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mercoledì 25 maggio 2011

L'universo di dolore che agita i figli coinvolti in una separazione. Sono loro che pagano il prezzo più alto per "garantire" i "diritti" degli adulti.

(Francesco Agnoli su "Il Foglio" del 19 maggio 2011) Una recente ricerca dell’Università di Toronto afferma che i figli del divorzio sono più facilmente propensi al suicidio rispetto ai figli che hanno avuto una famiglia stabile. La ricerca è stata pubblicata anche su “Psychiatry Research” e su altri giornali stranieri, ma non ha avuto nessuna eco nel nostro paese.

Eppure quella ricerca non fa che confermare quello che il buon senso insegna.

Ognuno di noi ha bisogno di riferimenti stabili, di una roccia su cui costruire la sua vita futura. Quella roccia è senza dubbio la famiglia. Lì si impara tutto quello che è necessario, perché la famiglia contiene in sé la varietà generazionale (bambini e adulti), la massima varietà sessuale e psicologica (padre-maschio e madre-femmina) e la varietà dei ruoli e delle funzioni.

La famiglia è dunque il microcosmo in cui si forma la nostra personalità, e in cui ci prepariamo ad affrontare la futura vita in società. Se la famiglia è forte, equilibrata, capace di trasmettere serenità e sicurezza al bambino, egli potrà sviluppare appieno gli aspetti positivi della sua personalità.

Altrimenti egli si trova, come tanti miei alunni che hanno patito il divorzio dei genitori, a vivere una condizione di precarietà e di fragilità fortissime. Il figlio del divorzio, per stare alla mia esperienza, difficilmente saprà concentrarsi nello studio, perché ben altri sono i suoi problemi. Difficilmente si appassionerà a questa o quella materia, perché la sua vita è dilaniata, in casa, dall’incertezza e dalla conflittualità, che dopo il divorzio non scompare affatto, ma si trasferisce sul figlio stesso, che diventa il campo di battaglia dei due genitori. Quante volte mi sono sentito dire da uno dei miei ragazzi / e: “Cosa vuole che mi interessi la scuola, ne ho già abbastanza di problemi a casa, io!”.

Tanti giovani pigri, svogliati, disinteressati alla vita, sono oggi figli certamente del vuoto di valori, della società tecnologica che sostituisce le relazioni umane con quelle mediatiche, ma spesso sono i figli di una relazione essenziale, quella familiare, naufragata.

Secondo Telefono Azzurro “la separazione dei genitori è uno degli eventi più stressanti che un bambino possa vivere… I figli di una coppia che ha fallito il proprio progetto matrimoniale tendono spesso a vivere la rottura del nucleo familiare come un’ingiustizia… il primo pensiero che attraversa la mente di un bimbo quando apprende che mamma e papà non vivranno più insieme è inevitabilmente di abbandono…”.

Ne nasce una “paura che può essere dirompente, che precipita nell’angoscia… durante e dopo la separazione può succedere che i figli diventino ansiosi, irritabili, depressi; possono piangere senza motivo, avere dolori allo stomaco, soffrire di insonnia, andare male a scuola, comportarsi in modo aggressivo”: si tratta di un “dolore fortissimo, più o meno come un lutto”. I figli del divorzio, che sono ogni anni di più, oltre ad attacchi di panico, tristezza, depressione, provano talora un profondo “senso di colpa”, unito ad un “senso di frustrazione legato all’inutilità dei propri sforzi”. Che aumenta con “l’arrivo di un nuovo compagno”, ovviamente incapace di sostituire il vero genitore.

La condizione di “quasi normalità”
Con l’aumentare dei divorzi nella nostra società, cambia qualcosa? Assolutamente no. Per il milione abbondante di “minorenni che vivono la condizione di ‘figli di genitori separati’…la condizione di ‘quasi normalità’ a livello sociale non serve certo a ridurre il peso di quello strappo, delle lontananze tra padre e madre, spesso in situazioni di aperta conflittualità, nelle quali i figli diventano terreno di scontro principale tra i due ex coniugi. Di questo disagio, di questa sofferenza, di questa frequente incapacità dei bambini di adattarsi alla nuova condizione sono testimoni gli operatori di Telefono Azzurro che sempre più di frequente devono far fronte alle domande e alle richieste di figli di separati in difficoltà.

Sentimenti di tristezza, rabbia, abbandono e confusione si manifestano nei più piccoli, mentre tali emozioni si riducono con la crescita, lasciando piuttosto spazio a manifestazioni di problematicità caratteriale nell’adolescenza”. Così tanti fiori di giovinezza, di entusiasmo, di vita, rischiano di non sbocciare. (Francesco Agnoli)

Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1628&catid=138

martedì 24 maggio 2011

ULTIMA STAZIONE: ANNULLARE L'IDENTITA' NATURALE DI GENERE.

Storm ha 4 mesi: i genitori non ne rivelano il sesso.


TORONTO - Storm Witterick ha 4 mesi, gli occhi azzurri, i capelli biondi, le guance paffute. E' adorabile come quasi tutti i bambini della sua età. Cosa lo/la differenzia dagli altri? I genitori, per proteggerlo da scelte che a loro parere derivano solo da stereotipi, hanno deciso di tenere segreto il genere del bambino.

La 38enne Kathy Witterick e il marito 39enne David Stocker hanno deciso così di 'difendere' il bambino da scelte obbligate. Naturalmente nel sesso del bambino non c'è nulla di anomalo, i genitori e i fratelli Jazz di cinque anni e Kio di due e le due ostetriche che hanno aiutato la madre a partorire in casa conoscono il sesso del neonato, ma sanno tenere la bocca chiusa.

Quando il bimbo/a è nato/a i gentitori hanno inviato una mail ad amici e familiari in cui spiegano: "Abbiamo deciso di non rivelare il sesso di Storm per ora - è un omaggio alla libertà di scelta". Gli amici della coppia temono invece proprio il contrario, ovvero che in questo modo si tolga al neonato il diritto di scelta, imponendogli la propria ideologia.


Fonti http://www.parentcentral.ca/parent/babiespregnancy/babies/article/995112--parents-keep-child-s-gender-a-secret

Leggo on line

lunedì 23 maggio 2011

LA FELICITÀ CROLLA A 30 ANNI E NON RISALE CHE A 50

LONDRA -  «La diminuzione della felicità dopo i 30 anni è così profonda che la sua entità è paragonabile a quella dopo aver perso il lavoro». A dirlo al Daily Telegraph è Bert van Landeghem, uno degli autori di una ricerca dell'università di Maastricht, che verrà presentata questa settimana alla Royal Economic Society annual conference di Londra. La mezza età è quella delle responsabilità e dei doveri, e non certo della felicità. La curva che definisce lo stato d'animo è fatta 'a U', con un declino che inizia verso la fine dei vent'anni. L'analisi ha registrato che non si ricomincia a essere felici prima di aver superato abbondantemente i 50 anni, quando ormai iniziano a diminuire le aspettative sul futuro.

Il fatto che a 60 anni si sia felici quanto a 20 però, avverte l'esperto, non implica che la vita sia migliore: «Un 25enne e un 65enne sono sicuramente d'accordo sul fatto che la vita migliore sia quella del primo - continua l'esperto, che ha 29 anni - ma il 65enne potrebbe comunque essere più felice, perché ha imparato ad esserlo con quello che ha». Questo studio conferma diverse altre ricerche in questo campo, che sono arrivate a piazzare addirittura dopo gli 80 anni il momento di 'piccò della felicità, come afferma ad esempio uno studio su oltre 370mila persone presentato recentemente dal'American National Academy of Sciences.

[Fonte leggo on line]

domenica 22 maggio 2011

La piazza scuote il voto spagnolo. Socialisti verso la disfatta nel voto locale

«No a Zapatero, no a Rajoy». Il grido della Puerta del sol si alza contro il premier socialista e contro il leader dell'opposizione. La rabbia delle piazze di Spagna accomuna i due maggiori partiti del Paese. Ma alla vigilia delle elezioni amministrative la rivendicazione del movimento 15-M finisce per rafforzare il Partito popolare già lanciato verso una schiacciante vittoria.

«Apoliticos, superpoliticos», dice un cartello affisso nel centro della capitale. «Vogliamo cambiare questo sistema dei partiti, non voteremo per i socialisti di Zapatero ma nemmeno per i popolari di Rajoy o per Izquierda Unida» dice Cristina Rodriguez, 23 anni, una delle tante voci di questa protesta. «Daremo la preferenza ai partiti minori, oppure - aggiunge - meglio annullare la scheda o votare scheda bianca».
È una degli «indignati», una tra le migliaia di spagnoli di questa sollevazione spontanea, nata dal passaparola della strada e dalla capacità di coinvolgere di internet.

Disoccupati, studenti, delusi ma non rassegnati. Non hanno leader, sono organizzati in comitati. Discutono. Non fanno scioperi, non hanno alle spalle partiti e sindacati. Non spaccano vetrine non bloccano treni. Sono forse il primo vero movimento nato dalla crisi economica in Europa: pacifici, colorati e determinati.
«Yes we camp». Si sono accampati nelle piazze di una quarantina di città: Madrid, Barcellona, Valencia, Siviglia, Caceres, Granada, Saragozza. Stanno cercando di coinvolgere le piazze delle capitali europee e dell'America Latina. Vogliono ripetere la primavera appena sbocciata nel Nord-Africa: a Barcellona i giovani di "Democrazia Real Ya!" hanno ribattezzato Plaza Tahrir la Plaza Catalunya.

Chiedono lavoro in un Paese nel quale ci sono cinque milioni di persone senza un impiego e la disoccupazione giovanile è al 44,6 per cento. Denunciano le corruzione della politica gli intrecci di interesse con le grandi banche, in una Spagna che ancora vive tra le macerie lasciate dal crollo del settore immobiliare e del sistema bancario «Perchè vincono i banchieri se non li abbiamo votati?», cantavano ieri gruppi di dimostranti a Valencia.

Le rivendicazioni ritmate in piazza da domenica scorsa sono diventate siti internet, blog, post su twitter, profili di facebook: «Toma la plaza», «toma la calle», prendiamoci le città. Rivendicano innanzi tutto il diritto democratico di manifestare. La Commissione elettorale centrale ha dichiarato illegali le concentrazioni della protesta oggi e domani, nella cosiddetta vigilia di riflessione e nel giorno del voto. Loro, "los indignados" di Porta del sol, hanno fatto sapere che non se ne andranno. Da quella che si è autoproclamata Repubblica libertaria di Puerta del Sol hanno fatto sapere che non cederanno, che rimarranno accampati e che a mezzanotte, quando dovrebbe scattare il "coprifuoco" «un grido muto di massa risponderà a divieti e alle censure».

Il primo ministro José Luis Zapatero ha dato segni di apertura alla protesta: «Ci sono ragioni che stanno alla base dello scontento, che fanno sì che si esprimano queste critiche. Dobbiamo ascoltare - ha detto il leader socialista - ed essere sensibili. I partiti politici devono migliorare». Il Governo non può intervenire per disperdere le manifestazioni: sarebbe il tradimento della storia democratica del Paese oltre che un suicidio elettorale.

Domani si vota in tutte le municipalità e in 13 delle 17 regioni autonome del Paese: il partito socialista rischia una batosta storica, potrebbe perdere Barcellona (dopo 32 anni), Siviglia e Cordova, una sorta di simbolo come può essere Bologna per la sinistra italiana.

La Spagna negli ultimi mesi si è staccata nella considerazione dei mercati dagli altri Pigs: Zapatero ha riformato il mercato del lavoro e ha rivisto il sistema pensionistico. Ha risanato il bilancio con manovre per 50 miliardi in due anni centrando gli obiettivi concordati a Bruxelles. Ma il rischio contagio da Atene e da Dublino come dalla vicina Lisbona non è ancora passato del tutto.

E la crisi è ancora in ogni famiglia. «Mia moglie, mia suocera, io stesso, siamo rimasti senza lavoro nell'ultimo anno, viviamo con una sola pensione. Vi sembra un Paese questo?», dice Viorel Sanchez, 54 anni, anche lui a Madrid con un cartello in mano che dice: «Senza lavoro, senza futuro ma senza paura».
Zapatero ha già dichiarato che non correrà alle politiche del prossimo marzo, la sua popolarità è sotto il 30%, il minimo dei suoi due mandati. Già domani sera, dopo l'annunciata vittoria, l'opposizione potrebbe chiedere il voto anticipato. «Sarà anche quella un'opportunità per il cambiamento, per cambiare tutto. E noi saremo ancora qui», dicono i portavoce del movimento

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-05-20/piazza-scuote-voto-spagnolo-224949.shtml?uuid=AaVB72YD

La storia la scrivono le donne. Il times: "Bin Laden tradito da moglie"

LONDRA -  C'era una talpa nel compound di Osama bin Laden che ha guidato i Navy Seals a colpo sicuro?

Il Sunday Times è entrato in possesso di un quadernetto-guida all' ultimo covo del superterrorista, in Pakistan, così dettagliato da far presumere l'esistenza di un informatore interno. 

E se le autorità pachistane hanno fatto sapere che non consegneranno agli Stati Uniti i familiari di Bin Laden, questi ultimi sono in subbuglio: le vedove del fondatore e capo di Al Qaida, sempre secondo il quotidiano britannico, stanno infatti litigando tra loro peggio che «Desperate Housewives», con le due mogli più anziane che accusano la giovane di aver portato gli americani nel loro nascondiglio. 

Il libretto era rimasto nell'elicottero che andò a scontrarsi con un muro di cinta del compound e che i Navy Seals hanno parzialmente distrutto alla fine del raid. Il Sunday Times, che non precisa da quale fonte lo abbia ottenuto, scrive che nelle sue pagine vengono elencati tutti i residenti del covo, con nomi e età e quando erano arrivati a Abbotabad. 

Di Bin Laden e del figlio Khalid vengono pubblicate le foto, quella del giovane ucciso nel raid modificata per «aggiornarne» l'età a 23 anni. C'è anche una foto di Amal, la moglie più giovane, scattata da ragazzina e senza velo. Le mogli di Bin Laden sono elencate per importanza rispetto al capo terrorista, non per data di matrimonio: Amal è la prima, e oltre alla figlia Safiyah di nove anni, nata in Yemen, si dice che abbia avuto «due bambini non identificati nel 2011»: forse due gemelli di cui «non si sa se siano nel compound». Nel testo sono descritti nei dettagli gli abiti indossati da Osama: indicazioni che, secondo il Times, sarebbero difficili da ottenere dalle immagini da satellite. 

L'abbondanza di particolari dimostrerebbe che la Cia era sicura di aver davanti a sè il bersaglio a cui gli Stati Uniti davano la caccia da quasi dieci anni. Non solo. Secondo fonti pakistane citate dal giornale, sarebbe la prova della presenza di una «talpa» all'interno del recinto: «A meno che la tecnologia a bordo dei droni americani non sia più sofisticata di quanto si sappia oggi». 

Quanto alle accuse ad Amal, la giovane yemenita, anche queste sono state passate al quotidiano da fonti in Pakistan: le due vedove anziane, entrambe saudite, accuserebbero la giovane che non hanno mai gradito all'interno del clan. Non è chiaro quando Amal sia arrivata nel compound, ma secondo il Times la giovane era sotto sorveglianza della Cia da quando nel 2002 aveva dato un'intervista ad Al-Majalla, un giornale saudita di Londra. 

Ad Abbottabad Bin Laden aveva «ammassato» le tre mogli nella stessa casa: le «anziane» al secondo piano e la giovane al terzo: «È un fatto noto che quando arriva una moglie che ha la metà dell'età delle prime, alle 'vecchiè non sta bene», ha detto una fonte al Times, descrivendo la vita delle tre donne del compound come «una versione islamica di Casalinghe Disperate». 



martedì 17 maggio 2011

IL VERBALE DELLA CAMERIERA OPHELIA

IL VERBALE DELLA CAMERIERA OPHELIA Lo ha pubblicato la Abc e ci sono tutte le sue accuse. La cameriera Ophelia, mamma 32enne, ha raccontato alla polizia di New York di essere stata aggredita da Dominique Strauss Khan nel lussuoso Sofitel di Times Square. Lei viene descritta da tutti come una ‘persona molto gentile e per bene’. L’investigatore Steven Lane, distintivo 03295, ha dichiarato quanto segue dopo aver fatto uscire la donna dalla stazione di polizia di Harlem: “Il 14 Maggio 2011, alle ore 12 circa all’interno del numero 45 Ovest della 44esima strada della contea e dello Stato di New York, la persona accusata ha commesso i seguenti reati: Due capi di imputazione per atto sessuale perseguibile penalmente di primo grado; tentato stupro di primo grado; abuso sessuale di primo grado; sequestro di persona di secondo grado; abuso sessuale di terzo grado; contatto fisico forzato. L’accusato ha costretto un’altra persona ad avere un rapporto anale ed un rapporto orale. L’accusato ha costretto un’altra persona ad avere un rapporto sessuale. L’accusato ha costretto un’altra persona ad essere toccata fisicamente, restringendone la libertà personale. L’accusato ha toccato in modo coercitivo le parti sessuali ed intime dell’altra persona allo scopo di degradarla e abusarne sessualmente, e allo scopo di soddisfare il suo desiderio fisico. Il testimone ha testimoniato alla procura distrettuale di New York che l’accusato ha: chiuso la porta dell’abitazione sopra citata e ha impedito al testimone di lasciare la suddetta abitazione; afferrato il petto del testimone senza l’altrui consenso; tentato di togliere gli altrui indumenti intimi e toccato in modo coercitivo la zona vaginale del testimone; ha messo il proprio pene nella bocca del testimone per due volte; e’ riuscito a compiere questo gesto grazie all’abuso della forza fisica”.

lunedì 16 maggio 2011

Le false accuse abbondano.... E un giudice lancia l'allarme: "C'è un impatto sulle vittime reali".

Un anno di carcere ad una Donna per falsa accusa di stupro

Una donna ieri è stata condanna ad un anno di carcere per aver falsamente accusato un amante di averla violentata due volte nel corso di un incontro.

L'accusa di Amanda Moyse costò a Martin Jepson 23 ore di custodia cautelare e lo espose al rischio del carcere.

Moyse, 42 anni, aveva una relazione con Paul Baker quando nel settembre scorso incontro' il sig Jepson.

Ha lasciato a casa per tre giorni e fatto sesso consensuale con il sig Jepson nella sua casa di Camborne, Cornwall, ma quando torno' da Baker gli disse di essere stata violentata due volte. 


Correttamente il sig Jepson, 52 anni, dopo l'audizione ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Ha preso in giro il sistema legale e si è fatta gioco di ogni donna che sia stata realmente violentata.

"Posso solo provare a dimenticare e a rimettere insieme la mia vita ora questo calvario è finito".

Il giudice Paul Darlow ha detto alla Corte Suprema di Truro: "C'è un impatto sulle vittime reali".

Moyse, di Truro, ha ammesso di aver fuorviato il corso della giustizia ed ha anche ottenuto la sospensione della pena.





http://www.mirror.co.uk/news/top-stories/2011/05/14/woman-jailed-for-a-year-over-false-rape-claim-115875-23128851/


Woman jailed for a year over false rape claim

A WOMAN was yesterday jailed for a year after falsely accusing a lover of raping her twice during an affair.
Amanda Moyse’s lies led to Martin Jepson spending 23 hours in custody and facing the threat of jail.
Moyse, 42, was in a relationship with Paul Baker when she met Mr Jepson last September, a court heard.
She left home for three days and had consensual sex with Mr Jepson at his home in Camborne, Cornwall, but returned to Mr Baker and told him she had been raped twice. Property landlord Mr Jepson, 52, said after the hearing: “She made a mockery of the legal system and of any woman who has been raped.
“I can only try and put my life back together now this ordeal is over.”
Judge Paul Darlow said at Truro crown court: “There is an impact on real victims.”
Moyse, of Truro, admitted perverting the course of justice and was also given a one-year suspended term.

http://www.mirror.co.uk/news/top-stories/2011/05/14/woman-jailed-for-a-year-over-false-rape-claim-115875-23128851/

giovedì 12 maggio 2011

RU486, RAGAZZA DI 16 ANNI MUORE IN PORTOGALLO

LISBONA -  È morta dopo un aborto con la pillola Ru486 una ragazza portoghese di sedici anni. 

La causa è uno shock settico da Clostridium Sordellii, infezione finora diagnostica nei decessi da aborto medico solamente negli Stati Uniti. 

Ne hanno dato notizia studiosi portoghesi durante il 21 European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ECCMID) che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano. 

Lo rende noto il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. «È il primo caso europeo - afferma Roccella - nel quale è stata accertata la presenza della rara ma letale infezione da Clostridium Sordellii». 

Il Ministero della Salute, annuncia il sottosegretario, «segnalerà il caso portoghese di morte a seguito di aborto farmacologico all'EMA, l'agenzia di farmacovigilanza europea, chiedendo un supplemento di indagine e un aggiornamento sulle segnalazioni di decessi e complicanze». Nelle prossime settimane, rende noto Roccella, saranno inoltre resi noti i dati sugli aborti effettuati con la Ru486 in Italia nel suo primo anno di commercializzazione. 

Fonte leggo on line

venerdì 6 maggio 2011

La condizione della donna oggi...

Tre secoli di femminismo hanno modificato la posizione della donna nella società. Il Novecento è stato un secolo particolarmente ricco di analisi sulla condizione femminile, alcune acute, altre, secondo me, a dir poco fantasiose.

L'essere donna, il vissuto femminile, grazie soprattutto al contributo della psicoanalisi, è stato indagato con meticolosità e tutta la teoria e la pratica prodotte hanno influito non soltanto sull'autoconsapevolezza delle donne, ma anche su quella degli uomini.

Che oggi appaiono sempre più disorientati, incerti, dubbiosi, nella quasi totalità ormai renitenti a incarnare quel modello di maschio prepotente e oppressore, che sembra irreversibilmente tramontato.

La stessa società dei consumi, lungi dal richiedere virtù guerriere, ha femminilizzato un po' tutti.

Maschile e femminile sono due poli sempre più compenetrati e confusi e vanno a comporre personalità forse meno scisse che in passato, più tendenti all'androginia. La biologia e la psicologia ci hanno insegnato che maschile e femminile sono dentro ognuno di noi; le differenze tra maschio e femmina a livello psichico esistono, ma sono sottili, sfumate, questione di impercettibili e insondabili qualità e quantità.

Le femmine si affermano oggi nella scuola, dove sono mediamente più brave dei maschietti, nelle professioni, - tra i medici per esempio, le donne stanno superando numericamente i maschi -, nella società in genere, dove la pubblicità si rivolge di preferenza a un pubblico femminile, essendo le donne quelle che orientano e compiono di fatto la quasi totalità degli acquisti.

Un benefico caos domina dunque la società contemporanea. Un caos ricco di promesse e di opportunità, foriero di un nuovo ordine più complesso e articolato.

Nonostante ciò, mi sembra che alle donne di oggi non sia precluso praticamente alcunché e francamente mi dà noia il vittimismo querulo di chi invoca per le donne un trattamento di favore, come ad esempio delle quote fisse a loro destinate ai vertici delle aziende, delle università, della politica e della pubblica amministrazione. Le donne brave, abili, capaci possono oggigiorno affermarsi senza ricorrere a trucchi che le mortificano e vanificano nello stesso tempo i benefici della libera concorrenza.

Emergere, poi, raggiungere i vertici, è difficile per tutti, anche per gli uomini, particolarmente in Italia dove nepotismi, favoritismi, raccomandazioni, cooptazioni minano l'efficienza dell'intero sistema economico e la giustizia sociale. Temo che a volte le femministe tendano a idealizzare la vita dell'uomo, a crederla soltanto all'insegna dell'avventura, del gioco, del divertimento.
Credo, al contrario, che l'esistenza sia spesso più gratificante e ricca di possibilità per le donne delle classi sociali superiori che non per gli uomini appartenenti alle classi sociali inferiori, oggi come nel passato.

Già le etere greche o le matrone romane se la passavano meglio degli schiavi, le castellane meglio dei vassalli e dei servi della gleba, le regine meglio dei loro sudditi.

Nessuno oggigiorno può credere, in buona fede, alla superiorità dell'uomo sulla donna. I risultati raggiunti dalle donne nelle arti, nella scienza, nella letteratura, nella politica, nell'imprenditoria, nel corso dei secoli, e particolarmente oggi, sono tali che qualsiasi donna è autorizzata a impegnarsi con fiducia nel futuro e ad aspirare a un'esistenza ricca di significato quanto gli uomini.

Il processo di liberazione della donna, per quanto riguarda le ricche regioni dell'Occidente, mi sembra pressoché concluso.

Se i ponderosi saggi delle femministe sono quasi spariti dalle librerie, mentre imperversavano sino alla fine del secolo scorso, significa che gli obiettivi di emancipazione della donna sono stati raggiunti.

Ora si tratta, a mio avviso, di ridare la parola alle donne di altre culture e di altri continenti. Le donne europee e americane hanno comunicato al mondo come volevano vivere.

La libertà non si può imporre. Ora spetta alle altre dirci in cosa vorranno che consista la loro libertà.


http://www.interruzioni.com/temacondizionfemminile.htm

USA, COPPIA GAY DA RECORD: ADOTTANO 12 BAMBINI

PHOENIX - Volevano una famiglia e hanno fatto le cose in grande. Nonostante tutte le difficoltà che una coppia di gay ha rispetto ad una classica, Roger e Steven Ham sono riusciti ad adottare 12 bambini. I figli della coppia li chiamano Daddy e Papa e tutti vivono in una casa di 3.000 metri quadri, troppo piccola per solo due persone. A raccontare la loro storia, che sembra quasi il soggetto di un film, è il Daily Mail. La cosa singolare è che in Arizona è impossibile per gli omosessuali adottare bambini e il divieto di matrimoni tra gay è stato approvato con il 56% dei voti. In più, di recente è stata approvata una legge che dà preferenza di adozione alle famiglie rispetto ai single. Roger e Steve ci hanno messo 10 anni ad adottare i 12 bambini. Entrambi sono cresciuti in famiglie numerose, Steven era il più piccolo di 14 figli e Roger di 12. Si sono incontrati in un bar di Reno, in cui Roger lavorava e Steven era un cliente abituale. Si sono innamorati al primo appuntamento, nel 1993 per vedere il Cirque du Soleil, e stavano insieme da otto anni quando hanno deciso di adottare un bambino (che era la loro idea di partenza).

La coppia si è rivolta prima ad un'agenzia privata, poi invece ha scelto di cercare tra i bambini affidati allo Stato. “Con così tanti ragazzi , otterremo il bambino che abbiamo voluto e aiuteremo un bambino che nessuno voleva”, racconta Steven. “Ci è stato detto ci sono stati migliaia di bambini di razze 'mischiate' che nessuno voleva - dice - mentre per noi non c’era alcun problema”. Steven ha allora chiamato un’agenzia di adozione per sapere se considerava valide le coppie dello stesso sesso: un paio gli hanno risposto di sì. Infatti, anche se il legislatore ha elaborato progetti di legge che davano la possibilità ai single di diventare genitori affidatari o adottivi, vietava il matrimonio tra persone dello stesso sesso e dava la preferenza alle coppie sposate in adozioni, mentre gli assistenti sociali, le agenzie, e i giudici non facevano troppo gli schizzinosi, essendo più preoccupati per le migliaia di bambini che rimbalzano tra case e famiglie adottive.

Inoltre, il Dipartimento Arizona di sicurezza economica non può discriminare sulla base dell’orientamento sessuale. “Mi sono subito innamorata di loro - racconta Heather Shew-Plummer, l’assistente sociale di Phoenix che ha gestito le loro prime nove adozioni. Fino a quel momento, aveva lavorato con 10coppie dello stesso sesso - Non hanno mai cercato di nascondere di essere innamorati. Loro non volevano cambiare il mondo. Volevano solo poter adottare”. Dopo mesi persi a compilare documenti a ricevere controlli in casa, Steven è stato autorizzato nel 2002 come genitore adottivo. Anche Roger ha avuto gli stessi controlli, anche se non era ufficialmente autorizzato. Se fossero stati sposati, ai due sarebbe stata concessa la licenza in coppia, ma il Dipartimento per le politiche di sicurezza economica richiede che i single abbiano una licenza individuale. Intando, nel 2002, l’American Academy of Pediatrics ha approvato l’adozione delle coppie omosessuali: ha considerato come valida la figura familiare del compagno del single omosessuale che adotta. La Corte Suprema della California ha affermato che i partner dello stesso sesso possono adottare bambini, e il 60 per cento delle agenzie di adozione nazionale hanno riferito di accettare le domande di gay e lesbiche. Questo, infatti, ha favorito la lotta di Roger e Steven.

[Fonte leggo on line]

Stalking al femminile, quando a piangere sono gli uomini

Lo stalking al femminile è in vertiginosa crescita. Se da una parte la tv ci inonda di agghiaccianti racconti su uomini che perseguitano e uccidono le ex compagne, dall’altra ci ricorda che anche il sesso “debole” esercita con dimestichezza le stesse dinamiche relazionali.


Una delle ultime storie è quella di una pistoiese di 45 anni, raggiunta da un divieto di avvicinamento all’ex compagno per via delle molestie che questi riceveva da tempo.

La donna non riusciva a darsi pace per la fine della sua relazione amorosa ed aveva minacciato con sms, telefonate e danneggimenti all’auto del suo ultimo fidanzato. Il provvedimento è scattato a seguito della denuncia presentata da quest’ultimo presso la la squadra mobile di Pistoia. Il gip ha poi sancito il divieto in base alla legge sullo stalking. Dalle indagini è inoltre risultato che la 45enne non era nuova a comportamenti del genere: in passato aveva perseguitato un altro suo ex, costretto anche lui a denunciarla perchè esasperato dal comportamento della donna.

Ancora peggiore e senza freni è la violenza esercitata dalle donne sulle altre donne. In questo caso non si tratta di violenza fisica ma quasi sempre psicologica: stalking e diffamazione in reati più diffusi, che si perpetuano anche per lunghi anni. Gli articoli di cronaca e la richiesta di aiuto alle associazioni parlano chiaro: i casi di violenza “in rosa” stanno aumentando. Sul sito psychomedia.org potete trovare uno studio che esamina i casi di cronaca che, quotidianamente, ci raccontano tv e giornali e che trae interessanti conclusioni sullo Stalking al femminile. 

http://www.pianetadonna.it/societa/stalking-sportello/stalking-al-femminile-uomini-vittime.html 

SALERNO, GANG AL FEMMINILE "SVALIGIAVA" GIOIELLERIE. IN MANETTE 6 DONNE

SALERNO - Una banda tutta al femminile, composta di sei donne tutte della provincia di Salerno.

Specializzate nello svaligiare gioiellerie, avevano un trucco utilizzato tante volte: arrivate all'apertura del negozio, chiedevano di acquistare piccoli oggetti con banconote di grosso taglio, particolare che distraeva il commerciante che trovava sempre, come ovvio dato l'orario, difficoltà a trovare il resto. Una delle complici, nel frattempo, telefonava al gioielliere per distrarlo ancora, e favorire il furto.


Le sei donne, scrive il quotidiano Il Mattino, sono state identificate ed arrestate dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, a conclusione di indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica.

A finire in manette Isabella, Silvana, Virginia ed un'altra, Silvana, Marotta, rispettivamente di 36, 28, 44 e 38 anni, tutte di Agropoli (Salerno) e tutte parenti tra di loro. Le rapine erano state messe a segno in due gioiellerie di Santa Maria Capua Vetere e del vicino comune di Macerata Campania, fruttando un bottino di circa 90 mila euro.

Le altre due, destinatarie dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sono una immigrata russa, Imma Akinova, di 35 anni, residente ad Agropoli e Anna Cerasuolo, di Eboli.

Quest'ultima ha beneficiato degli arresti domiciliari. Le indagini proseguono perchè le arrestate sono sospettate di essere responsabili di altri colpi.

[Fonte  leggo on line]

giovedì 5 maggio 2011

ALLARME CANDY GIRLS: FOTO HOT PER SOLDI E RICARICHE

ROMA - Scambiano video e foto dal contenuto erotico in cambio di pochi soldi o ricariche per il cellulare. Sono le candy girl, la nuova frontiera della baby pornografia via internet che stravolge i canoni della pedofilia: se prima la vittima era adescata dal maniaco, adesso il processo è inverso, e sono le ragazzine spregiudicate ad attirare gli interessati. Il fenomeno denunciato dall'Ecpat, organizzazione parte di una rete internazionale che combatte il mercato del sesso con bambini dal 1990, rientra nei rischi associati ad un consumo sempre crescente e incontrollato della rete da parte degli adolescenti, ma si dimostra anche un inquietante specchio del degrado del costume nazionale.

Oggi, nella Giornata nazionale contro la pedofilia, l'Ecpat ripone le sue speranze nell'arginare il fenomeno nell'insediamento dell'Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile presso il dipartimento per le Pari Opportunità.

 «Un risultato atteso dal 2006 - dicono dall'associazione-, anno in cui, grazie anche a Ecpat, entrò in vigore l'attuale legge 38, che integrava e modificava la 269 del 1998 in materia di sfruttamento sessuale dei bambini. Attraverso l'Osservatorio, Ecpat si augura che si possano monitorare al meglio i fenomeni della pornografia minorile e delle altre forme emergenti di crimini in rete. L'Ecpat rilancia poi l'impegno dell'Italia verso nuovi obiettivi: la ratifica della Convezione di Lanzarote, che prevede tra l'altro il raddoppio dei termini di prescrizione entro cui è possibile denunciare l'abuso e l'inasprimento delle pene, e che è ancora ferma alla Camera; e la realizzazione di un Piano d'azione contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini. Ecpat invita poi a tenere alta l'attenzione anche sul turismo sessuale con minori, che vede gli italiani a primi posti in alcuni Paesi come Kenya, Brasile, Repubblica Dominicana, e propone di pensare a una banca dati sui casi di italiani arrestati all'estero.

[Fonte leggoonline]

mercoledì 4 maggio 2011

LA PROF POSA NUDA: SCUOLA LA LICENZIA

WELLINGTON - I suoi scatti osè le hanno fatto perdere il lavoro di insegnante. E’ successo ad una modella neozelandese di 29 anni, Rachel Whitwell. La donna non potrà più entrare in classe perché il New Zealand Teacher Council le ha tolto l’abilitazione professionale.

Le sue foto erotiche sono state giudicate gravemente offensive per la reputazione del corpo docente dall’associazione degli insegnanti. La Whitwell aveva posato per la rivista Penthouse, che ha pubblicato sei sue foto nella rubrica “New Aussie Babes” nel mese di gennaio del 2010. “Nella camera da letto sono remissiva – scrisse la rivista citando l’insegnante – perché durante il giorno devo tenere sotto controllo l’aula”.

Nelle foto la modella era immersa nella vasca da bagno in intimo, sdraiata su un banco di un’aula scolastica, e anche completamente nuda,con solo due guanti neri sulle mani. In due scatti la donna è senza vestiti, e in uno di questi è alla lavagna e indossa solo un paio di occhiali.

Il fidanzato della modella neozelandese lavora nel settore del porno e la sexy insegnante ha scritto anche alcuni racconti erotici ed ha uno studio dove insegna lap dance. “Sono lavori che ho fatto prima e dopo aver lavorato nella scuola, e sono libera di guadagnare i soldi come meglio credo”, ha replicato la professoressa. “

In fondo non sono che una delle tante ragazze che ha posato per la rivista – ha continuato - che d’altronde è liberamente in commercio. Al di fuori dell’aula.

L’associazione dei docenti non dovrebbe imporre una “morale vittoriana”. Intanto, contro la decisione del New Zealand Teacher Council la 29enne interporrà ricorso.

[Fonte leggo on line]

lunedì 2 maggio 2011

Donne manager, con il potere diventano più infedeli

Le donne che raggiungono posizioni di potere condividono la stessa inclinazione all’infedeltà dei loro colleghi maschi. Parola di Joris Lammers, psicologo dell’Università di Tilburg, in Olanda. 


Secondo l’esperto, la differenza tra i sessi non mette al riparo le donne in carriera da scappatelle e avventure extraconiugali. Lammers e colleghi hanno studiato un campione di 1.500 persone composto per il 58% da professionisti, per il 22% da capiufficio, il 14% da “quadri” e il 6% da manager

I loro desideri e le loro ambizioni sono stati passati ai raggi X con domande su carriera, onestà, fiducia in se stessi. Al contrario di quanto finora ipotizzato da numerosi studi, dice Lammers, essere donne non influenza in meglio l’atteggiamento quando si assumono incarichi di responsabilità. 

“Le persone credono che se il potente è uomo ha più facilità ad imbrogliare il prossimo - dice Lammers -, ma se una persona di potere è uomo o donna non fa alcuna differenza riguardo al comportamento che terranno”.

I ricercatori olandesi hanno cercato di colmare un vuoto. “Ci sono molti lavori che riguardano la differenza di genere nel mondo del lavoro, ma nessuno è stato condotto sulle donne di potere”, commentano. La ricerca ha trovato che l’autostima cresce di pari passo con l’ambizione e la scalata di posizione sociali. E questo incide sulla soglia morale dei comportamenti. 

“Oggi, le donne ai vertici sono considerate sempre più come i loro omologhi maschili - spiega lo psicologo -. E questo può portale ad assumere comportamenti negativi che finora si riteneva fossero appannaggio solo degli uomini”.

[Fonte ilsole24ore]