Cerca nel blog

domenica 19 giugno 2011

Coppia di ragazzi devasta la chiesa. Inseguiti da abitanti e polizia

Come un'orda vandalica hanno gettato i libri sacri per terra, hanno rotto la teca che custodisce il calice con le ostie, buttato in un canale la statua lignea del Cristo e poi, dopo aver mangiato alcuni snacks fra i banchi rovesciati, hanno fatto suonare le campane a morto.

Non contenti, due ragazzini veneziani - lui 17 anni lei 16 - hanno lasciato la chiesa di Santa Erosia, all'isola delle Vignole, per andare a prendere il vaporetto per fare ritorno a Venezia con addosso dei paramenti religiosi. Così li hanno bloccati gli agenti delle volanti avvertiti dai residenti che hanno anche inseguito i due vandali.

La cappella di Santa Eurosia sull'isola delle Vignole


«Fortunatamente - ha detto il parroco, don Mario Sgorlon, dopo un sopralluogo - i danni non sono irreparabili. I due ragazzi erano evidentemente alterati e non si sono resi conto di quello che hanno compiuto. Domani, durante la messa domenicale, insieme a tutti i fedeli e parrocchiani, anche su indicazione del Patriarca, faremo una preghiera di riparazione e una benedizione».

Per i due il "perdono" terreno sarà certamente più difficile visto che su di loro pesa una denuncia per furto aggravato, offese alla religione mediante vilipendio, devastazione e saccheggio. Il ragazzino, poi, è già noto alle forze dell'ordine per reati contro la persona e il patrimonio, risalenti a un paio di anni.
Di fronte agli agenti, i due vandali non hanno fornito un briciolo di giustificazione sulle ragioni che li hanno portati a sfondare a calci il portone in legno della chiesa che era chiuso e su cosa ha fatto scattare la molla devastatrice finita con il lancio della statua nel canale.

Secondo quanto riferito dalla polizia l'interno dell'edificio religioso era come se fosse stato attraversato da un tornado: panche e tavoli rovesciati, gli oggetti usati per le funzioni religiose buttati per terra, parti dell'altare infrante.

Durante il blitz nella chiesetta i due hanno dato fondo anche ad alcuni pacchetti di patatine, i cui resti sono stati trovati nella chiesa. Altre cose degli arredi sono state trovate nel vicino giardino.

Poi, la loro attenzione si è puntata sulla statua lignea che è stata sollevata, portata all'esterno e buttata nel vicino canale. Proprio il suono sordo del tonfo della scultura nell'acqua ha richiamato l'attenzione di una persona che abita poco lontano; la stessa che ha visto i due fuggire, non prima di aver fatto suonare le campane a morto.

Come nei piccoli paesi di un tempo, gli inaspettati rintocchi hanno però destato un certo allarme tra i residenti e alcuni sono scesi in strada. Dietro ai due, così, si è formato un piccolo corteo di inseguitori, mentre sul posto arrivava la volante della polizia.

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Regione/262588__ragazzi_devastano_la_chiesa/

Assolda due energumeni per recuperare l'affitto, denunciata

Genova - Pensava di risolvere il problema dell'inquilino moroso rivolgendosi a due energumeni: per questo una cittadina ucraina è stata denunciata per estorsione.

La donna che, a quanto pare, vantava un credito con un suo inquilino, ha assoldato due energumeni che hanno fatto irruzione in un appartamento di San Fruttuoso per recupere una somma di poco superiore ai 2.000 euro.

La compagna dell'inquilino, però, è riuscita a dare l'allarme avvertendo i carabinieri.

http://www.cittadigenova.com/Genova/Cronaca/Assolda-due-energumeni-per-recuperare-l-40053.aspx

Scaraventa a terra l'ex marito con l'auto Denunciata per lesioni

Lucca, 18 giugno - Ha scaraventato a terra l'ex marito con l'auto, ed è stata denunciata per lesioni colpose dagli agenti della squadra mobile di Lucca. E' successo a Capannori, dopo l'ennesimo litigio tra i coniugi. La donna, 35 anni, in fase di separazione dal marito, suo coetaneo, lo aveva accompagnato a casa dei genitori, dove l'uomo si era trasferito a causa dei continui dissidi.



Durante il tragitto i due hanno litigato. Giunti a destinazione, la donna ha aspettato che l'uomo scendesse dall'auto, ed è ripartita a tutta velocità, facendolo cadere a terra. L'uomo, nel tentativo di non
scivolare, si è afferrato alla maniglia dell'auto, e ha riportato una contusione alla spalla. Il 35enne ha sporto denuncia in Questura contro la ex, che ora dovrà rispondere di lesioni colpose.

http://www.lanazione.it/lucca/cronaca/2011/06/18/527262-scaraventa_terra_marito_auto.shtml

Bimbo 10 anni chiama Carabinieri: 'Mamma ubriaca maltratta sorelline'.

Prato, i tre bimbi trasferiti in struttura accoglienza

PRATO, 16 GIU - Un bambino di 10 anni ha chiamato i carabinieri per denunciare i maltrattamenti che la mamma riservava a lui e alle sue due sorelline più piccole. E' successo in una zona periferica di Prato, dove i bambini vivevano assieme alla madre originaria dell'Europa dell'Est.

Quando i militari sono arrivati sul posto hanno trovato la donna palesemente ubriaca. Il bimbo più grande ha ripetuto il suo racconto. I tre figli sono stati assegnati a una struttura di accoglienza in attesa che il Tribunale dei minori prenda provvedimenti.


Fonte:Ansa.it

Muore investita a 22 mesi: la mamma era su Facebook

Succede in America, dove una "madre" ora rischia solo il carcere per abusi su minore


 LA TRADUZIONE DELL'ARTICOLO CON GOOGLE

Police say Colorado mom on Facebook when toddler died

DENVER - A Colorado mother who told police she was surfing Facebook when her 22-month-old daughter was struck and killed by a van was arrested on suspicion of child abuse, police said on Friday.
Karen Pena, 30, was being held on a $50,000 bond in connection with the May 28 death of Laniece Fletcher, Detective Robert Friel of the Aurora, Colorado, police department said.
Pena made her first court appearance on Friday, and prosecutors will decide next week what charges will be filed, a spokeswoman for Arapahoe County prosecutors said.
According to an arrest warrant affidavit, the toddler was struck when the driver of a van that transports children with disabilities to a local hospital drove away after dropping off another child at the complex.
The driver said she felt a "bump," and discovered that she had run over the child, who was transported to the hospital where she died a day later from a crushed skull.
After interviewing witnesses and reconstructing the accident, police said Pena admitted she was in her condo checking messages on Facebook when the child was wandering the complex, the affidavit said.
Investigators also described Pena's condo as filthy and said there were numerous hazards to children outside the residence, including a broken gate that wasn't secured, a can of lighter fluid in an area where children played, and a plastic swimming pool with five inches of water in it.
When investigators asked Pena who should have been watching the child, Pena said, "Well. it was me, obviously," the affidavit said.
The driver of the van was not cited because police do not believe she could have avoided hitting the little girl, Friel said.
Pena is the second Colorado mother in less than a year to be arrested on child abuse charges for being on Facebook while a child died.
In April, Shannon Johnson of Fort Lupton, Colorado was sentenced to 10 years in prison after pleading guilty to child abuse resulting in the death of her 13-month-old son, who drowned in a bathtub while she was playing a game on Facebook.

http://www.cnbc.com/id/42616261/ns/us_news/

Convivente accoltellato. La donna soffrirebbe di depressione post parto.

Forse questa la causa del folle gesto. Il 41enne resta grave in ospedale per le lesione provocate da un coltello da cucina con una lama di 15 centimetri

Rimini, 18 giugno 2011 - Una novità nel caso della trentanovenne di Viserba che ha accoltellato il convivente giovedì scorso: dietro al folle gesto ci sarebbe la depressione post-parto.



Circa nove mesi fa la donna aveva dato alla luce una bambina: fino ad allora la coppia sembrava felice, ma dopo il parto lei si era chiusa in se stessa. Non parlava con nessuno, era dimagrita di 20 chili ed era seguita dai servizi sociali, ma non poteva prendere farmaci perche’ era ancora in allattamento.

Arrestata, in ospedale, dove ora e’ stata ricoverata per il forte stato confusionale e dove si e’ svolta ieri l’udienza di convalida, la donna ha confermato al gip, Sonia Pasini, quanto avvenuto, senza pero’ saper dare una spiegazione plausibile. La difesa chiedera’ la scarcerazione o quantomeno gli arresti domiciliari e una perizia psichiatrica. Intanto la bambina e’ stata affidata al fratello della madre e ai nonni materni.

Restano gravi intanto le condizioni del convivente, 41 anni, in prognosi riservata nel reparto di chirurgia dell’ospedale Infermi di Rimini, per diverse lesioni a torace, schiena, braccia e gambe, provocate da un coltello da cucina con lama di 15 centimetri.

http://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/cronaca/2011/06/18/527353-convivente_accoltellato_donna.shtml

sabato 18 giugno 2011

Madre regala seno nuovo a sua figlia di 7 anni

LONDRA - Un buono per un seno nuovo come regalo di compleanno. Come idea, anche se non è originalissima, sembra abbastanza normale negli anni che viviamo, considerando il numero altissimo di ragazzine, ragazze e donne che scelgono la chirurgia estetica. Meno convenzionale è invece il regalo fatto da Sarah Burge, rifattissima madre inglese soprannominata "la Barbie vivente", per la figlia Poppy, una bambina di appena sette anni. Poppy ha infatti ricevuto dalla mamma un voucher da 10mila sterline per un intervento di mastoplastica per aumentare il seno, da usare quando la bimba avrà 16 anni. Nel caso a quell'età Poppy sarà già soddisfatta del suo petto, potrà usare quelle 10mila sterline per qualcos'altro.

A dare la notizia, il solito tabloid britannico Closer, abituato a fornire materiale discutibile. "Poppy mi aveva chiesto un intervento per il suo seno - ha detto Sarah al tabloid - così le ho dato questo buono per averlo dopo i 16 anni, quando sarà legale. Se le tette saranno abbastanza grandi, potrà farci qualcos'altro". La bambina, infatti, secondo la Barbie umana, avrebbe confidato alla madre di volere assolutamente due grossi seni come lei.

Sarah non si è limitata però, come regalo per Poppy, ad un seno nuovo, ma le ha comprato anche una parure composta da un anello e un collier di Swarovski e un week-end in una spa. "Non le faccio nulla di male, Poppy è una normale bimba - continua Sarah, che ha speso 800mila sterline in chirurgia plastica - io mi limito a far sì che i suoi sogni si avverino".



http://www.leggo.it/articolo.php?id=126475

Io Guido con Manai e autodetermino la mia strada e la mia grammatica



Il Potere Patriarcale ci vuole paralizzate a quando qualche secolo fa ci bruciavano perché volevamo guidare. Nel medioevo alle donne era negata l'apatente, mentre gli omini guidavano verso li castella a lo mare in Giudea con turchi e saracini.



Grazie al femminismo ed a grandi donne come Marzia, Lenina, Mao e Polpotta oggi ci siamo liberate, portando verso il sole dell'avvenire ed il grande abbalzo in avanti. Un SUV o la nostra vita è la stessa cosa. Longo è lo cammino ma grande è la meta!

Le Sorelle arabe vengono arrestate se guidano, e noi pure per motivi altrettanto medievali: una pillola, una falsa accusa. Magari non ci arrestano ma ci ostruzionano. Come quando ci vestiamo da puttane ed esercitiamo la professione ci tengono nelle periferie.
E se carcere dovrà essere che carcere sia. Perchè le femministe non ànno paura e v'anno avanti appugno alzato e non st'anno mai zitte.
Vajassa Faldocci

La utrice, appena nata il 1 Aprile 1945 à fatto l'apartigiana ma invece della medaglia le ànno dato l'alaurea nel 1968 in Studi Femministi con una tesi su “autodeterminazione grammaticale”. Attualmente esercita la professione di avvocata divorzista nel campo delle accuse di violenza domestica ed è assessora al traffico su nomina del Partito. À scritto questo testo liberamente ispirata da blog sorella. Rivendica il suo diritto alla satira ed alla parodia, e si dice che sia lei stessa una parodia.
Ps: come dicono e scrivono le sorelle, ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale!

venerdì 17 giugno 2011

"LA ORLANDI VIVA A LONDRA" TELEFONATA CHOC IN TV

ROMA - «Io so dov'è Emanuela. È viva e si trova in un manicomio in Inghilterra, nel centro di Londra ed è sempre stata sedata. Con lei ci sono due medici e quattro infermiere».

L'ultima rivelazione su Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa nel nulla nel 1983 all'età di 15 anni, è arrivata con una telefonata al programma 'Metropolis', ieri sera sul canale tv RomaUno.

A parlare in diretta un anonimo che si è presentato come ex agente del Sismi, nome in codice Lupo Solitario. In trasmissione si parlava del libro 'Mia sorella Emanuela', scritto dal fratello della Orlandi, Pietro, e dal giornalista Fabrizio Peronaci, nel 28/esimo anniversario della scomparsa.

Secondo il sedicente ex agente dell'intelligence militare, «la ragazza sarebbe stata prelevata da una Bmw nera, poi lasciata nel sotterraneo del parcheggio dove poi è stata ritrovata - si legge nella sintesi scritta diffusa da RomaUno -.

La giovane sarebbe quindi stata trasferita su una Mini verde e sedata; a bordo dell'auto ci sarebbero stati anche un agente inglese e una donna». «Emanuela è passata per la Germania, la Francia e l'Inghilterra - ha detto l'uomo al telefono - a Bolzano invece non è mai passata».

Il sedicente Lupo Solitario avrebbe deciso di parlare a 28 anni dalla scomparsa della Orlandi perchè «stuzzicato» e «tirato in ballo con delle falsità», come ha spiegato, e «a questo punto paga chi deve pagare», ha affermato, senza chiarire il senso delle sue parole.

Quando Pietro Orlandi gli ha chiesto quale fosse il movente del sequestro, l'uomo ha risposto: «Devi scavare in fondo a cosa faceva tuo papà, mi dispiace Pietro, scoprirai cose che non ti piaceranno».

Ercole Orlandi, il padre di Emanuela, morto nel 2004, secondo Lupo Solitario era venuto a conoscenza di giri consistenti di denaro da «pulire»; giri legati all«Istituto Antonveneta».

Secondo il misterioso testimone, il rapimento di Emanuela Orlandi sarebbe legato a Roberto Calvi, il banchiere coinvolto nel crack del Banco Ambrosiano, trovato impiccato sotto un ponte a Londra nel 1982.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=127672

COSIMA A MICHELE: "DICI CHE L'HAI VIOLENTATA"

TARANTO - L'intercettazione ambientale di un colloquio in carcere tra Cosima Serrano e il marito Michele Misseri, tre giorni prima che la donna venga arrestata, e la deposizione di un testimone che quel pomeriggio del 26 agosto 2010, giorno dell'uccisione di Sarah, avrebbe visto l'auto di Cosima transitare in strada ad Avetrana e dirigersi verso via Deledda, dove c'è casa Misseri.

Intercettazioni e testimonianze che la Procura di Taranto ha consegnato ai giudici del Tribunale del Riesame nell'udienza sui ricorsi presentati dai difensori di Cosima e di Sabrina Misseri, e che rischiano di rendere pesante soprattutto la posizione processuale della moglie dell' agricoltore di Avetrana.

È stata battaglia sino a tarda sera tra accusa e difesa dinanzi ai giudici del Riesame. La decisione del collegio sarà resa nota entro lunedì, termine ultimo per legge. Ma quell' intercettazione e quella testimonianza si aggiungono alla deposizione di un fioraio, il quale anche lui avrebbe visto Cosima quel pomeriggio, salvo poi a ritrattare tutto e finire indagato per falsa testimonianza, e ai risultati delle indagini tecniche dei carabinieri del Ros sulle celle telefoniche agganciate dai cellulari di Cosima, Sabrina e di Cosimo Cosma, nipote di Michele Misseri, nelle fasi antecedenti e successive all'uccisione di Sarah.

L'intercettazione ambientale è del 23 maggio scorso. Secondo quanto si è appreso da fonti investigative, Cosima insisterebbe su Michele perchè il marito torni ad addossarsi la responsabilità di aver abusato del corpo di Sarah. Michele si rifiuterebbe più volte ma poi, quasi a voler chiudere il discorso, direbbe più o meno 'se proprio vuoi che dica così, dirò che l'ho violentatà. L'ennesimo tentativo di Cosima, secondo la Procura, di far ricadere tutte le colpe del delitto di Sarah sul marito, facendo riemergere anche la possibile matrice sessuale.

La deposizione del nuovo teste, Donato Massari, padre di una compagna di scuola di Sarah, è diventata sempre più dettagliata sino all'ultima audizione del 2 giugno scorso. Lui ha dichiarato - ribadendo la circostanza persino in un' intervista alla trasmissione Quarto Grado, anche questa consegnata dalla Procura ai giudici del Riesame - che poco dopo le 14 di quel 26 agosto vide l'auto di Cosima transitare a velocità in una zona limitrofa a via Deledda.

Massari non ha dubbi che si trattasse di quell'auto: perchè Cosima e Sabrina per tre volte successivamente - una volta insieme e poi separatamente - sono andate a casa Massari chiedendo particolari su quel pomeriggio e in una occasione è stata fotografata l'auto delle due donne. Si tratterebbe sempre della Opel Astra station wagon di Cosima, che però agli inquirenti ha sempre dichiarato di non essersi mai mossa da casa dalle 13.30 alle 15,30 o poco più di quel 26 agosto.

I difensori di Cosima e Sabrina hanno ribattuto per ore oggi alle contestazioni dell'accusa. Nell'udienza di ieri i legali di Cosima avevano depositato una perizia che criticava l'operato dei carabinieri del Ros sugli accertamenti tecnici relativi ai cellulari delle due indagate e del nipote di Michele Misseri, Cosimo Cosma, anche se stamani la Procura ha consegnato una breve memoria del Ros a chiarimento delle contestazioni.

Poi sul tavolo dei giudici del Riesame sono state depositate due distinte memorie difensive dagli avvocati Luigi Rella (per Cosima Serrano) e Nicola Marseglia (per Sabrina Misseri), ognuna di 80 pagine circa, con le controdeduzioni alle contestazioni mosse nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Martino Rosati il 26 maggio scorso e ai documenti aggiuntivi della Procura.

Battaglia processuale in piena regola il cui esito peserà in ogni caso sul futuro dell'inchiesta, che entro la fine del mese o al massimo ai primi di luglio, nelle intenzioni della Procura, dovrebbe sfociare nella chiusura delle indagini preliminari.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=127689

"Italia dei Valori, sexy-gate a Bari Sesso in cambio del posto fisso". Alle femministe non interessa ?

Strano silenzio del mondo femminista sulla vicenda riportata da L'Unità e che vede accusati eponenti dell'IDV.

Domani L'Espresso pubblicherà alcune foto in esclusiva che mostrano il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in compagnia di alcune ragazze a Villa Certosa il 12 giugno, giorno del voto. Insieme agli ennesimi scatti del premier latin-lover, realizzati da Antonello Zappadu, un'inchiesta che balza agli occhi: «Prestazioni sessuali in cambio di una promessa di lavoro in Parlamento», recita l'incipit dell'articolo. Ma il sexy-gate si riferisce all'IdV di Antonio Di Pietro.

I fatti: alla procura di Bari una donna di 31 anni, C.M., ha parlato apertamente di ricatti, ovviamente tutti da dimostrare, e ha denunciato il senatore Stefano Pedica e l'onorevole Pierfelice Zazzera, entrambi dell'Italia dei Valori. La donna avrebbe confidato di essere stata vittima di insistenti avances e ricatti da parte di Zazzera, 43 anni, all'epoca dei fatti parlamentare Idv e coordinatore regionale del partito in Puglia., e Pedica, 53 anni, ex Dc, Udr di Cossiga e poi cristiano-democratico, quindi IdV.

La donna avrebbe riferito di aver accondisceso agli incontri con Zazzera, essendo in stato di necessità. Gli incontri si svolgevano all'hotel A. di Massafra (Taranto) dal maggio 2009 all'ottobre 2009. Zazzera avrebbe promesso più volte un'occupazione. Il deputato l'avrebbe poi attirata a Roma e le avrebbe detto che se voleva davvero un posto di lavoro fisso avrebbe dovuto sottostare anche alle avances del senatore Pedica.

M. accettò ed ebbe, nel dicembre 2009, sempre stando al racconto di C.M, un rapporto sessuale con il senatore, preludio di un ulteriore appuntamento, sempre a fini sessuali, nel gennaio 2010. Finché, constatando che nulla si muoveva sul fronte del lavoro, C.M. interruppe i rapporti anche telefonici con i due. Ma si ritrovò candidata a sua insaputa con l'Idv alle regionali del 2010. Ora, naturalmente, la procura dovrà verificare la veridicità delle dichiarazioni della donna.


16 giugno 2011
http://www.unita.it/italia/italia-dei-valori-sexy-gate-a-bari-br-sesso-in-cambio-del-posto-fisso-1.304782

La Cassazione e le sentenze basate su presupposti falsi - di Adriana Tisselli

Questa mia riflessione nasce dalla pura logica poichè, lo premetto, non ho alcuna formazione giuridica (se non a livello di interesse personale). Ieri mi arriva una sentenza della Cassazione che recita così:

Adriana Tisselli (prima a destra)
"In mancanza di diverse disposizioni, la somma fissa mensile versata per il mantenimento per i figli al genitore collocatario, non costituisce un mero rimborso delle spese sostenute dal collocatario nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale, determinato tenendo conto di ogni altra circostanza emergente dal contesto e in funzione delle esigenze della prole rapportate all'anno, con la conseguenza che, il genitore non collocatario, non può ritenersi esonerato dall'obbligo di corresponsione dell'assegno per il tempo, in cui i figli, in relazione alle modalità di esercizio del diritto di visita disposte dal giudice o concordate tra le parti, si trovino presso di lui ed egli pertanto provveda in via esclusiva al loro mantenimento".

Mie osservazioni: 

1) la Cassazione emette una sentenza partendo da un presupposto falso e cioè quello che prevede "il genitore collocatario" CHE NELLA LEGGE NON ESISTE!!! Mi pare che il genitore o è affidatario = ergo ci troviamo in regime di affido esclusivo oppure non è niente.... perchè NON ESISTE il genitore collocatario in quanto trattasi di UN'INVENZIONE DEI GIUDICI!!! Inoltre ribadisce l'esistenza dell'assegno di mantenimento vanificando il principio del mantenimento diretto (compiti di CURA di ENTRAMBI i genitori) e rendendo di nuovo i bambini ORFANI di un genitore (quello non collocatario)

2) la Cassazione sta andando contro una legge dello Stato? Sta trasformandio la cosiddetta prassi una legge "parallela" alla legge del Parlamento? Mi chiedo va contro la COSTITUZIONE, questo??? Rivolgo la domanda a voi esperti, perchè a me sembra una sentenza gravissima e non ritengo che debba ASSOLUTAMENTE passare sotto silenzio.
 
Adriana Tisselli - Movimento Femminile per la Parità Genitoriale

Fonte: adiantum.it

ADIANTUM: necessario un disegno di legge per rendere sostenibili le parcelle degli avvocati

Una torta da 4 miliardi di euro l'anno, destinata ad aumentare negli anni futuri. E' questo il ricchissimo business degli avvocati divorzisti, recentemente iper-concentrati sulla difesa della rendita economica che la separazione assicura un pò a tutti.

Separazioni, un ricco business
Tutto questo senza contare l'indotto: CTU - decise da un giudice ma pagate (profumatamente) dai coniugi, inviti a costose psicoterapie e "sostegni alla genitorialità" (una sorta di patente di guida pretesa solo dopo aver causato l'incidente), l'inevitabile invio ad un penalista (per le false accuse), le case famiglia....La lista è lunga, ma oggi ci occupiamo solo dei legali.

Su tutto, primeggia l'assenza fragorosa di una figura professionale che, a ben vedere, rappresenterebbe la prima forma di tutela di tutta la famiglia: l'avvocato del minore, quello che costringerebbe, con la sua sola presenza, ad una maggiore ragionevolezza di tutti, giudici compresi.

Ma siccome i bambini non pagano parcelle, ecco che l'avvocatura, sull'argomento, non si pronuncia. Il recente dibattito sulla presunta irregolarità formale delle specializzazioni nella professione forense, poi, sembra aver messo una pietra tombale sopra l'argomento.

Un affare, dicevamo. Parliamo un pò di cifre. Una separazione oggi costa, in media, 20.000,00 euro di parcelle legali (a testa). Va da sè che, se a pagare sia una persona benestante, la cosa diventa accettabile. Ma se a dover sostenere tale spesa è una famiglia di operai, o di impiegati pubblici, quella cifra diventa un vero scandalo. Per alcuni, rappresenta il reddito di un intero anno o più, altri si indebitano per riuscire a pagare, altri ancora non ce la fanno e "si perdono" nei meandri del procedimento giudiziale arraado alla ricerca di un avvocato che non la spari grossa.

C'è da dire che le tariffe legali, a studiarle bene, sono un ginepraio in cui è impossibile sapersi districare. Decine di voci, alcune incomprensibili per il comune cittadino, che complicano maledettamente la consapevolezza degli utenti.

Sì, consapevolezza: quanti clienti vengono informati subito - e, dunque, divengono consapevoli - su quanto sarà necessario spendere per la propria separazione ?

Nessuno. Le tariffe legali, oggettivamente, non lo consentono.

E allora, non sarebbe opportuno fissare gli importi in base alla fase processuale specifica ("tot" fino alla presidenziale/consensuale, tot fino al primo grado, e così via) e, sopratutto, indicare dei tetti massimi in base al reddito delle parti ?

Interpellata sull'argomento, ADIANTUM riferisce che sta valutando la condivisione, insieme a tutte le associazioni e organizzazioni (anche al di fuori di essa) che oggi si occupano di famiglie separate, di un disegno di legge popolare che metta un freno al business delle separazioni, riconducendo l'attività degli operatori verso valutazioni economiche sostenibili.

L'argomento verrà trattato nelle prossime riunioni degli Stati Generali sula Giustizia Familiare, la cui attività prosegue con un programma, aperto a tutti, di nuove iniziative collettive, prime tra tutte le questioni della responsabilità civile dei magistrati e il potere dei servizi sociali.

Fonte:adiantum.it

martedì 14 giugno 2011

Rovinata dalla giustizia e dagli avvocati che fanno la guerra

Sono una donna di 44 anni, madre di due figli di 13 e 17 anni, e il sistema giudiziario sta distruggendo la mia famiglia. Io ed i ragazzi abbiamo subito forti maltrattamenti psicologici, ma nonostante ciò ho fatto l’impossibile per mantenere un rapporto dignitoso con il padre dei loro figli sperando che il buon senso avrebbe prevalso. Mi aspettavo legali preparati su un tema così delicato come quello della famiglia, ed invece ho assistito solo alla  sobillazione e alla guerra

Capisco e leggo di mariti che dimenticano il loro ruolo ma non accetto di aver subito una dilapidazione economica di 15.000 euro per difendermi da accuse false. 

María José Cristerna, Avvocato-vampiro 
Il primo, dopo un solo incontro, senza neppure averle conferito il mandato, invia lettera di separazione al marito senza il mio consenso. Più volte le ho domandato di intervenire scusandosi per il disguido, ho compilato un esposto all’ordine degli avvocati ma nulla da fare, ricevo lettera che non si sarebbe presentata per tentata conciliazione. Ho anche pagato 600 euro per un semplice incontro.

Mi rivolgo allora al giudice di pace, e questa mi risponde: “lei è una pasticciona, non doveva lasciare quell’avvocato, quello che ha interpellato ora le costerà ancora di più”.

Come faceva a saperlo ? 

Il mio nuovo avvocato mi invitava ad accettare le condizioni poste dal mio ex marito, lasciare la casa coniugale e accettare un termine per trovare lavoro, “altrimenti avrei rischiato l’intervento degli  assistenti sociali”. Io non accetto, e ricevo lettera di citazione in giudizio.

Di fronte al Giudice è stato sufficiente che il mio ex marito dichiarasse il falso (1800 euro al mese anziché 2500) per aver ragione, e nessuno – né il mio avvocato né il magistrato – si sono sognati di verificare chiedendo copia del modello CUD.

Nelle memorie sono stata descritta come una poco di buono, due amanti ed uno in camera da letto con i figli presenti in casa, una persona che trascorre il tempo a spasso e tante altre falsità.

Il mio nuovo legale (questa volta una donna) mi informa di avere sostenuto un incontro con il Giudice e l’avvocato del marito, e che io ero “partita male” perché il giudice non mi aveva presa in simpatia....

Così è stato, alla prima udienza il magistrato non ci ha ascoltati, e senza neppure farci accomodare ha invitato i legali a metterci d’accordo dicendo di essere poco retribuita e di non volere perdere tempo in queste storie. Ad ogni udienza successiva, prima di entrare nell’aula del giudice, venivo puntualmente provocata dall’avvocato di controparte: lei è una che molla tutto a metà, lei voleva uccidere i figli con la bombola del gas, lei rifiuta ogni lavoro, è lei che ha sbattuto il marito fuori di casa…
 
Il giudice (donna anche lei), senza mai sentire le mie ragioni mi zittiva dicendomi che parlavo troppo e invitandomi a rifarmi una vita, a comperarmi una borsetta, a farmi un viaggio.

Allora le ho chiesto mediazione familiare, e la risposta è stata: IO NON FACCIO QUESTE COSE !
 
Mai sentivo parlare dei ragazzi, quali fossero le loro esigenze, o se c’erano sofferenze.

A giugno 2008, prima di una ennesima udienza, le troppe provocazioni,  mi hanno portata a scattare in modo nervoso chiedendo agli avvocati di cessare di rovinare la mia famiglia con questa sobillazione alla guerra affermando che io vivevo per i ragazzi  loro invece per distruggerli !

Ho chiesto al mio legale se sosteneva le mie parti o quelle del marito, e se credeva alle accuse che mi stavano facendo, e la sua risposta è stata: NON SO PIU’ A CHI CREDERE. Questo mi è costato il suo ritiro del mandato ed una parcella di 7000 euro !

Mio figlio 17enne stanco di vedermi arrivare ogni volta disperata ha chiesto di accompagnarmi dal legale per spiegare il comportamento del padre, forse sperando di far luce sulla situazione familiare ed in un appoggio del legale. Questa urlando dice al ragazzo: lo sai che figura si è fatta tua madre in tribunale ? Ha fatto ridere tutti ! E lei signora, passi meno tempo su internet !

Alla mia richiesta di pagare la parcella restante di 5.000 euro dilazionata in 5 mesi, l’avv. mi risponde in modo arrogante: lei i soldi li ha e me li darà subito.

Stanchissima, mi sono rivolta ad un legale della città, la quale, dopo aver avuto incontri con magistrato e avvocato di controparte, mi fa capire che ormai la frittata è fatta ! Bisogna chiudere e basta perché il magistrato “ha il dente avvelenato” con la sottoscritta.

Sono tre anni che mi sto difendendo da accuse pesanti sulla mia persona e, probabilmente, nessuno capisce il danno irreversibile che questo causerà sulla mia persona e di conseguenza sui figli. Ho scritto al Procuratore precedente, al presidente del tribunale ma nessun accenno di novità…Anzi, dopo aver scritto al presidente rischio di farmi ritirare il mandato dal nuovo legale.

Sono stata da psicologhe infantili per capire come recuperare il rapporto dei figli con il padre, ambedue mi hanno consigliato di non insistere e di non mandarli più. Da Febbraio 2008 dopo una lite con schiaffo al figlio da parte del padre, i ragazzi si rifiutano di frequentarlo. 

Un cittadino non ha armi per difendersi, non riesco a denunciare per infedele patrocinio questa “casta” protetta senza controllo sul loro operato.

Le procedure della giustizia sono lunghissime e violente. Il cittadino comune non crede che siano violente, e si sbaglia. Si sbaglia perché si vuole sbagliare, perché non ha il coraggio di guardare, perché vilmente volta lo sguardo. Almeno fino al giorno in cui non sarà preso di mira. E la lentezza dei procedimenti è già una condanna, subita da migliaia di innocenti.

Non credo più nella giustizia, non so più quali valori trasmettere ai ragazzi vedendo che l’ipocrisia, la falsità e la crudeltà prevale sulle persone oneste ed ora forse veramente sfinita spesso accenno ai ragazzi di voler andarmene consapevole di causare loro ulteriore sofferenza.
 
LETTERA FIRMATA

Fonte: adiantum.it

L'opposizione al vero affidamento condiviso non è più nemmeno un fatto di genere. E' forse allora solo una istanza di soggetti disturbati e in malafede ?

La Federcasalinghe a sostegno del´affidamento condiviso e del DDL 957


Gasparrini (Federcasalinghe)
Un evento storico: la Federcasalinghe si muove a sostegno del'affidamento condiviso vero e i disegni di legge che lo rendono ineludibile, a dispetto di chi cerca di inventare una guerra tra i sessi per bloccare provvedimenti a favore dei figli e dei buoni genitori, padri e madri.

Comunicato Stampa - Roma, 5 maggio - La Federcasalinghe, unitamente all'Associazione Nazionale Crescere Insieme,
- constatati, sulla base dei rispettivi statuti e programmi, i comuni obiettivi e interessi riguardanti, in particolare:


a) il pieno rispetto dei diritti dei minori;

b) la tutela morale, sociale, giuridica ed economica del lavoro familiare svolto all'interno del nucleo familiare;

c) il diritto della donna, anche se madre, a una "conciliazione" dei tempi di vita che garantisca pari opportunità rispetto all'uomo in qualsiasi tipo di attività lavorativa e sociale, incluse sia quelle imprenditoriali che la partecipazione alla vita politica ed amministrativa, cosa impossibile se si continua ad attribuirle in misura prevalente fatiche e doveri nella cura dei figli;

- rammentati i contenuti di fondamentali convenzioni internazionali e le posizioni assunte da donne di ogni paese e in primo luogo d'Europa, espresse in particolare nella "Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna", adottata a New York il 18 dicembre 1979, resa esecutiva con legge 14 marzo 1985, n. 132, che, dopo aver sottolineato che "uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo", auspica l'impegno degli Stati firmatari perché siano assicurati agli uomini e alle donne "gli stessi diritti e le stesse responsabilità come genitori, indipendentemente dalla situazione matrimoniale, nelle questioni che si riferiscono ai figli" (articolo 16, comma 1, lettera a) ); concetti, oltre tutto, ribaditi dal documento conclusivo della IV Conferenza mondiale sulle donne (Pechino, 1995);

RICONOSCONO

che i suddetti obiettivi sarebbero ben più facilmente raggiungibili per tutti i componenti della famiglia separata se la legge 54/2006 ricevesse piena attuazione, cosa che oggi assolutamente non avviene, come dimostrato, ad es., da una recentissima indagine svolta nei tribunali ordinari (Famiglia e Minori, Guida al Diritto, aprile 2011, pp. 9-18) e pertanto

AUSPICANO

che i disegni di legge 957 e 2454, che rendono ineludibile il diritto del minore ad avere effettivamente un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, investiti entrambi di identiche responsabilità e gravati in pari misura dei sacrifici necessari all'accudimento dei figli, riceva rapida approvazione ed

IMPEGNANO

il Governo e le forze di maggioranza e di opposizione, ad appartenenti alle quali si devono trasversalmente tali progetti, a trasformarli in legge dello stato entro la presente Legislatura.


Fonte: crescere-insieme.org

Sen. Cardiello, interrogazione sul caso di Valentina Pappacena e sul tribunale dei minori di Roma

Atto a cui si riferisce: S.4/05099 [Chiarimenti sulla vicenda di Valentina Pappacena e dell'affidamento di suo figlio minorenne e operato del Tribunale dei minori di Roma] il: 03/05/2011. 

CARDIELLO - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:

con decreto emesso in data 15 dicembre 2009 il Tribunale per i minorenni di Roma dichiarava la decadenza di Valentina Pappacena dalla potestà genitoriale sul figlio minore e disponeva che il bambino fosse collocato presso il padre;

a seguito di successivi e diversi reclami proposti dalla madre, il predetto Tribunale in data 13 aprile 2010 disponeva nuovamente, in via d'urgenza, l'immediato allontanamento dalla madre del minore e il suo collocamento in una casa famiglia posta fuori dal Comune di residenza vietando ogni rapporto del minore medesimo con la madre e la famiglia materna e delegando ai servizi sociali l'individuazione delle modalità di frequentazione con il padre;

il medesimo Tribunale, infine, confermava in data 22 marzo 2011 che il minore fosse allontanato dall'abitazione della madre e collocato in casa famiglia secondo le modalità e i divieti indicati nel precedente decreto del 13 aprile 2010;

la signora Pappacena non ha mai ottemperato ai provvedimenti del tribunale e del giudice e ha tentato in tutti i modi di escludere la figura paterna dalla vita del figlio;

la predetta signora , inoltre, si è resa irreperibile insieme al figlio minore per impedire che lo stesso fosse consegnato al padre;

premesso, inoltre, che:
nel maggio 2010 il padre, avuta notizia della presenza del figlio a scuola, informava l'autorità di polizia affinchè intervenisse per prelevare il minore e ottemperare in tal modo alle disposizioni del tribunale;
la signora Pappacena, informata dei fatti, si recava a scuola per prelevare il figlio;
considerato che:
in un articolo pubblicato su "Il Giornale" del 28 marzo 2011 è riportato che gli agenti di polizia non hanno potuto eseguire il provvedimento nei confronti del minore presso la scuola in quanto "fermati" dal Presidente del tribunale dei minori, precedentemente chiamato al telefono dalla signora Pappacena, il quale comunicava che era in corso di emanazione altro e diverso provvedimento che avrebbe sospeso l'esecuzione del precedente;

nell'ordine di servizio scritto dal funzionario di polizia sarebbe scritto che il servizio non è stato concluso in quanto da intese telefoniche con il Presidente del Tribunale ne è stata disposta la sospensione in attesa di altro provvedimento sospensivo che, allo stato, non risulta ancora pervenuto;
rilevato che:

la madre del minore, signora Valentina Pappacena, sarebbe responsabile femminile dell'IdV, a Latina;
 
secondo quanto riportato dal citato articolo pubblicato su "Il Giornale", un noto esponente nazionale appartenente al predetto movimento politico, avrebbe posto in essere un'attività di ingerenza sul Tribunale dei minori;
 
rilevato, infine, che:
tutti i fatti sopra riportati hanno pesantemente danneggiato la tranquillità del minore e lo hanno esposto ad una diatriba giudiziaria tanto gravosa quanto dannosa;

tutti i fatti sopra riportati hanno, altresì, impedito al minore di instaurare un normale rapporto affettivo con il padre in quanto, nonostante le disposizioni del Tribunale, le opportunità di incontro sono state praticamente inesistenti;

l'interrogante chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risultino le modalità per le quali i provvedimenti del Tribunale che autorizzavano ad allontanare il minore dalla madre non sono stati eseguiti e per responsabilità di chi;

se risultino le modalità in base alle quali gli agenti di polizia non hanno dato seguito al provvedimento del Tribunale dei minori che li autorizzava a prelevare il minore dalla scuola;

se risulti che il provvedimento cosiddetto in itinere annunciato telefonicamente sia stato effettivamente pronunciato e, in caso affermativo, quali previsioni contenga;

se il Ministro della giustizia intenda disporre gli opportuni controlli al fine di verificare il corretto esperimento da parte del Tribunale dei minori di tutte le procedure occorrenti per il giusto collocamento del minore che, secondo le disposizioni, avrebbe dovuto essere allontanato dalla madre

Fonte: www.senato.it

Dieci anni in galera da innocente: intervista all’avvocato Flavio Sinatra

Aveva vent’anni Felice Eros Mirco Turco quando due pentiti lo accusarono di due omicidi di mafia. La sentenza successiva lo condanna al carcere (era il 13 agosto del 1998), ma lui è consapevole di non essere colpevole.

E la sua innocenza emerge grazie alla testimonianza di altri pentiti che lo scagionano rivelando i nomi dei veri assassini. Ma Felice Turco, da innocente, ha trascorso ben dieci anni in galera.L’avvocato Flavio Sinatra, difensore di Turco fin dall’inizio della vicenda.

Avvocato le chiedo: a carico del suo cliente c’erano soltanto le testimonianze dei pentiti senza alcun altro tipo di elemento probatorio?
«Vi era un riconoscimento fotografico eseguito dalla Sig.ra Rosa Caci, moglie del commerciante Sciascio Orazio».

È possibile che un uomo sia costretto a trascorrere dieci anni della propria vita in carcere da innocente?
«Purtroppo è possibile perché molte volte le sentenze si fondano su prove apparenti e per il tramite di giudizi sommari e superficiali».

Quale “destino giudiziario” aspetta i pentiti che hanno accusato ingiustamente il suo cliente ed il giudice che lo ha condannato?
«Credo nessuno!».

Non voglio neppure immaginare cosa sarebbe successo senza le testimonianze dei pentiti che hanno poi scagionato Turco….. 
«Sarebbe rimasto in carcere sicuramente».

Cosa c’è nel futuro di Felice Turco? 
«Dimenticare e recuperare gli anni trascorsi da innocente in carcere».


http://www.giustiziagiusta.info/index.php?option=com_content&task=view&id=2821&Itemid=72

lunedì 6 giugno 2011

LA DONNA-VAMPIRO È UN AVVOCATO ...

CITTÀ DEL MESSICO - Si chiama, Maria Josè Cristerna, ha 35 anni e non è la protagonista di un film horror.

Per quanto il suo aspetto possa sembrare quantomeno "strano", la 35enne messicana è uno stimato avvocato e ha quattro figli. Maria è una grande appassionata di piercing e tatuaggi e ha fatto di questa sua passione uno stile di vita, incurante di come le aule dei tribunali avrebbero potuto reagire al suo aspetto.

Ha iniziato 20 anni fa con i primi tatuaggi, poi sono arrivati gli anelli, fino ad arrivare alle "corna" innestate sotto pelle e ai denti aguzzi da vera donna-vampiro.

Ma alla donna non piace essere guardata come se fosse una creatura demoniaca: «Mica posso piacere a tutti. La prima regola per essere rispettati è rispettare gli altri.

http://www.youtube.com/watch?v=r5gtjL4uydI&feature=player_embedded

http://www.leggo.it/articolo.php?id=125579

domenica 5 giugno 2011

Vergognoso attacco dell'AIAF, intenzionalmente di genere (contro gli uomini che si sono separati), definito "ridicolo" dagli stessi aderenti, agli Stati Generali sulla Giustizia Familiare


 
A seguito del "triste" tentativo dell'Aiaf (Una associazione di avvocati, quasi esclusivamente al femminile) di delegittimare  il lavoro svolto dai numerosissimi intervenuti a gli Stati Generali sulla Giustizia Familiare svoltisi a Roma dal 5 al 7 maggio 2011, pubblichiamo la replica degli aderenti alla manifestazione. 

Ehilà, abbiamo pestato i piedi a qualcuno! È in atto una stroncatura senza appello ai lavori degli Stati Generali, alla partecipazione, al documento di sintesi. Chi la fa? Ma è ovvio, l’AIAF, il Gotha dell’intellighenzia forense arroccato a difesa del falso affido condiviso. http://www.aiaf-avvocati.it/25850 (tra parentesi, un consiglio gratuito alla redazione AIAF: separazzione si scrive con una zeta sola....). 

AIAF, associazione per la tutela di chi ?
Sia chiara una cosa: l’attacco in fondo ci gratifica, se l’AIAF si preoccupa di screditarci vuol dire che abbiamo colto nel segno, che la strada è giusta, che diamo fastidio agli oppositori dell’affido condiviso. 

Chi dice la verità – e la dimostra, dati alla mano – non è gradito a lorsignori e viene attaccato a testa bassa.

Pericolosa, come strategia: qualcuno potrebbe persino essere indotto a pensare che a simili avvocati non conviene affidare nemmeno un ricorso per 2 punti sulla patente. 

Se li conosci li eviti, contenti loro… Sarà nostra cura pubblicare il link alla lista dell’organigramma AIAF, ognuno tragga le conclusioni che preferisce. http://www.aiaf-avvocati.it/l-aiaf/  (cliccare su "aiaf regionali").
l'AIAF potrebbe civilmente confrontarsi, evitando strumentalizzazione e mistificazione. Ma non lo fa, non è in grado di farlo. 

L'associazione degli avvocati era stata regolarmente invitata agli Stati Generali, ma non si è presentata. 

Strumentalizza e mistifica, dimostra di preferire queste strade. Strumentalizza, rispolverando la solita mania di persecuzione contro l'intera magistratura. Quello degli Stati Generali non è affatto un attacco contro i giudici tout court, ma una critica alle persone che creano danni con la propria negligenza. Non solo è lecito ma è anche doveroso criticare chi genera disagio sociale non svolgendo al meglio il proprio lavoro; quando si tratta di giudici ed assistenti sociali è vietato? 

AIAF evita di chiamare le cose col proprio nome: è meglio definire un’analisi critica e documentata col termine roboante di “destabilizzazione istituzionale”, per potersi mascherare da paladini della democrazia quando in realtà ci si limita a bacchettare pareri non graditi. 

La destabilizzazione istituzionale è un attentato alla Costituzione, l’analisi critica no. Chiaro il concetto? 

Cosa sa, L’AIAF, dei lavori presentati nell’evento che ha snobbato ? 

Cosa sa delle ricerche, degli studi, delle inchieste che documentano un Sistema allo sfascio? 

Cosa sa delle Procure che denunciano l’80% di false accuse di violenza, al solo scopo di risolvere in fretta l’iter della separazione eliminando antagonisti scomodi? 

Cosa sa dei moduli prestampati per la separazione, ove la sentenza è già scritta prima ancora di entrare in tribunale? 

Cosa sa di detti moduli “suggeriti” (testuale, n.d.a.) persino sul sito ufficiale del Ministero di Giustizia, scaricabili come modello da seguire? 

Noi queste inchieste le abbiamo fatte, AIAF no. 

Mistifica quando si accanisce nel dipingere una guerra dei sessi che esiste nei loro preconcetti. Il titolo parla da solo ”L’attacco dei padri separati alla magistratura e ai servizi sociali”. 

La realtà è diversa da come la dipinge una disinformata AIAF: non sono le associazioni di padri a denunciare la malagiustizia, ma un intero movimento trasversale fatto di padri, madri, sorelle, nonne, nonni, nuove compagne, psicologhe, criminologhe, sociologhe, mediatori ed avvocati, tanti avvocati. Ci sono competenze che nemmeno immaginano, ma continuino pure a sottovalutare il movimento, continuino a credere che sia solo un manipolo di disperati. 

Ci fanno un gran favore. 

Mistificano anche quando dichiarano l’incoerenza delle istanze emerse dagli Stati Generali, che nulla hanno a che fare con le riforme in discussione al Senato. 

Esatto: chi ha mai sostenuto che vadano accorpate nel DDL 957? 

Solo da una lettura frettolosa e/o incompetente e/o faziosa - scelgano loro - può scaturire questa interpretazione. La calendarizzazione del testo in Commissione Giustizia è una delle istanze, non l’unica. 

Gli accordi prematrimoniali, la responsabilità civile dei magistrati, il divorzio breve, la videoregistrazione degli incontri presso i servizi sociali e l’abolizione dei Tribunali minorili sono altre, da promuovere indipendentemente

Il 5, 6, 7 maggio, a Roma, lo hanno capito tutti. 

AIAF non ha voluto esserci ed ora finge di equivocare

Ridicolo, no?




STATI GENERALI SULLA GIUSTIZIA FAMILIARE
Gli aderenti

Fonte: www.giustiziafamiliare.it

AIAF contro Stati Generali, Sabatinelli: uno strumentale tentativo di stroncatura

Diego Sabatinelli
Diego Sabatinelli, Segretario della Lega per il Divorzio Breve e aderente agli Stati Generali sulla Giustizia Familiare, interviene sul documento con il quale l'AIAF (associazione avvocati per minori e famiglia), "ammiccando" a quella magistratura oggetto di critica da parte degli aderenti alla tre giorni romana (5,6,7 Maggio 2011) ha tentato di stroncare, con toni oltremodo accesi, il documento finale della manifestazione

"Come associazioni che hanno organizzato gli Stati Generali sulla Giustizia Familiare", ha detto Sabatinelli, "non ci stupisce la presa di posizione dell’AIAF nei nostri confronti. 

I rappresentanti dell’AIAF, pur essendo stati invitati a partecipare ai lavori, sede in cui potevano portare il loro contributo alla discussione e collaborare alla stesura del documento finale degli Stati Generali sulla Giustizia Familiare, non si sono fatti vedere.

Ora che il documento finale assume non solo rilevanza pubblica, ma anche politica e comincia ad avere un peso mediatico, delegittimano l’evento assumendosi la paternità di quelle istanze, dichiarando il lavoro degli altri "confuso" e aggressivo verso magistratura e servizi sociali".

"Sarebbe utile", continua Sabatinelli, "comprendere il motivo per cui un’associazione di avvocati come l'AIAF, tra le tante che ci sono in circolazione, abbia questa impellente necessità di difendere a spada tratta la magistratura da attacchi che nella realtà non ci sono, per cui la richiesta di introdurre nel nostro ordinamento la responsabilità diretta del magistrato, che commetta gravi errori sulla pelle del cittadino, diventa ideologicamente, e strumentalmente, un tentativo di destabilizzazione istituzionale e di messa in discussione dei principi basilari della Costituzione".

Fonte: adiantum.it

L’anoressia sentimentale - Una testimonianza

Una testimonianza

Salve, sono una ragazza di 28 anni e vorrei sapere la sua opinione, circa un importante aspetto della mia personalità.
Mi sento una disadattata sentimentale; o meglio, ho serie difficoltà a relazionarmi coi ragazzi.

Ho sentito parlare di “Anoressia sentimentale” e al riguardo ho letto il libro “La ferita dei non amati“ di Schellenbaum, come anche il suo concetto di “autarchia sentimentale” nel suo libro “Quando l’amore è una schiavitù”.

Ho capito quel concetto, ma poi in concreto cosa fare per migliorare la mia situazione? È davvero questo il mio problema?

Le racconto in breve la mia storia. Ho avuto un’unica relazione importante, durata un anno e mezzo, di cui gli ultimi nove mesi passati in una seria depressione, o meglio, così diceva la mia psicologa, in stati ansiosi dovuti alla malattia del mio ragazzo.

La malattia del mio ragazzo era un problema di cuore, ma non era così grave e a posteriori ho scoperto che forse lo era ancor meno. Stavo molto male per lui, sentivo il peso che la sua malattia mi metteva sulle spalle. Il nostro rapporto è entrato in crisi. Poi, dopo esserci lasciati, ho scoperto che lui si vedeva con un’altra. C’è da dire che non avevo più rapporti con il mio ragazzo. Da quello che diceva la mia psicologa (con i suoi forse) era un modo di punire lui per la sua malattia.

Poi dopo essere stata per due tre anni senza prendere in mano la mia vita, spronata da una mia amica laureata in psicologia ho avuto una storia estiva con un ragazzo, ma si è rivelata una presa in giro da parte sua. Anche qui sono andata in terapia. Dopo di ciò (quindi da 2 anni) la mia vita sentimentale è stata inesistente. C’è anche da dire che non riesco a gettarmi in storie senza avere un po’ di confidenza, a meno che non mi capiti il classico colpo di fulmine o che comunque sia particolarmente affascinata, o che lui sia molto paziente nel corteggiarmi.

La mia ultima terapia è stata un’esperienza bellissima, la cosa che il mio terapista mi disse è che non ci sono dei canoni per costruire una vita sentimentale, non si deve arrivare per forza al matrimonio, ad avere figli e altro. Quando ripenso a queste idee, capisco che ero in difficoltà anche ai tempi del mio primo ragazzo. Forse non volevo sposarlo e nemmeno avere figli. Ma più ci rifletto e più penso che la mia vita sia già finita.

Poi c’è da dire che non riesco neanche a vedere positivamente l’eventuale conoscenza tra i miei e il mio possibile ragazzo. I miei genitori sono persone normali come qualsiasi altro genitore con lati positivi e negativi, ma non riesco a trovare una visione serena sull’entrata di questa persona nella mia famiglia di origine. Ci dovrebbe essere una integrazione, non potrei vivere due vite separate. Mi rendo conto che tutto quello che dico rivela la mia immaturità e la mia incapacità di vedermi staccata dai miei.

Un’altra cosa, mi sento incapace di stare con una persona, forse è troppo impegnativo e io sono inesperta, non mi sento all’altezza, però allo stesso tempo lo vorrei. O forse non per sempre. Non so.

Mi rivolgo a Lei perché non ho voglia di andare di nuovo in terapia, ho comunque in alcuni periodi dei momenti tristi e avverto un senso di disadattamento in generale. Mi sento di non avere un’esistenza serena. Mi sembra che la causa sia qualcosa che non riesco ad identificare e che sia la stessa dalla mia prima crisi ai tempi del mio primo ragazzo, è come se fosse un rospo da buttare fuori, di cui non conosco il nome e quindi non me ne posso liberare. La sensazione l’ho avuta anche se durata poco, con mia seconda storia.

Non mi butto giù, sono una iperattiva, lavoro in trasferta, viaggio continuamente. Cerco di frequentare la palestra, diciamo il mio cervello non stacca mai. Leggo anche vari libri di psicologia e filosofia, per ricercare la causa del mio malessere. È così che sono arrivata a Lei. Quindi non pongo limiti alle possibili strade da percorrere.

Grazie mille


Commento

La ragazza che ha scritto questa mail soffre di una disaffettività di tipo “isterico”, non di una anaffettività di tipo narcisistico. Mi spiego. La ragazza ha provato ad avere delle storie, lo ha fatto con sincerità, ma ha fallito. In prima battuta, ha punito il suo ragazzo negandogli i rapporti sessuali solo perché lui s’era ammalato di cuore.
Ecco quello che lei stessa dice:
“La malattia del mio ragazzo era un problema di cuore... Stavo molto male per lui, sentivo il peso che la sua malattia mi metteva sulle spalle. Il nostro rapporto è entrato in crisi... C’è da dire che non avevo più rapporti con il mio ragazzo. Da quello che diceva la mia psicologa era un modo di punire lui per la sua malattia.”
L’episodio, che getta un’ombra di cinismo sulla personalità della ragazza e su tutta la storia, è il frutto di una fobia del legame, soprattutto allorché questo fa sentire deboli. Il ragazzo ammalato non appare più un compagno forte; ormai è percepito come un “debole”, quindi da allontanare pena il sentirsi anche lei precipitare nel gorgo della stessa inermità, della stessa debolezza.

L’idealizzazione della forza e della insensibilità contro la tolleranza empatica della vulnerabilità (tenerezza) è un tipico tratto isterico. La ragazza vuole essere forte e vuole un ragazzo all’altezza; se questo crolla, lei lo denigra e lo punisce; poi lo abbandona. Infine, ha storie promiscue che pian piano la gettano nella confusione.
Questa idealizzazione isterica della forza e della freddezza affettiva risalta dall’esaltazione con la quale la ragazza recepisce alcune affrettate parole del suo terapista:
“La mia ultima terapia è stata un’esperienza bellissima, la cosa che il mio terapista mi disse è che non ci sono dei canoni per costruire una vita sentimentale, non si deve arrivare per forza al matrimonio, ad avere figli e altro. Quando ripenso a queste idee, capisco che ero in difficoltà anche ai tempi del mio primo ragazzo. Forse non volevo sposarlo e nemmeno avere figli. Ma più ci rifletto e più penso che la mia vita sia già finita.”
Inavvertitamente, il terapista, raccontando troppe cose sulla propria ideologia di vita (errore frequente nei terapisti che non hanno sufficiente consapevolezza del transfert), ha dato conferma e approvazione alla tendenza isterica della ragazza, tendenza che la spinge a negarsi all’amore: l’effetto è il vuoto depressivo e la sensazione di essere finita.

Come spesso accade in queste storie, l’idealizzazione della forza coincide con una debolezza pragmatica oggettiva: la ragazza vive ancora coi genitori. La sua forza è dunque un velo mimetico che occulta una certa incapacità di rischiare e di tentare l’autonomia.

In sintesi: possiamo parlare anche in questo caso di “anoressia sentimentale”: la base del disturbo tuttavia non è l’incapacità affettiva atona, apatica, distante, tipica del narcisista; è piuttosto il movimento ambivalente, ambiguo, di va e vieni dalle relazioni e fra le relazioni, fatto di invocazioni di amore e improvvisi attacchi al legame (gelosie, freddezze, crudeltà) tipiche dell’isteria, che lasciano la persona vuota e in preda alla depressione.

http://affettivitaamore.altervista.org/anoressia_sentimentale-testimonianza.html

L’anoressia sentimentale

Uomini e donne che non sanno amare

Uomini e donne si frequentano, al giorno d’oggi, con una intensità di cui non si ha riscontro in altre epoche storiche; le occasioni di contatto si moltiplicano e proliferano sotto ogni forma (scuole, università, luoghi di lavoro, attività turistiche e di svago, società sportive, club, locali, agenzie matrimoniali, luoghi d’incontro virtuali...), eppure vi sono uomini e donne che hanno rimosso e dimenticato cosa sia l’amore.

In senso stretto, l’anoressia sentimentale, l’incapacità di amare, è una vera e propria pandemia che colpisce, su larghissima scala, tutte le età ed entrambi i sessi, soprattutto nel mondo a modello occidentale.


La fenomenologia è la più varia: chi ne è affetto può essere tanto un individuo solitario quanto una persona in apparenza socievole, amante della buona compagnia e dei divertimenti. Ma la struttura di fondo del disturbo è identica: il bisogno affettivo è rimosso in virtù di una personalità autarchica, chiusa in se stessa, regolata da abitudini e ritmi personali e ogni qual volta la possibilità di amare si apre un varco nella rigida armatura difensiva sorge dal fondo dell’animo in taluni una malinconia profonda, in altri una rabbia cieca e devastante, in altri ancora una fredda razionalità che vede nell’oggetto amato (nella persona che ha penetrato il cuore) solo vizi e difetti e nella nuova opportunità una fonte incessante di dubbi e preoccupazioni. A questo punto, l’indifferente può diventare — con l’incertezza, il disprezzo o il sadismo — un persecutore di colui/colei che ha osato turbare il suo equilibrio.

Ecco come lo descrive lo psicoanalista Otto Kernberg:
In circostanze patologiche, come la patologia narcisistica grave, lo smantellamento del mondo interno di relazioni oggettuali può portare all’incapacità di desiderio erotico, accompagnata da una diffusa, non selettiva e perpetuamente insoddisfatta manifestazione casuale di eccitazione sessuale, o perfino dalla mancanza di una capacità di eccitazione sessuale.
L’incapace di amare talvolta si tormenta per ciò che è divenuto; talaltra invece se ne fa un vanto, perché la sua resistenza alla lusinga è — secondo lui — una superiore prova di forza; infine, altre volte ancora vive in una razionalità così astratta da non accorgersi nemmeno della solitudine dell’anima e della aridità del cuore che ha generato dentro di sé.

Intuibile che la patologia narcisistica cui fa riferimento Kernberg ha almeno due possibili sviluppi: uno sul versante ossessivo coincide con l’uomo — o la donna — che vive in un suo ordine solitario, rigido ed efficiente e più o meno relazionato (l’incapace di amare può essere un single, ma anche un uomo o una donna che vive in famiglia, ma che non degna più il partner delle proprie attenzioni giudicando la sessualità e l’amore delle inutili e scomode perdite di tempo o attività noiose, prive di senso o vagamente disgustose); l’altra è sul versante dell’isteria, dove l’incapace di amare oltre a ostentare indifferenza, può talvolta intrappolare i suoi partner in tormentose dinamiche nelle quali ora avvengono inattese fusioni sentimentali, spesso accompagnate da appassionate manifestazioni di tenerezze, cui seguono repentini distacchi, un fare freddo e scostante, talvolta contrassegnato dal disprezzo.

Chi vive in questa strana condizione esistenziale è qualcuno che ha individuato nell’amore la maggior fonte di sofferenza umana o, per via di traumi subiti, della sua personale sofferenza e ha deciso di non soffrire mai più. Talvolta è stato un bambino deprivato di amore in età nelle quali poteva avvertirne la mancanza e perciò soffrirne, oppure un bambino o un adolescente intenzionalmente trascurato, non amato o anche trattenuto in un rapporto ora seduttivo ora rifiutante. Altre volte, cresciuto fiducioso, è andato incontro a lunghe sofferenze sentimentali in età adulta. Altre ancora, illuso di poter realizzare nel mondo scopi di ordine superiore e deluso in profondità in questa aspettativa, rinuncia alla vita e fa pagare all’innamorato/a il prezzo di questa catastrofica delusione.

In termini più generali, egli ha smesso di credere nell’affidabilità degli esseri umani e nella capacità retributiva e restaurativa della fiducia e dell’amore. In modo più o meno consapevole, ha abbracciato l’ideologia anestetica contemporanea, intesa a far sentire forte, superiore, colui che relega la passione nell’altro, riservando per sé il ruolo del bell’indifferente, dello spassionato razionale, dello sprezzatore dell’umana vulnerabilità.
La mia esperienza umana e clinica mi suggerisce che questa condizione esistenziale va sempre più costituendo il “doppio speculare” della soggettività contemporanea. Per un verso animata da innumerevoli e frenetici desideri, l’umanità attuale va per altro verso elaborando una strategia di difesa per la quale ogni desiderio — ma soprattutto i bisogni relazionali — sono trappole da evitare.

Esce da questa patologia — invisibile in un mondo che la invidia e la favorisce — solo chi vuole uscirne e accetta l’idea che coraggioso non è chi reprime il desiderio, ma colui che accetta il rischio esistenziale di vivere fino in fondo le qualità specifiche della natura umana, fra le quali fa spicco proprio quella capacità di immedesimarsi, fondersi ed amare da cui l’anoressico sentimentale rifugge con disgusto e con paura.

http://affettivitaamore.altervista.org/anoressia_sentimentale.html

mercoledì 1 giugno 2011

LASCIA FIGLIA SOLA A CASA, CONDANNATA

Tre mesi di reclusione per  reato di abbandono di minore. E' questa la condanna emessa dalla Corte d'Appello di Milano nei  confronti di una madre che di notte ha lasciato da sola in casa la figlia di undici anni.


A scoprire che la bambina si trovava da sola è stato il padre, che dopo aver telefonato alla figlia ed essere tornato a casa, ha verificato che sua moglie alle 22:30 non era ancora rientrata. Soltanto dopo i ripetuti e inutili tentativi da parte del marito di rintracciarla al cellulare,la signora è rientrata a casa verso l'1.30.

A sua discolpa la madre ha affermato che sua figlia è una ragazzina matura e giudiziosa, e che lei stessa aveva chiesto di  darle più fiducia. Secondo la difesa  la bambina si trovava in casa, quindi, in un luogo sicuro dove, in caso di pericolo, poteva immediatamente telefonare ai parenti che abitano nelle vicinanze. Inoltre la signora non aveva rilevato nessuna situazione che potesse mettere in pericolo  l'incolumità della figlia durante la sua assenza, dal momento che aveva adottato degli scrupolosi accorgimenti per proteggerla.

La Corte d'Appello di Milano ha ritenuto infondate le motivazioni  della donna .

Secondo il tribunale milanese il reato sussiste in quanto ai sensi dell' art.591 del codice penale costituisce abbandono qualsiasi  azione o omissione che contrasti con l'obbligo della custodia o della cura,ed è sufficiente per l'integrazione del reato, che da  tale condotta derivi un pericolo anche soltanto potenziale per l'incolumità del minore.

Secondo il giudice anche se la ragazzina è giudiziosa, il reato di abbandono sussiste ugualmente soltanto per l'eventualità che possa accaderle qualcosa. La responsabilità del genitore non può essere esclusa neanche se c'è la possibilità di eventuali soccorsi da  parte di amici o parenti.

Inoltre nel caso specifico  il reato è aggravato dal fatto che il minore ha un'età inferiore ai quattordici anni  e che sua madre  l'ha lasciata da sola di notte, per un lungo periodo, rendendosi irreperibile anche al cellulare.

http://www.justicetv.it/index.php/news/393-tribunale-milano-lascia-figlia-sola-a-casa-condannata

Palermo, insegnante pedofila abusò di un alunno. Condannata.

Si è conclusa dopo dieci anni la causa che vedeva imputata l’insegnante Giulia Scotto Di Frega, 40 anni, accusata di violenza sessuale su un minore. La sentenza è stata pronunciata dal collegio della Corte d’appello di Palermo, presieduto da Raimondo Lo Forti, che ha dichiarato prescritte le accuse di minacce, riducendo di un anno la condanna di primo grado e condannando l’insegnante a quattro anni di reclusione.

I fatti avvenuti a Terrasini, in provincia di Palermo, risalgono al 2001 quando la vittima aveva dieci anni e iniziò ad avere un rapporto con la professoressa, all’epoca 30enne. La relazione si sarebbe protratta per oltre cinque anni.

La giovane insegnante dava lezioni private al ragazzino e al tempo stesso intratteneva una relazione clandestina con il padre dell’alunno. Fu l’uomo a scoprire il rapporto “amoroso” tra la donna e il figlio minorenne e a minacciare l’amante, perchè interrompesse la relazione.

La professoressa adesso dovrà risarcire il danno alla madre del ragazzo, costituitasi parte civile. Purtroppo questo caso di violenza su minori, perpetrata dalla figura di un insegnante su un alunno, non è un caso isolato: questo genere di violenza, infatti, è una delle pagine tristi della nostra cronaca.

E soprattutto quando una figura degna di fiducia e che dovrebbe essere di guida e insegnamento, non solo didattico per un ragazzo, si trasforma in un incubo, il risveglio è ancora più traumatico e non sempre i ragazzi hanno la forza di denunciarlo.

http://www.ilquotidianoitaliano.it/cronaca/2011/06/news/abuso-di-un-alunno-di-10-anni-insegnante-condannata-a-4-anni-89012.html/

Prima calci e pugni al marito, poi lo ferisce con un seghetto. Presa.

GINOSA - Ha ferito il marito con un seghetto, lo ha colpito con calci e pugni e poi si è scagliata contro i carabinieri che stavano cercando di calmarla: per minaccia aggravata e maltrattamenti in famiglia nei confronti del coniuge e resistenza a pubblico ufficiale è stata arrestata Addolorata Lupo, di 47 anni, di Ginosa.

I militari sono intervenuti nell'abitazione della donna, dove era stato segnalato un violento litigio in famiglia. La donna stava aggredendo, con un seghetto da potatura, il marito, di 46 anni, dal quale si sta separando. Bloccata, la 47enne ha continuato ad inveire contro il marito, che se n'è andato nella casa accanto, dove abitano i genitori. Allora la donna lo ha seguito sempre impugnando il seghetto. 


I militari hanno allora bloccato la donna che ha anche ferito uno di loro e gli ha provocato una leggera contusione. La 47enne è stata arrestata e condotta in carcere. Il seghetto è stato sequestrato.


http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=151294&sez=TARANTO