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sabato 22 gennaio 2011

A Conegliano Veneto madre austriaca sotto processo per aver "rapito" la figlia al padre

Il caso dell'affidamento di una bimba nata da un legame tra un vittoriese ed un'austriaca finisce sino alla Corte di giustizia europea. Ieri nel tribunale di Conegliano si è aperto invece il processo nei confronti della madre, D.S. 32 anni di origini austriache, finita sotto indagine per l'accusa di sottrazione di minore, mancata esecuzione di un provvedimento del giudice e furto. 

La vicenda prende avvio all'inizio del 2008, quando il rapporto tra la donna ed il compagno, un 42enne vittoriese, finisce. La mamma decide di portare con sé in Austria la piccola, che all'epoca aveva poco più di due anni. Una vicenda intricata che ha visto nascere una battaglia legale tra i genitori, consumata in questi anni tra i tribunali italiani e quelli austriaci. 

Nel febbraio del 2008 un provvedimento urgente del tribunale dei minori di Venezia aveva negato alla donna di espatriare con la bimba. Era stato stabilito che il padre avrebbe potuto vedere la piccola con tempi e modi concordati tra i servizi sociali di Vittorio e quelli austriaci. L'uomo ha denunciato l'ex compagna per sottrazione di minore poiché aveva portato via la bimba. Il vittoriese l'aveva inoltre accusata del furto di un prezioso Rolex Daytona, monete antiche e un braccialetto d'oro. La donna è indagata anche perché aveva eluso il provvedimento del tribunale dei minori di Venezia. Ieri a Conegliano si è aperto il processo nei suoi confronti. 

La difesa della donna ha sollevato delle questioni preliminari che sono state respinte dal giudice Vitantonio Giuliano. L'avvocato difensore eccepiva, tra le altre cose, che le notifiche della Procura non erano state tradotte in tedesco. Il processo è stato rinviato al 25 luglio. La vicenda dell'affidamento della bimba lo scorso anno è arrivato fino alla Corte di giustizia europea in Lussemburgo, poiché l'Oberster Gerichtshof (la Corte di cassazione austriaca) aveva chiesto lumi. Il padre aveva fatto ricorso e voleva il ritorno della figlia in Italia come stabilito dai giudici. 

La Corte di giustizia europea lo scorso luglio ha stabilito che doveva essere eseguito il provvedimento della Procura dei minori di Venezia. (di.b.) 

Fonte: tribunatreviso.gelocal.it

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