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lunedì 14 febbraio 2011

I diritti dei nonni e la loro frequentazione con i nipoti

In generale la conflittualità familiare si è acuita. Così come è diventato sempre più socialmente accettabile che un matrimonio possa finire, è diventato accettabile che una persona voglia interrompere i rapporti con la propria famiglia d’origine. La normalità della separazione come fine del vincolo familiare tra coniugi (anche se solo il divorzio stabilisce la fine del vincolo giuridico, ma sappiamo bene che la seprazione non è certo uno stato transitorio), ha reso normale, plausibile, concepibile “divorziare” anche dalla famiglia di provenienza, quindi dai propri genitori. 

Non che questa sia una novità, ovviamente: da che mondo e mondo ci sono persone che rompono i rapporti con la famiglia. La vera novità è che questo tipo di comportamenti iniziano a trovare una collocazione precisa nel diritto.

L’articolo 155 del codice civile è stato riformulato inserendo questo principio: “anche in caso di separazione dei genitori il figlio minore ha il diritto [omissis] di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.”

La norma, dunque, è nata per regolare i rapporti tra nonni (ma anche zii e cugini) in caso di separazione dei genitori. E’ evidente che questo è il caso di maggior applicazione: una coppia si separa; i bambini, pur se affidati congiuntamente, vengono collocati con un genitore e può accadere che, se c’è una crisi nei rapporti o una violazione del diritto di visita, si interrompano i rapporti dei bambini con nonni e parenti dalla parte del genitore non collocatario. Ancora più frequente il verificarsi di queste situazioni in caso di affidamento esclusivo ad un solo genitore (ipotesi oggi lasciata ai soli casi di “patologia” del rapporto o di estreme difficoltà per l’esercizio dell’affidamento).

In questo ambito, fa parte dei doveri del genitore collocatario o affidatario consentire, o comunque non ostacolare, un rapporto tra i bambini e la famiglia dell’altro genitore.

La violazione di questo dovere non è azionabile direttamente dai nonni se non come cattivo esercizio della potestà genitoriale sui minori e, quindi, ricade nell’ambito delle competenze del Tribunale per i Minorenni. Ovviamente ricade anche nella competenza del Tribunale Ordinario, in sede di separazione, porre delle condizioni e delle regole specifiche per favorire questo rapporto fin dall’inizio, prima che si verifichino i fatti che lo ostacolano. Quindi sarebbero sempre auspicabili regole certe (magari concordate tra i genitori, se si agisce consensualmente) fin dal momento della separazione, non soltanto sulle modalità di visita, frequentazione e permanenza del genitore non collocatario, ma anche sulla frequentazione della sua famiglia.
Fin qui c’è uno strumento normativo: piuttosto generico (ma è giusto che sia così: nell’ambito dei rapporti umani le norme non possono essere specifiche, in modo che possano adattarsi alla situazione di fatto e siano interpretabili in concreto dal Giudice), ma esiste.

Il vero problema nasce nei casi in cui si interrompe la frequentazione con i nonni in assenza di separazione tra i genitori. Quando semplicemente un genitore interrompe i rapporti con la famiglia di origine. La vera differenza rispetto al passato è che stanno aumentando in modo significativo nei Tribunale per i Minorenni i ricorsi dei nonni per ripristinare o iniziare il rapporto con i nipoti.

In realtà non esiste un diritto azionabile in tal senso: i nonni non hanno un diritto proprio a vedere i nipoti. I ricorsi vengono normalmente presentati ai sensi dell’art. 333 c.c., relativo all’accertamento di condotte del genitore pregiudizievoli per i figli.

Nel momento in cui si dimostra che non vi è alcun pregiudizio per i bambini nel non frequentare i nonni, la questione finisce lì. La norma specifica sulla conservazione dei rapporti con la famiglia dei genitori, come abbiamo detto, è posta solo nel caso della separazione. Per applicarla al di fuori bisogna ricorrere ad un ragionamento giuridico detto “analogia”: applicazione di una norma ad un caso diverso da quello per il quale è stata posta, ma simile. Questo può accadere solo quando una norma pone un principio che può ritenersi sufficientemente generale da consentire l’analogia.

Sicuramente, in questo caso, è proprio così: il favore per i rapporti familiari è un principio che può estendersi anche al di là della separazione personale dei coniugi.

Però, dato che si può agire giudizialmente solo quando questa violazione costituisce addirittura una condotta del genitore pregiudizievole al figlio, tale da rendere in qualche modo viziato l’esercizio della sua potestà genitoriale, il fatto deve presentare una certa gravità.

Insomma, un tribunale prenderà in considerazione un ricorso di nonni ai quali viene sistematicamente e totalmente vietato il contatto con i nipoti. Ed anche in questo caso, si dovrà poi verificare che, questa mancanza di rapporto, crei pregiudizio ai bambini.

E’ impossibile ricorre ad un Tribunale per ottenere un diritto di visita con i nipoti più ampio o diverso da quello che viene proposto o concesso dai genitori. Per intenderci: se i genitori non vogliono far rimanere i nipoti da soli con i nonni e vogliono essere presenti alle visite, o vogliono farle durare poco, possono farlo. Rientra nel loro ruolo: a loro spettano le decisioni sui figli.

Se umanamente, in alcuni casi, può essere scorretto, sgradevole e penoso, non è il diritto che può intervenire.
Assisto continuamente ad una richiesta crescente di portare le proprie aspettative (prescindendo se legittime o meno e da che punto di vista) davanti ai tribunali. Se da una parte si sta facendo uno sforzo enorme per far passare un istituto giuridico nuovo come la mediazione, per sostituirlo al giudizio (ma quanti lo sanno che in italia è in corso quella che poteva essere una rivoluzione e che forse non lo sarà?), dall’altra le persone vogliono sempre più che sia un Giudice a sopperire alla loro mancanza di dialogo e di comunicazione. Non tutto è assoggettabile alla giurisdizione, non tutto è risolvibile nei tribunali. Le soluzioni dei tribunali, poi, sono imposte e nei rapporti umani è difficilissimo gestire l’imposizione: non fa che aumentare le tensioni e la conflittualità e genera da sola rinnovato conflitto.

C’è poi un principio da accettare: nel bene e nel male, per i figli decidono i genitori. Le violazioni gravi alla salute, all’integrità, alla morale e all’equilibrio psichico dei bambini devono sempre essere perseguite in modo deciso. Poi c’è tutto un vasto universo di rapporti umani che non sono sempre perfetti: sono costruiti sui rancori, sulle ritorsioni, sulle esperienze passate, sulle sofferenze, sugli equilibri personali precari, in una parola sulla storia delle persone. Ma non tutto è diritto. E prima del diritto c’è sempre il dialogo. E se il dialogo non funziona, bisognerebbe pensare ai cento modi diversi di dialogare e sperimentarli tutti.

Fonte: genitoricrescono.com

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