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martedì 18 gennaio 2011

La compagna di Papà - di Claudia Galbiati

La parola matrigna ci ricorda la seconda madre cattiva di Biancaneve. Emerge l’idea che alcuni bambini vivano infelici e possano essere trascurati da un genitore che non è biologicamente tale.Per questo molte persone non ammettono volentieri di appartenere ad una famiglia con questa composizione. 

Al giorno d’oggi strutture familiari formate da un genitore biologico e il nuovo compagno sono sempre più diffuse. Genitori single all’interno di nuovi rapporti, seconde o terze famiglie, genitori del fine settimana, è “quasi” normale che il bambino non viva con tutti e due i genitori biologici fino la termine della crescita.
Molti bambini di genitori separati si sentono terribilmente infelici quando l’adulto con cui vivono si innamora e inizia una nuova relazione, il nuovo partner può essere considerato come un invasore e una minaccia della quiete familiare.

Come spiegare ad una bambino situazioni così complicate?

Il bambino che si trova a vivere con una nuova figura adulta vicino può trovarsi in difficoltà nel riconoscere il nuovo rapporto senza temere di ferire il genitore biologico.

Il patrigno o la matrigna devono riconoscere il loro ruolo affettivo senza pretendere di sostituirsi ai veri genitori, ed evitando critiche o giudizi su di essi anche se assenti. L’identità e la percezione di sé del bambino vengono profondamente influenzate dal ruolo che viene assegnato alla nuova persona all’interno della famiglia.

I bambini riconoscono di discendere da una persona diversa che non vive con loro, e che una nuova persona si sta prendendo cura di lui facendo le sue veci. I bambini riescono a gestire meglio la propria particolare posizione familiare quando essa viene riconosciuta dalle persone adulte, bisogna parlare sinceramente al bambino e utilizzare delle parole di conforto e sostegno come: “io sono un tuo buon amico. Tu vuoi bene al tuo papà, e questo va bene così non te ne devi preoccupare.”

Differente è la situazione del bambino nato da una relazione precedente e che si trova a vivere con un fratello nato dalla nuova relazione del genitore. Anche se la nuova famiglia cerca di ignorare la distinzione tra i bambini nati dalla prima relazione e quelli nati dalla seconda, il bambino può sentire di essere amato in un modo differente dal nuovo genitore. Alle parole: “tu vuoi bene più a lei perché è tua figlia” bisogna rispondere dimostrando tutta l’empatia possibile, riconoscendo i sentimenti del bambino e ammettendo l’esistenza di un rapporto differente. Ma ammettendo di volere bene a tutti e due in modo differente, inoltre riconoscere che la mancanza del vero genitore è un sentimento giusto che il bambino deve provare.

Gli adulti devono sottoilineare i lati positivi della situazione, dicendo ad esempio: ”tu hai due famiglie che ti danno molto e ti insegnano molto. Stai crescendo in una situazione differente da quella di tuo fratello, ma questa è una sfida che tu puoi vincere”.

Importante è quindi che gli adulti siano consapevole di quanto sia complessa la struttura relazionale in cui vivono e per aiutare i bambini a comprenderla bisogna parlarne tranquillamente senza nascondere nulla.

Fonte: paginebimbo.it

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