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mercoledì 25 maggio 2011

L'universo di dolore che agita i figli coinvolti in una separazione. Sono loro che pagano il prezzo più alto per "garantire" i "diritti" degli adulti.

(Francesco Agnoli su "Il Foglio" del 19 maggio 2011) Una recente ricerca dell’Università di Toronto afferma che i figli del divorzio sono più facilmente propensi al suicidio rispetto ai figli che hanno avuto una famiglia stabile. La ricerca è stata pubblicata anche su “Psychiatry Research” e su altri giornali stranieri, ma non ha avuto nessuna eco nel nostro paese.

Eppure quella ricerca non fa che confermare quello che il buon senso insegna.

Ognuno di noi ha bisogno di riferimenti stabili, di una roccia su cui costruire la sua vita futura. Quella roccia è senza dubbio la famiglia. Lì si impara tutto quello che è necessario, perché la famiglia contiene in sé la varietà generazionale (bambini e adulti), la massima varietà sessuale e psicologica (padre-maschio e madre-femmina) e la varietà dei ruoli e delle funzioni.

La famiglia è dunque il microcosmo in cui si forma la nostra personalità, e in cui ci prepariamo ad affrontare la futura vita in società. Se la famiglia è forte, equilibrata, capace di trasmettere serenità e sicurezza al bambino, egli potrà sviluppare appieno gli aspetti positivi della sua personalità.

Altrimenti egli si trova, come tanti miei alunni che hanno patito il divorzio dei genitori, a vivere una condizione di precarietà e di fragilità fortissime. Il figlio del divorzio, per stare alla mia esperienza, difficilmente saprà concentrarsi nello studio, perché ben altri sono i suoi problemi. Difficilmente si appassionerà a questa o quella materia, perché la sua vita è dilaniata, in casa, dall’incertezza e dalla conflittualità, che dopo il divorzio non scompare affatto, ma si trasferisce sul figlio stesso, che diventa il campo di battaglia dei due genitori. Quante volte mi sono sentito dire da uno dei miei ragazzi / e: “Cosa vuole che mi interessi la scuola, ne ho già abbastanza di problemi a casa, io!”.

Tanti giovani pigri, svogliati, disinteressati alla vita, sono oggi figli certamente del vuoto di valori, della società tecnologica che sostituisce le relazioni umane con quelle mediatiche, ma spesso sono i figli di una relazione essenziale, quella familiare, naufragata.

Secondo Telefono Azzurro “la separazione dei genitori è uno degli eventi più stressanti che un bambino possa vivere… I figli di una coppia che ha fallito il proprio progetto matrimoniale tendono spesso a vivere la rottura del nucleo familiare come un’ingiustizia… il primo pensiero che attraversa la mente di un bimbo quando apprende che mamma e papà non vivranno più insieme è inevitabilmente di abbandono…”.

Ne nasce una “paura che può essere dirompente, che precipita nell’angoscia… durante e dopo la separazione può succedere che i figli diventino ansiosi, irritabili, depressi; possono piangere senza motivo, avere dolori allo stomaco, soffrire di insonnia, andare male a scuola, comportarsi in modo aggressivo”: si tratta di un “dolore fortissimo, più o meno come un lutto”. I figli del divorzio, che sono ogni anni di più, oltre ad attacchi di panico, tristezza, depressione, provano talora un profondo “senso di colpa”, unito ad un “senso di frustrazione legato all’inutilità dei propri sforzi”. Che aumenta con “l’arrivo di un nuovo compagno”, ovviamente incapace di sostituire il vero genitore.

La condizione di “quasi normalità”
Con l’aumentare dei divorzi nella nostra società, cambia qualcosa? Assolutamente no. Per il milione abbondante di “minorenni che vivono la condizione di ‘figli di genitori separati’…la condizione di ‘quasi normalità’ a livello sociale non serve certo a ridurre il peso di quello strappo, delle lontananze tra padre e madre, spesso in situazioni di aperta conflittualità, nelle quali i figli diventano terreno di scontro principale tra i due ex coniugi. Di questo disagio, di questa sofferenza, di questa frequente incapacità dei bambini di adattarsi alla nuova condizione sono testimoni gli operatori di Telefono Azzurro che sempre più di frequente devono far fronte alle domande e alle richieste di figli di separati in difficoltà.

Sentimenti di tristezza, rabbia, abbandono e confusione si manifestano nei più piccoli, mentre tali emozioni si riducono con la crescita, lasciando piuttosto spazio a manifestazioni di problematicità caratteriale nell’adolescenza”. Così tanti fiori di giovinezza, di entusiasmo, di vita, rischiano di non sbocciare. (Francesco Agnoli)

Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1628&catid=138

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