione di Tor Bella Monaca. Le forze dell’ordine già da parecchio tempo tenevano d’occhio l’appartamento di via dell’Archeologia in quanto c’erano strani movimenti, un andirivieni continuo di gente.

Ma non gente qualunque, noti tossicodipendenti. Sono potuti intervenire quando attraverso le grate del pianerottolo hanno notato un uomo che ritirava dosi di eroina. Hanno bloccato l’uomo, recuperato l’eroina in questione e poi è scattato il blitz.

Nell’appartamento sono state trovate diverse dosi di eroina e 250 euro, probabilmente incasso dell’attività di spaccio e strumenti utili al taglio della droga.

Le donne cercavano di proteggere le loro attività illecite grazie a quelle cancellate che già in passato erano state rimosse dai Carabinieri. Adesso ci passeranno un bel po’ di tempo dietro le sbarre, ma non quelle di casa propria.

[Fonte: http://www.donna10.it/pusher-in-gonnella-arrestata-unintera-famiglia-a-roma-2687.html]

giovedì 20 gennaio 2011

Tormentato dall’ex: «Sono stato in guerra, in Afghanistan, mia moglie è peggio»

Telefonate, piazzate, il figlio nascosto. «Pretende soldi, mi minaccia. Ha escluso il piccolo dalla mia vita»

TREVISO — «Sono stato in Afghanistan e non ho avuto paura di nulla, ma di fronte a questa situazione mi sento impotente perché sto perdendo mio figlio». È il commento disperato di un papà separato, ufficiale dell’Aeronautica, che da un anno non riesce più ad avere un rapporto normale con il figlio. La sua è una delle tante storie di unioni che si spezzano, con genitori che finiscono con l’usare i figli per ferirsi reciprocamente. L’uomo è separato dal 2005 e per 5 anni è stato un papà affettuoso che poteva vedere il bambino, in affido condiviso con la mamma, ogni volta che voleva. Da un anno però la situazione è cambiata perché, e questa è la sua unica colpa, ha una nuova compagna dalla quale aspetta un bimbo. Ora per vedere il figlio deve chiamare i carabinieri, ma l’ex moglie non si fa trovare in casa o è lo stesso bambino che rifiuta di incontrarlo. «Mio figlio conosce la mia nuova compagna - ci racconta -, da prima che c’innamorassimo perché era la mia vicina di casa e quando gli ho detto che stavamo insieme non ha avuto problemi ad accettarlo. Ma da quando l’ha detto alla mamma - che ha un compagno da tempo -, si è scatenato il putiferio. La mia ex ha cominciato a minacciarmi e ad insultare la mia ragazza, dicendomi che mi dovevo sbarazzare di lei oppure non avrei più rivisto mio figlio».

È stato solo l’inizio, in poche settimane il rapporto tra i due si è logorato completamente, con l’ex moglie che andava sotto casa dell’uomo e lo insultava. Ma soprattutto, con il divieto assoluto di vedere il figlio: «Sono sempre stato un padre presente, andavo a parlare con gli insegnanti, lo seguivo nello sport. Da quel momento sono stato escluso da tutto». A quel punto il militare, in partenza per una missione in Afghanistan si è rivolto ad un avvocato che lo ha consigliato di rivedere i criteri della separazione pur di rabbonire l’ex moglie: «Sono arrivato a concederle l’affido esclusivo del mio bambino, le ho aumentato l’assegno mensile e le ho dato anche dei soldi in più. Tutto perché speravo che si calmasse». Appena rientrato in Italia, però, l’amarissima sorpresa: «Non riconoscevo più mio figlio che oggi mi rivolge le stesse accuse della madre, di non amarlo più visto che ho un’altra donna, che avrei dovuto evitare di avere altri figli e che cosa ne sarà della sua eredità». Da allora quel bambino si comporta con il padre come se fosse un estraneo, si rifiuta di incontrarlo e non risponde alle sue chiamate. «Me l’ha messo contro e io sto impazzendo perché lo amo e non posso accettare di perderlo». L’uomo ha già denunciato tre volte l’ex compagna perché non gli consente di vedere il figlio ed è intenzionato a portarla in tribunale pur di vedere garantito questo diritto: «Alla mia ex non importa nulla e continua a minacciarmi dicendomi che se voglio risolvere la situazione devo lasciare la mia compagna. Lo fa per colpire me, ma così fa del male a nostro figlio. Mi sento morire dentro ogni volta che lui mi respinge, non so più cosa fare per fargli capire che è tutto per me». È un uomo davvero disperato, questo papà che piangendo mostra la foto del figlio e racconta di quando tutto andava bene. Una disperazione che nasce dal senso di impotenza di un uomo che teme che anche l’ennesima causa in tribunale non gli ridarà l’amore del figlio.

Milvana Citter

[Fonte http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/17-gennaio-2011/tormentato-dall-ex-sono-stato-guerra-mia-moglie-peggio-181272359368.shtml]

Il Linguaggio delle Immagini è micidiale ed è difficile da controllare....

Spesso si avvale di trucchi semplici e efficaci.
Come in questa foto!


Il nero puo' divenire bianco e il bianco nero. 
Una vittima puo' essere fatta passare come carnefice. E viceversa.
Facciamo attenzione!

mercoledì 19 gennaio 2011

La PAS: Violenza e Rivalsa - di Elvia Ficarra*

Separazioni e divorzi sempre più frequenti sottopongono le famiglie a traumatiche destrutturazioni. Si è affacciato da poco nella letteratura psicologica italiana il parametro concettuale della Sindrome di Alienazione Genitoriale (Parental Alienation Syndrome - PAS), così definita dallo psicologo forense Richard Gardner, della Columbia University di New York, all’inizio degli anni Ottanta. 

Si definisce come una patologia relazionale la cui principale manifestazione è la campagna di denigrazione da parte del figlio nei confronti del genitore non convivente fino al suo rifiuto , a seguito dell’indottrinamento dell’altro genitore. La PAS è il risultato della combinazione di una “programmazione” effettuata dal genitore alienante e dal contributo offerto dal figlio, per escludere il genitore bersaglio dalla propria vita.

Quando la separazione dà luogo ad aspri conflitti non governati, i figli divengono oggetto di contesa e/o di ricatto, armi per ferire l’altro coniuge o per mostrare la propria superiorità. Il genitore alienante coinvolge il figlio, lo utilizza come confidente ed attua comportamenti finalizzati a separarlo dall’altro genitore; lo rende complice per rafforzare quanto più possibile il legame esclusivo.

Questo genitore è una persona vulnerabile, immatura e dipendente dall’accettazione degli altri ; il rapporto che instaura con il figlio è centrato sulla dipendenza, sulla genitorializzazione piuttosto che sulla spinta verso l’autonomia e la crescita di questi. La genitorializzazione implica una distorsione soggettiva del rapporto come se il figlio fosse il proprio genitore, invertendo così il potenziale generazionale. Tale dinamica è alla base di configurazioni relazionali patogene.
 
I figli non assistono passivamente, ma si inseriscono e spesso si schierano nella conflittualità familiare. Un fattore centrale del contributo del bambino alla manifestazione della sindrome è l’acquisizione di potere, attribuito dal genitore indottrinante nel contesto della campagna di denigrazione contro il genitore alienato. Appoggiando automaticamente il genitore percepito come il più potente, i figli si identificano con l’aggressore: attuano così un meccanismo di difesa da eventuali punizioni come quelle inflitte al genitore vittimizzato. Se dimostrassero affetto verso il genitore bersaglio essi stessi correrebbero il rischio di ritorsioni, quanto meno la perdita dell’affetto di quello alienante.

Come sostiene Gardner: “il programmatore scrive il copione e il bambino lo recita” (Gardner, 2002). Le madri risultano essere genitori alienanti in numero massiccio rispetto ai padri.

Ma da dove origina tale comportamento? Una decina di anni addietro fece scalpore una sentenza penale che condannava un genitore ad un anno e mezzo di reclusione, oltre al risarcimento dei danni all’ex coniuge. Il padre, affidatario di due figlie minori che rifiutavano qualunque relazione con la madre, veniva così sanzionato per non aver educato le bambine a sentimenti positivi nei confronti di quest’ultima. La sentenza evidenziava quindi le omissioni paterne, evitando accuratamente di riportare azioni negative orientate a condizionare il comportamento delle figlie; azioni e comportamenti che sarebbero rientrati nel quadro indicativo di alienazione parentale. Una decisione in tal senso avrebbe infatti legittimato una sintomatologia che, seppur criticata in alcuni ambienti scientifici, iniziava ad affermarsi negli USA quale metodo di valutazione nei troppi casi di rifiuto parentale dei figli a seguito di divorzio dei genitori. Ed avrebbe creato un precedente giurisprudenziale da applicare indistintamente nei successivi procedimenti similari.

Lo scalpore derivava dal fatto che per la prima volta assurgeva ad oggetto di dibattito il diritto dei minori a mantenere un costante e significativo rapporto col genitore non convivente. Ma molto di più dal fatto che ad essere sanzionato anche penalmente fosse un padre.
Al tempo vigeva l’affido esclusivo dei figli, di cui era titolare la madre in percentuale bulgara, fatta eccezione per casi estremi: droga, alcolismo, detenzione, abbandono familiare, gravi malattie, decesso post separazione. Tant’è che un esercito di padri separati, già organizzati in attivissime associazioni, reclamava a gran voce una modifica legislativa della prassi, lamentando lo status di vittime dell’alienazione parentale per se stessi e per i propri figli.

Possibile quindi che una sentenza così esemplare, di tale portata innovativa, andasse a colpire proprio nell’esigua pattuglia dei padri affidatari ?

I media, tramite zelanti opinionisti arruolati nella battaglia antipaterna, si affrettarono a rassicurare le madri affidatarie circa l’immunità giudiziaria, essendo l’agire materno – pur se alienante e violento – comunque finalizzato al benessere della prole. Infatti, quasi contemporaneamente, si determinò con sentenza un principio totalmente contradditorio: era diritto del figlio minore – in questo caso affidato alla madre – rifiutare il padre antipatico. L’origine della presunta antipatia veniva ovviamente addebitata al comportamento paterno.
Siffatta schizofrenia rivela che il conclamato diritto del minore altro non è che un contenitore da cui estrarre ciò che serve a soddisfare l’interesse di un adulto e penalizzare l’altro. Un vincente contro un perdente, che nella coppia genitoriale in conflitto si configurano perlopiù nella figura materna contro quella paterna.

In base alle regole del procedimento giudiziario, il minore è una somma di diritti e doveri da ripartire fra due antagonisti, i genitori appunto che se lo contendono legittimati a tale gioco. Dunque la conflittualità di coppia, che dovrebbe trovare soluzione nel procedimento legale, viene invece amplificata dalla conflittualità implicita nel procedimento stesso, la cui prassi è fondata necessariamente sull’antagonismo delle posizioni. Tale prassi, mistificante ed espulsiva, tende ad inquadrare un unico colpevole su cui scaricare le responsabilità di tutto un sistema. Un capro espiatorio, la cui formazione è un meccanismo sociale ben conosciuto.

La conflittualità della coppia genitoriale e le ripercussioni negative sui figli costituiscono una indispensabile ragione d’essere, materia prima da sfruttare per mantenere alta la redditività del business e la capillarità del controllo sociale. Se questa si risolvesse in un autentico accordo di collaborazione tra le parti, verrebbero a mancare lucrosi guadagni, sia in termini economici che di potere, per tutte le figure professionali che ruotano intorno.

La cultura dominante, con le sue campagne mediatiche di criminalizzazione, ha già provveduto all’eliminazione del simbolico paterno quale canale di trasmissione di regole e valori che aiutano il figlio a maturare e responsabilizzarsi. Ciò è frutto di una necessità funzionale alle società avanzate e va di pari passo con il dettato femminista di destrutturazione familiare, a sua volta strumentale alla globalizzazione dei mercati, dei prodotti, degli stili di vita. Dove la famiglia - comunque formata ma priva al suo interno di solidi ed efficaci legami relazionali – è ridotta a pura cellula consumista di beni e servizi.

Il Sistema Separazioni e Tutela del Minore - con il suo apparato socio-medico-giudiziario - è espressione di questa cultura. In troppi casi le strategie giuridiche sembrano ispirarsi ad una sorta di settarismo matri-bambinocentrico, che delegittimando la figura paterna opera la svalorizzazione dei principi normativi socialmente condivisibili. Espelle il padre dal suo ruolo protettivo-educativo-formativo e garantisce la diade madre-figlio indebolita, quindi più facilmente suggestionabile e manipolabile a livello di soddisfazione di bisogni indotti.

L’istituto di affidamento/collocazione del figlio ratifica automaticamente la presunta superiorità e competenza genitoriale, e di conseguenza la percezione di un torto subito ad opera del ex partner, perdente poiché negativo e colpevole. A questi aspetti è particolarmente sensibile e reattiva la struttura psichica femminile. La nuova unità che va a sostituire la precedente cellula familiare è costituita da un genitore e suo figlio, ma al tempo stesso da un ex partner e il suo bisogno di riparazione/vendetta. All’unione coniugale subentra il vincolo dell’odio. Da qui a danneggiare l’altro con tutti i mezzi possibili quale rivendicazione aggiuntiva di giustizia, il passo è breve.

Quando si strappa un genitore ad un figlio lo si depreda di una parte fondamentale della sua identità, della sua storia evolutiva. E questa è violenza. Quando si sottrae un figlio ad un genitore si sopprime quella parte fondante della sua individualità che si è formata nel momento in cui è diventato qualcosa che prima non esisteva. La sua individualità è mutata, arricchendosi di un’identità genitoriale. Impedirgli di essere genitore equivale a sopprimere un aspetto vitale di sé, essenziale per continuare a dare un senso alla vita. E questa è vendetta. La PAS concretizza entrambe le cose. Non è direttamente ascrivibile alla conflittualità tra gli esseri umani, di cui permea la vita quotidiana con varie gradazioni. Ma all’ apparato di intervento giudiziario, ed ancor più all’ Ordine socio-culturale che la alimenta e ne sollecita la distorsione in vittimismo risarcitorio.

E’ veramente risarcitorio? Quando un bambino è costretto a negare un genitore non rinuncia solo alla persona fisicamente percepibile, ma anche all’attivazione dell’immagine interna corrispondente. La privazione di una figura genitoriale arresta il processo di identificazione-differenziazione su cui si basa il suo sviluppo e la sua maturazione. In particolare la demolizione della figura paterna - cioè della norma anche morale, progressivamente sostituita da dispositivi giudiziari e regolamenti burocratici - rende i figli prigionieri di una infanzia perenne: incapaci di autonomia, inadeguati a reggere il peso di rinunce e sconfitte, alla ricerca sterile e narcisistica di approvazione dei pari, appiattiti sulla “massa” che assume in modo totalitario il ruolo di guida lasciato vacante. Educati dalla televisione, dal web, dallo shopping center, questi figli intendono la vita come un tempo esclusivamente devoluto al divertimento, al piacere, al facile consumo. Disinibiti su tutto, crescono invece inibiti al rispettto del prossimo, delle istituzioni, alla capacità di pensiero ed immaginazione, rimpiccioliti in senso morale, civico ed estetico. Le femmine inoltre sviluppano profonda insicurezza, bassa autostima e fragilità psicologica, che si manifestano con comportamenti lesionisti (anoressia, bulimia) o sessualmente provocatori. L’autostima non si struttura sull’apprezzamento degli adulti di riferimento, ma sul consumo di mode e prodotti legati ad immagini e marchi di successo sollecitato dai media.

Il soddisfacimento istantaneo dei desideri prevale sulle responsabilità verso se stessi e di fronte al mondo. Indeboliti e fragili, tesi ad esternare la propria aggressività solo in senso distruttivo, i figli della PAS vengono fatalmente consegnati alle variegate forme di disagio. Per essere presi in carico – ovvero continuare a dipendere - dalle mille terapie e tecniche consolatorie, a loro volta funzionali alla società consumistica ed al controllo burocratico. 
La generazione affetta da PAS cresce non solo senza un padre, ma anche con l'evidenza che è il conflitto a decidere chi comanda; che un genitore può estromettere l’altro da ogni contatto e decisione, eludendo impunemente l’esercizio degli altrui diritti. Apprende precocemente la delegittimazione della giustizia e il disvalore della legalità. Consapevole di essere usata come strumento nel conflitto ad oltranza, agisce poi lo stesso comportamento ricattatorio, estorsivo e manipolante di cui è stata vittima e collusa. Nei confronti di chiunque, a cominciare dal genitore che ha fornito il modello e dei complici istituzionali poi (insegnanti, autorità, figure educative ecc..)

I genitori alienanti finiscono per diventare vittime di se stessi, incapaci di emanciparsi dalla trappola di solitudine, depressione, nevrosi ossessiva, conflittualità permanente, anaffettività e attaccamento patologico ai figli, nella quale sono imprigionati. Dopo aver investito infinite energia nella guerra contro l’altro genitore, esauriti abdicano il proprio ruolo. Non ce la fanno a sopportare l’intero carico educativo di cui si sono voluti appropriare: il compito di impartire linee-guida ai figli è invalidato alla base dal cattivo esempio loro somministrato. In bilico tra il sentore del proprio fallimento e la sistematica colpevolizzazione del capro espiatorio, si ritrovano psichicamente non attrezzati ad affrontare i disagi dei figli. Li negano oppure tollerano con noncuranza le conseguenze: sballo e devianza vengono derubricati a ragazzate. La presunta iniziale vittoria si rivela alla lunga una lacerante sconfitta.

Il disastro è totale e la sofferenza infinita. Le Associazioni di genitori separati avevano previsto tutto. Hanno portato avanti per lustri – legislatura dopo legislatura - battaglie politiche ed amministrative orientate a modificare la prassi giudiziaria e l’impianto culturale che ne è alla base. L’esito fu il varo della legge 54/2006 – cd dell’affido condiviso – che capovolge il concetto fino ad allora vigente: non più la tutela dell’interesse dell’adulto, ma l’interesse del bambino quale soggetto di diritti. Ed introduce il principio della Bigenitorialità (termine coniato dalla Gesef nel 1999) quale diritto inalienabile del minore al rapporto continuativo e significativo con entrambi i genitori, su cui si articolano le disposizioni inerenti le responsabilità genitoriali. Una rivoluzione: che – a distanza di cinque anni - quello stesso apparato giudiziario e quello stesso ordine socio-culturale che osteggiavano la riforma, hanno pervicacemente fatto fallire. Le macerie disseminate lungo il cammino fin qui fatto ci inducono a concludere che non c’è spazio, né volontà di applicazione, per ulteriori strategie legislative.  
Quale soluzione? La risposta sta arrivando da ben altri ambiti. La massiccia disgregazione familiare degli ultimi decenni e dei valori connessi, ha avuto l’esito – poco considerato – di esaurire le risorse capitalizzate dalle generazioni del precedente boom economico. La flessibilità lavorativa ormai affermata azzera il mito del “posto fisso”, mentre i costi abitativi sono quadruplicati. I giovani in procinto di sposarsi o diventare padri difficilmente risultano intestatari di un bene immobiliare/patrimoniale, sia per l’impossibilità di accedere al credito sia per la consapevolezza di perdere tutto in caso di separazione.  

Le famiglie separate del futuro imminente saranno ancora più povere, ed i loro figli più soli. L’assegno di mantenimento, da sempre principale rivendicazione/privilegio femminile – materno, sparirà dal vocabolario forense. Le future madri, quando decideranno di separarsi, dovranno contare solo su se stesse: lo Stato Sociale, finanziaria dopo finanziaria, non è più in grado di elargire benefici economici di genere.  I futuri padri, senza stipendio fisso, con occupazioni precarie, sprovvisti di proprietà, non saranno più ricattabili e certo non si affanneranno ad elemosinare la salvaguardia di un ruolo genitoriale in disuso. La nuova generazione maschile, cresciuta in ambienti governati perlopiù dal femminile (baby-sitter, educatrice, maestra, insegnante, pediatra, persino la catechista ecc.), è totalmente estranea al senso di colpa che ha marchiato la vita dei loro padri e dei loro nonni, sommersi dal piagnisteo femminista. Non si sentono affatto in debito nei confronti del genere femminile. Anzi.  
 
Depositaria di diritti indiscussi e paritetici, è estranea al senso del dovere e protezione che nella società patriarcale distingueva il ruolo maschile. Ha assimilato rapidamente come le azioni positive promosse dalla politica delle cosiddette “Pari Opportunità” altro non sono che una discriminazione contro il maschio, e reagisce di conseguenza. L’esperienza vissuta dai figli della separazione li ha già addestrati ad un sistema che, anziché valorizzare le responsabilità paterne ne disincentiva l’assunzione. 
 
Dopo essere stati vittime della PAS come figli, difficilmente saranno disposti a diventarlo come padri. L’esito a lunga scadenza della Pas è l’alienazione del sentimento di genitorialità nella nuova generazione, in particolare maschile. Cui si coniuga la crisi economica globale, che sta azzerando le ultime risorse disponibili ed i diritti/privilegi ritenuti acquisiti.
 
Paradossalmente saranno queste prospettive, di per sé drammatiche, a disinfestare il campo delle relazioni familiari dall’inquinamento ideologico-giudiziario che lo ha ridotto in macerie. Quello che verrà dopo resta un punto interrogativo: per la fiducia che nutriamo nelle capacità umane di riemergere dal baratro, noi riteniamo che sarà migliore.

* Elvia Ficarra, Responsabile Osservatorio Famiglie Separate della Gesef - Relazione Convegno AMI :“Orfani di genitori vivi: la Pas tra diritto e psicologia”
Roma, sala Protomoteca del Campidoglio, 14 gennaio 2011

Fonte: www.gesef.org - E. Ficarra

martedì 18 gennaio 2011

Bestemmie che lasciano senza parole. Alda Merini «reclutata» a sua insaputa come firmataria di una lettera femminista a favore dell’aborto

La poetessa era stata «reclutata» a sua insaputa come firmataria di una lettera femminista

Bestemmie che lasciano senza parole. Così la poetessa Alda Merini, “reclutata” insieme ad altre dieci “donne autorevoli” come firmataria di una lettera pro aborto (titolo “Il Papa oscurantista contro le donne e contro la scienza”, in uscita nel prossimo numero di Micromega e già abbondantemente reclamizzata), prende radicalmente le distanze dal testo e, anzi, nega di averlo mai sottoscritto.

«Mi ha telefonato una voce femminile e mi ha chiesto se sarei stata d’accordo con un appello a favore delle donne e dei loro diritti fondamentali. Ho risposto che ovviamente i diritti vanno salvaguardati, ma non ho firmato alcunché e d’altra parte mai mi sognerei di annoverare l’aborto tra i diritti. Semmai posso arrivare ad accettare che sia una dolorosa necessità in casi davvero estremi, ma figuriamoci se Alda Merini, la cui biografia è tutto un inno alla maternità, chiede la pillola abortiva libera alla portata delle ragazzine… ».

Dunque nessun appello ai partiti del centro-sinistra?

Figuriamoci, se c’è una cosa che proprio non conosco è la politica! Io non parlo di cose che non conosco… L’errore della politica è proprio questo, vuol parlare di cose che non sa e che non le competono, come la vita e la morte di un figlio.

La lettera parla di “offensiva clericale contro le donne”, di una “vera e propria crociata bigotta”…

Non è un mistero che la Chiesa in passato è stata anche più che bigotta nei confronti delle donne, per secoli cacciate, esorcizzate, viste come demoni. Ma questi sono gli errori degli uomini, Cristo invece è andato loro incontro, le ha amate, una delle colpe che lo ha portato alla crocifissione è di aver parlato con le donne quando ancora era loro vietato toccare i testi sacri, di aver accolto le peccatrici dando scandalo ai farisei. Della Maddalena ha fatto la sua discepola diletta, la prima che lo vide risorgere. E, per tornare ai nostri giorni, Papa Wojtyla ha abbracciato le donne, ha chiesto loro perdono per gli errori del passato.

Quanto al diritto all’aborto?

Io non giudico una madre disperata che, di fronte all’ipotesi di mettere al mondo un figlio gravemente deforme, non si sente in grado di accettarlo. Non giudico perché posso capire la debolezza umana. Ma il vero diritto di una donna è quello alla maternità: il figlio è il più grande atto d’amore e il suo mistero resta intatto. L’occasione che la madre dà al suo bambino è ogni volta un miracolo, ed è una bestemmia negare tutto questo in nome di un femminismo che è l’opposto dell’essere femmina, nel senso più alto del termine.

Lei ha avuto quattro figli…

Mi avevano detto che ero sterile, così ho fatto ogni genere di cura, a quei tempi non c’erano che trattamenti termali e poco altro… Fatto sta che grazie a Dio sono diventata madre. Eppure quando aspettavo mia figlia Barbara stavo malissimo, ero stata in manicomio, avevo subìto l’elettrochoc, tanto che un medico mi “consigliò” di rinunciare alla gravidanza: rifiutai naturalmente l’aborto (clandestino) e lottai con i denti per la mia creatura. Una vera madre di fronte alle difficoltà non rinuncia al figlio, combatte come una leonessa per lui. Donne come la Dama Bianca e Mina per la maternità hanno sfidato il mondo, il giudizio della società, perfino il carcere, e i pregiudizi anche da parte della Chiesa, questo è vero, ma io penso che se non facciamo capo alla misericordia di Dio non abbiamo capito nulla.

La lettera chiede anche che ai bambini fin dalle elementari sia insegnata l’educazione sessuale.

Per carità, lasciamo ai bambini i loro sogni, lasciamo che crescano nello stupore. Sarà la vita a svegliarli anche troppo in fretta.

Qual è il suo contro-appello alle firmatarie della lettera, donne famose come Margherita Hack, Dacia Maraini, Fiorella Mannoia, Lidia Ravera?

La creazione del mondo si ripete ad ogni nascita, il bambino non si può annientare, nasce da un atto di poesia… Davide Maria Turoldo, quando prese in braccio la mia prima figlia Manuela, mi disse «è la tua poesia più bella».

Queste donne se la prendono con la Chiesa, ma io dico che certi rigori invernali sono caduti o stanno cadendo, ora è primavera, tempo di mandorli in fiore. Della Chiesa si può rifiutare l’autoritarismo, non l’autorevolezza.

Morale?

Queste controversie su vita o morte di un figlio mi lasciano senza parole. Noi un tempo ci donavamo al nostro compagno con tutta la dedizione corpo-spirito e il bambino era una benedizione. Non so niente di pillola abortiva o del giorno dopo: non erano di moda… Le donne giovani che mettono in bocca all’anziano certe parole sbagliano, perché noi eravamo ben lontani da questo “utilizzo” del bambino.

Posso soltanto dire che dopo i dolori del parto subito dimenticavo quella crocifissione per gioire della vita nuova. Non sono in grado di dare altri giudizi e sono ben lontana dal fare politica o dall’essere femminista, solo vorrei che tra uomo e donna si stabilisse quell’intesa meravigliosa che si chiama amore, in cui il figlio rappresenta la chiave della verità.

*
[fonte http://www.bollettinodiguerra.it/war_archives/bestemmie-che-lasciano-senza-parole-alda-merini-%C2%ABreclutata%C2%BB-a-sua-insaputa-come-firmataria-di-una-lettera-femminista-a-favore-dellaborto/]

La compagna di Papà - di Claudia Galbiati

La parola matrigna ci ricorda la seconda madre cattiva di Biancaneve. Emerge l’idea che alcuni bambini vivano infelici e possano essere trascurati da un genitore che non è biologicamente tale.Per questo molte persone non ammettono volentieri di appartenere ad una famiglia con questa composizione. 

Al giorno d’oggi strutture familiari formate da un genitore biologico e il nuovo compagno sono sempre più diffuse. Genitori single all’interno di nuovi rapporti, seconde o terze famiglie, genitori del fine settimana, è “quasi” normale che il bambino non viva con tutti e due i genitori biologici fino la termine della crescita.
Molti bambini di genitori separati si sentono terribilmente infelici quando l’adulto con cui vivono si innamora e inizia una nuova relazione, il nuovo partner può essere considerato come un invasore e una minaccia della quiete familiare.

Come spiegare ad una bambino situazioni così complicate?

Il bambino che si trova a vivere con una nuova figura adulta vicino può trovarsi in difficoltà nel riconoscere il nuovo rapporto senza temere di ferire il genitore biologico.

Il patrigno o la matrigna devono riconoscere il loro ruolo affettivo senza pretendere di sostituirsi ai veri genitori, ed evitando critiche o giudizi su di essi anche se assenti. L’identità e la percezione di sé del bambino vengono profondamente influenzate dal ruolo che viene assegnato alla nuova persona all’interno della famiglia.

I bambini riconoscono di discendere da una persona diversa che non vive con loro, e che una nuova persona si sta prendendo cura di lui facendo le sue veci. I bambini riescono a gestire meglio la propria particolare posizione familiare quando essa viene riconosciuta dalle persone adulte, bisogna parlare sinceramente al bambino e utilizzare delle parole di conforto e sostegno come: “io sono un tuo buon amico. Tu vuoi bene al tuo papà, e questo va bene così non te ne devi preoccupare.”

Differente è la situazione del bambino nato da una relazione precedente e che si trova a vivere con un fratello nato dalla nuova relazione del genitore. Anche se la nuova famiglia cerca di ignorare la distinzione tra i bambini nati dalla prima relazione e quelli nati dalla seconda, il bambino può sentire di essere amato in un modo differente dal nuovo genitore. Alle parole: “tu vuoi bene più a lei perché è tua figlia” bisogna rispondere dimostrando tutta l’empatia possibile, riconoscendo i sentimenti del bambino e ammettendo l’esistenza di un rapporto differente. Ma ammettendo di volere bene a tutti e due in modo differente, inoltre riconoscere che la mancanza del vero genitore è un sentimento giusto che il bambino deve provare.

Gli adulti devono sottoilineare i lati positivi della situazione, dicendo ad esempio: ”tu hai due famiglie che ti danno molto e ti insegnano molto. Stai crescendo in una situazione differente da quella di tuo fratello, ma questa è una sfida che tu puoi vincere”.

Importante è quindi che gli adulti siano consapevole di quanto sia complessa la struttura relazionale in cui vivono e per aiutare i bambini a comprenderla bisogna parlarne tranquillamente senza nascondere nulla.

Fonte: paginebimbo.it

Tribunale di Taranto. La vicenda di Sergio N., e di un giudice che prevede il futuro

La vicenda di Sergio N., 56 anni, Italiano, potrebbe essere catalogata come un tipico caso di giustizia negata con ostinazione. Sergio, in conseguenza di accuse rivelatesi totalmente false, nel 2003 ha trascorso 60 giorni in carcere ed è stato privato dei figli e del suo ruolo genitoriale, fino a quel momento svolto con pienezza e presenza. 

Logica civile vorrebbe che, una volta dimostrata l’infondatezza delle accuse, il cittadino venisse riabilitato completamente e reintegrato nei diritti che egli godeva prima degli “sfortunati eventi” che lo hanno colpito.
Logica civile imporrebbe che, chi ha prodotto false accuse nei confronti di un cittadino giudiziariamente certificato come “onesto” - a seguito della durissima verifica a cui si è sottoposto -, venisse punito come previsto dalla legge.

Dalla logica civile, infine, deriverebbe che gli operatori della Giustizia che hanno assunto decisioni sbagliate, ritornassero su di esse, correggendo, compensando, restituendo la dignità giudiziaria al cittadino e anche al loro stesso operato.

Purtroppo, la logica del cittadino comune, nel caso in questione, si scontra con una logica giudiziaria che, dopo 8 anni, concederebbe ancora oggi al Sig. N 10 ore settimanali di vita con la propria figlia, la quale invece chiedeva con forza più tempo, più paternità. Oggi la figlia di Sergio è una donna fatta, e suo padre ne ha perduto l'opportunità di seguirne la crescita.

La logica giudiziaria del magistrato che ne curava la pratica, invece, ha previsto che al Sig. N, ancora una volta, venisse negata la paternità perché una maggiore frequentazione del padre con la figlia avrebbe provocato a quest’ultima, a causa “dei rischi (o, quantomeno, incertezze) inaccettabili e però facilmente intuibili, ove solo si ponga mente alla possibilità (che meglio potrebbe definirsi probabilità) che il padre principi a prospettarle la realtà emergente dell’esito dei giudizi penali contro di lui (era in procinto di essere assolto dalle accuse infamanti e calunniose), uno “stress di lettura della realtà assolutamente inaccettabile da parte di chi davvero ne abbia a cuore la vita e la felicità”.

In parole povere, il Giudice Istruttore Dr. Pietro Vella (I Sez. Civile del Tribunale di Taranto) ha negato la giusta riabilitazione morale e genitoriale al nostro Sergio perché, in considerazione della felicità, dell’equilibrio caratteriale e del buon profitto scolastico della figlia, non era necessario restituirle il padre, il quale avrebbe potuto prospettarle che non era colpevole delle accuse rivoltegli. Con una predizione degna del miglior Nostradamus, pertanto, il giudice Vella avrebbe così formalmente accusato in anticipo Sergio N. di una colpa non ancora commessa ancorchè incerta, probabile, facilmente intuibile !

Peccato che proprio il Padre, che mai aveva osato parlare con cattiveria della Madre e di chi lo aveva gravemente calunniato, aveva tutelato la psiche della figlia affinchè potesse vivere con equilibrio l’evento drammatico della separazione tra i genitori.

A nulla è valsa la circostanza che la Repubblica Italiana si avvale di una legge, la 54/2006, che sancisce il diritto dei figli alla Bigenitorialità.

La legge citata, in particolare, pur lasciando spazio alla naturale attività interpretativa dei magistrati, non contiene, sia dal punto di vista formale che sostanziale, disposizioni dubbie e fuorvianti (fit in obscuris tantum interpretatio). E’ una norma che recita con chiarezza il diritto dei figli a godere di un rapporto sano ed equilibrato con entrambi i genitori e i rispettivi rami familiari.

Questo principio, noto e condiviso da tutta la società civile, appare inspiegabilmente inviso, nel caso di Sergio N., proprio a colui che ne dovrebbe garantire il rispetto. Dalla lettura del provvedimento, infatti, sembrerebbe che il pregiatissimo Dott. Vella affermi il principio che “modificare il regime di affidamento della figlia minore, ormai più che quattordicenne, trova un insormontabile ostacolo nelle relazioni dimesse dal Consultorio Familiare che delineano l’immagine di una giovane ragazza che vive una esistenza del tutto serena ed equilibrata”. Nella pratica, non c’è alcun bisogno del Padre, giacchè la figlia è serena.

Noi crediamo che tale interpretazione sia stata contraria ai Diritti Fondamentali dell’Uomo, e si sia posta in aperta antitesi con il principio della divisione dei poteri. L’interpretazione correttiva di una norma (P.L. Chiassoni), si rende necessaria allorchè “l’Interprete ha accertato una discrepanza fra il testo della legge e la volontà del legislatore, e rimedia alla (asserita) inadeguatezza dell’interpretazione letterale, sostituendola con un precetto il cui ambito di applicazione è, alternativamente, più ampio (lex minus dixit quam voluit) o più ristretto (lex magis dixit quam voluit), e rappresenta pertanto una interpretazione estensiva, oppure una interpretazione restrittiva, di una certa disposizione”.

Il Giudice Vella, invece, applicava una sua personalissima interpretazione restrittiva che, svuotando del tutto l’ambito di applicazione della norma, non solo negava il Diritto Indisponibile della minore ad avere un rapporto sano ed equilibrato con il Padre, ma anche condannava moralmente in anticipo il genitore per un “reato”, se così si può chiamare il probabile racconto di una verità, non ancora commesso.

Il giudice Vella aveva emesso una sentenza sulla base di una sua predizione del futuro.

Fonte: adiantum.it

lunedì 17 gennaio 2011

Stalking femminile: donna minaccia ex, il tribunale impone divieto dimora a Palinuro

Pressioni e minacce nei confronti dell' ex fidanzato: tribunale ordina il divieto di residenza e avvicinamento ad una cittadina marocchina. Minacce, ingiurie, violenze e danneggiamenti. E' la vita d'inferno alla quale da qualche tempo era sottoposto un cittadino di Centola, nel Cilento, dopo l'addio alla ex, una donna 36enne di origini marocchine alla quale la fine della storia non andava proprio giù.


Una vicenda denunciata ai carabinieri e per la quale il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania, Nicola Marrone, ha disposto per la donna il divieto di dimora e di avvicinamento alle "persone offese", ovvero all'uomo e alla sua famiglia, da tempo bersagli della donna. Il provvedimento, scattato dopo le indagini svolte dai carabinieri della stazione di Centola- Palinuro, diretta dal maresciallo Giuseppe Sanzone, e coordinate dal sostituto procuratore Alfredo Greco, ordina alla donna di non avvicinarsi ai luoghi di residenza e abitualmente frequentati dal suo ex fidanzato e dai proprio familiari, compreso il divieto di comunicazione. 

[Fonte http://www.lunaset.it/politica-salerno-e-benevento/cronaca-bn-e-sa/35167-stalking-donna-minaccia-ex-il-tribunale-impone-divieto-dimora-a-palinuro.html]

Roma. Il convegno AMI sulla PAS fa chiarezza anche ai negazionisti

Il convegno dell'AMI - Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani -, che si è svolto a Roma lo scorso 14 Gennaio, ha dato un contributo più che valido sul fenomeno della PAS (Sindrome da Alienazione Parentale). Nell'aula del Campidoglio, autorevoli relatori si sono alternati per descrivere, sotto innumerevoli aspetti, gli effetti di quella patologia che colpisce migliaia di bambini in occasione della separazione dei genitori. 

Le premesse del programma dell'avv. Gian Ettore Gassani (Presidente Nazionale AMI) già chiarivano l'intonazione generale del convegno. Secondo Gassani, infatti, “I 150 mila bambini coinvolti ogni anno nelle procedure separative e divorzili dei loro genitori, con altre centinaia di migliaia che vivono in famiglie solo apparentemente unite, sono esposti alla sindrome da alienazione genitoriale (PAS, così codificata dallo psichiatra statunitense Richard A. Gardner).

Nel nostro Paese, specie negli ultimi 20 anni, la famiglia italiana ha vissuto momenti difficili: il numero di separazioni e divorzi è triplicato (in media ogni anno vi sono circa 84 mila separazioni e circa 53 mila divorzi); ciò ha determinato una serie pericolosa di conflitti concernenti l’affidamento dei figli. Nello stesso periodo circa 1.5 milioni di minori sono stati contesi dai genitori.

I figli in sostanza sono diventati un ‘bottino di guerra,’ spesso un’arma di vendetta o rivendicazione da usare contro l’altro coniuge/genitore. La questione non è soltanto giuridica quanto soprattutto culturale e sociale. Urgono politiche ‘della’ e ‘per’ la famiglia che mirino alla sensibilizzazione generale delle coscienze delle famiglie italiane al fine di non ridurre i figli a merce di scambio o a persone prive di diritti soggettivi".

Il Prof. Matteo Villanova, neuropsichiatra e docente all'università di Roma, esordiva con un'affermazione perentoria: "la PAS è una forma di maltrattamento sui bambini. L’errore? In massima parte a visitare i bambini non sono neuropsichiatri infantili esperti in problemi dell’età evolutiva ma tuttologi, figure professionali non mediche o medici specialisti in altre branche.

Per questo molte PAS (Parental Alienation Syndrome) sono sottodiagnosticate o non diagnosticate affatto. La sindrome da alienazione genitoriale si manifesta allorquando il bambino assiste all’emarginazione di un genitore da parte dell’altro. In percentuale è schiacciante l’emarginazione, l’allontanamento e la delegittimazione di un genitore determinati dall’altro e dal suo entourage attraverso un meccanismo di squalificazione certosino e progressivo. Cercando di riempire in altri modi questo vuoto, il figlio deprivato genererà così condotte a rischio, cederà all’uso di sostanze stupefacenti, svilupperà ritardi mentali, disturbi di apprendimento, dislessia; sarà dipendente da giochi elettronici e social network”.

Il giudice Melita Cavallo, Presidente del tribunale dei minori di Roma, ha affermato che "negli anni si riuscirà a far passare il concetto del condiviso. Vorrei evidenziare un nuovo fenomeno", ha proseguito la Cavallo, "rappresentato dai figli 'nati per caso', le cui problematiche di affidamento oggi sono sempre più frequenti nei tribunali. La PAS esiste, e spesso dipende anche dal rapporto che i bambini sono costretti ad instaurare con il nuovo partner della madre. Molte donne tendono a qualificare come padre il nuovo compagno, e facendo ciò confondono le figure affettive di riferimento. Per evitare che un genitore perda il rapporto con il proprio bambino, bisogna puntare sulla prevenzione, ed in particolare sulla scuola. Sulla Mediazione Familiare l'Italia è in forte ritardo, e i giudici potrebbero fare molto per la Mediazione. Come operatore di Giustizia, la soluzione per fronteggiare una PAS è quella di togliere il bambino al genitore alienante, di collocarlo in una struttura specializzata dove venga riqualificato il rapporto con il genitore bersaglio". E rivolgendosi idealmente ai colleghi magistrati, la Cavallo ha affermato "..proviamo ad applicare la norma del condiviso, per risolvere i problemi". 

Dopo l'intervento di Tiberio Timperi, e dell'avv. Francesco Genovese (AMI Messina), l'avv. Cesare Rimini ha lanciato un monito ai colleghi: "dovete avere la forza di dire 'mai con me !', a chi volesse usarvi per fare del male all'altro coniuge. Chi difende i clienti dai propri difensori ?".

Il Prof. Maurizio Quilici è intervenuto con una citazione di Gardner (colui che ha "codificato" la PAS), secondo il quale "se le aule di tribunale non si occupassero di bambini, alcuni di essi ne avrebbe nocumento, ma tutti gli altri ne ricaverebbero un beneficio". Secondo Quilici, la PAS è un fenomeno caratterizzato da "ignoranza diffusa" presso gli operatori del diritto.

Il convegno è proseguito con altri interventi (tra gli altri, quello di Elvia Ficarra della Gesef, di Katia Lanosa, di Alessio Cardinale, di Vincenzo Mastronardi e del Prof. Marco Strano). Nel suo complesso, nonostante uno sparuto gruppo di "negazionisti" tenti di affermare la sua inesistenza, la PAS è purtroppo una realtà da affrontare con determinazione e specializzazione. Chi la nega, senza curarsi di spiegare la natura dei suoi sintomi, rappresenta una posizione culturalmente arretrata e, con tutta probabilità, strumentale ad altri obiettivi di non chiara natura. 

Fonte: adiantum.it

giovedì 13 gennaio 2011

Trento, villaggio SOS. Esposto contro presunti maltrattamenti a bambini

Il Vice Presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus, Silvio De Fanti, ha presentato un esposto per presunti maltrattamenti avvenuti presso il villaggio SOS di Trento. Il dottor De fanti ha affermato di aver consegnato un esposto con alcune dichiarazioni relative a presunti maltrattamenti occorsi nel villaggio SOS, tra cui uno scritto e un documento del Consigliere Provinciale Bruno Firmani, che recentemente aveva visitato il villaggio. 
 
Il dottor Firmani ci ha anche segnalato la difficoltà incontrata nell’ispezione della struttura, poiché si tratta di una struttura privata. Pur essendo sovvenzionata con fondi pubblici e nonostante il ruolo di servizio pubblico svolto, non è possibile entrare nella struttura, e in altre strutture simili, senza il consenso della direzione. Questo impedisce un reale monitoraggio esterno e indipendente che potrebbe scoprire e sanare dei comportamenti illeciti all’interno delle strutture. 

“Purtroppo abbiamo raccolto varie testimonianze (non solo in Trentino) di mamme e papà disperati. Questi genitori, oltre alla sottrazione ingiusta dei figli, denunciano la sensazione di avere a che fare con persone arroganti che mancano di umanità.” Ha dichiarato Paolo Roat del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani. 

Questi racconti e il clima che a volte si respira negli ambienti minorili sono stati recentemente denunciati dal professor Fabio Folgheraiter dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha definito i Servizi Sociali come «unità multiprofessionali che costituiscono una sorta di falange contro il nemico-utente» e, implicitamente e forse involontariamente, anche dalla direttrice del Centro per l’Infanzia di Trento, che in un articolo pubblicato su Questo Trentino ha affermato che «la sofferenza c’è ed emerge; sia in comunità che durante l’affido, ma è legata al vissuto precedente», in altre parole ha confermato il fatto che i bambini soffrono nelle comunità, aldilà della sua valutazione sulla presunta causa di tale sofferenza.

Inoltre, il Consigliere Comunale Gabriella Maffioletti ha recentemente presentato un ordine del giorno intitolato “RIVISITAZIONE DEL RUOLO E DEI POTERI DECISIONALI DEI SERVIZI SOCIALI”, che chiede di istituire nel breve termine un osservatorio di garanzia e mette in discussione il ruolo fondamentale dei "Servizi Sociali territoriali", in quanto «spesso appare confuso, frainteso e contraddittorio, al punto di essere, a buon diritto, oggetto di pesanti critiche». 

Secondo alcune inchieste ufficiali, in Italia circa il 70-80% dei bambini vengono sottratti alle famiglie senza motivi gravi o accertati, sulla base di perizie psichiatriche/psicologiche soggettive o di relazioni dei Servizi Sociali che non sempre accertano i fatti a causa della loro incompetenza giuridica. Un genitore di fronte a psicologi, psichiatri e assistenti sociali, può ritrovarsi accusato di colpe mai commesse, sulla base di opinioni soggettive proclamate o come parere “medico” o come parere “scientifico”. E chi ne fa le spese sono i bambini che vengono indebitamente allontanati dalla famiglia per essere affidati in comunità e case famiglia.

Gli innumerevoli fatti di cronaca confermano che il sistema minorile è allo sbando e che necessita di una riforma urgente. 

[Fonte adiantum.it]

mercoledì 12 gennaio 2011

In Italia abbiamo un forte squilibrio legislativo: un bacio "rubato" è violenza sessuale, un bambino RAPITO da un genitore malevolo E' NULLA!

E questo REATO non viene praticamente punito. Infatti la cosiddetta "SOTTRAZIONE DI MINORE" o "SOTTRAZIONE DI PERSONA INCAPACE" (bambino piccolo!) è SOLO E SOLAMENTE UN REATO CONTRO LA FAMIGLIA e non, come invece dovrebbe, CONTRO LA PERSONA!

E' una carenza legislativa ENORME che dimostra la scarsa considerazione del nostro sistema giudiziario per i MINORI i quali, in questo DESERTO LEGISLATIVO, diventano spesso OGGETTI di cui, chi è piu' veloce e in qualche modo FAVORITO, puo' IMPOSSESSARSI!

Le PENE per questo tipo di crimine, quando la MAGISTRATURA decida di perseguirlo, sono NIENTE.



lunedì 10 gennaio 2011

Tiberio Timperi: "i magistrati continuano ad emanare provvedimenti discriminatori tra genitori"

E' il Nuovo Anno, ma nulla è cambiato: si torna a parlare in TV di figli defraudati dei padri, e di questi ultimi privati del loro ruolo genitoriale. Ma si parla anche di disapplicazione consolidata della legge 54/2006, di figli usati come armi da guerra, di genitori che sottraggono i figli all’altro coniuge nascondendoli all’estero, in barba a sentenze che ne ordinano l’immediato rimpatrio nel paese ove sono nati.

Oggi pomeriggio, durante "la Vita in Diretta" (RAI UNO) sono stati ospiti di Lamberto Sposini il Presidente del Tribunale di Minori di Roma Melita Cavallo, Tiberio Timperi, Marinella Colombo e, in collegamento, l’avv. Cesare Rimini, matrimonialista. 

La trasmissione ha preso spunto dall’ennesimo caso di sottrazione internazionale di minore ad opera di una madre, cittadina statunitense, che senza alcun sospetto da parte del marito improvvisamente ha portato con sé negli USA il loro figlio minore Leonardo, salvo comunicare la decisione di non rientrare in Italia per il tramite di un legale di Los Angeles. In tal senso, non si comprende bene la presenza della signora Colombo, che non è certo vittima (bensì autrice) di un atto di sottrazione dei figli ai danni dell’ex marito. 

Fortunatamente, se l’obiettivo era quello di continuare a proporre l’immagine di una perseguitata, gli interventi di Timperi e della Dr.ssa Cavallo lo hanno impedito. 

Durante la trasmissione si è continuato ad affrontare l’oramai conclamata inosservanza della legge 54/2006, e Tiberio Timperi è intervenuto con determinazione e pathos, ma anche con estrema competenza, per fare emergere le mille, quotidiane storture perpetrate allorquando un giudice “mette mano” ad una separazione per dettare quelli che saranno – secondo l’attuale prassi del falso condiviso - i provvedimenti emanati “nell’interesse supremo dei minori”. 

Timperi ha posto l’accento sul neologismo di genitore “collocatario”, coniato da quella  Magistratura più tetragona e recalcitrante e non previsto dalla legge 54/2006: “i magistrati continuano ad emanare provvedimenti discriminatori tra genitori, stilando di fatto una classifica tra coniugi ove il genitore collocatario della prole appare come genitore di serie A rispetto al genitore che dovrà elemosinare di frequentare i propri figli secondo rigidi schemi calendarizzati”. 

A proposito della sottrazione di minori, ed in particolare al caso di Marinella Colombo, lo stesso Timperi, visibilmente emozionato, ha suggerito che nel nome del bene che si prova per i propri figli qualche volta occorrerebbe fare un passo indietro e, rivolgendosi alla stessa Colombo, l’ha invitata a fare altrettanto.  Lui sarebbe rientrato in Germania e si sarebbe fatto processare. La Colombo invece occulta i propri figli da quasi un anno, e con un certo nervosismo ha asserito che “la trasmissione stava stravolgendo la verità dei fatti e che mai, come richiesto da tutti gli ospiti in studio, avrebbe riferito dove si trovano attualmente nascosti i due bambini”. 

A quel punto Melita Cavallo, Presidente del tribunale dei minori di Roma, è intervenuta sollecitando la signora Colombo al rispetto delle disposizioni del tribunale tedesco, che prevedono il rimpatrio dei bambini in Germania, da dove la madre li ha sottratti due volte. 

Non senza ergersi a difesa dell’operato dei colleghi magistrati, la Cavallo è intervenuta su alcuni quesiti legittimi sollevati da Timperi circa i motivi reali di disapplicazione della legge 54/2006. Un colpo al cerchio e uno alla botte. E’ poco, ma è sempre meglio di niente. 

Opportuno l’intervento di Timperi circa la necessità di intervenire nei confronti di quella avvocatura che si presta a non arginare il fenomeno delle false accuse e che alimenta, anziché stemperare, il conflitto tra i coniugi. Contro questi avvocati il popolare personaggio televisivo ha chiesto a gran voce che l’Ordine degli avvocati adotti contro di essi i giusti provvedimenti disciplinari, fino a prevederne la radiazione dall’Albo. 

Pacato, ma molto professionale è stato l’intervento dell’avv. Rimini il quale, oltre a dare notizia del prossimo convegno AMI a Roma il prossimo 14 gennaio e che lo vedrà partecipe, ha affermato senza mezzi termini di allontanare dal proprio studio quei genitori di cui abbia sentore di voler attuare, usando i figli, ritorsioni o vendette nei confronti dell’ex coniuge.

Fonte: adiantum.it - Tiziana Arsenti

sabato 8 gennaio 2011

Quanti sono i giovani suicidi, figli di genitori separati? - di Giuseppe Gambino

Invio questa lettera per parlare di un fatto recente. Qui ad Agrigento,  un diciottenne si è tolto la vita gettandosi dal ponte Morandi, avendo saputo che i suoi genitori si sono separati. Fino ad oggi avevamo sentito di suicidi e/o omicidi, tutti compiuti da adulti.

Mi chiedo: quanti ragazzi si sono uccisi per lo stesso motivo ? Esiste una casistica ? Io, come Coordinatore della prov. di Agrigento di Papà Separati, devo intervenire e chiedere al Ministero dell’Interno di sollevare il coperchio di riservatezza da queste vicende.

E devo dire e SOPRATTUTTO GRIDARE che questo ragazzo è una vittima delle nostre istituzioni, e non sarà certo l’ultimo suicidio di giovani figli di genitori separati che avviene in Italia. Basterà aspettare i “figli della PAS”, quelli di ultima generazione, per capire quanto profondo sia il problema.

Per questo chiedo di dare hai nostri figli un futuro migliore, dare loro il diritto di essere cresciuti ed educati da entrambi i genitori, affinchè siano indirizzati verso i giusti valori, senza il rischio di sbandamenti  in una società che ha già perso tutti i suoi  punti di riferimento.  Per questo vedo importante il ruolo della Chiesa, a patto che si possa rinnovare nelle sue dinamiche preistoriche. Spero che questo mio grido di allarme non si fermi qui.

Fonte: adiantum.it

Dopo appello di Morgan parla Timperi: i giudici stanno con le donne

"Viviamo in un Paese il cui orientamento culturale privilegia le mamme". E' il presentatore Tiberio Timperi a parlare, dopo l'appello di Marco Castoldi in arte Morgan al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per rivedere la figlia Anna Lou avuta dall'ex compagna Asia Argento.

Il conduttore di 'Mattina in famiglia' si sfoga sulle pagine del settimanale 'Gente', già in edicola, a proposito delle difficoltà che vive per ottenere l'affidamento condiviso del figlio Daniele, dopo la separazione dalla moglie avvenuta nel 2004.

"I giudici non leggono nemmeno gli incartamenti: danno ragione alla donna, anche in mancanza di prove", ha continuato Timperi, che ha anche dovuto dimostrare la propria innocenza: "Mi avevano accusato di percosse a mio figlio e a mia cognata: tutte accuse da cui sono stato assolto, ma a causa delle quali è nato un calvario per poter passare tempo con mio figlio, che per mesi non ho visto".

Fonte: unita.it

Milano, Un 15enne suicida sotto il treno. Tra i genitori una separazione difficile

Come tutti i giorni si è alzato, si è vestito, è uscito di casa, ha camminato fino alla ferrovia e quando è arrivato il convoglio s’è lanciato sui binari. A soli 15 anni. L’impatto non gli ha lasciato scampo, ai soccorritori non è rimasto che raccogliere un povero copro senza vita. Ai famigliari invece, interrogarsi sui motivi. Che sembrano ruotare attorno a una difficile separazione in corso tra i genitori.

Non sembra infatti che ci fossero altre ombre nella vita di questo adolescente che ha deciso di chiudere la breve esistenza ieri mattina, un minuto prima delle sette. Alle 6.59 infatti passa per Castano Primo il locale partito da Saronno alle 6.36 e atteso a Novara per 7.22. Nessun dubbio sulla volontarietà del gesto a cui è stata data anche una motivazione.

«Il peso di una separazione conflittuale effettivamente può schiacciare il figlio, ma non è una causa molto diffusa, soprattutto se pensiamo alle tante di separazioni in corso. Prima ci sono gli insuccessi scolastici, le delusioni amorse, i tradimenti degli amici» spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze, impegnato al Fatebenfratelli insieme ai coleghi di Pediatria in un progetto, unico in Europa, per la prevenzione dei suicidi minorili.

Cosa ha voluto fare allora il ragazzo, punire i genitori ? «Non credo, piuttosto autopunirsi, perché può essersi sentito causa della separazione, soprattutto se è stato oggetto di una disputa tra i due per l’affidamento».
Ma come può un adolescente pensare a togliersi la vita ? «È un fenomeno purtroppo assai frequente. Ogni anno in Italia si uccido ufficialmente 230 minori, ma almeno altri cento incorrono in “incidenti” tanto particolari da essere considerati suicidi e tutti gli effetti. Ma per quanto ormai in psichiatria sia preparata a “svelare” gli episodi sospetti, moltissimi altri sfuggono alla catalogazione. Quindi possiamo immaginare, i casi siano molti, ma molti più di 330».

Come si può intervenire ? «Banale dirlo ma con la prevenzione. Per farlo però bisogna saper decifrare ogni minimo segnale. Ma soprattutto mai sottovalutare il più sciocco dei tentativi, magari riducendolo a un «Non voleva davvero uccidersi”. Il pensiero di morte è molto frequente nell’adolescenza, ma solitamente rimane allo stato di idea. Se passa anche se in maniera approssimativa alle successive fasi di progettazione e realizzazione, bisogna intervenire. Anche perché le statistiche ci dicono che nel 60 per cento dei casi il ragazzo farà un nuovo tentativo entro un anno e mezzo».

L’adolescenza resta l’età difficile per antonomasia dunque ? «Certo, perché anche se molti disturbi possono apparire fin dall’età infantile, la maggior parte si sviluppa indubbiamente con la pubertà».
In che modo si può intervenire ? «Qui entra appunto in gioco la collaborazione con il dipartimento di Pediatria. Con il quale possiamo elborare un’adeguata psicoterapia, all’inizio sostenuta anche farmacologicamente, che deve arrivare a coinvolgere il nucelo famigliare. Perché difficilmente l’ambiente resta estraneo al disagio del bambino».

Fonte: ilgiornale.it

A Lecce la protesta per i bambini sottratti alle famiglie. Il tribunale rifiuta la delegazione

LECCE. Il 7 Gennaio si è svolta la manifestazione per Kristian Marena e per tanti altri bambini “sottratti” alle famiglie dalle istituzioni. “Panorama” titolava e denunciava un anno fa “Sequestri di stato”, un business miliardario….Luca Steffenoni, con il suo recente Libro "Presunto Colpevole", ha raccontato quanto business venga sviluppato ogni anno sulla pelle dei bambini. Oggi a Lecce la GESEF ha radunato genitori intervenuti da tutt’Italia per una manifestazione a sostegno di Kristian Marena, un bambino che oggi ha otto anni e di cui la madre e la nonna non hanno più notizie da quattro, se non per via di carte bollate e notifiche......

Il bambino è in affidamento ad una famiglia ed è anche iniziato l’iter per  l’adozione. L’11 gennaio prossimo vi sarà l’udienza in appello a fronte del ricorso della madre e della nonna. In quell’occasione i giudici decideranno se questo bambino potrà finalmente essere ricongiunto ai familiari e seguire i suoi legami di sangue, oppure se non gli verrà mai più consentito di vedere chi lo ha concepito e oggi ne chiede con forza la “restituzione”. 

Alle 9,00 davanti al Tribunale dei Minori di Lecce tutti erano già presenti con manifesti e con le foto dei vari bambini sottratti … sei ,sette auto della Polizia, insieme ai Vigili urbani che hanno poi scortato il corteo nel suo giro per le strade di Lecce. A turno per un paio di ore madri, padri e nonni hanno parlato con i megafoni denunciando tutta la situazione. Moltissimi volantini sono stati distribuiti ai passanti, agli automobilisti. Qualcuno, solo per solidarietà, indignato che esistano simili problemi, si è unito ai manifestanti seguendo il corteo fino alla fine. Numerose sono accorse le televisioni locali e gli inviati della stampa. ADIANTUM ha aderito alla manifestazione inviando il suo Delegato per la Regione Puglia, Stefano Maresca di Serracapriola.

Una delegazione di genitori, unitamente al Rappresentante di GESEF, sig. Claudio Chiffi, hanno chiesto di essere ricevuti dal Presidente del Tribunale dei Minori, ma l’incontro è stato rifiutato. Non è un caso isolato, anche a Bologna , qualche mese fa, una delegazione di manifestanti fu respinta dal Presidente del tribunale minorile, il quale invitò tutti "a prendere un appuntamento telefonico". E' un atto di vera arroganza, e un passante ha esclamato: ”Ma guarda un po’ …una banda di studenti distrugge Roma e poi una delegazione viene ricevuta addirittura dal Presidente Napolitano. Qui si parla di bambini, di tutela di questi bambini, e ad una delegazione di genitori, che rivuole i propri figli, sangue del loro sangue, viene rifiutato un incontro…. È proprio il colmo !”.

Invitati a partecipare, trasversalmente, i partiti politici. Ma a parte l’adesione verbale dell’ IDV, si è registrata soltanto la presenza della Destra (di Storace), rappresentata da Antonella Ghezzi, Responsabile Nazionale del settore Giustizia Minorile del partito, accompagnata dai giovani della Destra Salentina. Antonella Ghezzi ha affermato: “…questo è un abuso di potere…questi qua rubano i bambini per interessi economici ”. 

Il Corteo delle famiglie, circa un centinaio di persone, si è mosso dal Tribunale dei Minori percorrendo le strade di Lecce fino alla Prefettura dove una delegazione di tre persone è stata ricevuta dal sostituto del Prefetto, assente per ragioni di servizio. Il colloquio, ci riferisce Claudio Chiffi (Gesef), è stato molto “caldo” e il funzionario, nel dichiarare di non essere a conoscenza di questa realtà, ha promesso che si sarebbe attivato a livello governativo per intervenire soprattutto nell’abbreviare i procedimenti. Auspichiamo che non rimangano solo dichiarazioni di intenti. 

L’ultima tappa del Corteo è stata al Tribunale Penale di Lecce dove tutti i manifestanti hanno fatto un sit in per poi chiudere l’evento alle ore 14,00. Commoventi i racconti di Antonella Flati – 3 figli -, che è stata a suo tempo una “bambina sottratta” e data in affidamento più volte nel corso della sua adolescenza. E’ scottatissima e indignata dal sistema e combatte per le generazioni future.
Come preannunciato già nei mesi scorsi, ADIANTUM si è già attivata con richieste di chiarimenti sulla vicenda di Kristian Marena, e a breve verrà inviato un esposto all’Ispettorato del Ministero della Giustizia.

Fonte:adiantum.it

venerdì 7 gennaio 2011

DIFFAMAZIONE, Adiantum querela l´avv. Coffari (Movimento per l´infanzia), Marta Crotti, Priscilla Orlandi (Nucleo Radiomobile Milano) e altri

Da una nota del Presidente Turnario Andrea Carta riportiamo il deposito, avvenuto qualche giorno fa, di una querela per diffamazione aggravata presentata ai danni dell'avv. Girolamo Andrea Coffari, Presidente del Movimento per l'infanzia, della signora Marta Crotti e della signora Priscilla Orlandi (Nucleo Radiomobile Milano). Nell'ambito della medesima sollecitazione di indagine, ADIANTUM ha preannunciato, per la giornata di domani, il deposito di una ulteriore querela per diffamazione ai danni di un medico pugliese e di una "blogger" (i nominativi di questi ultimi verranno resi noti nei prossimi giorni). Contro il medico pugliese, il Segretario di ADIANTUM Alessio Cardinale presenta anche una personale querela per diffamazione a mezzo internet. 

Inoltre, dal momento che "i comportamenti delittuosi e diffamanti realizzatisi ed esposti hanno creato un danno di immagine e di funzionalità all’Associazione ADIANTUM di ingente rilevanza", l'Associazione si è riservata di presentare analoga denuncia contro "tutti coloro che abbiano eventualmente concorso nelle eventuali ipotesi di reato che possano ravvisarsi dalla narrativa in atti, tra cui quella di diffamazione aggravata ex art. 595, primo e terzo comma, c.p., con istanza di punizione e condanna alla giusta pena nei confronti degli eventuali responsabili e con riserva di costituzione di parte civile nell’instaurando processo penale". 

"Essere in disaccordo con le idee altrui è un sano esercizio di democrazia", afferma Alessio Cardinale, Segretario Nazionale ADIANTUM, "altra cosa è la diffamazione gratuita utilizzata per imporre le proprie idee su quelle degli altri. Quest'ultimo atteggiamento non ha nulla a che vedere con la Democrazia. Le affermazioni dei soggetti denunciati, poi, sono addirittura temerarie. Chi diffama, almeno, dovrebbe prima informarsi bene su ciò che scrive. Siamo aperti al dialogo e al confronto civile, ma l'utilizzo di questi mezzi incivili va fermato. Da questo momento non tollereremo più altre attività diffamatorie, da parte di nessuno". Al fine di monitorare il web e i social network, ambiente dove spesso sono riscontrabili comportamenti ai limiti della legalità, ADIANTUM ha predisposto (già prima dello scorso Natale) un team di operatori che ha il compito di segnalare eventuali e ulteriori elementi di reato.
Il Presidente Turnario Andrea Carta comunica tutto il suo rammarico perchè parte dei fatti si sarebbero consumato durante un convegno organizzato dalla fondazione "Luca Barbareschi Onlus", che fa capo appunto al deputato di area finiana, nonchè famoso personaggio televisivo. "Chiederemo allo stimato on. Barbareschi", afferma Carta, "cosa c'entri lui con questi fatti. Abbiamo bisogno di spiegazioni formali". 

ADIANTUM ha affidato la propria tutela al responsabile dell'Ufficio Legale, avv. Davide Romano (Foro di Bari, con studio nella capitale pugliese e a Roma), e chiederà un notevole risarcimento monetario, anche in nome di tutte le associazioni costituenti e aderenti. 

Il progetto mondialista sull´eliminazione del padre. Ci siamo dentro fino al collo - di Sal

Premetto che non parlerò di massoneria a cui è legata l´elite per il dominio mondiale, che è chiamata comunemente NWO. Nel 1968, un gruppo di scienziati, industriali, premi nobel si è riunito formando il cosidetto CLUB DI ROMA che denunciava la cosidetta "bomba demografica", cioè l´aumento esponenziale della popolazione mondiale. 

Cinquanta anni dopo notiamo che la popolazione in Europa e in particolar modo in Italia è in declino (mettiamo da parte il problema immigrazione), dal 1994 le morti sono superiori alle nascite.Si prevede che nel 2050 il 60% degli italiani non avrà ne fratelli, sorelle, zii o zie. 

La LEGGE SUL DIVORZIO del 1970, secondo me è stato il fondamento su cui ha inizio questo nuovo percorso. 

La LEGGE SULL´ABORTO del 1978 concedeva l´aborto non solo per malformazione del feto o violenza sessuale ma per qualunque motivo e senza il parere del futuro padre, inoltre è sempre stata una legge, oltre che aberrante anche iniqua perchè non considerava alcun tipo di aiuto per le donne alternativo all´aborto. 

IL CONCETTO DI LIBERTA´ personale inculcato a forza dalla società dove ognuno di noi deve sentirsi libero di fare qualunque cosa desidera, in qualunque ambito, con ciò libertà storicamente poco accettate, fino a matrimoni e adozioni gay. 
Poi ci sono esempi come LA FONDAZIONE DI BILL GATES, un eugenista convinto che è impegnato nel controllo o meglio nella diminuzione della popolazione del terzo mondo mediante l´uso di vaccini, pratiche di sterilizzazione, aborti. Inoltre ci sono alcuni scritti che mi hanno fatto accapponare la pelle come "I protocolli dei savi di Sion" che parla appunto del governo mondiale che dominerà tutti i popoli usando strumenti politici, giudiziari, bancari/monetari, il controllo delle famiglie e della popolazione, e l´aumento dell´iniquità . Si trova in rete ed è lungo una cinquantina di pagine, leggetevi se potete almeno il capitolo 10. Poi considerate che è stato scritto o ritrovato all´inizio del 900. 

Considererete in maniera diversa anche la moneta unica europea come l´inizio di un progetto mondialista. Ci siamo dentro fino al collo, solo una risposta dal basso può dare una scossa, se ne avremo il coraggio.

Fonte: adiantum.it

giovedì 6 gennaio 2011

Gli impegni non mantenuti della ministra Carfagna - di Fabio Nestola

Gran brava persona la Ministra Maria Rosaria Carfagna. E' sincera, coerente, mantiene le promesse, estremamente corretta nei confronti degli elettori, della stampa, del privato sociale e dell'intera cittadinanza, senza discriminazioni di genere. 

Pizzicata dalla trasmissione "Le Iene" per aver ignorato, penalizzandola, la popolazione maschile vittima di stalking, ha ammesso l'errore e si è solennemente impegnata a correggere le telefoniste del 1522, esortandole ad offrire assistenza anche alle vittime maschili. Colossale presa per i fondelli: non si trattava di errori delle telefoniste, ma di precise direttive ministeriali che impongono assistenza solo all'utenza femminile. 

Ecco infatti quello che appare ancora, a Gennaio 2011, sul sito ufficiale del Ministero PO (in allegato all'articolo il documento scaricato dal sito P.O.): un esplicito aiuto solo alle donne, strutture gestite dalle donne per le donne, i maschietti "si attacchino" ! Il 1522 è nato per le donne e tale deve rimanere, per le vittime maschili il nulla. 

E' bene notare che, per stessa ammissione del ministero, l'elenco non è che uno stralcio, la lista completa in realtà è molto più lunga. Un bel fiume di denaro pubblico speso per le vittime femminili, e nemmeno 10 euro per le vittime maschili. 

Alla faccia delle Pari Opportunità !  

Nonostante il falso impegno preso, ancora oggi al 1522 rispondono solo operatrici (nemmeno un solo operatore di sesso maschile, per creare la giusta empatia), e in particolar modo quelle dei centri: 

- Telefono Donna,
- Centro Antiviolenza Casa per le Donne, 
- Centro Antiviolenza Aurora
- Centro Antiviolenza Eva
- Centro Antiviolenza "Casa per le donne per non subire violenza ONLUS"
- Centro Antiviolenza SOS Donna Centro Antiviolenza "
- Linea Rosa ONLUS"
- Centro Antiviolenza "Nondasola"
- Donne insieme contro la violenza ONLUS ... 

e tanti altri centri dai quali, sicuramente, qualsiasi uomo vittima di violenza potrà sentirsi tutelato in maniera equa ed imparziale....

Fonte: adiantum.it - F. Nestola

Homo Spermatus. Al femminismo insano non interessa la sorte dei figli - di Salvatore Garofalo

Recentemente, alcuni importanti quotidiani hanno messo in risalto che in alcuni ospedali italiani le partorienti, dopo avere messo alla luce i nascituri, non dichiarano il nome del padre. Nell'anno che ci stiamo lasciando alle spalle, in un importante ospedale milanese, ben 1.298 bambini vivranno senza il padre per via di una libera scelta delle gestanti. La Costituzione e le leggi permettono che ciò avvenga. La società si divide tra favorevoli e contrari. Le dichiarazioni di alcuni esponenti del mondo scientifico lasciano quantomeno interdetti laddove affermano che “questa è l'esaltazione dell'indipendenza femminile, della donna che decide di avere un figlio.....l'uomo è lo strumento per arrivare alla maternità.....”.

Ai bambini, e al loro futuro di figli con un solo genitore, nessun cenno. Nessuna domanda sulle loro possibili turbe psicologiche e relazionali. L'argomento non interessa, l'importante è garantire il benessere delle donne, anche a costo di sacrificare gli indifesi, i senza parola, i senza diritti.

Da qualche decennio, in Italia, serpeggia fallace il concetto che le donne bastano a se stesse (su questo, nulla da eccepire) e bastano a tutto, anche a crescere i figli da sole. Su quest’ultimo punto, i dettami della psico-biologia e i risultati ottenuti dall'applicazione dal falso condiviso mi portano ad avere più di un dubbio. L'idea che le donne bastano a tutto non nasce dal “femminismo sano”, quanto piuttosto da quello “insano”, che si nutre della radicalizzazione dell'odio e di una competizione malata e distorta verso l'altro genere.

Dal punto di vista biologico e antropologico ciò ha causato, negli ultimi decenni, una regressione del benessere collettivo che non ha eguali nella storia umana. Infatti, sin dagli albori dell'umanità, la selezione naturale ha attribuito all'unione tra il maschio e la femmina una valenza non soltanto sessuale. L'unione era strategica per una migliore crescita della prole, e il sistema endocrino di entrambi i generi, ognuno per la sua parte, è predeterminato a questa funzione. Negare la verità spinge le società evolute verso condizioni che non rispondono a nessun parametro biologico e naturale, con il risultato che i pensieri e i comportamenti del “femminismo insano” non rappresentano conquiste di autonomia ma fenomeni di rivalsa, dettati da una profonda ignoranza e dal desiderio di forzare irrimediabilmente un sistema perfettamente collaudato e vincente.

Quando il maschio viene definito come “uno strumento per arrivare alla maternità” ci troviamo dinanzi a modelli di pensiero che simulano il comportamento di esseri viventi di basso rango nella scala evolutiva. Neppure le scimmie antropomorfe si comportano in tale modo. Dobbiamo scendere ancora più giù nei gradini evolutivi per trovare simili esempi di “animalità”.

Però, non ci dobbiamo meravigliare di tanto disastro, perché tale modello di pensiero (che le donne possano auto-bastarsi e bastare ai figli) è stato imposto alla società anche dalle istituzioni. L’esempio tipico e determinante di ciò è quello di lasciare alla porta il padre, sempre e comunque, obbligandolo solo al mantenimento della prole come succedeva al primordiale cacciatore che portava nella caverna la selvaggina. Molte sentenze portano dentro i loro contenuti l'aspetto più primitivo della relazione genitoriale, facendo balzare indietro di qualche milione di anni quanto l'evoluzione aveva conquistato.

La sommatoria di questi fenomeni contribuisce a consegnare un prodotto che è al di fuori da qualunque logica della vita, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: sbandamento, deriva delinquenziale, libero arbitrio, mancanza di etica e di valori, paura della vita, le logiche del branco.....

Che bella società ci hanno consegnato coloro che bastano a se stesse e ai loro figli, coloro che usano gli uomini solo per procreare e farsi portare a casa la selvaggina !

Che grande società ci hanno consegnato le sentenze che avallano tutto questo !

Fonte:adiantum.it

martedì 4 gennaio 2011

Bambini e genitori: che cosa è l’ansia da separazione ?

Un bambino che sperimenta sentimenti di ansia quando è separato dai suoi genitori, si dic essere affetto da ansia da separazione. Questa è una condizione psicologica comune vissuta da molti bambini, soprattutto di età compresa tra uno e tre anni. L'ansia da separazione si verifica come una parte normale dello sviluppo e di solito non dura più di un paio di mesi. 

Neonati e bambini fino a circa sette mesi di età danno poche preoccupazioni a chi fornisce loro assistenza fino a quando le loro esigenze non siano soddisfatte. I bambini hanno hanno un concetto di tempo "solo qui e ora". Quando mamma o papà lasciano la stanza o escono di casa, i piccoli capiscono soltanto che sono andati via. L'ansia da separazione si sviluppa perché il bambino non ha sviluppato la maturità psicologica di sapere che la mamma o il papà sono figure "ripetibili" nel tempo. 

Non tutti i bambini sviluppano l'ansia di separazione, ma molti lo fanno. Per i genitori, questa fase può essere particolarmente difficile, perché è caratterizzata da occhi pieni di lacrime, di falsi addii e molti capricci adottati per evitare il distacco. I bambini reagiscono esprimendo i propri sentimenti ansiosi nell'unico modo che conoscono, e cioè piangendo. Ci sono parecchie cose che i genitori possono fare per aiutare i loro figli a superare l'angoscia da separazione. 

Quando si tratta di ansia da separazione, gli esperti di teoria dello sviluppo sono d'accordo sull'effettuare una uscita corretta. La tentazione di sgattaiolare via dal vostro bambino quando sono occupati con un giocattolo o in attività, non è la migliore strategia di uscita. Il bambino ha bisogno di avere un vero e proprio addio. Anche se questo può portare fino alle lacrime, è più efficace nel lungo periodo. Bisogna mettere il proprio bambino allo stesso livello dell'adulto e dire loro che lo state lasciando e che tornerete.  

Anche se i bambini non hanno un concetto di tempo tipico dei più grandi, comprendono le routine. Essi associano il ritorno dei genitori con una parte della loro giornata. Dite a vostro figlio quando tornerete, non in termini di tempo, ma piuttosto di attività. Ad esempio, dire loro che tornerete dopo la merenda o dopo il pisolino. E' bene dare loro un quadro di riferimento che possano capire e seguire attraverso il fare, e non per mezzo del "quando". Non appena il bambino si rende conto che il genitore è sempre di ritorno in quei momenti, potrà gradualmente superare l'ansia da separazione. 

Mentre dire addio è una cortesia che è necessario estendere a vostro figlio, non lo è rendere il vostro addio lungo e tirato. Indugiando su come calmare il bambino dal suo pianto non aiuta a sviluppare le capacità di coping. Non si dovrebbe anche rientrare nella stanza, una volta che hai fatto l'uscita corretta. In caso contrario, il bambino imparerà che il pianto ti porta indietro.  

Altri punti da tenere a mente quando si tratta di ansia da separazione includere la scelta di custodia dei bambini, la frequenza di separazione, e le routine precedenti. E' necessario assicurarsi che il bambino conosca bene i propri caregivers.  

A volte eventi della vita, come l'inizio della scuola, la delocalizzazione, la morte di un membro della famiglia, ecc, possono causare ansia da separazione che si sviluppano nei bambini più grandi. In queste circostanze, bisogna fornire loro rassicurazione e prendere in considerazione la partenza prima dell'orario abituale. Sarà bene non urlare o esprimere frustrazione. Con il vostro aiuto, il bambino deve imparare rapidamente a far fronte alle sua ansia e rendersi conto che tutto andrà bene. 

Fonte: cosar.info