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venerdì 17 giugno 2011

ADIANTUM: necessario un disegno di legge per rendere sostenibili le parcelle degli avvocati

Una torta da 4 miliardi di euro l'anno, destinata ad aumentare negli anni futuri. E' questo il ricchissimo business degli avvocati divorzisti, recentemente iper-concentrati sulla difesa della rendita economica che la separazione assicura un pò a tutti.

Separazioni, un ricco business
Tutto questo senza contare l'indotto: CTU - decise da un giudice ma pagate (profumatamente) dai coniugi, inviti a costose psicoterapie e "sostegni alla genitorialità" (una sorta di patente di guida pretesa solo dopo aver causato l'incidente), l'inevitabile invio ad un penalista (per le false accuse), le case famiglia....La lista è lunga, ma oggi ci occupiamo solo dei legali.

Su tutto, primeggia l'assenza fragorosa di una figura professionale che, a ben vedere, rappresenterebbe la prima forma di tutela di tutta la famiglia: l'avvocato del minore, quello che costringerebbe, con la sua sola presenza, ad una maggiore ragionevolezza di tutti, giudici compresi.

Ma siccome i bambini non pagano parcelle, ecco che l'avvocatura, sull'argomento, non si pronuncia. Il recente dibattito sulla presunta irregolarità formale delle specializzazioni nella professione forense, poi, sembra aver messo una pietra tombale sopra l'argomento.

Un affare, dicevamo. Parliamo un pò di cifre. Una separazione oggi costa, in media, 20.000,00 euro di parcelle legali (a testa). Va da sè che, se a pagare sia una persona benestante, la cosa diventa accettabile. Ma se a dover sostenere tale spesa è una famiglia di operai, o di impiegati pubblici, quella cifra diventa un vero scandalo. Per alcuni, rappresenta il reddito di un intero anno o più, altri si indebitano per riuscire a pagare, altri ancora non ce la fanno e "si perdono" nei meandri del procedimento giudiziale arraado alla ricerca di un avvocato che non la spari grossa.

C'è da dire che le tariffe legali, a studiarle bene, sono un ginepraio in cui è impossibile sapersi districare. Decine di voci, alcune incomprensibili per il comune cittadino, che complicano maledettamente la consapevolezza degli utenti.

Sì, consapevolezza: quanti clienti vengono informati subito - e, dunque, divengono consapevoli - su quanto sarà necessario spendere per la propria separazione ?

Nessuno. Le tariffe legali, oggettivamente, non lo consentono.

E allora, non sarebbe opportuno fissare gli importi in base alla fase processuale specifica ("tot" fino alla presidenziale/consensuale, tot fino al primo grado, e così via) e, sopratutto, indicare dei tetti massimi in base al reddito delle parti ?

Interpellata sull'argomento, ADIANTUM riferisce che sta valutando la condivisione, insieme a tutte le associazioni e organizzazioni (anche al di fuori di essa) che oggi si occupano di famiglie separate, di un disegno di legge popolare che metta un freno al business delle separazioni, riconducendo l'attività degli operatori verso valutazioni economiche sostenibili.

L'argomento verrà trattato nelle prossime riunioni degli Stati Generali sula Giustizia Familiare, la cui attività prosegue con un programma, aperto a tutti, di nuove iniziative collettive, prime tra tutte le questioni della responsabilità civile dei magistrati e il potere dei servizi sociali.

Fonte:adiantum.it

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