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lunedì 28 febbraio 2011

Emilia Romagna, giro di vite sul business delle case famiglia. Che insorgono

Problemi economici o svolta politica ? Non è chiaro cosa realmente ci sia alla base della delibera regionale che di fatto ridurrà le potenzialità di accoglienza delle (tante) comunità per minori che fioriscono anche nella nostra provincia. 

Certo è che il provvedimento varato nel 2007, che sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1 gennaio e per ora sospeso, ridurrà i posti disponibili per i ragazzi che vengono tolti alle famiglie d’origine, un fatto che potrebbe cambiare volto alla gestione dei minori con famiglie problematiche.

Le comunità educative per minori della provincia di Modena, per questo, hanno deciso di ribellarsi alle decisioni prese dalla Regione ed hanno scelto di farlo per la prima volta pubblicamente con una lettera aperta.

Il problema è delicatissimo: la scelta della Regione vuole forse indicare ai servizi una via diversa da quella perseguita fino ad ora ? La volontà del legislatore è forse quella di valorizzare anche in casi problematici la famiglia d’origine come già la legge nazionale stabilisce ?

Una risposta non facile da dare, ma certo è che a pendere come una spada di Damocle sulla quotidianità delle strutture è una delibera varata dall’assemblea regionale nel 2007 che avrebbe dovuto entrare in vigore dal 1 gennaio di quest’anno: a pari numero di operatori le case famiglia e le comunità educative non potranno accogliere più di 10 ragazzi alla volta, mentre oggi il numero massimo è 12.

Una variazione apparentemente piccola ma in realtà di sostanza per le comunità che accolgono i minori sottratti alle famiglie da provvedimenti giudiziari e che ricevono per ognuno dalle istituzioni somme anche importanti (si va dai 70 ai 90 euro al giorno per ospite) senza le quali, sostengono le comunità, sarebbe impossibile andare avanti.

Un taglio volto al risparmio? Questa volta sembra di no: a quanto pare dietro alla decisione della Regione potrebbe esserci un cambio di rotta sulle politiche della gestione dell’infanzia difficile, una svolta rispetto ai metodi con cui oggi tribunali e assistenti sociali sottraggono i minori alle famiglie per affidarli alle comunità.

Se è vero, infatti, che la legge prevede un utilizzo il più limitato possibile dell’allontanamento del minore dalla propria famiglia (specificamente limitato ai casi in cui il minore abbia subito abusi sessuali o violenze fisiche) è vero anche che, nella provincia di Modena come in quelle limitrofe sono numerosi i casi di denunce da parte di famiglie a cui il figlio è stato sottratto e affidato alle cure delle comunità senza episodi specifici di questo tipo.

La nostra Regione tra l’altro presenta numeri importanti sul tema dell’affido alle strutture, numeri che forse agli assessorati competenti cominciano a non piacere più troppo.

E’ soprattutto all’idea che la Regione abbia scelto la via economica per lanciare un messaggio ‘politico’ (se le strutture sono costrette a chiudere per mancanza di fondi caleranno i posti e dunque gli allontanamenti) che le comunità modenesi si ribellano, sperando disperatamente di fermare l’iter intrapreso dalla delibera che per ora è rimasta sospesa fino a data da destinarsi.

Fonte: modenaqui.it

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