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lunedì 21 febbraio 2011

Il caso Basiglio raccontato dall'avvocato Martinez che per primo si occupo' della vicenda. Un articolo de "Il giorno" conferma: "la preside e le maestre sapevano che a fare il disegno era stata un'altra bambina".

Basiglio - Un'altra mamma conferma: «La preside e le maestre sapevano che a fare il disegno era stata un’altra bambina». Secondo la testimone ne erano al corrente ancor prima della segnalazione fatta ai servizi sociali, che portò al distacco dalla famiglia della bimba “sbagliata” e del suo fratellino. 



Va avanti il processo che vede imputati la preside e due maestre della scuola, uno psicologo e un’assistente sociale, per l’odissea dei due bambini di Basiglio che vennero strappati per oltre due mesi all’affetto dei loro genitori e costretti a vivere in una casa di accoglienza a causa di un disegno osè fatto da un’altra alunna.

Nell’udienza del 16/2, oltre alla madre di una delle alunne che ha confermato di essere al corrente che il corpo insegnante della scuola era consapevole dell’”errore” sul disegno prima che il tribunale emettesse il provvedimento con cui toglieva i fratellini alla loro famiglia, ha deposto anche l’educatore che seguì più da vicino il fratellino maggiore quando il bambino venne portato in comunità. Anche lui ha confermato la condizione di forte disagio del piccolo in quel contesto extra-famigliare.

Nella nuova udienza del processo saranno ascoltati lo psicologo consulente tecnico della procura e quello che stese per il tribunale dei minori la perzia d’ufficio che portò infine all’archiviazione del caso. Il disegno era stato trovato sotto il banco della bambina di nove anni nel febbraio 2008, e il 14 marzo lei e il fratello 13enne vennero tolti ai genitori su disposizione del Comune e dei servizi sociali, che avevano raccolto la segnalazione della scuola.

I piccoli vennero così affidati ad una casa di accoglienza dove rimasero per 69 giorni prima di tornare ad abbracciare i genitori. Nel processo, la preside e le maestre rispondono di falsa testimonianza perché avrebbero continuato a sostenere, davanti agli inquirenti, che il disegno era della bimba allontanata mentre sapevano che a farlo era stata una sua compagna.

La direttrice scolastica è accusata anche di falso ideologico perché, stando alla ricostruzione della procura, nell’immediatezza dei fatti scrisse una relazione inviata ai servizi sociali nella quale sosteneva la versione ufficiale pur sapendola falsa.

L’assistente sociale e lo psicologo si difendendono dall’imputazione di lesioni colpose nei confronti del fratellino maggiore perché, stando alla procura, avrebbero creato un grave trauma nel ragazzino al momento dell’allontanamento dai genitori, il 14 marzo 2008, tra l’altro giorno del suo compleanno, dicendogli che avrebbe cambiato famiglia e cercando di fargli confermare i sospetti nati dal disegno. Tutti gli imputati hanno sempre negato: sia di aver saputo la verità, sia di aver fatto pressioni perché venisse confermata. Mario Consani

Fonte: ilgiorno.it

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